L’Expression 26 agosto 2010

Francia e Spagna silurano il fronte del Sahel. L’Algeria resta sola di fronte ad Al Qaida
di Ikram GHIOUA

“Tutti i termini della cooperazione antiterrorista con i sei paesi della regione saranno rivisti
completamente”

Tutte le iniziative prese negli ultimi due anni, tutti gli sforzi dei sei paesi del Sahel per combattere Al Qaida rischiano di non servire a niente. Con le loro iniziative unilaterali, la Francia e la Spagna hanno silurato il Fronte del Sahel, lasciando sola l’Algeria di fronte ad Al Qaida. Non importa. Fonti degli apparati di sicurezza incaricati del dossier del Sahel hanno dichiarato ieri all’Expression che “l’Algeria resta sulle sue posizioni e rifiuta di contribuire ad alimentare le reti di Al Qaida col pagamento di riscatti” perché – ritengono le stesse fonti – “questo denaro viene utilizzato per l’acquisto di armi e munizioni che saranno alla fine utilizzate contro quegli stessi paesi che hanno versato denaro nelle casse di Al Qaida”. “Per quanto riguarda gli impegni presi verso gli altri paesi, essi dovranno essere completamente rivisti”, hanno aggiunto le nostre fonti. Quello che oramai appare chiaro è che anche l’Europa non è pronta a fare i conti col terrorismo internazionale. Nessun paese ha ritenuto necessario rispettare la decisione ONU che giustamente ha considerato illegali i pagamenti di riscatti ai terroristi.
La liberazione dei due Spagnoli lunedì scorso dietro pagamento di un riscatto di 8 milioni di euro e l’estradizione di Omar il Saharawi, il cervello dell’operazione di rapimento realizzato nel novembre scorso in Mauritania, al confine del Mali, incoraggerà certamente Al Qaida nel Maghreb islamico a perpetrare più attentati e più rapimenti, soprattutto contro i residenti europei.
E questa è una certezza per i servizi di sicurezza algerini, che confidano di aver seguito con molta attenzione lo svolgimento degli ultimi avvenimenti. Va le a dire il raid franco-mauritano lanciato dopo il fallimento dei negoziati tra Francia e Al Qaida e la liberazione dei due ostaggi spagnoli dietro versamento di un riscatto di otto milioni di euro. I servizi di sicurezza algerini sono indignati per il modo col quale gli Europei pretendono di combattere il terrorismo. Hanno attribuito troppa importanza a questa organizzazione criminale.
Attualmente essa torna alla ribalta per dare lezioni alla Francia. Tutti ricordano il ruolo della Francia in questo scenario di ostaggi in Sahel. Essa ha esercitato pressioni sul Mali perché accettasse le richieste di Al Qaida. E per questo motivo, quattro terroristi sono stati liberati, tra cui due algerini per il quali vi era richiesta di estradizione da parte dell’Algeria.
Tutto ciò per ottenere la liberazione di Pierre Camatte, un ostaggio francese. Anche Madrid ha esercitato pressioni sulla Mauritania perché estradasse Omar il Saharawi verso il Mali? Secondo i nostri servizi di sicurezza ciò che accade nella zona è veramente confuso.
Il Mali sembra aver trovato buone possibilità di affari grazie ad Al Qaida e non vorrà perdere l’occasione. Non si tratta di un’affermazione esagerata, perché è noto che alti quadri della società maliana hanno messo a disposizione dei terroristi molte armi tra il 2007 e il 2010, e si sa anche che è Mokhtar Ben Mokhtar che tira le fila, dopo essersi riuscito ad imporre in questa regione intessendo legami di parentela con le più importanti tribù tuareg. In ogni caso, per i nostri servizi di sicurezza, la cooperazione antiterrorista nella regione del Sahel non può dare più buoni risultati in simili condizioni.
Il primo paese minacciato è la Francia, accusata da Al Qaida di aver fatto fallire i negoziati e di essere responsabile dell’uccisione di sei dei suoi. AlQaida minaccia la Francia di rappresaglie e si vanta di aver dato una lezione ai suoi servizi segreti dopo il fallimento del raid franco-mauritano che ha condotto alla morte dell’ostaggio francese Michel Germaneau.
La Francia non ha voluto commentare le dichiarazioni di Al Qaida riportate dalla stampa. In questo contesto, Bernard Valero, portavoce del Ministero francese degli affari esteri ha sottolineato che egli non commenta le parole dei terroristi.
Aggiungendo: “Abbiamo appreso con sollievo la notizia del rilascio dei due ostaggi spagnoli. Ci associamo alla gioia delle loro famiglie e delle autorità spagnole”. Allineandosi così alla Spagna nella condivisione della gioia delle famiglie degli ostaggi liberati, la Francia precisa però che non si è mai impegnata in negoziati per la liberazione di Michel Germaneau. “Mai abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con Al Qaida per la liberazione di Michel Germaneau”, ha dichiarato recentemente Claude Guéant, segretario generale dell’Eliseo e principale collaboratore di Nicolas Sarkozy.
“Quando è in gioco la vita di un francese, la Francia è sempre pronta a negoziare, come è accaduto nel caso di un precedente ostaggio, Pierre Camatte”, ha assicurato Claude Guéant, precisando che i due uomini non erano detenuti dal medesimo gruppo operante in Al Qaida.
Dopo quanto è successo, l’Algeria assumerà certamente un atteggiamento di sfiducia nei confronti dei paesi vicini per ciò che concerne la lotta antiterrorismo, perché, a priori, questa lotta non sembra avere per tutti lo stesso significato.



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