Jeune Afrique, 23.12.2008
 
Il paese tra immense ricchezze del sottosuolo e malgoverno
 
La Guinea, che ha appena perduto il suo Presidente con la morte lunedì del generale Lansana Conté ed un nuovo colpo di stato militare, è un paese potenzialmente ricco, ma dove tutto sembra bloccato mda decenni.
Il paese possiede i 2/3 delle riserve mondiali di bauxite (per produrre l’alluminio), oro, uranio ed enormi potenzialità agricole ed idrografiche. La Guinea ha più di 1300 corsi d’acqua. Non sono state effettuate grandi realizzazioni nel settore dell’acqua, dell’elettricità e delle altre infrastrutture né sotto Sékou Touré (1958-1984), né sotto Lantana Conté, che è appena morto dopo quasi un quarto di secolo di potere.
Sékou Touré aveva optato per un regime socialista mal dominato, tra pletoriche imprese di stato e inefficienza. L’arrivo di Lansana Conté aveva suscitato speranze malauguratamente presto deluse. Conté ha optato, fin dalla sua ascesa al potere, per il liberalismo, aprendo il paese e favorendo il ritorno delle migliaia di Guineani della diaspora, oramai rassicurati dalla nuove autorità.
La privatizzazione di più di un centinaio di imprese di Stato si sono rivelate però un’occasione di svendita da un lato e di arricchimento per i nuovi padroni del paese dall’altro. In conseguenza della scelta liberista, lo Stato ha abbandonato ogni attività di commercio, lasciando questa attività a dei privati che, non controllati in alcun modo, hanno cominciato ad alzare i prezzi.
Il settore delle miniere che forniva allo Stato la maggior parte delle sue entrate non è stato mai messo in grado di lavorare al meglio. Nel 2007 le entrate tributarie provenienti dalle imprese minerarie (sfruttamento della bauxite, dell’oro, dei diamanti ecc.) era stimato a soli 120 milioni di dollari USA. Malgoverno e corruzione sono passate con le privatizzazioni.
Recentemente, nel corso di una conferenza stampa a Conakry, la rappresentante Africa della Banca mondiale aveva invitato le Autorità a combattere la corruzione nel paese. Secondo l’indice di sviluppo umano del 2007, un Guineano su due guadagna meno di un dollaro USA al giorno. L’eccessiva emissione di carta moneta praticata a partire dagli anni 2000 ha provocato un’inflazione che si è aggravata nel 2006 quasi del 42%.
Il governo di consensus diretto dal primo ministro Lansana Kouyaté, dopo la crisi sociale dell’anno scorso, aveva tentato di mettere un po’ d’rodine nel settore delle miniere. Si sarebbe dovuto procedere a stipulare nuove convenzioni, tali da assicurare le risorse necessarie per provvedere al rilancio del paese. Molto presto si è scontrato con delle resistenze tali da costringerlo alle dimissioni nel maggio scorso.
In seguito il dossier delle revisioni delle convenzioni minerarie è stato messo nel cassetto. Allo stesso modo le disillusioni e le speranze deluse in un mezzo secolo di indipendenza sembrano rendere la popolazione meno incline all’entusiasmo, per l’arrivo di nuovi leader. Così martedì la vita è proseguita come se non fosse successo nulla, nonostante il paese fosse stato colpito dal lutto e inondato di comunicati che annunciavano un nuovo ordine.
La popolazione di Conakry non è andata al lavoro martedì, preferendo restare a casa per seguire alla televisione o alla radio l’evoluzione della situazione, dopo il doppio annuncio dei militari che comunicava la morte del presidente Lansana Conté e la dissoluzione delle istituzioni. Il più grande mercato della capitale Madina ha aperto, anche se alcuni negozi sono restati chiusi.
Nei quartieri della banlieue, Matam, Matto, Sangoya, Coléyah, Enta, ma anche nel centro città di Kaloum, gli abitanti della capitale badano alle loro occupazioni, per quanto si veda poca gente in giro. Le automobili e i taxi circolano, l’amministrazione pubblica è paralizzata e le imprese private al rallentatore.
 


Colpo di Stato in Guinea: sconcertanti similitudini del “sistema Conté” con la Tunisia

E’ stato tirando a sorte che il capitano Moussa Gadis Camara è stato scelto dai suoi pari grado per presiedere ai destini della Repubblica di Guinea.
“Secondo le nostre fonti, ci sono volute molte discussioni perché i soldati golpisti scegliessero il nuovo padrone della Guinea, dopo tre tiri a sorte. Tiri a sorte che hanno designato il capitano Moussa Gadis Camara. Oramai accettato da tutti, il nuovo “capo” sta proprio adesso per essere  accompagnato nel centro città, sede dell’amministrazione centrale sotto scorta di polizia e sotto la sorveglianza di due elicotteri”.
E’ quanto ha annunciato Guineenews sul suo sito questa mattina, pubblicando anche il comunicato dell’ex famiglia presidenziale relativa allo svolgimento dei funerali del presidente.
La Guinea, coi i suoi quasi 10.000.000 di abitanti come la Tunisia, anche lei ha avuto solo due presidenti durante i suoi 50 anni di indipendenza. L’ultimo presidente, Lansana Conté, nato nel 1934 (?), si è spento all’età di 74 anni dopo 24 anni di potere assoluto.
Da un punto di vista costituzionale, è il presidente del parlamento che avrebbe dovuto assumere l’interim prima dell’organizzazione di nuove elezioni entro sessanta giorni. In realtà nulla si farà senza l’avallo dell’esercito. “La transizione dovrà essere l’occasione di rompere con il sistema Conté”, invoca il professore indipendente Gilles Yabi nel giornale Liberation aujourd’hui. Un sistema, secondo lui, caratterizzato dal predominio di clan gravitanti nell’entourage del defunto presidente: i suoi familiari, i generali, gli uomini d’affari… “La Guinea viveva in una finzione di Repubblica, con una Costituzione e delle Istituzioni – aggiunge – ma nei fatti il regime si fondava sull’esercito”.
“Il sistema Conté”, presentato nel documento pubblicato in basso, presenta delle straordinarie similitudini col sistema che conosciamo in Tunisia. L’unica differenza che può rilevarsi è che è più chiaro e meno travestito di quello che abbiamo qui. E’ per questo che ci interessa molto quanto succede in Guinea.

 
Il sistema Conté
La scena politica guineana è dominata da quasi 24 anni da una figura unica, quella del generale Lansana Conté. Prima di lui, la Guinea, indipendente dal 1958, aveva conosciuto solo un altro uomo forte, Ahmed Sékou Touré, il cui regno assoluto fu caratterizzato dalla paranoia dei complotti e da una violenza di Stato senza precedenti in Africa, nonché dall’isolamento del paese sulla base di un discorso nazionalista e socialista.
Dopo avere assunto il potere con un colpo di Stato, il 3 aprile 1984, qualche giorno dopo la morte naturale di Sekou Touré, Lansana Conté ha in un primo momento incarnato una speranza di cambiamento per la popolazione guineana. Ma l’entusiasmo non è durato a lungo, Sotto le spoglie di un’aria affabile e semplice, il presidente Conté ha dimostrato di sapersi appropriare gelosamente del potere, mentre dava segnali di apertura e di  rottura con gli eccessi del suo predecessore, del quale era stato un collaboratore per molti anni.
Meglio di Sékou Touré ha saputo fare una cernita tra le minacce serie e quelle che non destavano preoccupazione. E dal 1985 ha dunque consolidato la sua autorità eliminando i principali rivali in seno all’esercito ed alcuni dignitari del regime precedente. Ha anche capito che aveva necessità di autorizzare un minimo grado di libertà individuali e di pluralismo politico e di svolgere elezioni, per meglio garantirsi un potere che è sempre restato militare, personale e violento.
Le minacce contro il regime Conté non sono mai venute dagli scrutini elettorali previsti nella Costituzione democratica che aveva fatto redigere nel 1990. Egli ha sempre mantenuto un controllo stretto sul gioco politico e non ha mai preso in considerazione l’ipotesi di perdere una qualunque elezione. Le minacce non potevano venire che dall’esercito.
Di fatto i quasi 24 anni di potere di Lansana Conté sono stati caratterizzati da un certo numero di complotti, reali o immaginari, ed ancor di più da voci ricorrenti su velleità di colpi di mano, generalmente seguite da arresti preventivi tra i ranghi dell’esercito. Dal 2003, è stata piuttosto la cattiva salute del presidente che è sembrata la minaccia più grave alla longevità di un sistema che ha permesso ad una parte dell’élite militare e civile del paese di arricchirsi  eccessivamente, mentre la maggioranza dei nove milioni di Guineani sprofondavano nella miseria. Un vuoto di potere ed un’inevitabile guerra di successione facevano logicamente temere il peggio per la Guinea che era, fino ad ora scampata alle guerre di successione che hanno distrutto i paesi vicini (Liberia, Sierra Leone, Costa d’Avorio).
Infine il vero pericolo per il regime Conté è giunto dal serio peggioramento delle condizioni di vita della popolazione e dall’assenza di ogni prospettiva di miglioramento. Per lungo tempo i segnali di malcontento e di rivolta popolare erano rimasti frammentari, mai unificati in chiare rivendicazioni di cambiamento politico… Ma a partire dal 9 febbraio 2007, dopo la nomina di Eugène Camara –persona vicina a Conté – al posto di Primo Ministro, il malcontento è esploso. E’ scoppiata un’insurrezione popolare, con molti morti, è ha prodotto la nascita di un regime autistico. Di fronte alle proteste, ed agli attacchi della popolazione ai simboli del potere nei giorni 9, 10 e 11 febbraio, Lansana Conté ha reagito con una forte repressione, portando il bilancio finale a più di cento vittime. Alla televisione, il 12 febbraio, ha finalmente dichiarato lo stato d’assedio, sospendendo de facto tutte le libertà, affidando il potere all’esercito e stabilendo un coprifuoco permanente per un periodo di 10 giorni.

 
Un sistema fondato sulla violenza e sul paternalismo
La situazione politica, economica e sociale del paese si è particolarmente degradata dopo le controverse elezioni presidenziali del dicembre 2003. Il presidente, già debilitato per un diabete acuto, aveva vinto con un scrutinio fraudolento, boicottato da tutti i dirigenti dell’opposizione. Si trattava della terze elezione presidenziale dopo quelle del 1993 e del 1998. Nel 2001, un referendum costituzionale aveva concesso a Conté la concreta possibilità di restare presidente a vita, sopprimendo la limitazione dei mandati, il limite di età (70 anni) e prolungando la durata di ogni mandato da cinque a sette anni. Dopo la rielezione, la malattia del presidente ha aggravato gli effetti del logoramento di un sistema la cui longevità poggia su tre pilastri:

 
1. Il controllo dell’esercito e dell’apparato di sicurezza
Il presidente Conté ha mostrato una volta di più, durante gli ultimi avvenimenti, che egli contava essenzialmente sull’esercito per difendere il suo potere. Al massimo della contestazione popolare, Lansana Conté si è rifugiato in una postazione militare di Conakry e da qui ha lanciato, il 21 gennaio, il suo appello all’unità della nazione e dell’esercito. In 22 anni di potere, il generale ha favorito l’arricchimento di quei suoi compagni d’armi che non aveva eliminato fisicamente nel corso delle purghe del 1985. Questi ufficiali, che formano l’alta gerarchia militare, sono anche uomini di affari la cui prosperità è legata al destino del presidente. Gli ufficiali considerati meno affidabili, soprattutto per l’origine etnica, sono stati collocati a riposo.
Malgrado le disuguaglianze nelle promozioni in seno all’esercito e nell’accesso degli ufficiali ai canali di arricchimento destinati ai fedelissimi del presidente, i militari e in generale le forze di sicurezza  sono state meglio tutelate nei confronti dell’impoverimento che ha coinvolto tutta la popolazione civile nel corso degli ultimi anni. Anche i soldati che non hanno beneficiato di straordinarie concessioni, hanno comunque mantenuto il privilegio di acquistare un sacco di riso (il cibo base in Guinea) al dieci per cento del valore di mercato.

 
2. L’impunità per l’appropriazione privata di risorse pubbliche
Il pugno di ferro del regime di Sékou Touré aveva fortemente scoraggiato, tra i quadri della burocrazia, la pratica dello storno dei fondi pubblici e della corruzione. La liberalizzazione dell’economia avviata da Lansana Conté è consistita soprattutto nella creazione di un “capitalismo di amici” e nella realizzazione di una situazione di confusione totale tra beni di Stato e beni privati. Storno di fondi pubblici, lotteria negli appalti pubblici, aumento dei prezzi, tutto era permesso se solo si fosse stati nelle grazie del presidente e non se ne fosse minacciato il potere.





 

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