Marco Pannella, le patacche della storia 
Azazello
 
E’ morto Marco Pannella e il lutto è d’obbligo. E’ diventata una commozione virale e tutti devono farci il loro post, come fu per il video di Renzi e degli altri con la secchiata di acqua gelata a favore dei malati di SLA: D’altra parte lui era davvero un personaggio non comune, non solo per il narcisismo esasperato, ma soprattutto a confronto della piccolezza di tutti gli altri narcisi del reame
 
Marco Pannella
 
Oltre il lutto, però, qualche parola va detta su questo personaggio che la retorica ufficiale ha costruito come il campione dei diritti umani, e ci sarà pure bisogno che qualcuno lo dica che si tratta di una gigantesca manipolazione. D’altronde lo si vede anche oggi, con le file di parlamentari e uomini del Palazzo che rendono omaggio alla salma di un uomo che la retorica ufficiale presenta come “fuori dal Palazzo”. Una solenne patacca, come quella dell’uomo trascurato dai media che, però, riceveva circa 10 milioni l’anno per finanziare la sua radio privata (Radio Radicale), con la scusa che mandava in onda un duplicato dei servizi parlamentari che già offre la RAI.
 
Ci dicono che, senza di lui, in Italia non ci sarebbero stati divorzio, aborto e tutti gli altri diritti. Dimenticando che il divorzio venne introdotto nel nostro ordinamento con una legge presentata da un parlamentare socialista (Fortuna) ed uno liberale (Baslini), e venne approvata col voto determinante del PCI, che rappresentava all’epoca circa il 30% dell’elettorato. Quando i clericali raccolsero le firme per un referendum abrogativo, il minuscolo partito radicale di Marco Pannella si agitò oltre misura, ma senza ottenere grandi risultati (col suo 1% di consensi). Fu la forza del Partito Comunista, e anche la sua prudenza, a fare sì che i NO raggiungessero quasi il 60% dei voti.
 
E lo stesso fu per l’aborto, proposta di legge di Loris Fortuna (PSI) e di altri partiti (diversi dal partito radicale). Nessuno ricorda che i referendum sconfitti dalla forza del PCI furono due: uno dei clericali, e l’altro dei radicali, entrambi contrari alla legge 194.
 
 
La vita di un uomo è sempre troppo complessa per poterla impiccare a qualche episodio, quella di Marco Pannella ha però delle costanti. E’ stato interprete di una retorica dei diritti che, negli ultimi anni, si è spinta fino all’estremo di una lugubre rivendicazione del diritto a morire, ma è stato sempre indifferente ai diritti dei lavoratori. Anzi ostile, dal momento che, tra i tanti, il suo partito ha organizzato anche un referendum per l’abrogazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Come questo possa essere accaduto, è qualcosa che si può spiegare solo con la vera natura di quest’uomo.
 
Marco Pannella ha difeso i diritti di chiunque (fosse terrorista, politico corrotto, prostituta, carcerato o fascista), purché gli venisse utile a combattere il PCI. Ha difeso i terroristi ceceni, i terroristi uiguri, i talebani, gli schiavisti tibetani, purché venisse utile a conservare l’egemonia USA nel mondo. Non ha mai detto una parola contro Marchionne che costringe gli operai di Pomigliano a trattenere la pipì per non fermare la catena, lo ha definito anzi “il nuovo Salvemini”. Non ha mai alzato la voce contro gli orrori dell’occupazione israeliana della Palestina, le detenzioni senza processo, l’arresto dei bambini. Israele è stato al contrario, per lui, oggetto di acritica venerazione. 
 
La lotta contro la pena di morte è servita a invocare la condanna internazionale della Cina, e dell’Iran, ma Pannella non ha speso mai una parola contro le esecuzioni negli USA, o contro quella pratica barbara degli omicidi mirati (una condanna a morte pronunciata senza processo ed eseguita senza altra procedura che non sia quella di premere un grilletto, sganciare una bomba o telecomandare un drone), che Israele condivide nel mondo solo con gli USA e la mafia e i cartelli della droga.
 
Pannella ha interpretato – mirabilmente – quella ribellione delle élite che, negli anni 1970 e 1980, erano insofferenti alle limitazioni della loro libertà (soprattutto di arricchirsi), imposte dai principi egualitari che – con gran fatica – la sinistra comunista stava realizzando. E’ stato un precursore di quelle “rivoluzioni colorate” (non a caso finanziate dal suo amico George Soros, iscritto al partito radicale) che hanno riportato indietro l’orologio della storia, riproponendo le meraviglie delle privatizzazioni, dello sfruttamento e delle gerarchie sociali.
 
In definitiva, Marco Pannella è stato un filosionista, un filo-USA e un anticomunista, che ha messo la sua abilità e il suo sconfinato narcisismo al servizio di un progetto di restaurazione, contro il tentativo di costruire un mondo più giusto che si era manifestato negli anni 1960-1970.
 
E ha usato per questo la retorica dei diritti umani, accuratamente depurata da ogni contenuto “sociale” e anticapitalista. La storia, scritta dai vincitori di oggi, ce lo mostra, per questa ragione, come un eroe, manipolando il passato e attribuendogli meriti (divorzio e aborto) che solo in minima parte in realtà ha avuto.
 
La morte lo rende finalmente umano, e gli si deve rispetto per il coraggio dimostrato nei suoi ultimi giorni. Tutto il resto, però, tutta la fanfara che i suoi amici del Palazzo e dei media stanno facendo intorno alla sua opera, stravolgendo la storia e manipolandone i dati, è solo una patacca.
 
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