Analisi, agosto 2012 - Ecco la vicenda Assange diventata improvvisamente un segno mondialmente visibile del crepuscolo dell’imperialismo anglo-sassone, il cui disprezzo per il diritto internazionale condanna ad una riprovazione quasi universale (nella foto, Julien Assange)







Le Grand Soir, 20 agosto 2012 (trad.Ossin)



Vicenda Wikileaks/Assange
Comaguer


Julien Assange, cittadino australiano creatore di Wikileaks, è indagato dalla giustizia svedese. E’ stato infatti accusato da due cittadine svedesi di avere avuto con loro dei rapporti sessuali non protetti e la giustizia svedese vuole interrogarlo prima eventualmente di incriminarlo. Ma egli ha paura di rientrare in Svezia per rendere questo interrogatorio, perché teme che la Svezia lo consegni agli Stati Uniti (vi sono dei precedenti), dove sarebbe processato per tradimento a causa della divulgazione di numerosi dispacci diplomatici che lui ha copiato dai siti ufficiali del Dipartimento di Stato. Rischierebbe in questo caso la pena di morte.


Dopo un lungo soggiorno nel Regno Unito, ha avvertito che la corda gli si stava stringendosi attorno e si è rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador, a Londra, il 9 giugno 2012.


Per eseguire una richiesta di estradizione della Svezia, il governo inglese ha annunciato ufficialmente di essere pronto a irrompere nei locali dell’ambasciata per catturarlo.


Questo annuncio è una provocazione vergognosa perché significa che Cameron, col pretesto di dovere dare esecuzione ad una richiesta di estradizione proveniente da un paese amico, è pronto a violare deliberatamente la Convenzione di Vienna sull’immunità diplomatica, che vieta allo Stato ospitante di fare ingresso nelle sedi delle ambasciate straniere.


La Convenzione di Vienna è l’accordo internazionale più firmato che vi sia. E non è mai stato violato, nemmeno nei peggiori momenti della guerra fredda.


Il 16 agosto il governo equadoregno ha accordato l’asilo politico a Julien Assange. Lo ha fatto dopo avere proposto alla giustizia svedese di interrogare Julien Assange nei locali dell’ambasciata, proposta rifiutata, e dopo avere successivamente chiesto al governo svedese di non estradare Julien Assange negli Stati Uniti se fosse rientrato in Svezia per l’interrogatorio, nessuna risposta.


Per dare una idea del livello di isteria toccato negli Stati Uniti contro Julien Assange, citiamo il fatto che Sarah Palin, l’ex candidata alla vicepresidenza nel 2008, ha fatto appello all’esercito degli Stati Uniti perché desse l’assalto all’ambasciata dell’Ecuador a Londra.


Ma, per andare in Ecuador, Julien Assange deve uscire dall’ambasciata e raggiungere un aeroporto. Sarà sequestrato durante il tragitto, cosa che violerebbe tutti i costumi diplomatici? Non vi è alcun dubbio su questo, dal momento che il governo inglese ha reagito alla decisione ecuadoregna annunciando che non consentirà a Julien Assange di lasciare il suolo del Regno Unito.


Quando si è opposto all’estradizione di Pinochet, i cui crimini erano accertati e assolutamente incomparabili con quello di cui è solo sospettato Julien Assange in Svezia sulla scorta della denuncia presentata da una cittadina svedese di origine cubana conosciuta per i suoi legami con le organizzazioni anticastriste,  la Gran Bretagna non si è preoccupata granché delle richieste di estradizione del dittatore che le erano state rivolte. Due pesi e due misure: da un lato un dittatore fascista messo al potere da un colpo di stato degli Stati Uniti, dall’altro un semplice cittadino che ad essi non piace! In entrambi i casi una marionetta che esegue: la Gran Bretagna.

La maschera olimpica della fratellanza e del consenso sfoggiata dal governo del Regno Unito fino al 10 agosto è caduta brutalmente e scopre l’immagine corrucciata e oscena dell’imperialismo più datato.


Assumendo simili posizioni e mettendosi al bando della comunità degli Stati, Cameron finisce col perdere ogni credibilità in una vicenda di tutt’altra importanza per il suo paese, finisce semplicemente per perdere le Malvine.


Infatti l’Ecuador che ha a lungo maturato la sua decisione e che difende Julien Assange in nome della libertà di espressione, sta mobilitando dietro di lui la maggior parte dei governi dell’America Latina, a cominciare da quelli dell’ALBA (Cuba, Bolivia, Nicaragua, Venezuela, Repubblica Dominicana, Barbados, Antigua), poi quelli dell’UNASUR, e si prepara a rivolgersi all’Organizzazione degli Stati americani e al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Si tratta dunque di una vera e propria levata di scudi dell’America Latina di fronte al rifiuto del governo inglese di lasciare beneficiare Julien Assange del diritto di asilo politico, che gli è astato appena riconosciuto da uno Stato sovrano.


Ora, questa enorme gaffe diplomatica, degna di un imperialismo senescente, incapace di ripetere le gesta brutali tante volte compiute in gioventù, gaffe denunciata da diversi ex diplomatici inglesi di alto rango, interviene nel momento in cui l’Argentina ha appena depositato presso l’Ufficio delle Nazioni Unite competente un dossier che mira ad ottenere il riconoscimento internazionale dell’appartenenza delle Malvine alle acque internazionali argentine, in virtù del principio di estensione della piattaforma continentale riconosciuto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.


Ecco la vicenda Assange diventata improvvisamente un segno mondialmente visibile del crepuscolo dell’imperialismo anglo-sassone, il cui disprezzo per il diritto internazionale condanna ad una riprovazione quasi universale.    

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