L’histgeobox, 30 aprile 2008 (trad. Ossin)



Alfredo Zitarrosa: Adagio en mi pais

Dal 1903 al 1920 l’Uruguay ha conosciuto la prosperità con la presidenza di José Batlle y Ordonez, a tal punto che allora il paese veniva considerato come la “Svizzera d’America”. Ma, come dappertutto, anche per l’Uruguay la crisi del 1929 ha segnato la fine della crescita economica.


Gli anni 1950 sono stati caratterizzati da una sensibile ripresa delle attività economiche ma, a partire dal 1959, il paese è stato un’altra volta colpito in pieno da una crisi economica e sociale, quindi politica, sfociata infine in un colpo di Stato e in una dittatura militare con Juan Maria Bordaberry.


La transizione democratica è avvenuta nella prima metà degli anni 1980. Oramai l’Uruguay fa parte del Mercosur e tenta di adattarsi alla mondializzazione. Le diseguaglianze sociali continuano ad essere notevoli, ma nuove, 
grandi speranze vengono dalla elezione del nuovo presidente. 

Non ha la scorta né un conto in banca, e per il fisco uruguaiano è un “nullatenente”. José Alberto Mujica Cordano è da due anni il presidente dell’Uruguay. Dei 250mila pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto 800 euro, e devolve il resto al Fondo Raúl Sendic, un'istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere del Paese. Dice: «questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno»





Zitarrosa canta qui una canzona struggente, con cui rende un omaggio commovente all’Uruguay e al suo popolo. Come molti altri musicisti del cono sud degli anni 1970 (Victor Jara e Violeta Parra in Cile, Yupanqui in Argentina), Zitarrosa si occupa soprattutto degli emarginati (operai, piccoli contadini, indios…). L’impegno a sinistra di questi musicisti li ha esposti spesso all’ostracismo o costretti all’esilio (perfino all’uccisione, come nel caso di Victor Jara) durante gli anni della dittatura. Le canzoni di Zitarrosa sono state vietate in Argentina, in Cile e in Uruguay, nei periodi in cui questi paesi hanno conosciuto le dittature militari.

Ancora oggi viene considerato in Uruguay come il cantante nazionale, colui che incarna l’anima e l’identità del suo popolo.



Adagio en mi pais
di Alfredo Zitarrosa  (1972-1973)

Nel mio paese che tristezza,
povertà  e rancore.
Mio padre dice che una nuova epoca
Arriverà un bel giorno
E mi dice che sogna
Che il sole brillerà
Su di un popolo che lavora la sua fertile terra.
Il mio paese, che tristezza,
la povertà e il rancore.


En mi país, que tristeza,
la pobreza y el rencor.
Dice mi padre que ya llegará
desde el fondo del tiempo otro tiempo
y me dice que el sol brillará
sobre un pueblo que él sueña
labrando su verde solar.
En mi país que tristeza,
la pobreza y el rencor.

Terra feconda,
Tu non vuoi la guerra, io lo so.
Mio padre dice che un solo traditore
Può aver ragione di mille coraggiosi;
sente che il popolo nel suo immenso dolore
non vuole bere nell’acqua chiara della fontana dell’onore.
Terra feconda,
tu non vuoi la guerra, io lo so.


Tú no pediste la guerra,
madre tierra, yo lo sé.
Dice mi padre que un solo traidor
puede con mil valientes;
él siente que el pueblo, en su inmenso dolor,
hoy se niega a beber en la fuente
clara del honor.
Tú no pediste la guerra,
madre tierra, yo lo sé.


Nel mio paese siamo duri,
il futuro lo dirà.
Il mio popolo canta la pace.
Dietro ogni porta
Il mio popolo è pronto;
nessuno potrà
soffocare il suo canto
domani ancora canterà.
Nel mio paese siamo duri,
il futuro lo dirà.


En mi país somos duros:
el futuro lo dirá.
Canta mi pueblo una canción de paz.
Detrás de cada puerta
está alerta mi pueblo;
y ya nadie podrá
silenciar su canción
y mañana también cantará.
En mi país somos duros:
el futuro lo dirá.


Nel mio paese che tepore,
quando si leva il sole.
Il mio popolo dice che può leggere nella sua mano di operaio il destino
E né gli indovini né i re
Potranno tracciare il cammino che percorrerà.
Nel mio paese che tepore
Quando il sole si leva.


En mi país, que tibieza,
cuando empieza a amanecer.
Dice mi pueblo que puede leer
en su mano de obrero el destino
y que no hay adivino ni rey
que le pueda marcar el camino
que va a recorrer.
En mi país, que tibieza,
cuando empieza a amanecer.


CORO:
Nel mio paese siamo migliaia
Di lacrime e di fucili,
un pugno e un canto appassionato,
una fiamma che arde, un gigante
che grida: avanti, avanti.


CORO:
En mi país somos miles y miles
de lágrimas y de fusiles,
un puño y un canto vibrante,
una llama encendida, un gigante
que grita: ¡Adelante... Adelante!


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Alfredo Zitarrosa - Malagueña


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