IL BOSCO DELLA MEMORIA

 

lettera di Alessandra Riccio da Tucuman - Argentina

 

Cammino con Sara Rosenberg, romanziera, drammaturga, pittrice, per le
strade di Tucumán, nel Nord dell’Argentina. "Qui viveva la mia
famiglia, lí c'era il cinema rionale, nel grande Parco la mia
Universitá, proprio dove sta adesso.” E nella stessa grande casa
coloniale dal tetto basso e un grande patio ombreggiato da un albero
secolare c`é la scuola dove Sara ha studiato. Le ragazze portano lo
stesso grembiule bianco col colletto a pois celesti ed hanno la stessa
gioia di vivere di Sara quando sedeva in quei banchi. “La mia era una
scuola meravigliosa” afferma. Ma appena uscita da quelle aule, dopo
pochi mesi di ebbrezza universitaria, quando cominciava appena a
conocere il mondo e a giudicarlo, quando credeva che bastasse la
volontá e la fede della gioventú per cambiare la societá, Sara era
finita in prigione, rea di aver partecipato ad un esproprio proletario.
Per questo si è salvata; poco tempo ancora e sarebbe incorsa, come
tutti i suoi coetanei, nelle “prove di genocidio” che il generale Acdel
Vilas prima, e Domingo Antonio Bussi poi hanno messo in pratica a
Tucumán fra il 1975 e il 1976. A 35 chilometri dalla capitale, nella
tristemente nota “Escuelita”, piú di duemila giovani sono stati
reclusi, torturati e infine fatti scomparire. Lí sono stati
sperimentati i metodi di tortura, i campi di concentramento, le
tecniche di eliminazioni di massa che si estesero poi a tutta l’
Argentina.
Cammino con Sara Rosenberg per le strade di Tucumán e so che Sara è
uno dei pochi sopravvissuti di quegli anni terribili. Me lo conferma
una strana, struggente ceremonia nel museo d’Arte Contemporanea dove si
inaugura una mostra di pittura tucumana degli anni settanta e ottanta.
Gli artista posano per una foto ufficiale: ciascuno ha in mano un
cartello con il nome di un compagno scomparso. Ci avviamo verso l’
albergo quando una coppia di anziani ci ferma e abbraccia Sara, che
da trent’anni vive a Madrid, come se avessero ritrovato una figlia:
sono i genitori di Eduardo Serra, desaparecido a vent’anni. Non si
rassegnano all’idea che l’assassino del loro figlio possa passare,
libero, accanto a loro per le strade della cittá ed hanno ragione
perché grandi cartelli annunciano la candidatura di Bussi (ma si tratta
del figlio) alle prossime elezioni comunali. A lettere cubitali il
cognome di questo noto ed esecrato torturatore si fa beffe del dolore
di tanti, di migliaia di cittadini.
Accompagno Sara sulla salita che si inerpica sulla cordigliera
preandina. Andiamo al Bosco della Memoria, una vasta distesa di alberi
giovani, ognuno a ricordare una vittima della repressione del Governo
Militare. Sono migliaia e sono rigogliosi. All’uscita un cartello:
“Bosco della Memoria – Universitá di Tucumán”.

 
 
 

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