Sidi IfniMarocco - Il 7 giugno scorso il regime marocchino ha rivelato ancora una volta il suo vero volto repressivo e violento.
Sidi Ifni, una città del sud marginalizzata e povera, è stata messa a ferro e fuoco dalle forze speciali intervenute per reprimere le manifestazioni popolari contro la disoccupazione e la povertà.
Risultato: centinaia di arresti e feriti gravi, stupri e violenze. Molti giovani sono stati costretti a darsi alla macchia sulla montagna vicina. Oltre alla brutalità, la censura: nemmeno un accenno di quanto succedeva è stato fatto nei TG marocchini, ne hanno parlato solo il giorno dopo, ma per criticare la "bufala" di Al Jazeera che aveva dato notizia di morti non confermate.

Tecnica sperimentata di manipolazione, che non ha impedito però che le immagini della macelleria messicana circolassero in rete su You Tube. Nei giorni successivi molte manifestazioni si sono svolte in Marocco, in segno di solidarietà con gli abitanti di Sidi Ifni, tutte represse brutalmente. La cronaca e le analisi negli articoli di Le Journal Hebdomadaire e La verité (tradotte in italiano a cura di ossin).

(intervento polziesco a Rabat contro una manifestazione di solidarità con gli abitanti di Sidi Ifni, foto ossin)


REPRESSIONE A RABAT (foto)

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