www.johnpilger.com – 28 maggio 2010

L’eresia dei Greci ci dà qualche speranza

di John Pilger


Nel suo ultimo articolo pubblicato sul New Statesman, John Pilger ribalta la percezione della Grecia “paese spazzatura”: la ribellione dei Greci che hanno manifestato in piazza contro il “salvataggio” di un’economia rovinata dall’evasione fiscale dei ricchi offre motivi di speranza. Secondo lui la Grecia è un microcosmo del mondo sviluppato, dove l’espressione “lotta di classe” è raramente usata perché essa è portatrice di verità.

Nel momento in cui la classe politica inglese pretende che il matrimonio di comodo tra conservatori e liberaldemocratici – se non è zuppa è pan bagnato – incarni la democrazia, per quanto ci riguarda preferiamo ispirarci all’esempio greco.  Non ci sorprende vedere la Grecia presentata non come un faro, ma come un “paese spazzatura” che ha avuto quel che si meritava, tenuto conto del suo “pletorico settore pubblico” e il “suo modo di accomodare le cose” (L’Observer). La Grecia è eretica perché la ribellione della gente comune ci dà una vera speranza, a differenza del signore della guerra della Casa Bianca.
La crisi sfociata nel “salvataggio” della Grecia da parte delle banche europee e del Fondo Monetario Internazionale è il prodotto di un sistema finanziario grottesco, esso stesso in crisi. La Grecia è il microcosmo di una guerra di classe moderna, raramente chiamata con questo nome, portata avanti nella fretta e nel panico dai ricchi dell’impero.
La singolarità della Grecia è che nel corso di due sole generazioni ha conosciuto un’invasione, un’occupazione nemica, il tradimento del mondo occidentale, la dittatura militare e la resistenza popolare. I comuni cittadini non sono intimiditi dal corporativismo e dalla corruzione che regnano nell’Unione Europea. Il governo di destra di Kostas Karamanlis, che ha preceduto l’attuale governo laburista (Pasok) di George Papandreu, è stato descritto dal sociologo svizzero Jean Ziegler come una “macchina di saccheggio sistematico di tutte le risorse del paese”.
Questa macchina ha degli amici assai poco raccomandabili. Il comitato direttivo della Banca centrale degli Stati Uniti sta facendo delle indagini sul ruolo di Goldman Sachs e di altri fondi speculativi (hedge funds) statunitensi che hanno speculato sul fallimento della Grecia, quando i suoi beni pubblici erano stati liquidati e i suoi ricchi evasori fiscali avevano depositato 360 miliardi di euro nelle banche svizzere. I maggiori armatori greci hanno trasferito le loro società all’estero. Questa emorragia di capitali si è realizzata con l’assenso dei governi europei e delle banche centrali.
Col suo 11%, il deficit della Grecia non è maggiore di quello degli Stati Uniti. Tuttavia, quando il governo di Papandreu ha cercato di ottenere prestiti  sul mercato internazionale, si è trovato la strada sbarrata dalle agenzie di valutazione statunitensi che hanno retrocesso la Grecia al rango di nazione “spazzatura”. Queste stesse agenzie avevano attribuito una tripla A a transazioni di miliardi di dollari aventi ad oggetto i pretesi titoli ipotecari (subprimes) che hanno provocato il crollo dell’economia nel 2008.
Abbiamo assistito in Grecia ad una distruzione di dimensione epica, sebbene non unica. In Gran Bretagna il “salvataggio” delle banche, come la Northern Rock o la Royal Bank of Scotland, è costata miliardi di sterline. Grazie all’ultimo primo ministro, Gordon Brown, ed al suo entusiasmo per la cupidigia della City di Londra, questi soldi furono regalati senza contropartite. In seguito le banche hanno continuato a spartirsi un bottino da loro ribattezzato “primes”. Stante la natura della monocultura britannica, possono fare quello che vogliono. Negli Stati Uniti la situazione è ancora più scandalosa dal momento che, secondo il giornalista investigativo David DeGraw “(i più importanti operatori di Wall Street) che hanno devastato l’economia non hanno pagato un centesimo di imposta ed hanno ottenuto rimborsi per 33 miliardi di dollari”.
In Grecia, come negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, si è detto ai cittadini comuni ch’essi dovevano pagare i debiti contratti dai ricchi e dai potenti. Ci sono stati dei pirati che si sono incaricati di effettuare tagli netti e di ridurre in cenere i posti di lavoro, le pensioni e i servizi pubblici. Per l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale si tratta di una buona occasione per “cambiare mentalità” e smantellare il sistema previdenziale greco, allo stesso modo in cui il FMI e la Banca Mondiale hanno “strutturalmente aggiustato” (vale a dire impoverito, impadronendosene) i paesi in via di sviluppo.
La Grecia è detestata per la stessa ragione che ha provocato l’ineluttabile distruzione della Yugoslavia col pretesto di proteggere la popolazione kosovara. La maggior parte dei Greci sono dipendenti dello Stato, e i giovani e i sindacati costituiscono un’alleanza popolare che non è stata ancora pacificata. I carri armati dei colonnelli sui campus universitari di Atene ossessionano ancora la vita politica. Una simile resistenza è un abominio per le banche centrali europee e infastidisce i capitalisti tedeschi nella loro conquista di nuovi mercati dopo la difficile riunificazione del loro paese.
In Gran Bretagna, una trentennale propaganda al servizio di una teoria economica estremista, prima conosciuta col nome di monetarismo, poi con quello di neoliberismo, è stata talmente efficace che il nuovo primo ministro può permettersi di definire, come il suo predecessore, un atto di “responsabilità fiscale” l’obbligo imposto alla gente comune di pagare il debito di autentici estorsori. Le parole povertà e classe sono diventati tabù. Quasi un terzo dei bambini inglesi sono sottoalimentati. Nel quartiere operaio di Kentish Town a Londra, la speranza di vita per gli uomini è di 70 anni. A tre chilometri di distanza, a Hampstead, è di 80 anni. Quando la Russia fu sottoposta ad una “terapia di shock” simile negli anni 1990, la speranza di vita si è abbassata brutalmente. Negli Stati uniti, una popolazione record di 40 milioni di persone riceve i ticket alimentari: è gente che non è in grado di nutrirsi coi propri mezzi.
Nei paesi in via di sviluppo, vige da tempo un sistema di selezione imposto dalla Banca Mondiale e dal FMI che decide chi deve vivere e chi morire. Ogni volta che i diritti doganali, che gli aiuti alimentari o in combustibili sono eliminati per ordine del FMI, ci sono dei piccoli contadini che sanno che saranno sacrificati. L’Institut des Ressources Mondiales stima che tra i 13 e i 18 milioni di bambini muoiono ogni anno. Come ha scritto l’economista Lester C. Thurow: “Non si tratta di una metafora o di un confronto militare, è la guerra pura e semplice”.
Le stesse forze imperiali hanno utilizzato delle armi militari abominevoli contro paesi sinistrati, la cui maggioranza degli abitanti è costituita da bambini, ed hanno legittimato la tortura come strumento di politica estera. Il fatto che nessuno di questi attentati contro il genere umano, per i quali la Gran Bretagna ha una gran parte di responsabilità, abbia trovato eco nella recente campagna elettorale, ha il senso di una negazione.
I cittadini comuni ad Atene non conoscono questa angoscia esistenziale. Sanno bene chi è il loro nemico e si considerano, ancora una volta, sottoposti ad occupazione straniera. E, ancora una volta, si ribellano coraggiosamente. Quando David Cameron taglia i servizi pubblici del suo paese per un ammontare di 6 miliardi di sterline, spera che la Gran Bretagna non faccia come la Grecia.  A noi tocca dimostrargli che si sbaglia.


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