Assegnato ad Aminetou Haidar il premio Robert Kennedy per i diritti dell’uomo 2008


Il prossimo 13 novembre sarà conferito ad Aminetou Haidar, militante saharaoui per i diritti umani ed ex prigioniera, il premio nord americano “Robert Kennedy” per i diritti dell’uomo 2008.
Il CODESA, associazione saharaoui per i diritti umani, ha dichiarato che questo premio “è un riconoscimento per la sua attività di pubblicazione e denuncia delle flagranti violazioni dei diritti umani perpetrati dalle Autorità marocchine contro i cittadini saharaoui senza difesa e soprattutto nei territori occupati del Sahara Occidentale”.
“E’ allo stesso tempo un apprezzamento per il suo coraggio e le sue posizioni in favore dell’autodeterminazione del popolo saharaoui e del rispetto dei diritti umani in Sahara Occidentale”.
Il premio Robert Kennedy, uno dei più importanti nel mondo, è stato conferito, dal 1984, a più di 36 difensori dei diritti umani nel mondo. “E’ finalizzato a onorare i difensori della legalità internazionale nel mondo”.
L’attivista saharaoui e membro del CODESA, Aminetou Haidar, ha già ottenuto diversi premi internazionali, come riconoscimento delle sue attività di difensore dei diritti umani insieme agli altri attivisti saharaoui nei territori sotto occupazione marocchina.
Nel 2005 è stata designata dal parlamento Europeo come candidata al premio “Sakarov”, qualche giorno dopo il suo arresto nella città di El Aioune occupata, dove ha scontato una pena di 7 mesi di prigione ferma, a causa delle sue opinioni in favore dell’autodeterminazione del popolo saharaoui.
Nel 2006 ha ricevuto a Madrid il 5° premio Juan Maria Bandres per la difesa del diritto d’asilo e la solidarietà coi rifugiati, assegnatatele dalla Commissione spagnola di aiuto ai rifugiati (CEAR), Nell’ottobre dello stesso anno ha ricevuto la cittadinanza onoraria della città di Napoli (Italia) in omaggio alla sua instancabile lotta per i rispetto dei diritti dell’uomo nei territori del Sahara Occidentale sotto occupazione.
Nel 2007 è stata infine insignita del premio “Silver Rose Award”, assegnato annualmente dall’organizzazione austriaca Solidar ai difensori dei diritti dell’uomo nel mondo.


L’Expression 10 novembre 2008


Sahara Occidentale
La paranoia di Mohammed VI

Il successo internazionale di Aminatou Haidar, la militante saharaoui dei diritti umani è dovuto ai petrodinari algerini, sostiene il quotidiano Aujourd’hui le Maroc.

Dopo avere accusato l’Algeria di ostacolare il processo di pace nel Sahara Occidentale, il sovrano marocchino, per il tramite di una certa stampa a lui sottomessa, persiste nella sua campagna di demonizzazione dello Stato Algerino. E lo fa scatenando la sua muta di giornalisti assetati di nient’altro se non di calunnie, disinformazione, ingiustizia e menzogne. Da questo punto di vista, Aujourd’hui le Maroc è la sua punta di lancia, il suo portabandiera. “Il successo internazionale di Aminatou Haidar è sostenuto ampiamente dai petrodinari algerini”, ha scritto il nostro “confratello” marocchino nella edizione del 7 novembre. Alla vigilia del discorso pronunciato da Mohammed VI in occasione del 33° anniversario della “marcia verde”. Eccome se la campagna non è stata sapientemente orchestrata e montata in ogni parte. E’ stata cucita col filo bianco. Queste dichiarazioni, comunque, sono state attribuite ad un fantoccio, che il giornalista dice essere uno specialista dell’attivismo separatista, senza tuttavia rivelare la sua identità. Davvero un curioso modo di informare. Di chi ha paura questo “brillante analista” per mantenere l’anonimato? Di Aminatou Haidar forse che, dal canto suo, si esprime con un coraggio esemplare riconosciuto da una comunità internazionale appassionata di giustizia. A meno che, ed è la cosa più probabile, non sia altro che una volgare emanazione dei servizi marocchini. Uno specialista che si rispetti e che in più goda di protezioni tanto temibili come quelle della polizia segreta marocchina ha bisogno di essere codardo! Il coraggio. La codardia, ecco un binomio che non si può conciliare. Aminatou Haidar ha scelto il coraggio. Il suo nome è arrivato alla ribalta un giorno dell’anno 2005. E’ stata un’ardente leader dell’intifada nei territori saharaoui indebitamente occupati dall’esercito coloniale marocchino. “Arrestata a Laayoune per avere orchestrato con qualche attivista la famosa sedicente Intifada Saharaoui, si è voluta nominare prigioniera d’opinione”, riconosce, con tono ironico, Aujourd’hui le Maroc. E’ in effetti molto più facile oggi curvare la schiena e mangiare dalle mani del Makhzen (sistema di potere marocchino, ndt), che difendere la causa saharaoui. “E’ sostenuta da gruppi minoritari della sinistra comunista o troskista, e da residui dei partiti rivoluzionari degli anni ’60…”, prosegue il giornalista di Aujourd’hui le Maroc. Ed è qui che si tocca infine la questione del rispetto della dignità umana e del rispetto della dignità altrui. Che certamente non è il punto forte della famiglia reale e dei generali felloni che la circondano, come Dilmi e Oufkir. Tazmamart, Derb, Moulay Chérif portano ancora l’eco dei suppliziati. Abraham Serfaty e molti altri possono testimoniarlo. Abdellatif Zeroual, militante di Ilal Aman, partito marxista marocchino, ha avuto il tempo di dirlo prima di soccombere sotto tortura: “Il nostro sangue cola…goccia a goccia”.
E’ vero che questo è accaduto sotto il regno del defunto sovrano Hassan II. Ma oggi la caccia all’uomo si svolge altrove: nei territori saharaoui colonizzati, ma anche nel regno, nella piccola città portuale di Sidi Ifni. Ma perché dunque Aminatou Haidar impedisce al Regno alaouita di dormire? Semplice: il 13 novembre deve ricevere il premio della Fondazione Robert Francis Kennedy per i diritti dell’uomo. Un riconoscimento che avrà il suo peso nel dossier sul Sahara Occidentale. Cosa che non piace ai sostenitori del progetto di autonomia marocchina. Rabat la vede male. Bisogna reagire. Se ne occupa Aujourd’hui le Maroc e fustiga tutti: ONG, Polisario, l’Algeria… nessuno viene risparmiato. “Queste ONG non si sono mai posti il problema dei reali obiettivi dell’attivista, che è una marionetta, né più né meno, del Polisario e dei servizi algerini, esperti nella manipolazione”, accusa gratuitamente il quotidiano marocchino. La paranoia sembra essersi realmente impadronita del sovrano marocchino e dei suoi intermediari. Si spinge fino al punto di vedere una polemica all’interno della Fondazione Kennedy che sta per assegnare, fra tre giorni., il suo premio alla militante dei diritti dell’uomo. Indovinate chi riporta l’informazione? Mohammed Reda Taoudjouni, presidente dell’Associazione Le Sahara marocain. “La Fondazione Kennedy è vittima di una grande manipolazione, nel senso che non è bene informata circa la persona che intende premiare…” avrebbe dichiarato M. Taoudjouni al quotidiano Aujourd’hui le Maroc. Il clima è davvero propizio alle manovre diversive. Con i boss della cannabis e della cocaina, che prosperano sotto la protezione appena velata di ufficiali delle forze armate reali e di diplomatici solo di nome, il giovane sovrano marocchino non sa più dove voltare la testa.
Mohammed Touati

 

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