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 "Lodo Alfano" a Pretoria

I sostenitori di Jacob Zuma - prossimo presidente della Repubblica Sudafricana - reclamano una "soluzione politica" che risolva i suoi problemi giudiziari. Ma il caso Zuma divide e suscita tensioni formidabili.

Jeune Afrique 14/20 settembre 2008


Africa del Sud

L’ANC di fronte al caso Zuma


Accusato di corruzione, il presidente dell’ANC ha finalmente beneficiato di un non luogo a procedere. I suoi problemi con la giustizia hanno tuttavia messo in luce profonde divisioni nel partito.


Fabienne Pompey


Dicembre 2007, Jacob Zuma vince la competizione per il controllo del Partito del Congresso Nazionale Africano (ANC). Thabo Mbeki lascia la scena a testa bassa e lascia al suo ex braccio destro un partito a brandelli, segnato da mesi di lotte intestine.
A qualche mese dall’elezione presidenziale, alla quale Zuma è oramai il candidato naturale, il movimento di liberazione, che festeggerà il centenario nel 2012, non si trova in condizioni molto migliori rispetto ad un anno fa. L’ANC continua a rendere manifeste le sue divisioni ed a lavare i suoi panni sporchi sulla pubblica piazza. La principale fonte di discordia resta lo stesso presidente dell’ANC, ed i sospetti di corruzione che hanno logorato la sua reputazione e rovinato l’immagine del partito.
I principali sostenitori di Zuma, il Congresso dei Sindacati sud-africani (Cosatu), il Partito Comunista e l’ardente Lega dei giovani dell’ANC (Ancyl) hanno condotto per settimane una campagna rimbombante. Non per proclamare l’innocenza del loro mentore, ma perché gli sia consentito di sfuggire alla Giustizia. Le loro ragioni non sono cambiate: Zuma è vittima di un complotto politico e non deve quindi essere giudicato per corruzione, estorsione e riciclaggio, ma bisogna trovare una “soluzione” politica. ”Che mi processino! E che si ponga termine alle calunnie”, proclamava Jacob Zuma, quando sono cominciate le sue noie giudiziarie nel 2005. Ora che vede il cerchio stringersi, ha adottato un’altra tattica: evitare il processo, a costo di mantenere intatti i dubbi sulla sua colpevolezza.
 

“Pronto a morire per Zuma”
Il 12 settembre il giudice Chris Nicholson ha pronunciato il non luogo a procedere nei confronti di Zuma per vizi di forma. Ma anche se il presidente dell’ANC è sfuggito al processo, né lui né il suo partito escono bene da questa vicenda.
Qualche giorno prima della sentenza, l’ANC aveva sostenuto che “non sarebbe stato nell’interesse del paese che la giustizia avesse seguito il suo corso”. Alla domanda su come la giovane democrazia sud africana possa essere danneggiata dal fatto che la giustizia faccia il suo lavoro, i seguaci di Zuma rispondono: “Se il presidente dell’ANC fosse condannato, il paese rischierebbe di precipitare nel caos”. Già in luglio Julius Malema, il presidente dell’Ancyl, si diceva “pronto a morire per Zuma, pronto a prendere le armi e uccidere per lui”. E non si trattava di una malaugurata sbandata, dovuta alla foga di un giovane dirigente appena eletto, perché i più anziani non hanno criticato, almeno non immediatamente, il sobillatore. Il segretario generale del Cosatu, Zwelinzima Vavi, ha addirittura rincarato la dose, dichiarandosi anche lui “pronto ad uccidere”. Più recentemente ha anche brandito la minaccia di uno sciopero generale.
Si sono formulate varie ipotesi per evitare il processo: amnistia, commissione verità, rinuncia pura e semplice alle accuse ed anche una riforma della Costituzione che vieti di processare un capo di Stato in carica. Un attacco diretto contro le istituzioni che ha sollevato l’indignazione dell’opposizione. Il caricaturista Zapiro ha riassunto questo oltraggio alla giustizia con una vignetta che ha fatto scandalo. (Rappresenta Jacob Zuma pronto a violentare una donna che incarna la Giustizia, mantenuta dai sindacati e dai partiti della sua maggioranza, ndt).
 In mezzo a questa carica rumorosa, si è levata tuttavia una voce tra gli stessi ranghi dell’ANC per riportare le truppe all’ordine, quella del vice presidente del partito. Kgalema Motlanthe ha ricordato qualche semplice principio, come l’obbligo di rispettare l’indipendenza della Giustizia e le istituzioni del paese. Ma, senza neppure manifestare il rispetto dovuto agli anziani, la Lega dei giovani è tornata alla carica, chiedendo a Motlanthe “di non comportarsi come se Zuma non fosse più la”.
E il portavoce dell’Ancyl, Floyd Shivambu, si è lasciato scappare:  “Baloccarsi difendendo l’indipendenza della Giustizia nel caso Zuma è inquietante”, proprio nel momento in cui tutta una parte della classe politica, ambienti del mondo degli affari e della società civile si preoccupano degli attacchi contro il sistema giudiziario.
“Dà l’impressione che noi non siamo altro che una folla fuori controllo, che lui è il salvatore, la voce della ragione, che è il migliore di tutti”, si lamenta un membro della direzione del partito. E in effetti il quasi settantenne Kgalema Motlanthe si mostra come un elemento moderatore. La sua barbetta biancastra, la lunga storia all’interno dell’ANC, i dieci anni di prigione a Robben Island, la sua esperienza come segretario generale del partito dal 1997 al 2007, ne fanno un uomo di esperienza, la cui concezione della politica oltrepassa le querelle intestine.


Caccia alle streghe

Oggi i suoi avversari gli rimproverano di non partecipare alla caccia alle streghe che è seguita alla vittoria degli “Zumisti” sui “Mbekisti”. Per esempio lui ha scelto, come consigliere, Kader Asmaal, ex ministro dell’Educazione e quest’ultimo ha criticato vivacemente le derive verbali dei seguaci di Zuma e difende con fervore le istituzioni. Motlanthe ha provocato irritazione anche quando ha nominato Trevor Manuel, attuale ministro delle Finanze, e Valli Moosa, due uomini etichettati come pro-Mbeki, nello strategico comitato dell’ANC incaricato delle nomine dei posti-chiave nei servizi pubblici.
Discreto, misurato, Motlanthe ha lavorato all’interno dell’ANC, al fianco di Thabo Mbeki per dieci anni. Dall’elezione di Zuma al vertice del partito, riconoscendo che la competizione Mbeki-Zuma  aveva intossicato i rapporti nel partito a tutti i livelli, sosteneva. “Se non vigiliamo, potremmo facilmente cadere in un abisso senza fine nel quale le nostre convinzioni rivoluzionarie si perderebbero in una politica opportunista ridotta alle manovre elettorali”.
Per il momento il partito può permettersi di scivolare su questo pendio scivoloso; l’ANC regna ancora in assoluto sulla scena politica, niente gli impedirà di vincere le prossime elezioni, e niente, neppure i sospetti di corruzione che continuano a pesare malgrado il non luogo a procedere, impedirà a Zuma di diventare il futuro presidente della Repubblica. Tuttavia in questa tempesta il partito che i Nelson Mandela, Govan Mbeki e Walter Sisulu avevano elevato al rango di modello per l’Africa, perde poco a poco la sua aura ed il suo credito. Attraverso l’ANC, è l’immagine dell’Africa del Sud, della sua democrazia e delle sue istituzioni che è in pericolo.

 

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