L’histgeobox, 17 dicembre 2009 (trad. Ossin)



Lila Downs: “El bracero fracasado”


“Le frontiere delimitano i territori degli Stati e separano gli uomini. Costituiscono importanti discontinuità nell’organizzazione dello spazio e sono prima di tutto il prodotto della storia. Non esistono frontiere naturali, anche se alcune coincidono con dei limiti fisici (un fiume per esempio)” – Manuale di geografia, Magnard, 2006


La mondializzazione tende però a cambiare le cose e potenzia gli spazi transfrontalieri. Così la frontiera Stati Uniti/Mexico costituisce una interfaccia, vale a dire una zona di contatto tra due differenti spazi, talvolta tra  territori caratterizzati da sviluppo ineguale. Le differenze di ricchezza determinano specifiche dinamiche. La Mexamerica dissemina lungo la frontiera i twins cities, luogo privilegiato dove si insediano le Maquiladora, fabbriche di assemblaggio a capitale statunitense e mano d’opera messicana, istallate sul versante messicano della frontiera Stati Uniti/Messico.


Cartina della frontiera tra Stati Uniti e Messico:

 


La frontiera si snoda lungo 3140 km. Oggi essa è costituita da un muro sormontato da un reticolato. Vi sono pochi punti di passaggio, situati soprattutto nelle città gemelle poste a cavallo della frontiera, come El Paso/Ciudad Juarez o San Diego/Tijuana. E’ proprio tra queste due ultime città che venne eretto il primo muro nel 1994, anno di entrata in vigore dell’Alena, l’accordo di libero commercio Messico-Stati Uniti – Canada.


Oltre alla prossimità geografica ed all’entrata in vigore dell’Alena, un altro fenomeno spiega l’importanza e la crescita degli scambi tra una parte e l’altra della frontiera. Infatti negli Stati Uniti si è insediata una nuova comunità ispanica, soprattutto nel sud-est del paese. Essa attira ogni anno altri migranti col miraggio di una vita migliore.


Questo sogno americano si rivela sempre più difficile da realizzare, tenuto conto del rafforzamento del sistema di sicurezza sulla frontiera e delle leggi varate negli Stati Uniti, sempre più severe nei confronti degli stranieri che entrano e lavorano in modo illegale nel paese. Tuttavia questo non riduce il numero dei migranti illegali e l’immigrazione illegale sta per diventare più numerosa di quella legale. 11 milioni di immigrati illegali vivono oggi negli Stati Uniti, l’80% dei quali sono Latino-americani, soprattutto messicani.


Il Messico, membro dell’OCDE e dell’OMC, ha peraltro il più alto reddito pro-capite di tutta l’America Latina. E’ un paese emergente che dispone di risorse. I suoi legami con gli Stati Uniti lo rendono quasi un paese “del nord”. I due Stati fanno parte dell’ALENA, l’Associazione di libero scambio degli Stati dell’America del Nord, per esempio. Essa ha consentito di accrescere gli scambi economici tra i due paesi, anche se i termini di questi scambi sono diseguali e il Messico continua a trovarsi in uno stato di dominazione, comunque di dipendenza, dagli Stati Uniti. Per esempio gli Stati Uniti esportano l’85% dei consumi messicani, mentre il Messico esporta solo un quinto dei consumi USA.


Il livello di sviluppo del paese rende il Messico incontestabilmente un paese “del Sud”. Le differenze di reddito con il grande vicino del Nord rimangono elevate e spiegano come il flusso di clandestini non si arresterà facilmente.


Così migliaia di migranti spinti dalla povertà abbandonano il loro paese nella speranza di trovare lavoro e un futuro migliore nel grande vicino del Nord. E’ un viaggio pericoloso e pieno di insidie.


La canzone interpretata da Lila Downs racconta in modo umoristico le movimentate peregrinazioni di un migrante esposto a ogni tipo di pericoli. Senza soldi, affamato, solo, disorientato, non riesce a sfuggire alle guardie di frontiera.



 




Purtroppo, nella realtà, l’esito di queste migrazioni e spesso ben più tragico.


I clandestini si espongono a molti pericoli durante queste vere e proprie odissee. Talvolta cadono nelle mani di passeur senza scrupoli (i “coyote”), pronti ad abbandonarli al minimo pericolo, devono anche fare i conti con le gang che imperversano nella regione. Essi infatti costituiscono facili prede e sono vittime di rapine a mano armata, stupri, perfino omicidi.


La necessità di nascondersi e di arrangiarsi per poter raggiungere la loro meta accresce il rischio di incidenti. Una delle ossessioni dei migranti per esempio è quella di cadere sotto le ruote dei treni sui quali salgono clandestinamente.


Una volta attraversata la frontiera, allora cominciano le vere difficoltà e bisogna sfuggire alle tante pattuglie che controllano la frontiera e che percorrono in lungo e in largo la “linea”. Nel 2006 la polizia di frontiera USA aveva quasi 18.000 uomini. Essi dispongono di mezzi moderni, come elicotteri, quad, videocamere di sorveglianza per braccare quelli che vanno a piedi. Sono spalleggiati da zelanti cittadini USA che si organizzano in squadre per dare la caccia ai clandestini. La polizia arresta ogni anno circa 1,5 milioni di illegali si 500.000 passaggi illegali che hanno successo.


In tali condizioni si riesce a comprendere come, tra il 1994 e il 2004, più di 3000 clandestini siano morti tentando di passare. La maggior parte muoiono di disidratazione, di insolazione o di sfinimento tentando di passare la frontiera che si sviluppa quasi interamente in pieno deserto.


In questi ultimi anni il passaggio è diventato ancora più difficile e rischioso con il varo di una legge molto restrittiva sull’immigrazione e la realizzazione di muri in alcuni punti della frontiera Mexico-USA.

Chi meglio di W. Bush avrebbe potuto realizzare questa idea brillante? Il 26 ottobre 2006 questi ha promulgato la legge del Secure Fence Act, destinata a rafforzare la sorveglianza della frontiera e che consente la costruzione di muri lungo circa un terzo della “linea” (vale a dire 1125 Km). Alti 4,5 metri e composti di lastre di acciaio, sono sormontati da torrette di guardia e sorvegliati da sistemi di videosorveglianza.


Ma da cosa gli Stati Uniti vogliono proteggersi costruendo questi muri? Resta difficilissimo da capirlo perché  l’ immigrazione clandestina fornisce la mano d’opera a buon mercato che ha rappresentato fino a poco fa una vera valvola di sicurezza per l’economia USA.


Il muro è stato terminato l’anno scorso, e questo rappresenta un controsenso nel momento in cui commemoriamo i 20 anni della caduta del muro di Berlino (gli Stati Uniti sono stati peraltro molto discreti in queste cerimonie). Quest’opera non realizzerà il suo obiettivo. Popoli poveri e disperati continueranno a tentare la fortuna, a costo di correre rischi. Per contro, da quando il muro esiste, molti migranti stagionali hanno smesso di andare a lavorare nelle grandi aziende agricole californiane, con grande danno per  gli imprenditori agricoli USA, che d’improvviso perdono somme enormi.


Soprattutto una politica migratoria degna di questo nome non può ridursi alla costruzione di un muro. Gli Stati Uniti rifiutano ufficialmente di regolarizzare massicciamente questi migranti, ma sembrano accettarli una volta che si sono inseriti stabilmente nel paese.


In fondo l’immigrazione clandestina è considerata solo una minaccia, foriera di instabilità a causa delle attività criminali, soprattutto il traffico di droga, che sono molto presenti in questa zona di frontiera. Eppure essa può essere considerata un beneficio economico e demografico considerevole per gli Stati frontalieri.



Lila Downs: “El bracero fracasado” – “Lo stagionale fallito”


Cuando yo salí del rancho
No llevaba ni calzones
Pero si llegué a Tijuana
De puritos aventones


Quando sono andato via dal ranch
Non ho portato con me nemmeno una mutanda
Però sono riuscito ad arrivare a Tijuana
In autostop


Como no traía dinero
Me paraba en las esquinas
Para ver a quien gorreaba
Los pescuezos de gallina


Non avendo danaro con me
Mi sono fermato ogni tanto
Per trovare qualcuno che m desse gratis
Delle coscette di pollo


Yo quería cruzar la línea
De la Unión americana
Yo quería ganar dinero
Porque ésa era mi tirada


Volevo attraversare la frontiera
Dell’Unione americana
Voleva guadagnare dei soldi
Perché era questo il mio programma


Como no traía papeles
Mucho menos pasaporte
Me aventé cruzando cerros
Yo solito y sin coyote


Non avendo documenti
Ancor meno passaporto
Mi sono avventurato attraverso le colline
Solo e senza passeur


Después verán cómo me fue
Llegué a Santana
Con las patas bien peladas
los huaraches que llevaba
Se acabaron de volada


Poi, vedete un po’ cosa mi è successo
Sono arrivato a Santana
Coi piedi tutti scorticati
I sandali che portavo
Si sono subito rotti


El sombrero y la camisa
los perdí en la correteada
Que me dieron unos güeros
que ya mero me alcanzaban


Il cappello e la camicia
Li ho perduti nella fuga
Cui mi hanno costretto alcuni gringos
Che mi hanno beccato due volte


Me salí a la carretera
Muerto de hambre y desvelado
Me subí en un tren carguero
Que venía de Colorado
Y con rumbo a San Francisco


Ho raggiunto la strada
Morto di fame e allo scoperto
Sono montato su un treno merci
Che veniva dal Colorado
E andava verso San Francisco


De un vagón me fui colado
Pero con tan mala suerte
Que en Salinas me agarraron


Sono scivolato fuori da un vagone
Ma con una tale sfortuna
Che a Salinas mi hanno beccato


Después verán cómo me fue
Llegó la Migra
De la mano me agarraron
Me decían no sé qué cosas
En inglés me regañaron


Poi sentite che cosa mi è successo
Sono arrivati gli agenti anti-immigrazione
Mi hanno preso per la mano
Mi hanno detto non so bene cosa
E mi hanno gridato contro in inglese


Me dijeron los gabachos
« Te regresas pa' tu rancho! »
Pero yo sentí muy gacho
Regresar pa' mi terruño
De bracero fracasado
Sin dinero y sin hilacho


Questi gringos mi hanno detto
“Tornatene al tuo ranch”
Ma io mi sono sentito malissimo
Di ritornare nel mio paese natale
Povero stagionale fallito
Senza vestiti e senza soldi


Ernesto Pesquera
Cantato da Lila Downs
Album “The Border” (la linea) 





Lila Downs: La Linea


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