Decolonizzazione francese

Chi ha ucciso Um Nyobé ?

Jean-Marc Soboth



Troppo pigri e spesso troppo immaginifici, certi giornalisti si accontentano talvolta di divulgare, senza nessun approfondimento,  solo delle “voci che vanno bene a tutti”, come se fossero verità storiche. Il testo che segue tenta di correggere alcuni dati di  contesto, alcune cronologie e rapporti di forza inesatti, a proposito dell’uccisione dell’uomo più importante della storia recente del Camerun

Apparso sulla scena coloniale quando il futuro presidente della Repubblica del Camerun “indipendente”, Ahmadou Ahidjo, non era nemmeno ancora diventato garante etnico del Blocco Democratico Camerunense (BDC) del dottor Louis-Paul Aujoulat, il più celebre nazionalista del paese, Ruben Um Nyobé, viene comunemente ritenuto, certamente a torto, essere stato assassinato da Ahidjo.


Questo mito, nato dalla propensione degli ex colonizzati e assimilati ad eludere, giustificare e sminuire le responsabilità criminali della Francia, contribuisce a ingarbugliare la lettura dell’imperialismo gaullista, per il quale l’assassinio del virtuoso Camerunense fu la conditio sine qua non della sua sopravvivenza.


Tutto cominciò nel 1956. Parigi nominò allora l’Alsaziano Pierre Messmer alla carica di Alto Commissario della Francia in Camerun – più tardi diventerà Primo Ministro francese. Gli agiografi francesi amano sottolineare, con una piaggeria di cattivo gusto, che egli operò per una “decolonizzazione dolce” della Francia in Africa. Ecco come.


Messmer ha raccontato lui stesso, nelle sue memorie, della propria “dolcezza” nei paesi Bassaà Bamiléké, in particolare della sua strategia contro-insurrezionale per decapitare i rivoluzionari dell’Unione delle Popolazioni del Camerun (UPC), messa al bando fin dal luglio 1955.
Preferita al dialogo politico che avrebbe avvantaggiato i nazionalisti, l’operazione militare francese venne prima sperimentata in Indocina e in Algeria per schiacciare la rivoluzione (1)


Pierre Messmer
Messmer incontrò il generale De Gaulle nel suo ufficio di Rue de Solferino. “Gli espongo la situazione in Camerun e la politica abbandonata dal governo su mia proposta – ha scritto – Lui mi ascolta attentamente (…) Ma io capisco che su questo punto specifico non è ostile”.
“Oramai la mia strategia sarà semplice: essendo riuscito a confinare la rivolta dell’UPC nel suo luogo di origine del paese bassa, la spegnerò. E ci riuscirò, ottenendo uno dei due successi francesi del dopo guerra contro le insurrezioni d’oltre mare (l’altro è quello del Madagascar)”.

Pierre Messmer

Un memoriale del comandante Jean Le Guillou, stagista della 73° promozione dell’Ecole Supérieure de guerre, ha meglio specificato i dettagli: “Una pacificazione riuscita: il contenimento della ribellione dell’UPC a Sanaga marittima (Camerun 1957-1958)”. Il 9 dicembre 1957 viene creata la Zona di pacificazione del Camerun (Zopac): 7000 chilometri quadrati controllati da sette compagnie di fanteria che rastrellano i luoghi”.
Bilancio: un genocidio a metà.


3 febbraio 1958. Nomina di Jean Ramadier in sostituzione di Messmer. L’11 febbraio Ahmadou Ahidjo, all’epoca membro del governo coloniale di André-Marie Mbida – che de jure et de facto non ha alcun potere reale, per così dire – presentò le dimissioni, su consiglio del nuovo Alto Commissario. Diventerà il Primo ministro  della colonia su istigazione di Ramadier che ha fatto cadere in disgrazia André-Marie Mbida, uno di quelli che avevano sostenuto a gran voce che il Camerun non voleva l’indipendenza.


Lo scrittore Mongo Beti ha descritto quanto accadde dopo (2): “Al termine di una campagna intensiva delle truppe coloniali (il Camerun non disponeva ancora di un esercito nazionale e nemmeno di una polizia nazionale vera e propria), viene annunciata ufficialmente la morte di Ruben Um Nyobé a Sanaga-Marittima. E perché non vi fossero dubbi, il suo corpo viene tenuto a lungo esposto nel suo villaggio natale. Le circostanze di questa morte restano avvolte nel mistero ancora oggi, nonostante gli sforzi  ripetuti delle autorità francesi per mettere insieme una versione credibile degli avvenimenti”.

La vedova del “Mpodol”, Marie Ngo Njock Yebga, ha rivelato, nel corso di una trasmissione televisiva, che alcuni membri della famiglia vennero nell’occasione freddamente sgozzati sul posto.


19 ottobre 1958 “(…) Al suo ritorno a Parigi, dove era stato richiamato per consultazioni immediatamente dopo che si ebbe notizia della morte di Ruben Um Nyobé, Xavier Torre, il nuovo Alto Commissario della Repubblica Francese, annuncia ai microfoni della radio che la Francia del generale De Gaulle è pronta ad accordare l’indipendenza al Camerun. Sottinteso per tutti i Camerunensi: “adesso che è stata eliminata l’ipoteca Um Nyobé!”
Accelerazione del processo di “decolonizzazione dolce”…


Il 30 ottobre 1959, per iniziativa della Francia, l’assemblea legislativa coloniale conferì “i pieni poteri” a Ahmadou Ahidjo “per consentirgli di negoziare con la Francia, prima del 1° gennaio 1960, data fissata per la proclamazione dell’indipendenza, degli accordi di cooperazione”


Storica pipi

Se dunque suole ironizzarsi sulla “storica pipi” del tradimento del processo di indipendenza pensato dal “Mpodol”, soprattutto sulla “indisposizione” di un Theodore Mayi Matip (3), luogotenente “moderato” di UM, pressoché unanimemente sospettato di complicità con gli assassini; se Mongo Beti scrive che la Francia ha alla fine offerto il Camerun “indipendente” al Primo ministro “moderato” della colonia, Ahmadou Ahidjo, per ricompensare – secondo lo scrittore – il Nord mussulmano e peul del fatto di non avere fatto la guerra di liberazione contro la Francia; se è vero che l’immagine edulcorata di “padre della Nazione”, conferita dalla Francia ad Ahidjo piuttosto che a Um Nyobé, suona come una impostura; se i crimini successivi (avvelenamento di Felix-Roland Moumié a Ginevra nel 1960, assassinio di Castor Ossendé Afana nel 1966, esecuzione di Ernest Ouandé nel 1970, il genocidio Bamileké, ecc) si giovarono della complicità diretta e chiara del sistema messo su da Ahidjo (che d’altra parte proprio per questo era stato scelto dalla Francia), anche quest’ultimo tuttavia venne tenuto lontano dalla vicenda dell’assassinio di Um Nyobé.
Secondo Mongo Beti, peraltro, egli non esitò a lavarsene le mani.


Ecco una testimonianza interessante di Charles Van De Lanoitte, ex corrispondente dell’agenzia Reuters che, nell’esaltare il valore dei successori di Um Nyobé, fornisce anche una immagine veritiera di quest’ultimo: “l’intellettuale, il ragazzo chic” (?). “Sono – scrive il giornalista francese – della stessa tempra di Ruben Um Nyobé, detto ‘il padre dell’indipendenza’, odiosamente assassinato dieci anni fa (fucilato alla schiena, da una distanza di trenta metri per fra credere che fosse stato abbattuto mentre fuggiva,  dopo una regolare intimazione, mentre invece, venduto da un Giuda del suo entourage, egli era stato catturato in pieno sonno)…”.


La non conoscenza degli avvenimenti e le ricostruzioni edulcorate dei fatti rischiano di falsarne la comprensione e di ridurre la discussione all’auto-commiserazione o alla stupida focalizzazione di elementi secondari.
E si potrebbe con ciò, per assurdo, perpetuare una immagine inesatta di un colonizzatore sedicente “gentile”, vittima – ci direbbero mentendo – “della nostra stessa turpitudine”. Ci si potrebbe ingannare sulla insaziabile sete di sangue umano di questo “gentile” colono francese, del quale abbiamo avuto ancora recentemente  l’occasione di vedere il volto brutale in Libia, in Costa d’Avorio, in Mali, in Siria…


“Sarebbe un errore pensare che vi siano degli imperialisti ‘ più gentili ’ di altri. Sono tutti dei lupi, e dunque cattivi, e tutti usano i medesimi metodi per ritardare il nostro sviluppo”, ammoniva il grande Um Nyobé (3)



Riferimenti:

(1) David Servenay, Pierre Messmer, Un soldat que le Cameroun n’a pas oublié, Ex-Rue89, 30 agosto 2007


(2) Mongo Beti, Main Basse sur le Cameroun, Autopsie d’une décolonisation, Editions des peuples noirs, Rouen, 1984. Tutte le citazioni che seguono provengono dalla medesima opera 


(3)  Fu una delle poche persone che si trovavano con Mpodol Um Nyobé la notte in cui venne assassinato. Interrogato su cosa avesse visto, ha sempre risposto evasivamente e fornendo differenti versioni, la più famosa delle quali è che non aveva visto niente, essendo andato a fare pipi.


(4) Ruben Um Nyobé, Ecrits sous maquis, Editions l’Harmattan, Paris, luglio 1989, p. 68

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