Venezuelainfo, 25 febbraio 2019 (trad.ossin)
 
Il popolo venezuelano dà una nuova lezione ai media occidentali
Thierry Deronne
 
Ancora, ancora più oltre nella propaganda: “Nicolas Maduro brucia i camion degli aiuti umanitari”. Il senatore Gustavo Petro, ex-sindaco di Bogotà, ex-candidato alla presidenza della Colombia, e che non ha mai risparmiato critiche nei confronti del governo Maduro, è indignato per il lavaggio del cervello: “I camion sono stati bruciati dagli uomini di Guaidó (effimero “presidente” del Venezuela nominato da Donald Trump, NdR). Se l’incendio dei camion deve servire da pretesto a un’invasione, allora Duque (attuale presidente colombiano protetto da Alvaro Uribe, NdR) e Guaidó passeranno alla storia come istigatori della violenza sulla base di una menzogna. Da quando ho cominciato a scrivere sul concerto, e sui sedicenti “aiuti umanitari”, dopo che sono stati scoperti i veri autori dell’incendio dei camion, io ho detto con chiarezza che la strategia di Duque e di Trump era una invasione violenta. Noi sappiamo che in Colombia, quando i nostri popoli indigeni manifestano e protestano, li si reprime e li si uccide, e lo stesso succede ai nostri contadini, agli studenti, ai venditori ambulanti, a tutti quelli che si oppongono chiedendo giustizia e cercando verità. Se Dunque si fosse davvero preoccupato di proteggere la popolazione civile alla frontiera, non avrebbe messo in piedi questa stupida operazione di aggressione, concerto incluso. Al momento il controllo della frontiera è nelle mani dei cartelli messicani della droga. Noi non dobbiamo restare spettatori, dobbiamo agire, lottare per la pace. Dopo il fallimento della sua iniziativa, Juan Guaido non ha scelto la strada di un vero dialogo in Venezuela, ma ha chiesto apertamente un intervento militare straniero, senza preoccuparsi minimamente delle migliaia di patrioti che morirebbero nel suo paese. Io lo invito ad aprire la porta del dialogo” (1)
 
 
Il “divieto di ingresso imposto da Maduro degli “aiuti umanitari” trasferiti a bordo di aerei militari USA da Elliot Abrams, ex-capo degli squadroni della morte in America Centrale, è una fake news annunciata. Due giorni prima degli incidenti, Dmitri Polyanskiy, primo aggiunto del rappresentante permanente della Russia all’ONU, dichiarava: “Col pretesto di consegnare aiuti umanitari al popolo venezuelano, gli Stati Uniti stanno preparando una provocazione «palese» alla frontiera tra il Venezuela e la Colombia, per il 23 febbraio. Evidentemente in preda ad uno stato di frenesia, i colleghi statunitensi hanno deciso di diffondere false notizie all’interno del Consiglio di Sicurezza» (2).
 
 
Identico pronostico da parte del diplomatico Celso Amorin (foto), ex-Ministro degli affari esteri ed ex Ministro della Difesa del Brasile (2003-2014): “gli aiuti umanitari degli Stati Uniti al Venezuela sono una provocazione per potere intervenire in questo paese e costringere Nicolás Maduro a dimettersi. E’ una provocazione che mira a creare una situazione paramilitare prodromica a un cambiamento di regime» (3). L‘ex presidente Lula ha detto cose analoghe dalla prigione politica in cui è rinchiuso: «Non possiamo permettere la sottomissione del Brasile agli Stati Uniti. Maduro è un problema dei Venezuelani, non degli Statunitensi. Questi ultimi parlano di fame, ma non parlano del loro embargo che uccide bambini, uomini e donne innocenti». Anche José Miguel Insulza, ex-Segretario Generale della OEA, che ha spesso criticato il governo di Chavez, ha ammesso: «Vedere sbarcare in Colombia il capo del Southern Command USA, con ogni sorta di generali e il senatore Rubio e altri, tutto questo ha sempre meno l’aria di un aiuto umanitario e assomiglia sempre più alla ricerca di un pretesto per lo scontro».
 
Si capisce che l’inviato di Papa Francesco in Colombia, Luis Mariano Montemayor, o il Presidente della Croce Rossa colombiana, Christoph Harnisch, (4) non abbiano voluto partecipare alla sceneggiata di “aiuti” che essi considerano, come anche lo stesso Segretario Generale dell’ONU, più “politicizzati che umanitari”. Già negli anni 1980, Elliot Abrams e la CIA hanno usato falsi emblemi della Croce Rossa per inviare illegalmente armi ai paramilitari della “Contra” in Nicaragua. Questo 23 febbraio, alla frontiera della Colombia, alcuni paramilitari portavano le stesse insegne…
 
Ricordiamo en passant che Nicolas Maduro non si oppone affatto all’ingresso nel paese di veri aiuti umanitari, dal momento che sia l’ONU, col quale sono stati appena firmati degli accordi, che la Russia o, assai recentemente, l’India inviano tonnellate di medicine o di alimenti attraverso il porto di Guaira. Se i media non ne parlano, ciò non significa che questi fatti non accadano! Sapendo che agenzie di pagamento come Euroclear bloccano le transazioni venezuelane sui mercati degli alimenti e delle medicine, organizzazioni come l’ONU e potenze come la Russia e l’India stanno mitigando gli effetti della guerra economica praticata negli ultimi anni dall’amministrazione statunitense. Gli effetti di questa guerra sono illustrati dall’esperto umanitario dell’ONU Alfred de Zayas (5)
 
Le violenze paramilitari alla frontiera sono state respinte dalle Forze Armate del Venezuela, ma anche dalla popolazione venezuelana. Perché non si dovrebbe dimenticare: se nessuno è riuscito a violare il territorio del Venezuela e se l’immagine del militante di estrema destra Guaido che entra da trionfatore in Venezuela aggrappato al predellino di un camion “umanitario”, resterà solo una fake news, è stato anche grazie a questa resistenza popolare. I paramilitari colombiani hanno comunque fatto 315 feriti tra i chavisti (attaccando a San Antonio, Ureña e Boca de Grita).
 
 
 
 
Insieme a Cucuta (Colombia), qualche ora dopo il fallimento dello show degli aiuti umanitari: il presidente cileno Sebastian Pinera, Juan Guaido, il «presidente» autoproclamato scappato dal Venezuela a bordo di un elicottero militare colombiano, il presidente Ivan Duque, pupillo di Alvaro Uribe, e Luis Almagro, il segretario generale dell’OEA che esaurisce praticamente il suo mandato nel solo tentativo di «regime change» a Caracas. Le espressioni del volto parlano da sole
 
 
Facendosi forti della vulgata mediatica mondiale, John Bolton, Mike Pompeo, Ivan Duque e Juan Guaido, si sono impegnati a chiedere una “escalation nell’uso della forza” (sic) ai loro alleati neoliberali del “gruppo di Lima”, fin da lunedì 25 febbraio. La cancelleria russa ha spiegato che il testo di questa dichiarazione era già pronto da venerdì, e che una delle sue proposizioni denunciava gli incidenti di sabato prima ancora che si verificassero, attribuendone la responsabilità al “regime di Nicolas Maduro”… Domenica 24, il senatore statunitense Marco Rubio ha twittato una foto di Muammar Gheddafi insanguinato, scattata durante il suo linciaggio, promettendo a Nicolas Maduro la stessa sorte “a breve scadenza”. Nel frattempo in Venezuela, mentre qualche gruppo di oppositori incitava vanamente le forze armate a sollevarsi contro “la dittatura”, si svolgevano molte manifestazioni chaviste, con la partecipazione di migliaia di persone a Caracas, a difesa della sovranità del Venezuela di fronte all’offensiva imperiale. Mobilitazioni popolari come al solito occultate dai media occidentali.
 
Per l’intellettuale del colonialismo Ramon Grosfoguel, che critica il «né Maduro né Trump» di una estrema sinistra ”occidentalizzata”, “una delle caratteristiche del chavismo è di essere un movimento popolare nel quale è molto importante e diffusa la leadership delle donne, e soprattutto delle donne non bianche dei barrios (quartieri popolari). Il grande problema per l’Impero è che Chavez fu un grande pedagogo popolare della liberazione che ha elevato la coscienza di tutto un popolo, specialmente delle venezuelane. La forza spirituale di un popolo non può spiegarsi con le statistiche né con le parole, è qualcosa che si sente e che si vive. Chavez non è più un individuo, ma tutto un popolo, Difficile da capire se non si conosce il Venezuela”. (6)
 
Una delle donne dei quartieri popolari che ha difeso la frontiera del Venezuela dagli assalti dei paramilitari, il 23 febbraio 2019
 
 
Dimostrazioni popolari a Caracas in difesa della sovranità
 
 
Replicando senza il minimo senso critico il “piano media” statunitense, che ricorda la favola delle “armi di distruzione di massa” che ha provocato gli ottocentomila morti iracheni, i giornalisti occidentali tentano di sviare l’opinione pubblica per permettere l’assassinio di una democrazia e occultare il fatto che si darebbe luogo ad una sanguinosa pulizia affidata al know how dei marine e dei paramilitari di Alvaro Uribe. Sbagliano 3 volte.
 
Credono che, tenendo nascosto un popolo (che non è la minoranza di destra presentata dai media come il “popolo”, ma la vera maggioranza sociale, pacifica, che ha votato 25 volte in 20 anni), possano ottenere che questo popolo non esista e non difenderà la sua Patria.
 
Credono che, occultando venti anni di riforme sociali e di democrazia partecipativa, possano ottenere che queste riforme sociali e questa democrazia partecipativa non esistano e non saranno difese.
 
Credono che questo tipo di propaganda funzioni ancora in un’Europa in cui la stessa classe media impoverita ha cessato da tempo di credere allo storytelling delle élite liberali.
 
E’ lo stesso errore che commettono l’Impero e le estreme destre venezuelane e colombiane: credono che si possa, a furia di campagne mediatiche, costringere un popolo ad accettare decisioni prese da altri, senza sottomettersi al responso delle urne.
 
Note:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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