Middle east Eye, 31 dicembre 2017 (trad.ossin)
 
Iran : le manifestazioni si trasformeranno in sollevamento popolare ?
Shahir Shahidsaless 
 
Se i più poveri scendono in piazza, la stabilità dell’Iran e del suo establishment potrebbe essere in pericolo

 

 
 
Le manifestazioni di piazza in Iran all’insegna del « No al carovita » sono cominciate il 28 dicembre scorso nella città santa di Mashhad, la seconda più grande città del paese. Il giorno dopo, manifestazioni si sono svolte in diverse altre città, compresa Qom, che ospita il più grande centro di studi e seminari sciita del mondo.
 
I manifestanti hanno ignorato un avvertimento del ministro dell’interno che chiedeva di evitare gli « assembramenti illegali ». Alcuni di loro hanno dato fuoco ad una vettura della polizia a Mashhad la note del 30 dicembre.
 
Perché Mashhad ?
 
Il fatto che lo slogan dominante scandito dai manifestanti di Mashhad all’alba fosse  « Morte a Rohani » – con riferimento al presidente centrista iraniano – fa supporre che le manifestazioni siano state organizzate da partigiani della linea dura per indebolire l’autorità di Hassan Rohani e della sua amministrazione.
 
Mashhad è la città di Ebrahim Raïssi – il candidato più a destra del panorama politico iraniano, battuto da Rohani nelle elezioni presidenziali di maggio scorso – nella sua qualità di guardiano del santuario sacro dell’imam Reza, l’ottavo dei dodici imam dello sciismo duodecimano.
 
Sempre a Mashhad risiede anche l’ayatollah Ahmad Alamolhoda, suocero di Raïssi, imam della preghiera del venerdì nella città e uno dei più feroci avversari di Rohani. Alle elezioni di maggio, Ebrahim Raïssi ha totalizzato 903 000 voti a Mashhad, contro i 688 000 per Rohani.
 
Il presidente iraniano Hassan Rohani a Teheran il 5 dicembre 2017 (AFP)
 
Mashhad è l’unica grande città ad aver votato per Raïssi.
 
In una dichiarazione, il vice presidente Eshaq Jahangiri ha alluso alla probabilità che le proteste fossero state lanciate e organizzate dai partigiani della linea dura con l’obiettivo di rovesciare Rohani, affermando: « Quelli che hanno scatenato movimenti politici di piazza non sono probabilmente quelli che vi porranno fine, perché altri potrebbero navigare sull’onda che essi hanno sollevato ».
 
L’osservazione di Jahangiri era premonitrice. Gli slogan anti-Rohani sono stati rapidamente sopravanzati da altri, come « Morte al dittatore », « Usate la religione come uno strumento di promozione, avete rovinato la gente », « Lasciate tranquilla la Siria, fate qualcosa per noi », « Della Repubblica islamica, non ne vogliamo sapere, non ne vogliamo sapere » e « La nazione ha il problema della povertà, la guida si crede dio ».
 
Ma quello che è completamente inedito – e che non si è mai visto nelle precedenti manifestazioni dopo la rivoluzione iraniana –, erano gli slogan in favore dell’ultima dinastia reale, rovesciata dalla rivoluzione del 1979 : « Reza Chah [fondatore della dinastia Pahlavi], che la tua anima sia benedetta » e « Shahanshah [Re in persiano, con riferimento a Mohammad Reza Pahlavi, rovesciato nel 1979], che la tua anima sia benedetta ».
 
Povertà, disoccupazione e corruzione astronomica
 
Doglianze come la povertà, la disoccupazione massiccia (ufficialmente il 12,7 %), i casi di corruzione astronomica, il carovita, le frodi finanziarie che hanno provocato la perdita delle economie di milioni di persone, e – forse peggio – lo scarto crescente tra poveri e ricchi, si esprimono in uno slogan particolare: « Che errore abbiamo fatto a partecipare alla rivoluzione ».
 
Secondo un rapporto del 4 settembre riportato dai Guardiani della Rivoluzione islamica nella loro pubblicazione politica Sobhe Sadeq, intitolato « I mezzi di sussistenza del popolo sono da sempre la preoccupazione della Guida », la metà della popolazione iraniana vive al di sotto della soglia di povertà e le diseguaglianze si allargano.
 
E’ un segreto di Pulcinella che in Iran, dove la corruzione è diffusissima, l’accumulazione di ricchezze si fa principalmente attraverso il clientelismo, il nepotismo, i favoritismi e le attività di ricerca delle rendite.
 
Mentre la maggioranza degli Iraniani soffre sul piano economico e alcuni lottano letteralmente per sopravvivere – i muri di Teheran sono ricoperti della pubblicità di persone che vendono i loro reni, per esempio –, i « ragazzi degli iraniani ricchi » si dilettano col loro stile di vita glamour. In questo contesto, il governo pretende di essere rivoluzionario, cercando di porre il valore islamico del ghest (giustizia sociale) al centro del suo discorso.
 
Aggravando la situazione, Rohani e i suoi applicano in modo pavloviano principi economici neoliberali che si accompagnano ad una adesione dogmatica all’idea errata che la crescita economica sia il rimedio a tutti I mali della società, e che la ricchezza dei ricchi porti vantaggio anche sui poveri.
 
In agosto, il ministro dei Servizi di Informazione di Rohani, il religioso Mahmood Alavi, ha dichiarato agli uomini d’affari : « Vi bacio le mani... Se uno dei miei colleghi si apprestasse ad arrestare una persona [molto] attiva sul piano economico, sarebbe  la fine della sua carriera ».
 
Rarissimo da parte di un responsabile della Repubblica islamica, Alavi ha proseguito dicendo: « Proprio perché la vostra generosità tocca la nostra società e la nostra gioventù, vi dedichiamo le nostre preghiere e facciamo del nostro meglio per proteggere la vostra sicurezza e la vostra reputazione ».
 
Gli avversari dei moderati e dei riformisti, vale a dire in conservatori, non sono meglio sotto questo punto di vista. Essi utilizzano solo la retorica populista come uno strumento per screditare i moderati e non hanno varato alcuna legge a protezione di coloro che sono in difficoltà economica. Ciò, nonostante il fatto che i conservatori hanno avuto una maggioranza schiacciante nel Parlamento.
 
Le manifestazioni si trasformeranno in una sollevazione popolare ?
 
Fino ad ora, le proteste non sono riuscite a diventare di massa. Tre ragioni principali spiegano perché forse non lo saranno nemmeno in futuro.
 
Per prima cosa, contrariamente a quanto avvenne nelle manifestazioni del 2009  contro l’elezione contestata dell’eccentrico ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, non c’è oggi una leadership in grado di dirigere una sollevazione delle masse. Non c’è infatti alcun dirigente, all’interno o all’esterno dell’Iran, che si opponga al governo sulla base di un programma favorevole ai bisognosi. Durante le agitazioni del 2009, nessuna rivendicazione economica venne fatta propria dal movimento verde.
 
Manifestazione in sostegno del governo nei pressi della grande moschea dell'imam Khomeini, a Teheran il 30 dicembre 2017 (AFP)
 
In secondo luogo, molti cittadini che hanno preso parte alle manifestazioni del 2009 diffidano della natura degli attuali sviluppi. Non intendono cadere nella trappola dei conservatori e diventare strumento per indebolire Rohani a favore degli avversari, che essi detestano di tutto cuore. Non bisogna dimenticare infatti che Rohani ha vinto le elezioni grazie soprattutto alla classe media.
 
In terzo luogo, c’è una certa confusione quanto ai motivi delle proteste. Benché siano cominciate come manifestazioni di carattere economico, in seguito gli slogan hanno toccato una miriade di questioni, dall’economia alla politica, passando per la critica ai mullah e all’establishment.
 
Detto questo, mano a mano che la vita diventa più difficile per il popolo iraniano, soprattutto per i poveri, potrebbe manifestarsi un’esplosione di rabbia popolare da parte di una nuova classe che non si era mai ribellata dalla rivoluzione del 1979. Questo nuovo « movimento di affamati » potrebbe mettere in pericolo la stabilità dell’Iran e del suo establishment.
 
 
 
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