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ProfileAnalisi, ottobre 2016 - Per anni e decenni, la sedicente «sinistra» in Occidente è stata moderatamente critica nei confronti dell’imperialismo e del colonialismo nord-americano (e talvolta anche di quello europeo)...
Patike

 

Off Guardian, 4 ottobre 2016 (trad.ossin)
 
I fallimenti della sinistra occidentale
Andre Vltchek
 
La guerra reale è difficile da combattere. E richiede vero coraggio, disciplina e determinazione a vincerla
 
 
Per anni e decenni, la sedicente «sinistra» in Occidente è stata moderatamente critica nei confronti dell’imperialismo e del colonialismo nord-americano (e talvolta anche di quello europeo). Ma ogniqualvolta una persona o un paese si levava e cominciava seriamente a sfidare l’Impero, la maggior parte degli intellettuali della sinistra occidentale chiudevano semplicemente gli occhi e negavano il proprio appoggio pieno e incondizionato a coloro che mettevano le loro vite (e perfino la sopravvivenza dei loro paesi) in gioco.
 
Non dimenticherò mai tutte le frecciate insultanti contro Hugo Chavez, provenienti dalla «sinistra anti-comunista», dopo che il presidente venezuelano osò insultare George W. Bush alle Nazioni Unite nel 2006, definendolo «diavolo» e facendo teatralmente finta di sentirsi soffocare, per lo zolfo che «impregnava l’aria» dopo l’apparizione del presidente degli Stati Uniti nell’Assemblea Generale.
 
Non intendo qui fare nomi, ma i lettori sarebbero sorpresi se sapessero quanti di questi dirigenti emblematici della sinistra statunitense definivano Chavez e il suo discorso come «scostumato», «controproducente» e perfino «insultante».
 
Decine di milioni di persone sono morte a causa dell’imperialismo occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale. Durante la spaventosa presidenza di George W. Bush, l’Afghanistan, l’Iraq sono stati ridotti in rovine… Ma bisogna restare «educati», «obiettivi» e mantenere il sangue freddo?
 
Ebbene, non è così che le vere rivoluzioni sono state avviate. Non è così che sono state vinte le guerre contro il colonialismo. Quando la vera battaglia comincia, «l’educazione» è infatti inaccettabile, semplicemente perché le masse oppresse sono esasperate all’estremo e vogliono che i loro sentimenti siano recepiti e espressi dai loro leader. Anche il cercare di mantenersi «obiettivi» è spesso fuori luogo, quando rivoluzioni ancora fragili devono affrontare tutta l’enorme propaganda ostile del regime – dell’Impero.
 
Ma la domanda che poniamo è questa: davvero la maggior parte della gente di sinistra in Occidente appoggia le rivoluzioni e le lotte anti-colonialiste del mondo oppresso?
 
Io credo di no. E la cosa risulta evidente se solo si leggano la maggior parte dei sedicenti media alternativi, tanto negli Stati Uniti che in Europa.
 
Il leader che sa levarsi, che sa guidare il suo paese nella battaglia contro la dittatura mondiale dell’Occidente, viene quasi immediatamente definito come demagogo. Viene frequentemente tacciato di non essere «democratico», e non solo dai media di massa e «liberali», ma anche nelle pagine della sedicente stampa occidentale «alternativa» e «progressista». Non tutti, ma certamente e francamente, la maggior parte!
 
Chavez (nella foto a destra) ha infatti ricevuto davvero poco sostegno da parte degli intellettuali della «sinistra» occidentale. E adesso, mentre il Venezuela sanguina, la Repubblica bolivariana può contare solo su di un pugno di paesi latino-americani rivoluzionari, oltre che su Cina, Iran e Russia; assolutamente non sulla solidarietà ferma, organizzata e militante dei paesi occidentali.
 
Cuba ha ricevuto ancor meno sostegno del Venezuela. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la sinistra europea non ha fatto alcun tentativo, infatti, di salvare questa nazione eroica. E’ stata la Cina alla fine a correre in suo soccorso ed ha salvato il socialismo cubano (quando scrissi queste cose, centinaia di gauchisti occidentali mi solo saltati alla gola e, alla fine, c’è voluto che lo stesso Fidel confermasse quanto io sostenevo nelle sue “Riflessioni”, perché mi mollassero). In seguito, quando l’amministrazione Obama ha cominciato a manifestare pericolose aperture verso La Havana, quasi tutti in Occidente hanno cominciato a fare smorfie ciniche: «Vedete, adesso tutto crollerà! Si compreranno Cuba!» Non è successo. Ho viaggiato lungo la cara isola verde, ed era assolutamente chiaro, fin dal primo istante, che «la rivoluzione non è in vendita». Ma non lo leggerete spesso nei media «progressisti» occidentali.
 
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Non è ovviamente perché l’America Latina viene «detestata» dai progressisti in Occidente. Anzi l’America Latina riceve almeno da parte loro un qualche sostegno nominale.
 
La Cina e la Russia, due nazioni potenti, che si levano oggi apertamente contro l’imperialismo occidentale, sono disprezzate più o meno da tutti i «liberali» e dalla maggior parte della «sinistra» occidentale. In questi ambienti, regna una ignoranza assoluta sul tipo di democrazia che vi è in Cina, sulla sua cultura antichissima e la sua forma complessa, ma assolutamente vincente, di comunismo (si chiama «socialismo con caratteri cinesi»). Come un pappagallo, il «popolo della sinistra» occidentale ripete la propaganda «liberale» affermando che «la Cina è capitalista», o che è governata dal «capitalismo di Stato». L’internazionalismo della politica estera cinese viene costantemente trascurato e perfino preso in giro.
 
L’ostilità della «sinistra» occidentale verso la Cina ha disgustato diversi dirigenti e intellettuali cinesi. Io ho cominciato ad avere sentore di questa repulsione solo quando ho parlato, l’anno scorso, al Primo Forum culturale mondiale a Pechino, e ho avuto modo di confrontarmi coi pensatori dell’Accademia cinese di scienze sociali, il braccio destro (intellettuale) del governo e del partito.
 
La Cina può contare sui suoi alleati in Russia, in America Latina, in Africa e altrove, ma assolutamente per nulla in Occidente.
 
E’ inutile menzionare anche la Russia o l’Africa del sud.
 
La Russia, quando era «vittima» durante gli spaventosi anni Eltsin, è stata «baciata» dalla sinistra occidentale. La Russia guerriera, la Russia avversaria dell’imperialismo occidentale, è di nuovo detestata.
 
Sembra che i «progressisti» negli Stati Uniti e in Europa preferiscano davvero le «vittime». Possono in qualche modo provarne pietà e anche scrivere qualche riga sulle «sofferenze di donne e bambini indifesi» nei paesi che l’Occidente saccheggia e viola. La cosa non si estende a tutti i paesi brutalizzati, ma almeno a qualcuno…
 
Quello che non amano per niente sono le donne e gli uomini forti che hanno deciso di lottare: di difendere i loro diritti e di affrontare l’Impero.
 
Il governo siriano è odiato. Il governo della Corea del Nord è disprezzato. Il presidente delle Filippine viene giudicato sul metro dei media liberali occidentali: come un volgare mostro che uccide migliaia di trafficanti e di consumatori di droga «innocenti» (non certo come un possibile nuovo Sukarno, pronto a mandare tutti al diavolo).
 
Qualsiasi cosa la «sinistra» occidentale pensi della Corea del Nord e del suo governo (e di fatto io credo che non possa davvero pensarne molto, perché è totalmente ignorante sul tema), la ragione principale per la quale la RPDC è tanto odiata dal regime occidentale, è dovuta al fatto che, come Cuba, essa ha fondamentalmente liberato l’Africa. Essa ha combattuto per la libertà in Angola e Namibia, ha fatto volare i MIG egiziani contro Israele, ha combattuto in Rhodesia (oggi Zimbabwe) e in molti altri paesi, ha inviato aiuti, insegnanti, medici, all’intero continente devastato dalla barbarie colonialista occidentale.
 
E ha ricevuto davvero molto in cambio ! Nella migliore delle ipotesi, indifferenza; nella peggiore, pura malvagità!
 
***
 
Alcuni dicono che la «sinistra» occidentale non vuole prendere il potere, non vuole più. Ha perso tutte le lotte importanti. E’ diventata indebitata, impotente e in collera con tutti e con se stessa.
 
Quando ho parlato nel Parlamento italiano nel gennaio 2016 (finendo con l’insultare l’Occidente per il suo saccheggio mondiale e la sua ipocrisia), ho avuto molti scambi col Movimento 5 stelle, che mi aveva appunto invitato a Roma. Ho passato del tempo con la sua ala radicale. C’è gente davvero formidabile tra loro, ma è diventato rapidamente chiaro che questo movimento politico, potenzialmente il più grande del paese, è di fatto terrorizzato dall’idea di dover prendere il potere ! Non vuole affatto davvero governare.
 
Ma allora, perché chiamare queste deboli entità occidentali, strane ed egoiste, «la sinistra» ? Perché confondere i termini e, così facendo, screditare quei veri rivoluzionari, quei veri combattenti che rischiano e sacrificano le loro vite, in questo momento, dovunque nel mondo?
 
***
 
Le guerre sono tutte molto sporche. Ne ho coperto giornalisticamente molte e lo so… Ma alcune di esse, quelle che si fanno per la sopravvivenza dell’umanità, o per la sopravvivenza di un paese particolare, sono inevitabili. O ci si batte o l’intero paese finirà per essere colonizzato ed oppresso, nel ferro.
 
Se si decide di battersi, allora occorre dotarsi di disciplina e ostinazione, una determinazione totale. Altrimenti la guerra è perduta in partenza!
 
Quando la libertà e la sopravvivenza della patria di qualcuno è in gioco, le cose diventano molto serie, veramente gravi. La lotta non è un salotto. Non si fa a chiacchiere.
 
Se noi, in quanto «di sinistra», abbiamo capito che l’imperialismo e il colonialismo (o il neo-colonialismo) sono i mali più grandi che distruggono la nostra umanità, allora dobbiamo mostrarci disciplinati e rientrare nei ranghi, e sostenere quelli che si battono in prima linea.
 
In mancanza di ciò, diventeremo un soggetto di scherzo senza interesse, e la Storia ci giudicherà e dovrà giudicarci severamente.
 
Andre Vltchek è filosofo, romanziere, cineasta e giornalista. Ha coperto giornalisticamente guerre e conflitti in dozzine di paesi. I suoi ultimi libri sono: “Exposing Lies Of The Empire et Fighting Against Western Imperialism. Conversazione con Noam Chomsky”; “On Western Terrorism”. Realizza dei film per teleSUR e Press TV. Dopo avere vissuto per anni in America Latina e in Oceania, attualmente vive e lavora nell’Asia dell‘est e in Medio Oriente. Lo si può contattare attraverso il suo sito internet o sul suo profilo Twitter.