New Eastern Outlook, 9 gennaio 2017
 
Trump è lo scagnozzo (sottobanco) di Henry A. Kissinger & C?
F. William Engdahl
 
L’espressione “Back Door Man“, che qui abbiamo tradotto con “scagnozzo (sottobanco)”, ha diversi significati. Nel blues originale di Willie Dixon, si riferisce ad un uomo che aveva una relazione con una donna sposata e che utilizzava una porta nascosta [back door] per scappare prima che il marito rincasasse. Durante la presidenza di Gerald Ford, si diceva che “Back Door Man“ fosse Dick Cheney nelle funzioni di capo di gabinetto della Casa Bianca, dove si distingueva per le sue “competenze“ che gli permettevano di ottenere quello che voleva ricorrendo a mezzi non trasparenti (1). Ora sempre di più, a mano a mano che si va definendo la composizione del suo Gabinetto, sembra che l’intero progetto della presidenza Trump assuma i caratteri dello “scagnozzo (sottobanco)” (2), nel senso che l’espressione ha avuto non tanto tempo fa per Cheney.
 
 
La retorica della campagna elettorale di Trump a proposito del “prosciugare la Palude“ non si sente più da tempo. A ottobre, durante la campagna, il candidato Trump aveva infatti dichiarato alla stampa: «Decenni interi di accordi tra interessi speciali devono cessare. Noi dobbiamo cancellare questo ciclo di corruzione. […] E’ tempo di prosciugare la palude di Washington D.C. […] e perciò propongo un elenco di riforme etiche, che rendano il nostro Governo nuovamente onesto» (3).
 
Fino ad oggi, però, il nuovo presidente ha già nominato nel suo Gabinetto, e ai posti più importanti, più miliardari di qualsiasi altro presidente nella storia statunitense: Betsy DeVos e i soldi che ha fatto con l’AmWay, alla carica di segretario di Stato all’Educazione, Wilbur Ross a quella di segretario al Commercio, Linda McMahon all’agenzia per le Piccole e Medie Imprese (PMI) e Vincent Viola alla carica di segretario agli Eserciti (4). Questo senza contare lo stesso Trump, quale miliardario putativo.
 
Viene poi, tra gli interessi garantiti sul versante di Wall Street, Goldman Sachs, che detiene un enorme potere nella nuova amministrazione. Steven Mnuchin, socio di Goldman Sachs, è l’uomo che Trump ha nominato come segretario al Tesoro. Gary Cohn, presidente di Goldman Sachs, sarà il suo primo consigliere economico alla Casa Bianca. Anthony Scaramucci, membro del comitato esecutivo del gruppo che gestisce la transizione presidenziale, è un ex banchiere di Goldman Sachs, come anche Steve Bannon, stratega in capo di Trump e suo consigliere senior (5).
 
Aggiungiamo a questo insieme niente di meno che quattro generali militari, rappresentanti del Complesso militar-industriale più corrotto della storia dell’umanità: come segretario alla Difesa, il Generale (a riposo) James «Mad Dog» Mattis, diventato dopo il collocamento a riposo membro del Consiglio di amministrazione di uno dei più importanti appaltatori del Dipartimento della Difesa, la General Dynamics ; il luogotenente generale Mike Flynn (a riposo), con la sua ditta di consulenza, come consigliere per la Sicurezza nazionale, e il Generale (a riposo) John F. Kelly come segretario alla Sicurezza interna.
 
Aggiungete ancora a questa lista i nomi di Rex Tillerson, Direttore Generale di ExxonMobil, la più grande multinazionale di petrolio degli Stati Uniti, alla carica di Segretario di Stato;  l’ex governatore del Texas, il più grande Stato statunitense produttore di petrolio, Rick Perry, alla carica di segretario all’Energia, e il procuratore generale dell’Oklahoma pro-scisto Scott Pruitt, interpellato per la carica di capo dell’Agenzia di protezione dell’ambiente, e possiamo prevedere il varo di alcune politiche economiche drammatiche, se comparate alla sfortunata presidenza di prima.
 
La geopolitica di Kissinger rientra dalla porta di servizio
 
Quello che vien fuori non è bello, e sembra confermare tristemente il mio precedente articolo a proposito dell’inganno rappresentato dalla presidenza Trump (6).
 
In tutto questo, però, manca ancora una componente essenziale secondo me, vale a dire il ruolo occulto/sotto banco dell’ex segretario di Stato Henry A. Kissinger, che sembra affermarsi come consigliere non ufficiale per la politica estera di questa amministrazione Trump. Perché se si seguono le tracce di Kissinger durante gli ultimi mesi, lo si ritrova infatti in una serie di incontri molto interessanti.
 
Il 26 dicembre 2016, il quotidiano tedesco Bild Zeitung ha infatti pubblicato ciò che viene presentata come la copia di una analisi scritta da un membro del gruppo di transizione di Trump. In essa si rivela che, da Presidente, Trump intende promuovere una “cooperazione costruttiva” col Cremlino, in contrasto completo con le politiche di scontro e di sanzioni di Obama. I giornali hanno poi avanzato alcune congetture sul ruolo dell’ex segretario di Stato di 93 anni, Henry A. Kissinger quale principale, sebbene ufficioso, consigliere di politica estera. Il rapporto dice infatti che Kissinger sta preparando un piano diretto a rendere più “armoniose” le relazioni tra la Russia di Putin e gli Stati Uniti di Trump, nel quale sarebbe previsto un riconoscimento ufficiale da parte degli Stati Uniti della Crimea quale parte integrante della Russia e la revoca delle sanzioni economiche statunitensi imposte da Obama come rappresaglia per quella che venne considerata l’annessione della Crimea del 2014, e questo tra le altre cose (7).
 
Il fatto inatteso, in questo cambio di tono netto e improvviso della politica USA, è l’obiettivo astuto di Kissinger mirante a «riportare Putin sotto l’ombrello NATO», per parafrasare le parole dette più elegantemente a suo tempo dall’ex presidente USA originario del Texas, Lyndon Baines Johnson (8).
 
Che cosa si propone dunque Kissinger? Sicuramente non un “mondo multipolare” che rispetti le sovranità nazionali, come lui proclama, di questo possiamo essere certi. Kissinger si propone in realtà di erodere subdolamente l’asse bilaterale che va rafforzandosi tra la Cina e la Russia, e che minaccia l’egemonia globale statunitense.
 
Perché la tendenza degli ultimi anni, dopo il fallito colpo di Stato di Obama in Ucraina a inizio 2014, minaccia effettivamente di compromettere il progetto di una vita che è stato quello di Kissinger, altrimenti detto la “marcia verso un governo mondiale” di David Rockefeller: un governo mondiale nel quale «la sovranità sovranazionale di una élite intellettuale di banchieri mondiale è certamente preferibile all’autodeterminazione nazionale, come è stata praticata nel corso degli ultimi secoli», per riprendere le parole attribuite allo stesso Rockefeller nel corso della riunione di uno di questi gruppi selezionati, al momento del crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Il memo relativo al rapporto Trump-Kissinger pubblicato da Bild Zeitung aggiunge che l’idea di un riavvicinamento con la Russia mira a ostacolare la crescita in potenza dell’apparato militare cinese. In altri termini, si tratterebbe di un gioco molto diverso da quello di Obama, ma pur sempre di un gioco di potere.
 
Un vero equilibrio di poteri
 
Kissinger è uno degli ultimi seguaci sopravvissuti della dottrina geopolitica storicamente britannica, chiamata “Equilibrio dei poteri”. Il vero equilibrio dei poteri, quale venne praticato nella storia diplomatica e militare britannica dopo il Trattato di Windsor del 1386 (tra l’Inghilterra e il Portogallo), ha sempre comportato per l’Inghilterra di contrattare alleanze con la più debole delle due potenze rivali, per sconfiggere la più forte, e rubare poi il potere alla più debole, ormai sfinita. Si tratta di una strategia praticata con un successo straordinario fino alla Seconda Guerra Mondiale, e che ha consentito di costruire l’Impero britannico.
 
Questo Equilibrio di poteri britannico suppone che si sia sempre in grado di stabilire quale potenza, nel caso degli Stati Uniti governati da Kissinger, deve svolgere una funzione “equilibratrice”. Nei colloqui di pace del Congresso di Vienna, dopo la disfatta della Francia di Napoleone, nel 1814, il segretario di Stato britannico agli affari esteri, il visconte Castlereagh, si impegnò ad elaborare un trattato che garantisse che nessuna potenza europea continentale potesse dominare le altre, una strategia che perdurò fino al 1914 e la Prima Guerra Mondiale. Ciò che molti storici politici ignorano, è che questo Equilibrio di poteri continentale fu essenziale per la creazione dell’Impero britannico, che poté dominare il mondo quale potenza navale principale, per un secolo.
 
Ebbene, nella tesi di dottorato per l’Università di Harvard nel 1950, Kissinger scriveva quello che sarebbe poi diventato il titolo di un libro: “Un mondo restaurato. Metternich, Castlereagh e i Problemi della Pace, 1812-1822”. Questo studio dell’Equilibrio dei poteri britannici è il nocciolo delle macchinazioni machiavelliche di Kissinger fin da quando ottenne il suo primo incarico, grazie alla famiglia Rockefeller nel corso degli anni 1960. Nel suo “Mondo restaurato”, Kissinger dichiara infatti: «La diplomazia non può essere indipendente dai rapporti di forza e di potere. Ma la diplomazia deve essere indifferente […] a qualunque preoccupazione morale o di indiscrezione in rapporto alle politiche interne delle altre nazioni». Più avanti, aggiunge che «la suprema prova per un uomo di Stato è allora la sua capacità di riconoscere i veri rapporti di forza e di fare in modo che questa conoscenza sia utile ai suoi fini» (9)
 
Dall’inizio della sua relazione con Nelson Rockefeller negli anni 1950, poi con i fratelli Rockefeller (Lawrence, David, Winthrop), Henry Kissinger è sempre stato lo stratega della mondializzazione voluta dalla famiglia Rockefeller, o del Governo Mondiale, al di sopra delle nazioni, come auspicato da David nel 1991. In questo quadro si inserisce il ruolo svolto da Henry Kissinger nelle riunioni del gruppo Bilderberg, poi nella Commissione trilaterale di David Rockefeller, e tutto fino ad oggi ancora. Fu proprio il segretario di Stato Kissinger che chiese al suo buon amico David Rockefeller di facilitare “l’apertura della Cina“ verso l’ovest nel 1971, voluta da Nixon. All’epoca l’obiettivo di Kissinger, coi suoi contrappesi politici, era quello di sedurre la Cina, che era allora il più debole dei due grandi avversari di Washington, per includerla in una alleanza voluta dall’Ovest contro l’Unione Sovietica, che era allora il più forte avversario, almeno in termini geopolitici e militari.
 
Oggi, agli inizi del 2017, i ruoli si sono invertiti. La Cina è chiaramente emersa, dopo più di tre decenni di espansione economica e industriale tumultuosa, quale maggiore avversario di questo “Governo mondiale“ di David Rockefeller. La Russia, a causa della deregulation economica e della de-industrializzazione degli anni di Eltsin post 1991, è, nella visione di Kissinger, chiaramente il più debole dei due avversari. Cina e Russia, con Xi Jinping e Putin, insieme all’Iran, sono i più temibili difensori della sovranità nazionale: proprio ciò che costituisce l’ostacolo principale alla realizzazione del governo (fascista) mondiale di David Rockefeller (che qui uso come modello di paragone).
 
La strana diplomazia di Kissinger
 
Credo si possano interpretare le recenti azioni di Kissinger partendo da questa prospettiva: come spezzare la emergente minaccia euroasiatica al Nuovo Ordine Mondiale dominato dall’Ovest? E in questo caso, è più chiaro. Ha addirittura esagerato nel suo recente elogio del neofita politico, ma magnate dei casinò, Trump. In una intervista accordata a CBS TV in dicembre, Kissinger ha infatti dichiarato che Trump «ha la possibilità di entrare nella storia come un Presidente assolutamente importante». Ha aggiunto che, a proposito della percezione di un indebolimento provocato da Obama dell’influenza degli USA all’estero, «si può immaginare che qualcosa di nuovo e rimarchevole venga» dall’amministrazione Trump. «Direi che si tratta di una occasione straordinaria» (10).
 
Ora, più guardiamo dietro le apparenze, e soprattutto esaminiamo le scelte decisive in materia di politica estera adottate dal neofita Trump, più ritroviamo effettivamente le tracce di Henry A. Kissinger. La scelta per esempio del generale James «mad dog» Mattis, come segretario alla Difesa, è del tutto coerente con la visione di Kissinger. Mattis e Kissinger sono stati entrambi membri del Consiglio dei direttori di un partenariato privato strano e controverso, in materia di tecnologia medica, Theranos in California, insieme a quello che è stato (fino a poco fa) l’ex segretario di Stato George Shultz, all’ex segretario alla Difesa Bill (William) Perry, all’ammiraglio (a riposo) Gary Roughead, e all’ex presidente della banca Wells Fargo, Dick Kovacevich. (11)
 
Mattis, che Trump paragona al generale Patton, ha redatto nell’agosto 2016 un rapporto che criticava allo stesso tempo le amministrazioni Obama, Bush Jr. e Bill Clinton, per quella che egli definisce una mancanza di visione in materia di sicurezza nazionale, per avere sottovalutato le minacce costituite dalla Russia, dalla Cina e dai vari gruppi terroristi nel mondo (12).
 
Altre tracce del sunnominato Kissinger traspaiono nella nomina a sorpresa del patron d’ExxonMobil, Rex Tillerson, alla carica di segretario di Stato. ExxonMobil provenendo ovviamente dal nucleo originale [Standard Oil] della fortuna economica della famiglia Rockefeller. Kissinger ha raccomandato caldamente Tillerson, dicendo che, siccome quest’ultimo aveva delle strette relazioni personali col presidente russo Putin e con la compagnia petrolifera di Stato russa, Rosneft, non vi erano ragioni per scartarlo:
 
«Non mi pare rilevante l’obiezione che egli sarebbe troppo amico della Russia. Come patron di Exxon, è il suo lavoro quello di essere in buone relazioni con la Russia. Sarebbe un cattivo patron di Exxon, se non avesse una buona relazione di lavoro con la Russia» (13).
 
Come è stato per Mattis, Kissinger è stato membro di un Consiglio di amministrazione anche insieme a Tillerson. Sia Tillerson che Kissinger, sono membri dell’assai influente Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington, al fianco di altri personaggi eminenti, come Zbigniew Brzezinski e l’ex segretario alla Difesa Leon Panetta.
 
In verità, nel più puro stile “diplomazia segreta”, di cui Kissinger è maestro, avendo soprattutto scatenato (da dietro le quinte) la guerra del Kippur dell’ottobre 1973, Kissinger sembra essersi guadagnato il rispetto di Vladimir Putin in quanto “politico mondiale di livello”. Nel febbraio 2016, Kissinger si è recato a Mosca per incontrare Putin in privato. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha definito questa riunione come la continuità di un «dialogo amichevole tra il presidente Putin e Henry Kissinger, che sono legati da una relazione di lunga data» (14).
 
Il 2 dicembre, Kissinger è stato personalmente invitato dal presidente cinese Xi Jinping a Pechino, per discutere delle prospettive che la presidenza Trump rappresenta per la Cina. Kissinger viene considerato dal 1971 come un intermediario di fiducia unico dai Cinesi, sul tema soprattutto delle intenzioni della politica statunitense (15).
 
Con Kissinger che al momento si trova in una relazione speciale col presidente Trump in quanto consigliere “occulto” in materia di politica estera, con degli alleati di Kissinger come Tillerson al posto di segretario di Stato, Mattis a quello di segretario alla Difesa, comincia a delinearsi pesantemente la mano di Kissinger e della sua visione dell’Equilibrio dei Poteri britannico: abile nelle manipolazioni politiche, egli ha di mira la Cina come l’Iran, e tenterà di usare Putin e la Russia per distruggere la vera possibilità di un contrappeso alle illusioni di un Ordine Mondiale unico dominato dall’Ovest. E per fare ciò, occorrerà suscitare diffidenza e rancori tra la Cina, la Russia e l’Iran.
 
Vi sono semplicemente troppe coincidenze nel recente riemergere di Kissinger (“l’uomo di Stato mondiale per la pace” 16), per non sospettare che in verità, fin dall’inizio, Donald Trump potrebbe essere stato individuato come lo scagnozzo (sottobanco) [back Door Man] di Henry A. Kissinger, allo scopo di ri-avviare la geopolitica mondiale verso una restaurazione del ruolo dominante degli Stati Uniti quali “Domina über Alles“ (17).
 
William F. Engdahl è consulente in rischi strategici e conferenziere, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton. E’ autore di diversi saggi di successo sul petrolio, la geopolitica e gli OGM.
 
 
Note:
 
(1) Wikipedia, Back Door Man
(2) Nello stesso tempo uno “scagnozzo (sottobanco)” e un uomo sostenuto discretamente dietro le quinte, “sottobanco”
(3) Trump Pledges To Drain The Swamp And Impose Congressional Term Limits, 18 ottobre 2016
(4) Julianna Goldman, Donald Trump’s Cabinet richest in US history, historians say, CBS News, 20 dicembre 2016
(5) Dakin Campbell, Goldman Is Back on Top in the Trump Administration, Bloomberg, 22 dicembre 2016
(6) F. William Engdahl, The Dangerous Deception Called The Trump Presidency, New Eastern Outlook, 25 novembre 2016
(7) Sputnik News, Kissinger to Advise Trump on Bridging Gaps With Russia, 27 dicembre 2016
(8) Riferimento ad una citazione di Lyndon B. Johnson: “Meglio averli all’interno della tenda che pisciano all’esterno, piuttosto che fuori che pisciano all’interno” a proposito del direttore dello FBI J. Edgar Hoover, citato dal New York Times (31 ottobre 1971) 
(9) Henry Kissinger, A World Restored : Metternich, Castlereagh and the Problems of Peace, 1812-1822” (1957) 
(10) Nahal Toosi et Isaac Arnsdorf, Kissinger, a longtime Putin confidant, sidles up to Trump, 24 dicembre 2016. 
(11) Roger Parloff, A singular board at Theranos, Fortune, 23 giugno 2016 
(12) Leo Shane III, It’s official: Donald Trump has chosen Gen James Mattis for defense secretary, Military Times, 1° dicembre 2016 
(13) Sangwon Yoon, Kissinger at 93 Expounds on Rex Tillerson, One-China and Trump, Bloomberg, 14 dicembre 2016 
(14) RT News, Putin meets ‘old friend’ Kissinger visiting Russia, 3 Febbraio, 2016,
NDT : quella che è certamente la vera ragione di queste buone relazioni tra Putin e la Russia, e non solo Putin, è che Kissinger, nel 1945, quando si trovava in Germania, fu un collaboratore accertato dei Servizi sovietici, e il suo comportamento contribuì a creare il clima nel quale si affermerà il maccartismo (vedi : « La double face de Henry Kissinger », dicembre 2002 di Pierre de Villemarest, ristampata in «Faits et Chroniques interdits au public», Tomo 1, Pierre e Danielle de Villemarest, William D. Wolf, Aquillon, 2003). 
(15) Bloomberg News, China Grappling With Trump Turns to Old Friend Kissinger, 2 Dicembre 2016 
 
 
 
 
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