Haaretz, 13 febbraio 2018 (trad.ossin)
 
Il Ministro della Giustizia: Israele deve mantenere una maggioranza ebraica, anche a costo di violare i diritti umani
Revital Hovel
 
A chi, leggendo le parole della ministra della “giustizia” israeliana Ayelet Shaked, pensasse ai discorsi deliranti di Matteo Salvini, diciamo che purtroppo ricordano i più tragici precedenti storici delle leggi sulla difesa della razza.
E di difesa della razza si tratta (o della religione, della comunità, o di quello che volete, tanto è lo stesso). La proposta di legge per fare dello Stato di Israele lo Stato-Nazione del popolo ebraico, nell’interpretazione autentica della ministra della “giustizia”, vuol dire “giudaizzare la Galilea”, difendere una prevalenza demografica ebraica, anche a costo di “violare i diritti umani”, mettendo fuori dalla porta il valore dell’Uguaglianza. Che potrebbe essere applicato in modo troppo estensivo dalla Corte Suprema, come nel caso Ka’adan, quando la suddetta Corte diede ragione a una famiglia palestinese che voleva trasferirsi in un villaggio ebraico, i cui abitanti non la volevano perché la loro presenza avrebbe inquinato la purezza della razza.
In seguito, però, la Corte Suprema è tornata sulla sua decisione, e oggi gli insediamenti ebraici possono impedire che un Arabo israeliano acquisti o affitti un appartamento nei loro villaggi. 
Ma, dice la ministra della “giustizia”, valore preminente deve essere il carattere ebraico dello Stato, anche a costo di violare i diritti umani. Non sia mai la Corte Suprema finisca col dar ragione agli Arabi Israeliani, che non riescono a far entrare in Israele il proprio coniuge palestinese. Diritto umano? Certo. Ma è più importante la purezza della razza.   
E tutto questo in un paese nel quale colonie ebraiche si sono insediate con la forza, cacciandone gli abitanti con la scusa che “duemila anni prima era la loro terra”, o forse che quella è la “terra promessa” del popolo di Israele.
Follia? Delirio? Anche. Ma soprattutto sionismo, vale a dire una ideologia razzista e disumana. (ossin)
 
La ministra israeliana della "giustizia", Ayelet Shaked 

 
La ministra Ayelet Shaked ha parlato della proposta di legge di istituzione di uno Stato Nazionale del popolo ebraico, affermando che lo Stato ebraico di Israele deve riconoscere uguali diritti civili ma non garantire a tutti eguali diritti nazionali
 
La ministra della "giustizia", Ayelet Shaked, ha detto lunedì che, se non fosse stato per la recinzione eretta alcuni anni fa lungo il confine con l’Egitto, “ci troveremmo adesso a fronteggiare una specie di conquista strisciante da parte dell’Africa”. La recinzione ha effettivamente impedito ai richiedenti asilo provenienti dal Sudan e dall’Eritrea di entrare nel paese.
 
In un discorso alla Conferenza su Ebraismo e Democrazia, Shaked ha anche detto, “Penso che ‘Giudaizzare la Galilea’ non sia un’espressione ripugnante. Lo abbiamo sempre detto. Negli ultimi tempi abbiamo smesso di dirlo. Penso che sia legittimo farlo, senza violare i pieni diritti degli Arabi residenti in Israele”.
 
La ministra della "giustizia" ha detto questo nell’ambito di un più ampio discorso sulla polemica a proposito del disegno di legge per la creazione di uno Stato Nazione del popolo ebraico.
 
Ha poi aggiunto, “Bisogna mantenere qui una maggioranza ebraica, anche a costo di violare i diritti umani”. Ha aggiunto comunque che mantenere una maggioranza ebraica in Israele e agire democraticamente “devono essere pratiche parallele e nessuna deve prevalere sull’altra”.
 
Quanto alla legge per istituire uno Stato ebraico, Shaked ha detto, “Mi hanno disturbato sia la posizione dello Stato, che i ragionamenti che fanno appello all’equità. Lo Sato infatti non difende la legge (come dovrebbe) sulla base di ragioni di demografia nazionale, ma solo per motivi di sicurezza. 
 
Shaked ha detto di credere che Giudaismo e democrazia siano valori che possono coesistere. “Da un punto di vista costituzionale la democrazia ha una posizione prevalente e bisogna invece operare un bilanciamento e bisogna fornire alla Corte Suprema qualche altro strumento costituzionale che le consenta di dare maggior peso al Giudaismo”.
 
L’obiettivo del progetto di legge dello Stato nazione del popolo ebraico, ha detto, è quello di impedire interpretazioni estensive della Legge di ingresso in Israele, o sentenze come quella del caso Ka’adan del 2000, che vietò ogni discriminazione contro una famiglia araba che intendeva trasferirsi in una piccola comunità ebraica che non la voleva.
 
“Nelle nostre leggi vi sono dei valori universali, dei diritti, già sanciti in modo molto serio. Ma non sono sanciti i valori nazionali ed ebraici. Negli ultimi 20 anni, si è posto di più l’accento sulle decisioni riguardanti I valori universali e meno sul carattere ebraico dello Stato. Questo strumento [la legge istitutiva dello Stato nazione del popolo ebraico] è uno strumento che intendiamo fornire alla Corte per l’avvenire”, ha detto la ministra della giustizia.
 
Rispondendo a una domanda dell’intervistatore, la giornalista televisiva Dana Weiss, relativa alla possibilità che la Corte possa tenere in considerazione il carattere ebraico dello Stato anche senza la legge istitutiva dello Stato nazione del popolo ebraico, ha detto: “Sì, può. Ma è come se dovessi dire che, senza la Legge fondamentale sulla Dignità umana e la Libertà, la Corte non si preoccuperebbe della dignità e dei diritti dell’uomo. Però è ovviamente diverso quando esiste uno strumento costituzionale”.
 
Shaked: La Corte potrebbe esagerare col principio di 'uguaglianza'
 
Sull’intenzione della coalizione governativa di escludere il principio di “uguaglianza” dal progetto di legge istitutivo della Stato nazione del popolo ebraico, Shaked dice: “Israele è uno Stato ebraico. Non è uno Stato di tutte le nazioni. Ciò vuol dire: diritti civili uguali per tutti, ma non uguali diritti nazionali”. Shaked ha detto che la parola  “uguaglianza” è assai generica e che la Corte potrebbe “esagerare”, aggiungendo, “Questi sono luoghi in cui il carattere dello Stato di Israele come Stato ebraico deve essere mantenuto e questo talvolta si può fare solo a scapito dell’uguaglianza”.
 
Shaked ha detto che il progetto di legge istitutivo dello Stato nazione del popolo ebraico non ha affrontato il tema di chi sia ebreo. “Ognuno ha il suo proprio giudaismo. Nella legge sullo Stato nazione, quando si parla di ebreo si fa riferimento alla nazionalità”. Shaked ha poi ricordato il caso Ka’adan e ha detto che, se un caso del genere dovesse ripresentarsi, o si riproponesse “la discussione sul se vada bene che una comunità ebraica sia, per definizione, solo ebraica, io voglio che la risposta sia ‘sì, va bene’”.
 
La questione della legalità della Legge sulla Riunificazione Familiare, che impedisce che un Palestinese possa entrare in Israele anche se è sposato con un Arabo israeliano, è stata decisa dalla Corte Suprema con un voto di scarto, sei giudici favorevoli e cinque contrari. I giudici hanno privilegiato le considerazioni di sicurezza sul diritto di vivere insieme al coniuge, in un caso che ha diviso la Corte Suprema.
 
Shaked cita spesso i discorsi del defunto giudice Mishael Chesin, uno di quelli che ha approvato la legge, quando diceva che Israele deve liberarsi dall’idea di essere uno Stato utopico.
 
 
 
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