Inchiesta, gennaio 2012 - La Democrazia, questa Democrazia delle potenze imperialiste e colonialiste che ci schiacciano e ci sfruttano, questa Democrazia proclamata dall’Impero, scritta a lettere maiuscole sulla fronte dell’Occidente, su ogni prigione, su ogni Guantanamo, su ogni missile Cruise o Tomahawk, la sua espressione vera, autentica, prosaica è il caos costruttivo, le guerre civili, i conflitti religiosi, etnici e tribali nelle forme più spaventose, le guerre in Medio Oriente (nella foto, l'emiro del Qatar, Hamad)






Le Grand Soir, 16 gennaio 2012 (trad.Ossin)


Al-Qaida in Siria: le ambizioni “imperiali” dell’Emirato del Qatar
Fida Dakroub (*)


La Democrazia, questa Democrazia delle potenze imperialiste e colonialiste che ci schiacciano e ci sfruttano, questa Democrazia proclamata dall’Impero, scritta a lettere maiuscole sulla fronte dell’Occidente, su ogni prigione, su ogni Guantanamo, su ogni missile Cruise o Tomahawk, la sua espressione vera, autentica, prosaica è il caos costruttivo, le guerre civili, i conflitti religiosi, etnici e tribali nelle forme più spaventose, le guerre in Medio Oriente
Democrazia! Questo fu il grido di guerra di Cesare George W. Bush. Democrazia! Gridò Barack Obama il giorno in cui Sirte fu ridotta in cenere, grazie alla “missione umanitaria” della NATO in Libia. Democrazia! Gridò Hamad, il despota assoluto del Qatar, replicante brutale delle monarchie assolute del Golfo e della decadenza araba. Democrazia! Tuonò l’esplosione terrorista a Damasco, lacerando il corpo del popolo siriano


Al Qaida in Siria

In un video per il decimo anniversario degli attentati dell’11 settembre, il nuovo leader di Al Qaida, Ayman al-Zawahiri, ha invitato i Siriani a “continuare la loro resistenza” contro il presidente Bachar al-Assad: “Questo tiranno sembra vacillare. Mantenete la pressione fino alla sua caduta”, esorta. (1)
Non sarebbe difficile per un osservatore anche solo alle prime armi, ma che provi una certa curiosità – innata o acquisita – per i conflitti mediorientali, rendersi conto delle somiglianze tra gli ultimi attentati terroristici che hanno colpito la capitale siriana, Damasco, e quelli che avevano colpito l’Iraq, dopo l’invasione da parte delle legioni imperiali statunitensi; rendersi conto di conseguenza che il “cervello” che ha organizzato gli attentati di Damasco era lo stesso che ha seminato il terrore dappertutto nel mondo, dagli attentati alle ambasciate USA in Africa (2), fino all’ultimo attacco contro civili in Iraq, che ha provocato almeno 68 morti (3); e rendersi conto inoltre che tutti questi attentati, quelli del passato e quelli di oggi – ma anche quelli che potranno essere effettuati nel prossimo futuro – sono frutto della stessa ideologia, quella fondata sull’eliminazione dell’altro, vale a dire il salafismo wahabita. Ne sono prova: 1)il modus operandi – attentati suicidi, automobili esplosive -; 2) gli obiettivi presi di mira – edifici governativi e piazze pubbliche – soprattutto in Iraq – 3)la giustificazione ideologica – una ideologia islamista salafista takfirista che invoca la morte degli “infedeli”, addirittura dell’ Altro religioso.

Parallelamente, non sarebbe stato difficile – stavolta per un osservatore esperto – rendersi conto che, all’indomani del ritiro delle legioni dall’Iraq, l’Impero statunitense sogna ancora di “rovesciare il tavolo” sulla testa del giocatore iraniano, allo scopo di stabilire un nuovo ordine regionale che gli consentirebbe di mantenere il controllo sul Medio oriente. Ma la Bastiglia non è stata ancora presa. Il trionfo momentaneo dei gruppi terroristi dimostratisi capaci di colpire al cuore la capitale siriana porta però con sé l’annientamento di tutte le illusioni e di tutte le chimere che avvolgono la cosiddetta “rivoluzione” siriana, con lo sfaldamento di tutti i discorsi “filantropici” delle potenze imperialiste, con la scissione della Lega araba in tre campi: i paesi che resistono all’Impero, i paesi docili all’Impero e quelli che sono tenuti in disparte.
E’ da qui che sono nate le ambizioni imperiali dell’Emirato del Qatar.
 
Talebani in Qatar: il nemico di ieri, l’amico di oggi
Noi ci ricordiamo del discorso patriottico di Cesare George W. Bush la sera degli attentati dell’1 settembre, alla Casa Bianca. In quella notte oscura, Bush si indirizzò alla nazione parlando con una certa gravità, che evocò in noi il ricordo dei grandi patriarchi biblici:

“Stasera vi chiedo di pregare per tutte le persone afflitte, per i bambini il cui mondo è andato distrutto, per tutti quelli che sentono minacciata la loro sicurezza. E io prego perché possano essere consolati da una potenza più grande di noi, quella di cui ci parla il salmo 23: - Benché io cammini nella valle dell’ombra della morte, io non ho paura di nulla perché tu sei con me-“. (4)

Quella sera, dopo essersi rivolto alla nazione, sarebbero scesi due angeli alla Casa Bianca e avrebbero preso Cesare George W. Bush per la mano, mormorandogli in un orecchio: “Va’ dunque, conduci il popolo dove ti ho detto. Ecco, il mio angelo marcerà davanti a te, ma il giorno della mia vendetta, io li punirò per i loro peccati”. (5)

Qualche giorno dopo, giovedì 20 settembre, Cesare Georges W. Bush pronunciò un discorso davanti alle due Camera riunite del Congresso. Tra i passaggi più forti, leggiamo:

“Consegnare alle Autorità USA tutti i capi dell’organizzazione Al-Qaida che si nascondono nella vostra terra” (6). “Queste richieste non sono negoziabili o contrattabili. I Talebani devono agire ed agire immediatamente. Consegneranno i terroristi o condivideranno la loro sorte” (7). “La nostra guerra contro il Terrore comincia con Al-Qaida, ma non si esaurisce qui. Essa cesserà solo quando ogni gruppo terrorista che può colpire in qualsiasi parte del mondo sarà stato scovato, arrestato e vinto” (8).

A onta del fatto che fu lo Spirito Santo a soffiare l’audacia nella bocca di Cesare, queste dichiarazioni storiche sono già diventate copyright della Storia. Infatti sembra che oggi siano stati rimossi tutti gli ostacoli perché possano cominciare dei negoziati tra i nemici di ieri, amici di oggi.

Dall’estate 2011 si sente sussurrare, nei corridoi delle potenze imperialiste, a proposito dell’apertura di un ufficio di rappresentanza dei Talebani in Qatar, come simbolo del processo di pace con il più importante gruppo di insorti in guerra con la NATO e il governo di Kabul (9).

Certamente, questa onorevole iniziativa dell’Emiro del Qatar non avrebbe potuto vedere la luce senza la benedizione dell’Impero. E infatti emissari USA hanno incontrato, solo “una decina di volte”, dei rappresentanti talebani (10).

Tuttavia questo avvenimento non costituisce un fatto isolato. Al contrario, rientra in una serie di messaggi d’amore tra i gruppi islamisti salafisti – Talebani e Fratelli mussulmani – da un lato, e l’Impero USA – per il tramite del suo concessionario in Medio oriente, l’Emirato del Qatar – dall’altro.

Le prime luci della nuova alba sono apparse nel marzo 2009, quando l’amministrazione Obama ha abbandonato l’espressione “guerra contro il terrorismo”, adottata dal predecessore Bush (11).

Su di un altro piano, responsabili USA hanno avviato recentemente dei negoziati col governo di Kabul per trasferire nella custodia delle autorità afghane alcuni capi di alto rango talebani detenuti nel Gulag dell’Impero, a Guantanamo, dopo l’invasione dell’Afghanistan, nella speranza di pervenire ad una tregua tra Washington e gli insorti. Alcuni esponenti del governo USA si sono già detti pronti a trasferire da Guantanamo i detenuti Talebani (12).

Inoltre, fonti dell’amministrazione Obama hanno detto che alcuni detenuti talebani saranno liberati quando gli insorti avranno accettato di aprire una rappresentanza in Qatar ed avviato dei pourparler con gli Statunitensi (13). Dal canto loro, i Talebani hanno dichiarato di essere pronti ad andare avanti con questi pourparler.

Da notare che questi scambi romantici di genere epistolare tra l’Impero e gli insorti intervengono dopo dieci anni di guerra atroce (14).

Lontano da questi colpi di fulmine tra i nemici di ieri-amici di oggi, ricevendo una delegazione della Lega araba, tra cui anche lo sceicco Hamad, a Damasco il 26 ottobre scorso, il ministro siriano degli affari esteri , Walid Mouallem, avrebbe “battagliato” per cancellare alcuni articoli del testo dell’Iniziativa araba, come quello relativo al “ritiro dell’esercito siriano”; un articolo considerato come il più pericoloso dalle autorità siriane, che considerano impossibile ritirare l’esercito dalle regioni diventate ormai teatro di una guerra civile, come Homs. Ma lo sceicco Hamad ha preteso il ritiro: “E’ imperativo ritirare l’esercito e smetterla di uccidere i manifestanti”, ha detto. E il presidente siriano ha risposto: “L’esercito non uccide i manifestanti, dà piuttosto la caccia a terroristi armati. Se mai tu avessi una soluzione per risolvere questo problema del terrorismo, essa sarebbe bene accetta!” (15). Nonostante ciò, lo sceicco Hamad ha continuato a far credere ai suoi ospiti che egli respingeva qualsiasi utilizzazione dell’espressione “terrorismo”, ed a momenti ha perfino negato l’esistenza di bande armate nelle città (16).

Una questione si impone con grande forza: perché questa angelizzazione inattesa dei gruppi islamisti armati – i nemici di ieri – da parte dell’Impero e i suoi concessionari in Medio oriente?

Il nuovo ruolo accorato al Qatar: il corvo che vuole imitare l’aquila

E’ a prima vista chiaro che il ruolo giocato dal Qatar sulla scena degli avvenimenti regionali, dopo l’accordo di Doha del 2008 (17), tende ad imporre questo piccolo emirato, con una popolazione che non supera il milione e qualche centinaio di migliaia di persone (18), come un protagonista nei conflitti del Medio oriente.

Per questa ragione, dopo la sua teatrale irruzione sulla scena degli avvenimento della presunta Primavera araba, l’emiro del Qatar, sceicco Hamad, insiste a presentarsi nei panni di un despota illuminato (19). Si atteggia a Federico II di Prussia, detto Federico il grande (20) e frequenta  i salotti dell’imperialismo francese, come quello di Bernard Henri-Levy, e quelli dell’oscurantismo arabo, come quello di Youssef al-Qardaoui (21).

D’altronde Hegel da qualche parte ha osservato che “tutti i grandi avvenimenti e personaggi storici si ripetono, per così dire, due volte”. Ha dimenticato di aggiungere: “la prima volta come tragedia, la seconda come farsa” (22).

Come se non bastasse, lo sceicco Hamad – viene chiamato anche emiro – ha discusso il 4 gennaio col segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon,  della possibilità di associare l’ONU alla missione della Lega araba in Siria, perché quest’ultima possa giovarsi dell’”esperienza” dell’organizzazione internazionale in materia di missioni di pace e di interposizioni (23).

Questa manovra dell’emiro ha due obiettivi: primo, facilitare e legittimare un intervento della NATO nella crisi siriana – non è più un segreto che tra le recenti ultime “esperienze” dell’ONU figura anche il via libera alla NATO per la distruzione della Libia - ; secondo controbilanciare il potere della Lega araba e ridimensionare il suo ruolo di organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo arabo, perché diventi una sorta di Loya Jirga (24) che raccolga precisamente gli emiri e i sultani delle famiglie reali del Golfo.

Va da sé che l’Emirato del Qatar, che ha un esercito di millecinquecento mercenari, ma che ospita per contro la più grande base militare USA nella regione, ambisce a giocare un ruolo al livello internazionale, enorme almeno quanto la presenza di truppe straniere sul suo territorio.

Così, agli albori della presunta Primavera araba, il Qatar, che si è trasformato in uno strumento mediatico nelle mani delle potenze imperialiste nel mondo arabo, si è precipitato sul luogo degli avvenimenti.  Sottolineiamo qui il ruolo giocato dalla emittente Al-Jazeera, il cui obiettivo è di deformare i dati reali della guerra imperialista contro la Siria, promuovendo un discorso di odio e di risentimento religioso contro i gruppi minoritari del mondo arabo. Così il Qatar, allineandosi a posizioni che suggeriscono senza mezzi termini l'intervento straniero in Siria, si è spinta molto oltre nella questione delle sanzioni contro la Siria, che hanno prodotto effetti negativi e diretti sul tenore di vita, l’alimentazione e la salute del popolo siriano.

Siamo d’accordo con l’analista politico russo, Viatcheslav Matuzov, che ha sottolineato come il Qatar giochi un ruolo negativo all’interno della Lega araba, aggiungendo che “gli Stati Uniti vogliono la caduta e la distruzione della Siria come stato arabo indipendente (…) l’Occidente chiede solo una cosa alla missione degli osservatori arabi, vale a dire una posizione di solidarietà con l’opposizione estremista, senza alcuna preoccupazione di accertare la realtà dei fatti”, ha sostenuto l’analista russo in una intervista all’emittente “Russia Today” (25)

E’ utile ricordare che le ingerenze ostili del Qatar negli affari interni della Siria intervengono proprio quando due potenze si fronteggiano in una sorta di guerra fredda nella regione del Golfo Persico: quella della Picargue dalla testa bianca (26) statunitense e quella del Derafsh Kaviani (27) iraniano.

La presenza della prima potenza è in declino nella regione, soprattutto dopo il ritiro delle legioni dell’Impero dall’Iraq; quella della seconda potenza è in crescita. Tra queste due grandi potenze belligeranti – l’Iran e l’Impero statunitense – le ambizioni “imperiali” del Qatar ci ricordano la favola di La Fontaine, il corvo che vuole imitare l’aquila (28).


Il Qatar pirata della Lega araba
Prima dello scoppio delle cosiddette primavere arabe, l’Egitto giocava un ruolo centrale in seno alla Lega araba, ruolo che gli permetteva  di dirigere il mondo arabo, soprattutto all’epoca del presidente  Nasser (1956-1970) e l’egemonia dell’ideologia nasseriana (29).

Fin dalla sua nascita nel 1945, la Lega araba è stata sempre divisa in due campi politici opposti. Prima, negli anni quaranta e cinquanta, l’intesa egizio-saudita favorevole ai progetti di indipendenza si opponeva all’asse hascemita giordano-iracheno, più incline alla cooperazione con la potenza inglesa, ancora investita di numerosi protettorati e mandati (Sudan, Palestina, Emirati ecc). In seguito, nel contesto di anticolonialismo e di guerra fredda, si operò una nuova divisione tra Stati socialisti vicini all’URSS (Libia, Siria, Algeria, Egitto di Nasser, Iraq, Yemen del nord) e Stati amici degli Stati Uniti (gli emirati e sultanati del Golfo) (30). Infine, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, la Lega araba si è ancora trovata divisa in due campi: da un lato i paesi che resistono ai progetti USA di dominazione (soprattutto la Siria e il Libano), dall’altro lato i paesi docili all’Impero (sempre gli emirati e i sultanati arabi del Golfo e l’Egitto di Mubarak).

Dopo la caduta dell’ultimo faraone, Mubarak, nel 2011, l’Egitto è tutto preso dai suoi problemi interni, cosa che gli impedisce di continuare a giocare un ruolo da protagonista nel mondo arabo, anche se il segretario generale della Lega araba continua a privilegiare l’Egitto. Non è più un segreto che l’assenza “transitoria” dell’Egitto come leader del mondo arabo ha portato con sé una riduzione anche del ruolo della Lega. Nessun altro paese, oltre all’Egitto, è in grado di guidare il mondo arabo. L’Egitto resta il solo paese in grado di giocare questo ruolo, tenuto conto del suo peso demografico (31), economico e culturale. Su di un altro piano, l’Arabia Saudita non si trova più in una situazione tale da poter colmare questo vuoto lasciato dal ripiegamento dell’Egitto nelle sue crisi e nei suoi problemi interni, tenuto conto della fragilità e instabilità interna – la minaccia sciita nell’est del Regno – e i rivolgimenti politici ai suoi confini – la rivoluzione in Bahrein e la guerra civile in Yemen. Nemmeno i paesi del Maghreb sono in grado di dirigere il mondo arabo, tenuto contro in primo luogo della loro posizione geografica periferica, e in secondo luogo del loro profilo demografico, , non costituendo dei veri e propri agglomerati di massa, come l’Egitto e il Levante, ma piuttosto un insieme di centri urbani sparsi lungo la costa mediterranea dell’Africa del Nord. Allo stesso modo anche la Tunisia resta, all’indomani della rivoluzione del gelsomino, instabile dal punto di vista politico e la Libia è stata distrutta dalla “missione umanitaria” della NATO.

Dunque il temporaneo ritiro dell’Egitto dalla scena ha creato un vuoto sia al livello politico che diplomatico. A ciò deve aggiungersi il ritiro delle legioni dell’Impero dall’Iraq, che ha aperto le porte alla potenza iraniana in ascesa. Per fare “barriera” all’espansione iraniana, solo il Qatar sembra in grado di giocare questo ruolo al livello politico e diplomatico, in qualità di concessionario dell’Impero e come negoziante – piuttosto che come negoziatore- per la semplice ragione che dal punto di vista militare il Qatar non è in realtà altro se non una base militare USA nella regione.

Per ostacolare il ruolo della Lega araba, l’ingerenza ostile del Qatar nella crisi siriana e il suo totale impegno a favore della congiura imperialista mirano, in primo luogo, a creare divisioni interne fondate sulla sensibilità religiosa – sunniti contro sciiti – ed etnica – arabi contro persiani – ed in secondo luogo a trasformare la Lega in una sorta di Loya Jirga, che raggruppi gli emirati e i sultanati arabi del Golfo, le cui monarchie si fondano su una ideologia islamista wahabita, la stessa dei Talebani. In seguito, questo nuovo blocco sunnita wahabita, che comprende gli emirati e i sultanati arabi del Golfo, i Talebani dell’Afghanistan e i Fratelli mussulmani in Egitto e in Siria, beneficiando degli enormi aiuti delle potenze imperialiste, tenteranno di smembrare l’Arco sciita che si estende dall’Iran fino al Libano, passando per l’Iraq e la Siria. Per fare ciò occorre, in primo luogo, rovesciare il regime siriano e poi, in secondo luogo, isolare il governo filo-iraniano di Maliki in Iraq. Di conseguenza Hezbollah in Libano si ritroverebbe completamente separata dal suo alleato iraniano; ciò che faciliterebbe, in una fase più avanzata, l’invasione dell’Iran.

In parole povere, l’apertura di un ufficio di rappresentanza dei Talebani in Qatar pone ufficialmente fine alla guerra degli USA contro il terrorismo, e i nemici di ieri diventano gli amici di oggi. Ciò che ritorna a suggerire che gli ultimi attacchi terroristici al centro della capitale siriana costituiscono la concreta applicazione di questa nuova “liaison dangereuse” (32)recentemente stabilitasi tra il vero Padrone – l’Impero USA – rappresentato dal suo concessionario arabo – il Qatar – da un lato, e i Talebani dall’altro lato  e dietro di loro, evidentemente, Al Qaida.


La risposta siriana e il declino della Lega araba
Un diplomatico arabo al Cairo ha riferito che, durante il ricevimento della delegazione della Lega araba a Damasco il 26 ottobre 2011, il presidente siriano Bachar al-Assad avrebbe accusato il primo ministro del Qatar, Hamad, di essere l’esecutore dei diktat USA e gli avrebbe detto: “Io proteggo il mio popolo con l’aiuto dell’esercito, ma tu proteggi il tuo con le basi USA stanziate sul tuo territorio(…) Se venite qui come delegazione della Lega araba, siete benvenuti. Al contrario, se siete i delegati degli USA, sarebbe  meglio che smettiamo di discutere” (33)

Tuttavia lo sceicco del Qatar ha dovuto attendere il 10 gennaio per ascoltare il presidente siriano pronunciare la risposta finale all’ingerenza del Qatar negli affari interni del suo paese. Quel giorno stesso l’ambasciatore siriano presso la Lega araba, Youssef Ahmed, ha invitato lo sceicco del Qatar a dire chi lo aveva autorizzato a parlare a nome della Siria: “Deve tacere e astenersi da ogni ingerenza negli affari interni siriani”, ha detto (34).

Nel corso di un discorso pronunciato all’anfiteatro dell’università di Damasco, il presidente siriano, Bachar al-Assad, ha messo mano all’artiglieria pesante e dichiarato l’avvio di una nuova tappa della guerra imperialista contro la Siria, quella della controffensiva siriana; “Noi abbiamo dato prova di pazienza e resistenza in una lotta senza precedenti nella storia moderna della Siria e ciò ci ha reso più forti e, per quanto questa lotta comporti grandi rischi e sfide fatidiche, la vittoria è a portata di mano se solo ci manteniamo capaci di resistere, di sfruttare i nostri punti forti che sono numerosi, di conoscere i punti deboli dei nostri avversari, che sono ancora più numerosi (35).

Durante il discorso, il presidente Assad ha in più occasioni attaccato la Lega araba. L’ha accusata di avere accettato di trasformarsi in una specie di vetrina diplomatica, dietro la quale si nascondono i veri congiurati, le potenze imperialiste: “Dopo il fallito tentativo di convincere, al Consiglio di sicurezza, il mondo con le loro menzogne, era indispensabile ricorrere ad una copertura araba che per loro è diventata una base” (36).

Il presidente Assad ha voluto indirizzare diversi messaggi a diversi destinatari. Possiamo riassumerli in tre punti:

Per prima cosa la Siria non teme una sospensione dalla Lega araba. Le conseguenze non sarebbero rilevanti per la Siria. Per contro la Siria si ritroverà sgravata dagli obblighi che derivano dalle esigenze della Lega, soprattutto ora che il Qatar ha pirateggiato il suo ruolo e che tutte le risoluzioni della Lega vengono predisposte dietro le quinte delle potenze imperialiste.

Secondariamente, senza la Siria la Lega perderebbe la sua legittimità e validità, perché il mondo arabo - come entità culturale – non può esistere – né in teoria, né in pratica – senza la Siria, culla della cultura e della civiltà arabo-mussulmana. A fortiori, l’alba della civiltà arabo-mussulmana è sorta nella Siria degli omayyadi (661-750). Nel campo delle arti, della letteratura, della lingua, delle scienze, della Storia, della memoria collettiva e delle religioni, la Siria resta il “cuore” del mondo arabo. Dal punto di vista geografico, senza la Siria, il mondo arabo non potrebbe esistere come entità politica; al contrario sarebbe frammentato in diverse zone geografiche separate: la penisola arabica, la valle del Nilo e l’Africa del Nord. Bisogna qui notare che la Siria, come entità culturale e geografica, va al di là delle frontiere della Repubblica araba siriana, imposte dai colonialisti anglo-francesi all’indomani dello smantellamento dell’impero ottomano nel 1918. Noi parliamo qui della Siria naturale. Il presidente Assad è stato chiaro a questo proposito, quando ha detto che, “se alcuni paesi arabi hanno pensato di poter sospendere la nostra arabità nella Lega, noi diciamo che sospenderebbero piuttosto l’arabità della Lega perché, senza la Siria, è l’arabità della Lega che è sospesa. Se qualcuno crede di poter espellere la Siria dalla Lega, non possono però fare uscire la Siria dalla arabità, perché l’arabità non è una decisione politica, ma un patrimonio e una storia”, ha proseguito (37).

In terzo luogo, la Siria non sarà mai costretta a mettersi in ginocchio davanti alle potenze imperialiste. Le sanzioni imposte dalla potenze imperialiste e quelle imposte dalle monarchie assolute arabe potranno senza dubbio avere delle conseguenze negative sull’economia della Siria. Vi sono tuttavia nel mondo altre potenze economiche in ascesa, fuori dal sistema di subordinazione dell’Occidente, come la Russia, la Cina, l’India, l’Iran; in altri termini, l’Oriente. Il presidente Assad ha fatto notare che la Siria deve rivolgersi verso oriente, e l’aveva già fatto da anni: “L’Occidente per noi è importante, non possiamo negare questa verità, ma l’Occidente oggi non è più quello di un decennio fa (…)Le relazioni della maggior parte dei pesi del mondo con la Siria sono buone, a onta delle attuali circostanze e delle pressioni occidentali” (38), ha fatto sapere, sottolineando che l’embargo imposto alla Siria e le circostanze politiche e di sicurezza avrebbero avuto delle ripercussioni, ma “noi possiamo ottenere dei risultati diminuendo le perdite”(39), ha precisato.


Che cosa vuol dire ambire
In conclusione, troviamo utile ritornare brevemente sulle ambizioni “imperiali” dell’emirato del Qatar.
Approfittando della presenza militare delle legioni dell’Impero sul territorio del suo feudo, l’emiro del Qatar, Hamad, sembra convinto che la seconda resurrezione del regno di Prussia, per così dire, divenga giorno dopo giorno inevitabile; questa volta non sulle rive della Vistola né per mano degli Hohenzollern, ma piuttosto sulle rive del Golfo Persico e per mano degli Al-Thani, la famiglia reale del Qatar.

Resta da aggiungere che è vero che il Qatar ambisce a giocare un ruolo nella regione superiore alla sua “taglia”, né è meno vero che il Corvo che ha voluto un giorno imitare l’Aquila non può tornare sfuggire al suo destino. Il pastore arriva, lo prende, lo ingabbia ben bene, lo regala ai bambini per farli divertire (40).



Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul sito del Centre de recherche sur la mondialisation.


(*) Dottore in Studi Francesi (UWO, 2010), Fida Dakroub é componente del « Groupe de recherche et d’études sur les littératures et cultures de l’espace francophone » (GRELCEF) all’Università Western Ontario. E’ autrice di « L’Orient d’Amin Maalouf, Écriture et construction identitaire dans les romans historiques d’Amin Maalouf » (2011).
Fida Dakroub é collaboratrice di Mondialisation.ca.



[1]
http://www.lemonde.fr/mort-de-ben-laden/article/2011/09/13/a....


[2] Gli attentati di Nairobi e di Dar es Salaam, il 7 agosto 1998.


[3]
http://www.france24.com/fr/20120109-serie-attentats-mortels-...


[4]
http://www.20minutes.fr/monde/107840-11-septembre-2001-9-11-....


[5] Esodo 32 : 34.


[6]
http://www.20minutes.fr/monde/107840-11-septembre-2001-9-11-...


[7]
http://www.20minutes.fr/monde/107840-11-septembre-2001-9-11-...


[8]
http://www.20minutes.fr/monde/107840-11-septembre-2001-9-11-...


[9]
http://www.lemonde.fr/asie-pacifique/article/2011/12/29/acco...


[10]
http://www.lemonde.fr/asie-pacifique/article/2011/12/29/acco...


[11]
http://www.cyberpresse.ca/international/etats-unis/200903/30...


[12]
http://rt.com/usa/news/obama-afghan-taliban-war-035/


[13]
http://rt.com/usa/news/obama-peace-taliban-us-219/


[14]
http://rt.com/usa/news/obama-peace-taliban-us-219/


[15]
http://www.algeria-watch.de/fr/article/pol/ligue_arabe/syrie...


[16]
http://www.algeria-watch.de/fr/article/pol/ligue_arabe/syrie...


[17] L’accordo di Doha è stato un accordo politico congiunturale, assunto in una situazione di necessità e senza modifiche costituzionali tra l’opposizione libanese filo-siriana e il governo libanese, allora filo-saudita, dopo i fatti dell’8 maggio 2008, che hanno provocato la caduta totale della capitale Beirut nelle mani dei combattenti dell’opposizione.


[18] La popolazione complessiva del Qatar è di 1.699.435 abitanti.
http://www.qsa.gov.qa/QatarCensus/


[19] Il dispotismo illuminato è una variante del dispotismo che si è sviluppato nel XVIII° secolo, il potere viene esercitato da monarchi di legittimazione divina, le cui decisioni sono però guidate dalla ragione e che si presentano come i primi servitori dello Stato. I più importanti despoti illuminati hanno anche intrattenuto una continua corrispondenza con i filosofi dei Lumi.


[20] Federico II di Prussia fece entrare il suo paese tra le grandi potenze europee. Dopo avere un tempo frequentato Voltaire, è diventato celebre per avere incarnato l’ideale del principe del secolo dei Lumi, nella sua qualità di «despota illuminato».


[21]
http://www.legrandsoir.info/youssef-al-qardaoui-bernard-henr...


[22] Marx, Karl. Le 18-Brumaire de Louis Bonaparte.
http://www.marxists.org/francais/marx/works/1851/12/brum3.ht...


[23]
http://www.infosyrie.fr/actualite/mission-arabe-le-qatar-nes...


[24] La Loya Jirga (Grande assemblea o Grande riunione), è una espressione di origine Pashtu che design auna assemblea convocata per assumere le grandi decisioni che riguardano il popolo afghano.


[25]
http://www.sana.sy/fra/55/2012/01/08/393114.htm


[26] Il Pygargue dalla testa bianca è il simbolo ufficiale del Grande sigillo degli Stati Uniti d’America.


[27] Derafsh Kaviani è la leggendaria bandiera dell’Impero Persiano.


[28] Les Fables de La Fontaine ; Livre II, fable 16.


[29] Il nasserismo è una ideologia panaraba rivoluzionaria, combinata con un socialismo arabo, ma che resta in opposizione rispetto agli ideali marxisti.


[30] Jean-Christophe Victor, « Mondes arabes », Le Dessous des cartes, 10 septembre 2011.


[31] L’Egitto è il paese più popoloso del mondo arabo e del Medio Oriente con 82 milioni di abitanti.
http://fr.wikipedia.org/wiki/Liste_des_pays_par_population


[32] « Les Liaisons dangereuses » è il titolo di un romanzo epistolare scritto da Pierre Choderlos de Laclos, e pubblicato nel 1782.


[33]
http://www.algeria-watch.de/fr/article/pol/ligue_arabe/syrie...


[34]
http://jeune-independant.net/index.php?option=com_content&am...


[35]
http://www.sana.sy/fra/51/2012/01/10/pr-393414.htm, déclara-t-il


[36]
http://www.sana.sy/fra/51/2012/01/10/pr-393414.htm, souligna le président Assad


[37]
http://www.sana.sy/fra/51/2012/01/10/pr-393414.htm


[38]
http://www.sana.sy/fra/article/31.htm


[39]
http://www.sana.sy/fra/article/31.htm


[40] Les Fables de La Fontaine. Le Corbeau voulant imiter l’Aigle ; Livre II, fable 16.

 

 

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