kunstler.com, 23 gennaio 2017 (trad.ossin)
 
L’apoteosi… Ma per quanto tempo?
James Howard Kunstler 
 
Se devono bastare le prime quarantotto ore per dare la misura della presumibile futura Trumptopia, bisogna concludere che l’istigatore di questo melodramma nazionale sembra essere completamente impazzito. Una valutazione più caritatevole potrebbe giudicare il suo modo di comportarsi come non adeguato al ruolo che ricopre: quello di presidente. Se continuerà a comportarsi così, resto convinto che lo vedremo sparire nell’arco di qualche mese, vittima di qualche iniziativa straordinaria. Potrebbe trattarsi di una procedura legale che faccia appello al 25° emendamento – diversi alti funzionari già sostengono che sia “incapace” – o potrebbe trattarsi di un colpo di Stato («Lei è licenziato»).
 
 
 
Penso che l’occasione potrebbe essere la crisi finanziaria che scoppierà all’inizio del secondo trimestre dell’anno. Nel primo caso, ai sensi del comma 4° del 25 emendamento, la cosa potrà assumere queste forme: 
 
Se il vice-presidente e la maggioranza dei più importanti capi degli uffici esecutivi o di qualsiasi altro organismo come il Congresso saranno in grado di produrre legalmente una dichiarazione scritta, trasmessa al presidente pro tempore del Senato e al Presidente della Camera dei Rappresentanti, che affermi l’incapacità del Presidente ad assolvere ai poteri e ai doveri della sua funzione, il vice-presidente assume immediatamente le funzioni come presidente ad interim.
Oppure sarà un complotto orchestrato da ufficiali militari o dei servizi di informazione – non necessariamente degli uomini machiavellici – preoccupati per la sicurezza della nazione con il suddetto matto alla Casa Bianca, che verrà temporaneamente arrestato, sequestrato e rimpiazzato da un «presidente applicato», in attesa di nuove elezioni straordinarie per sostituirlo con mezzi democratici. Io non ritengo che un simile scenario sia auspicabile, penso tuttavia che questo accadrà. Sarà un triste momento nella storia di questo paese, peggiore dello shock dell’assassinio di John Kennedy, che pure è avvenuto in un momento di stabilità economica. La storia è perversa e la vita tragica. E il peggio è in arrivo.
 
Per tornare alle prime quarantotto ore del nuovo governo, a partire dalla cerimonia di investitura. E’ stato, secondo me, uno spettacolo inquietante quello di Donald Trump nel Campidoglio, mentre saliva la sinistra rampa di accesso che conduce al palco inaugurale. Avanzava, visibilmente così solo, tra i ranghi dei pretoriani dinanzi e dietro di lui, col mantello aperto, con quella lunga cravatta rossa penzoloni e minacciosa, con una luce folle negli occhi come un vecchio toro portato all’altare sacrificale. Il suo discorso alla folla non è stato esattamente ciò che un tempo veniva chiamato un pezzo di retorica presidenziale. Non era una allocuzione. Era crudo, diretto, semplice e senza fronzoli, un avvertimento, rivolto ad una massa di personaggi eminenti, per dire loro che non conteranno più niente. E ciò è stato certamente percepito da molti come una minaccia.
 
Vero è che molto deve cambiare nei comportamenti dei funzionari se questo paese intende crescere come uno Stato civile, e la chiara dichiarazione di Trump era in sintonia con questa idea. Ma lo smantellamento di un simile sistema mafioso difficilmente può essere avviato senza generare molte pericolose frizioni. Si richiederebbe almeno qualche astuzia. Praticamente l’intero Stato profondo è schierato contro di lui, e lui non sa resistere alla tentazione di prenderli in giro, gioco pericoloso. Nonostante l’immagine di una transizione, la guerra impazza. Comunque, alla luce degli appuntamenti di gabinetto di Trump, la sua campagna di «prosciugare la palude» si presenta come un insieme di racket da sostituire con altri, forse peggiori.
 
Trump ha ragione di dire che le fabbriche dismesse si ergono come pietre tombali nel paesaggio. La realtà potrebbe essere che l’economia industriale è un affare one-shot. Quando è finita, è finita. Anche ipotizzando che vi sia il denaro per ricostruire le fabbriche del XX° secolo, come sarebbe organizzata la produzione? Ricorrendo alla robotica o servendosi di uomini muscolosi pagati 15 dollari l’ira? Se saranno i robot, chi acquisterà le merci? Se saranno lavoratori a basso salario, come pagheranno l’auto, la lavatrice? Se gli uomini muscolosi fossero pagati 40 dollari l’ora, come potremo vendere le nostre auto e le nostre lavatrici ai mercati esteri che pagano i loro lavoratori l’equivalente di 1,50 dollari l’ora? Come l’industria statunitense può mantenersi a galla senza le esportazioni? Se impediremo l’importazione di prodotti esteri, come riusciranno gli Statunitensi ad acquistare auto che sono molto più costose da produrre qui dei prodotti importati? Non c’è alcun indizio che Trump e il suo popolo abbiano riflettuto su tutto questo.
 
Trump può abrogare I decreti (più propriamente, i regolamenti) per promuovere la produzione petrolifera, ma non è in grado di contrastare il declino della resa energetica negli investimenti, che cala il sipario sulla società industriale. L’attuale estrazione del petrolio a qualsiasi prezzo accelererà infatti solo il declino del petrolio a basso costo. L’auspicio spesso espresso di «prendere» semplicemente il petrolio dei paesi del Medio Oriente comporterà probabilmente un sabotaggio delle loro infrastrutture petrolifere e la morte crudele di milioni di persone. Meglio avrebbe fatto a preparare gli Statunitensi al progetto di smantellare le periferie, ma dubito che questa idea lo abbia mai sfiorato.
 
I problemi con l’Obamacare e la sedicente assistenza sanitaria in generale, è che esse sono talmente sovraccariche di tangenti e ricatti che il Sistema non è riformabile se non viene distrutto nella sua forma attuale – gli ospedali centralizzati sovraffollati, l’assicurazione e i funzionari degli ospedali super-pagati, i medici afflitti da spese a sei cifre per il college e le scuole di medicina, il sistema dei prezzi incomprensibile ed esorbitante delle cure, gli ostacoli burocratici crudeli e insultanti per ottenere le cure, il comportamento scandaloso delle compagnie farmaceutiche, e tutto questo equivale né più né meno ad una colossale presa in ostaggio, che truffa e deruba le persone più vulnerabili. Fino ad oggi, nessuno ha avanzato un piano coerente per cambiare le cose. Consentire al ministero della giustizia di procedere contro la mafia medica sarebbe un buon inizio. Depredare e frodare i malati dovrebbe essere considerate un crimine. Ma non aspettatevi che questo accada in un cultura dove tutto va e niente conta. Una crisi finanziaria potrebbe essere l’elemento scatenante per porre fine all’enorme macchina dell’estorsione sanitaria. Che cosa si dovrebbe fare? Ritorno alla medicina in cliniche gestite localmente… Se potessimo avere questa fortuna.
 
Sabato pomeriggio Trump ha lanciato un appello al quartiere generale della CIA, che aveva tutta l’aria di voler avviare una ricucitura con quelli che sono forse i suoi cripto-nemici interni. Che cosa ha fatto? Si è arrabbiato e ha fatto il broncio per lo scarso entusiasmo della stampa per la sua cerimonia di investitura. Il massimo della stupidità. Mi meraviglio che nessun ex combattente di qualche avamposto della Compagnia del Suriname non l’abbia avvelenato con una freccetta intinta nelle secrezioni di rane tossiche.
 
Pensate che Trump migliorerà? Era la speranza dopo l’elezione: che assumesse atteggiamenti adeguati al ruolo di POTUS. No, quello che vedete oggi non è diverso da quello che vedrete in futuro. Posso solo immaginare che quanto sta accadendo dietro le quinte delle varie stanze del potere assomigli a un film di Jason Bourne con Matt Damon come una sessione di formazione di sensibilizzazione – dei professionisti uomini seri e donne a quattro zampe coi capelli in fiamme, ululanti verso i pannelli del controsoffitto acustico.
 
Tenete a mente che è stato il misero fallimento della politica «progressista» democratica a regalarci Trump. Le sue menzogne infantili e i suoi stupidi tweet sono stati resi possibili da una cultura politica sbagliata che considera gli immigranti illegali come semplici «sans-papiers», si ostina a non chiamare col suo nome il terrore radicale islamico, vieta la libertà di espressione sui campus, fa di Michael Brown un santo a Ferguson, affermando perentoriamente che I generi non si fondano su differenze biologiche e che ha permesso a Wall Street di chiudere la classe media statunitense in un buco immondo senza uscita.
 
Pensate che sia cominciata la notte oscura dell’anima nazionale? Il sole è appena tramontato dietro la collina. Il cammino fino al sorgere del sole sarà lungo e difficile.
 
 
 
 
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