Crisi siriana, maggio 2015 - Innamorato dell’antico sito, Gabriel Matzneff rimprovera l’Occidente di avere abbandonato la culla della propria civiltà, la favolosa città della regina Zenobia

 

Palmira si poteva salvare



Siamo in attesa della distruzione di Palmira, una perla archeologica caduta nelle mani dell’ISIS. Non c’è da sperare, purtroppo, che l’antica città romana sfugga al furore iconoclasta e propagandistico dei soldati del “califfo”, così come è già stato per le mura della città assira di Ninive, per le statue leonine alle porte di Raqqa, per le città assire di Nimrud (XIII° secolo a.C.) e di Hatra, nonché per le opere esposte nel museo iracheno di Mosul.

Ma questo esito non era inevitabile. La responsabilità di queste distruzioni (e dei massacri sanguinari non meno orrendi che le accompagnano) va imputata indubbiamente alla marmaglia ignorante e fanatica che riempie i ranghi di Daech. Ma Daech avanza in Siria anche perché l’unica forza in grado di tenergli testa, il governo siriano legittimo di Bachar el-Assad, è a sua volta esposto agli attacchi di una miriade di paesi occidentali ed arabi (Stati Uniti, Francia, Israele, Arabia Saudita, Turchia, ecc) che ne indeboliscono la forza di resistenza, facendo in definitiva il gioco degli estremisti.

Oggi, in Siria, o si sta con Assad o con Daech, non è possibile una terza via. Non sembra quindi eccessivo dire che la distruzione di Palmira sarà anche responsabilità dell’Occidente e della sua cecità. E’ quello che afferma, nell’invettiva che pubblichiamo più sotto, lo scrittore francese Gabriel Matzneff, con il quale siamo totalmente d’accordo (ossin)




Le Point. fr, 23 maggio 2015 (trad.ossin)


Palmira: il genio occidentale in azione

Gabriel Matzneff


Innamorato dell’antico sito, Gabriel Matzneff rimprovera l’Occidente di avere abbandonato la culla della propria civiltà, la favolosa città della regina Zenobia


Un artista che invecchia, un pittore, uno scultore, uno scrittore, un compositore, si abitua presto al fatto che i suoi amori più belli siano degli amori oramai morti, che abbiano cessato di esistere nella vita reale e che sopravvivano solo nelle tele, nei marmi, nei libri, nelle musiche che gli hanno ispirato.

E’ più raro per le città. L’imbecillità criminale della politica statunitense in Siria, la cieca subalternità dell’Europa a Washington, mi somministreranno forse, nelle ore e nei giorni a venire, questa dolorosa esperienza con Palmira, la mia cara Palmira. Prima che i fanatici barbuti, che la nostra cieca stampa francese ha per lungo tempo chiamato con simpatia “i ribelli”, dichiarassero guerra al governo legittimo, quello del presidente Assad, garante della laicità dello Stato, protettore dei cristiani, amico della Francia, “Le Carnet arabe”, che ho pubblicato nel 1971, era un libro che metteva voglia ai lettori di recarsi in Siria per scoprirvi i luoghi che vi sono descritti, e soprattutto Palmira, la favolosa città della regina Zenobia.


Gli Europei non possono dare lezioni

Domani, a cagione del fatto che il nostro Occidente vigliacco non ha sostenuto il governo legittimo e laico del presidente Assad, ma ha invece fatto di tutto per indebolirlo e gettarlo nelle mani di una banda di folli distruttori, la Palmira che ho descritto, le favolose vestigia tra cui mi sono abbandonato alle mie fantasticherie e ho preso appunti, cesserà d’esistere. La mia Siria sarà soltanto immaginaria, il frutto della mia fantasia.  Di colpo, lo scrittore viaggiatore si trasformerà di autore di fiction scientifiche, e la bellezza di questo luogo incantevole in polvere desertica.

Se i capi dello Stato Islamico distruggeranno Palmira, non saranno i primi. Sono stati preceduti nel III° secolo d.C. da Aureliano, che firmava le lettere che scriveva alla regina Zenobia di Palmira “Aureliano, imperatore del mondo romano e vincitore dell’Oriente”. In questo caso, però, non furono orde selvagge venute non si sa da dove ad annientare Palmira, ma l’esercito romano, quello che viene considerato il diffusore nel mondo mediterraneo della luce della conoscenza, dei benefici della Pax romana. Noi altri Europei, non possiamo dare lezioni agli Arabi, non siamo migliori di loro. Anche noi, troppo spesso, siamo stati capaci del peggio.


Il genio occidentale in azione

Aureliano, che i suoi soldati avevano soprannominato “Aureliano mano alla spada” (Aurelianus manus ad ferrum) non aveva nulla dello stile del neo-califfo Abou Bakr al-Bagdadi. E tuttavia fu senza particolari patemi d’animo che distrusse Palmira, questa città famosa in tutto il mondo per le sue bellezze, le sue ricchezze, i suoi giardini, i templi, i suoi dei, i suoi sacerdoti, le sue cortigiane. E’ giunta fino a noi la lettera nella quale l’imperatore romano descrive il sacco di Palmira da parte delle sue truppe: “Non abbiamo fatto grazia alle madri, abbiamo ucciso i bambini, sgozzato i vecchi, massacrato gli abitanti delle campagne…”

Che il lettore distratto non si inganni: non è la lettera di un presidente degli Stati Uniti sulle performance dei suoi soldati in Vietnam, in Afghanistan o in Iraq. No, si tratta dell’imperatore romano Aureliano e di Palmira. Il genio occidentale in azione.

Un Occidente che, in Iraq, in Libia, in Siria, ha da più di vent’anni (fu del gennaio 1991 la prima aggressione statunitense contro il popolo iracheno) portato avanti la peggiore politica possibile. Noi tremiamo per il destino di Palmira, ma le distruzioni delle meraviglie archeologiche in Iraq e in Libia da parte delle bombe USA sono altrettanto spaventose di quelle perpetrate dalla soldatesche dello Stato Islamico. I barbari, ahinoi, si trovano in entrambi i campi.



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