Guerra di spie tra Cina e Stati Uniti
Alain Rodier
 
Jerry Chun Shing Lee – alias Zhen Cheng Li -, un ex ufficiale della CIA di 53 anni, è stato arrestato da FBI al suo arrivo all’aeroporto internazionale John F. Kennedy lunedì 15 gennaio 2018, per detenzione illegale di informazioni concernenti la difesa nazionale. Naturalizzato statunitense, ha lavorato nell’esercito dal 1982 al 1986 e poi è stato assunto come ufficiale trattante dalla CIA nel 1994. Si è dimesso nel 2007 pensando di non avere più prospettive di carriera. Era abilitato Top Secret e avrebbe operato in Cina. Attualmente risiede a Hong Kong, dove lavora per una importante società di vendite all’asta.
 
 
Una vicenda complessa
 
Per capire questa vicenda, occorre risalire all’inizio degli anni 2010, quando il controspionaggio cinese riuscì a identificare, e poi a neutralizzare in due anni, una ventina di agenti di informazione autoctoni che lavoravano per conto della CIA. Una decina sarebbero stati anche giustiziati. Uno di essi, un funzionario di alto livello, sarebbe stato per esempio abbattuto davanti ai suoi colleghi nello stesso ministero dove lavorava. La distruzione di questa rete è considerata uno dei più importanti rovesci subiti dalla Centrale USA da anni (1). In seguito gli Statunitensi non sono più riusciti a reclutare fonti umane interessanti nell’Impero di mezzo. La domanda che ci si è allora posti: come ha fatto Pechino a identificate le fonti segrete statunitensi?
 
La CIA ha avanzato l’ipotesi che i sistemi di intercettazione cinesi fossero riusciti a captare le frequenze utilizzate dalla CIA per comunicare con le sue fonti. Con gran dispiacere di Langley (città della Virginia dove ha sede la CIA, usata come sinonimo della centrale, ndt), FBI ha privilegiato, da parte sua, l’ipotesi di una talpa che abbia fornito queste informazioni dall’interno stesso della centrale, ravvivando i rancori storici che esistono tra i due Servizi statunitensi.
 
Alcuni ex della comunità dei servizi di informazione statunitense pensano che si tratti di entrambe le cose, aggiunte a molti errori nel trattamento delle fonti in loco, giacché gli Ufficiali trattanti statunitensi trascurano le misure di sicurezza elementari ! La Cina infatti è uno Stato di polizia dove è estremamente difficile sfuggire alla sorveglianza sistematica dei servizi di contro spionaggio, che hanno informatori dappertutto.
 
Ad agosto 2012, Lee e la sua famiglia lasciano Hong Kong per un soggiorno di un anno negli Stati Uniti nel nord della Virginia. Una voce sostiene che la Cia gli avrebbe teso una « trappola », proponendogli di riprendere servizio come Contractor ben pagato. E’ infatti frequente che gli ex di Langley ritornino al « gran gioco » dopo periodi di assenza più o meno lunghi (2).
 
In questa occasione, Lee e la sua famiglia soggiornano in alcuni hotel di Hawai, poi in Virginia, sempre controllati discretamente da agenti di FBI. Le camere e i bagagli dei sospetti vengono esaminati di nascosto il 13 agosto in un hotel di Honolulu, poi il 15 agosto a Fairfax. FBI vi trova due taccuini contenenti informazioni classificate manoscritte, cui Lee avrebbe avuto accesso quando era ancora in attività: la vera identità e i numeri di telefono di informatori della CIA in Cina, oltre a note operative contenenti i luoghi degli appuntamenti segreti e dei locali di contatto. In maggio e giugno 2013, viene interrogato per cinque volte da FBI ma, stranamente, anche se non menziona la presenza di questi taccuini, non viene inquisito e viene lasciato  rientrare a Hong-Kong con la famiglia.
 
Diverse inquietanti questioni si pongono :
 
– Perché FBI gli ha consentito di ripartire nel 2013?
 
– Perché è tornato a gettarsi nella fossa dei leoni nel 2018, quando già sapeva di essere sospettato?
 
– Perché il capo di imputazione (detenzione di informazioni classificate) contestato dal Tribunale di New York il 16 gennaio 2018 è così minimalista rispetto a quello che sembra essergli attribuito: il tradimento a vantaggio di una potenza straniera che ha avuto conseguenze drammatiche, compresa la morte di alcuni uomini? Negli Stati Uniti è abituale patteggiare prima di essere presentati al giudice. Che cosa avrà dato per guadagnarsi una imputazione punibile con non più di dieci anni di prigione? Le autorità statunitensi non forniscono informazioni in proposito, né sulla situazione della famiglia (si trova ancora a Hong-Kong alla mercé dei Servizi cinesi o negli Stati Uniti?).
 
Qualche risposta dovrà pure essere fornita in futuro su quello che sembra costituire uno dei più grandi fiaschi della CIA in Estremo Oriente. Quello che è certo, è che la guerra segreta tra Washington e Pechino prosegue, e non c’è alcun motivo perché debba cessare.
 
Altri casi simili
 
Infatti, a giugno 2017, Kevin Patrick Mallory, un pensionato della CIA di 60 anni – oggi consulente e residente a Leesbourg in Virginia -, è stato accusato di avere trasmesso informazioni classificate alla Cina per denaro (4), a mezzo di un sistema elettronico che gli sarebbe stato consegnato da un ufficiale trattante cinese a Shanghai, e di avere mentito agli agenti di FBI. Si era messo in pensione nel 2012, dopo aver lavorato soprattutto in Iraq, in Cina e a Taiwan.
 
Nel marzo 2017, era stata Candace Marie Clairborne, una ex impiegata del Dipartimento di Stato sessantenne, che aveva lavorato nelle rappresentanze diplomatiche statunitensi a Pechino (2000-2003), poi a Shanghai (2003-2005), ed era poi tornata in Cina dal 2009 al 2011, ad essere accusata di avere mentito agli investigatori di FBI a proposito delle relazioni che aveva intrattenuto con ufficiali cinesi. Avrebbe consegnato informazioni in cambio di versamenti di denaro, di un  iPhone, di vacanze all’estero, di un appartamento ammobiliato, ecc. Si è difesa affermando di non avere mai fornito informazioni classificate, spingendo perfino i suoi trattanti, secondo lei, a chiederle solo cose che si potevano trovare in internet…
 
In tutti e tre I casi, emerge che I sospettati abbiano tutti soggiornato lungamente in Cina, e questo avrebbe permesso ai Servizi di Informazione locali di costruire un ambiente giusto per loro e, forse, anche di reclutarli. Il fatto che Lee si sia dimesso nel 2007 e che la retata contro le reti sia avvenuta solo tre anni dopo non è una prova a discarico in quanto, se è lui la gola profonda  - cosa che deve ancora essere dimostrata –, c’è stato certamente bisogno che i Servizi cinesi verificassero le informazioni ricevute mettendo sotto sorveglianza i sospetti, e perfino per usarli allo scopo di disinformare Washington. Inoltre il rapporto statunitense su Lee dice che questi era rimasto in contatto con alcuni ex colleghi ancora in attività, e ciò rappresenta un grave errore del sistema di sicurezza, a  meno che non ci sia stato un doppio o triplo gioco …
 
 
Note:
 
(1) Le perdite in vite umane sarebbero paragonabili a quelle provocate a suo tempo dal tradimento di Aldrich Ames (CIA), condannato all’ergastolo nel  1994, e di Robert Hanssen (FBI), condannato a quindici ergastoli il 10 maggio 2002. Vedi in proposito “Alain Rodier, Grand angle sur l’espionnage russe”, UPPR, Parigi, 2017
 
(2) E’ peraltro legittimo chiedersi se abbiano davvero lasciato il servizio o se, più prosaicamente, siano stati “mandati a riposare in campagna” e cancellati dall’elenco degli effettivi, per poter compiere altre missioni segrete
 
(3) La sua appartenenza alla Centrale non è però stata confermata dalle autorità
 
(4) 10 000 dollari a marzo 2017 e 15 000 ad aprile
 
 
 
 
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