Webmanagercenter.com – 14 maggio 2010

La Libia lancia una guerra totale contro l’immigrazione illegale

di Moncef Mahroug


Una legge per la lotta contro l’immigrazione clandestina entra in vigore in Libia. Gli stranieri non in regola hanno tempo due mesi per regolarizzare la loro situazione

Investita da quasi vent’anni dal fenomeno dell’immigrazione clandestina, la Libia ha deciso di combatterla in maniera radicale, dotandosi di una “legge per la lotta contro l’immigrazione illegale”. Essa mira nello stesso tempo sia a regolarizzare la situazione all’interno, sia a fare in modo che la Libia cessi di essere un paese esportatore di immigrati clandestini, conformemente agli accordi stipulati nel febbraio 2009 con l’Italia e l’Unione Europea.
L’accordo con l’Italia verte sulla istituzione di pattugliamenti marittimi misti nell’ambito delle acque territoriali libiche e italiane, oltre che nelle zone internazionali; la formazione e lo scambio di esperienze nella lotta contro l’immigrazione clandestina, il terrorismo e il crimine organizzato.  Con l’Unione Europea, la Libia si è impegnata a rafforzare i controlli alle frontiere nell’ambito di un programma finanziato da Bruxelles per 20 milioni di euro.
Adottata recentemente dal Congresso Generale del popolo e poi promulgata, questa legge è severissima, dal momento che pone a disposizione del governo un quadro giuridico utile a contrastare tutti gli anelli della catena: i passeur e i loro complici, gli immigrati clandestini e quelli che forniscono loro un lavoro, qualsiasi sia il loro livello di coinvolgimento nell’operazione.
Concretamente, rischiano una ammenda e/o una pena detentiva tutti coloro che contribuiscano e aiutino in qualsiasi modo l’immigrazione clandestina: l’ingresso o l’uscita, il trasporto o l’aiuto al trasporto, l’ospitalità o l’aiuto a nascondersi, l’occultamento di informazioni che consenta a degli immigrati clandestini di risiedere nel paese o di uscirne, la preparazione, la messa a disposizione o l’acquisizione di falsi documenti di identità o di viaggio finalizzati a ciò.
Chiunque commetta una di queste azioni a fine di profitto, direttamente o indirettamente, a suo favore o a vantaggio di altri, incorre in una condanna a un anno di prigione ed in una ammenda da 5.000 a 10.000 dinari libici. La sanzione è più pesante per le bande organizzate (5 anni di prigione e una ammenda da 15.000 a 30.000 dinari libici) e raddoppiata ancora quando il colpevole appartenga ad un corpo incaricato di controllare direttamente o indirettamente i punti di accesso nei porti o alle frontiere.
Quando degli immigrati clandestini subiscano degli handicap permanenti,  i loro trasportatori incorrono in una condanna alla prigione per una durata non precisata e un’ammenda da 30.000 a 50.000 dinar libici, l’ergastolo in caso di decesso.
L’immigrato clandestino dal canto suo è condannato a un anno di prigione – con lavoro -, ad una ammenda di 1000 dinar e all’espulsione dopo l’espiazione della pena.
Per dissuadere i Libici a farsi coinvolgere in operazioni di immigrazione clandestina  o a facilitarle e, al contrario, per incoraggiarli a collaborare con le autorità, la nuova legge punisce (da 1.000 a 5.000 dinar libici e 1 anno di prigione) chiunque ometta di agire quando riceve informazioni su tali fatti in ragione della propria funzione, o inavvertitamente (in tal caso la pena è costituita da una ammenda da 500 a 3.000 dinar libici).
Infine anche colui che impiega immigrati clandestini è soggetto solo ad una ammenda da 1.000 a 3.000 dinar libici.



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