ProfileCrisi siriana, 25 febbraio 2018 - Un accordo di condivisione del potere tra Damasco e i Curdi potrebbe fornire alla Turchia una strategia di uscita, ma potrebbe anche esporre i Curdi alle pressioni di Assad (nella foto, un miliziano filo-turco)  

 

Middle East Eye, 19 febbraio 2018 (trad.ossin)
 
L’ esercito siriano ad Afrin, salvagente per i Curdi o patto col diavolo?
Wladimir van Wilgenburg
 
Un accordo di condivisione del potere tra Damasco e i Curdi potrebbe fornire alla Turchia una strategia di uscita, ma potrebbe anche esporre i Curdi alle pressioni di Assad 
 
Un miliziano dell'Esercito Libero Siriano (milizia "ribelle" finanziata dalla Turchia) trasporta dei binocoli militari, a nord della città di Afrin (Reuters)
 
L’arrivo ad Afrin dell’esercito siriano non significa necessariamente lo scoppio di un conflitto siro-turco, ma potrebbe avere conseguenze importanti sulla Guerra civile siriana e sui rapporti di forza regionali, secondo l’opinione di analisti e di attori del conflitto che si trovano nell’enclave curda.  
 
Alcuni responsabili curdi hanno dichiarato domenica che colloqui durati quattro giorni li hanno avvicinati ad un accordo sulla presenza del governo siriano ad Afrin, stretta da un assedio da più di trenta giorni da parte di “ribelli” appoggiati da Ankara, e dell’esercito turco, un assedio che ha spostato la « linea di controllo » turco, dalla sua frontiera fino all’interno della Siria.
 
Lunedì, i media statali siriani hanno scritto che di lì a qualche « ora » il governo avrebbe inviato truppe nella regione per « respingere » le forze turche, una dichiarazione che la Turchia ha detto potrebbe avere due possibili esiti: lo scontro, se l’intervento rafforzasse le forze curde; o la cooperazione, se le allontanasse dal combattimento.
 
Ankara vuole colpire ad Afrin le forze delle YPG (Unità di protezione del popolo, curde), che considera « gruppo terrorista » legato al PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, col quale la Turchia è in conflitto da decenni. Le YPG negano questi legami, accusando a loro volta la Turchia di avere rapporti con gruppi come lo Stato Islamico.
 
Il governo siriano si è scontrato in passato con le forze curde, ma per lo più ha lasciato in pace il territorio curdo e stretto accordi di condivisione del potere, come a Qamichli, mentre era impegnato a combattere contro l’insorgenza jihadista e contro gruppi come lo Stato Islamico.
 
Nouri Mahmoud, portavoce delle YPG, che sono parte delle Forze Democratiche Siriane (SDF), ha dichiarato a Middle East Eye che si aspettava che il governo siriano  « assolvesse i suoi compiti » difendendo il territorio siriano contro l’incursione turca. 
 
« Noi, come SDF, invitiamo il governo ad assolvere i suoi compiti, ha dichiarato. Di fronte ad attacchi esterni, dovremmo mettere da parte le nostre divergenze interne e proteggere la Siria. Ma il governo non ha ancora assolto i suoi compiti ad Afrin.
 
« Se risolviamo questo problema, potremo anche superare le nostre divergenze ».
 
Un "ribelle" siriano filo-turco, di guardia su di una strada che porta a Afrin (AFP)
 
« Nessun conflitto diretto »
 
Peraltro, un intervento del governo siriano non viene considerato dalla Turchia come la scintilla che possa portare ad un conflitto diretto tra Ankara e Damasco.
 
Ahmet Kasım Han, professore di relazioni internazionali all’Università Kadir Has di Istanbul, ha detto che qualsiasi tentativo da parte di PYD/YPG di presentare l’intervento delle forze siriane come una vittoria sarebbe « al di là del ridicolo ».
 
« Alla fine, cedono un territorio che speravano di potere usare come moneta di scambio per ottenere importanti concessioni dal governo siriano, e lo cedono per niente », ha precisato.
 
« Ciò avvalora anche la posizione della Turchia, secondo cui l’operazione Ramo d’olivo promuove l’integrità territoriale della Siria ».
 
Han, che è stato uno dei primi analisti a prevedere l’offensiva turca ad Afrin, ha detto che il possibile arrivo di truppe del governo siriano ad Afrin non muterebbe sostanzialmente la situazione.
 
« La Turchia e l’Esercito siriano libero sono soddisfatti dei risultati finora ottenuti. E saranno felici di consolidare e mantenere la nuova linea di controllo avanzata », ha affermato.
 
Secondo Han, mentre il rischio di escalation è sempre presente, ad Afrin è molto meno elevato che in altre parti più strategiche della Siria.
 
« Le forze del governo siriano dovrebbero essere molto stupide per attaccare le truppe turche nell’interesse di PYD/YPG », ha detto.
 
« Io non ho alcun dubbio, ad esempio, sul fatto che l’esercito siriano finirà col prendere il controllo di Idleb. Luoghi come questo ed altri, in Siria, potrebbero rivelarsi più importanti per una escalation del conflitto regionale.
 
« Per quanto riguarda Afrin, sarà la posizione russa quella determinante ».      
 
Han ha anche detto che è più probabile che siano le forze sostenute dall’Iran, piuttosto che l’esercito regolare siriano, a fare ingresso ad Afrin.
 
Curdi siriani in lutto nella zona settentrionale di Afrin, durante i funerali dei combattenti uccisi in battaglia, il 18 febbraio (AFP)
 
« La Turchia lascerà la Siria »
 
In cosa potrebbe allora consistere un accordo dei Curdi col governo siriano?
 
Secondo la Firat News Agency (ANF), un’agenzia di stampa semiufficiale vicina alle YPG, negli ultimi giorni vi sarebbero stati negoziati tra alti dirigenti delle YPG e comandanti dell’esercito siriano; inizialmente bloccati per le interruzioni russe. 
 
L’accordo comprenderebbe una no-fly zona su Afrin e consentirebbe al governo siriano di stabilire una base, secondo l’ANF. I Curdi cederebbero anche alcuni posti di frontiera all’esercito siriano, ha aggiunto l’agenzia di stampa. 
 
Sihanouk Dibo, consigliere della presidenza del PYD – il ramo politico delle YPG –, ha dichiarato a MEE che, secondo lui, un simile accordo lascerebbe alla Turchia solo la scelta tra lasciare la Siria, o affrontare un’altra fazione sul campo di battaglia.
 
« La questione non è se faremo un accordo tattico o strategico col governo [siriano]. La questione è sapere se la Turchia l’accetterà – e non lo farà, perché la Turchia non potrebbe più restare in Siria », ha aggiunto Dibo.
 
Ha detto tuttavia che la regione non sarà data in consegna al governo siriano – un simile accordo avrebbe dovuto includere anche l’accettazione da parte di Damasco di un’amministrazione locale nel nord della Siria e la condivisione di risorse naturali e servizi, ha proseguito.
 
« Non accetteremo che la situazione ad Afrin torni quella del 2011, come vorrebbe il partito Baath a Damasco, ha sostenuto Dibo. Ci saranno negoziati e compromessi. »
 
I Curdi avevano già respinto una proposta russa, avanzata prima dell’incursione turca, di trasferire il controllo di Afrin a Damasco.
 
Shahoz Hassan, capo del PYD, ha dichiarato di aver respinto le opzioni russe.
 
« La Russia dice: o sarà la Turchia ad attaccarvi e ad occupare Afrin, o sarà il governo a venire e ad entrare ad Afrin. E noi non accettiamo questo », ha affermato.
 
« Diciamo che, all’interno di un sistema federale in Siria, possiamo raggiungere un accordo e il governo proteggerà le frontiere ad Afrin, ma noi non siamo disposti ad alcun compromesso sull’amministrazione della regione ».
 
Una donna, la testa ornata da una corona di rami di ulivo, sfila portando una bandiera con il volto di Abdullah Öcalan, capo del PKK, durante una manifestazione contro l'operazione Ramo d'ulivo nella città curda di Jandairis
 
La questione USA
 
Un simile accordo metterebbe anche in discussione la presenza militare USA nel nord della Siria e la sua costante alleanza con le YPG/FDS nella lotta contro lo Stato Islamico.
 
A gennaio, il segretario di Stato USA Rex Tillerson dichiarò ce le truppe USA sarebbero rimaste in Siria, non solo per combattere i militanti dello Stato Islamico, ma anche per contrastare il presidente siriano Bachar al-Assad e il suo alleato,  l’Iran.
 
Secondo Aaron Stein, del Centro Rafic Hariri per il Medio Oriente del think tank Atlantic Council, gli Stati Uniti potrebbero alla fine accettare un accordo tra il governo di Damasco e i gruppi curdi.
 
« Dipende dai termini ovviamente, ma in astratto il governo riprende il controllo del territorio che aveva perso », ha detto.
 
« Gli Stati Uniti potrebbero tranquillamente acconsentire. Se lo vogliono le YPG, che cosa possono fare gli Stati Uniti? Devono gestire questa situazione salvaguardando il principale obiettivo, che è quello della lotta contro lo Stato Islamico », ha aggiunto.
 
Un accordo eventuale tra Curdi e governo siriano potrebbe anche offrire agli USA una scappatoia per andarsene dalla Siria,  in quanto essi probabilmente non vogliono mantenere in eterno le loro truppe sul suolo siriano.
 
Aron Lund, membro della Century Foundation, ritiene che un simile accordo danneggerebbe i “ribelli” siriani che ancora mantengono il controllo di alcune zone della frontiera turco siriana.
 
« L’obiettivo potrebbe non essere quello di riprendere le zone occupate dalla Turchia e dai suoi alleati “ribelli”, ma solo di fermarli ».
 
« Le YPG stanno cercando di vendere questo accordo come una concessione limitata alla sicurezza delle frontiera, ma io sospetto che Assad si sarà preso il suo pezzo di carne – magari nella forma di un certo tipo di controllo politico e amministrativo, nonostante le smentite delle YPG, o di concessioni che riguardano i loro rapporti al di fuori di Afrin », ha detto.
 
Carro turco in attesa alla frontiera con Afrin, prima dell'inizio dell'offensiva (Reuters)
 
Chi vince e chi perde
 
Lund ha detto che la questione più importante è se la Russia sia pronta ad approvare un accordo di compromesso tra Damasco e i Curdi.
 
L’accordo, ha detto, « arresterebbe decisamente la Turchia sul suo cammino ». 
 
« Non potrebbe certo affrontare un’alleanza tra Assad e le YPG, se la Russia mettesse le sue difese e i suoi aerei a disposizione di Assad », ha affermato.
 
« Ma soprattutto, sulla base di quanto convenuto, la Turchia potrebbe considerare abbastanza conveniente una soluzione che vedesse Assad prendere il controllo dell’enclave curda ».
 
Preferirebbero che le YPG venissero annientate, ma se Assad riuscisse a sfruttare questa opportunità per incatenare i Curdi allo Stato siriano, allora forse questo soddisferà le più urgenti necessità politiche e di sicurezza di Ankara.
 
I grandi perdenti in questa equazione, bene inteso, sarebbero i “ribelli” siriani – che si renderebbero allora conto di avere svolto il ruolo del poliziotto cattivo per il poliziotto buono Assad, lasciandolo poi prendersi tutto il bottino ».
 
 
 
 
 
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