www.lesdebats.com, 15 settembre 2013 (trad. ossin)



Quarant’anni fa veniva assassinato Victor Jara (28 settembre 1932 – 16 settembre 1973)

Julos Beaucarne : Lettre à Kissinger


Ahmed Halfaoui



Victor Jara, suo vero nome Victor Lidio Jara Martinez, è stato assassinato nello Stadio Cile il 16 settembre 1973, durante il sanguinoso colpo di Stato contro la democrazia cilena


Guidato da Augusto Pinochet e fomentato dal governo degli Stati Uniti e le multinazionali predatrici del rame cileno, continuerà a ricordarci che il discorso dominante sui diritti dell’uomo e sulle libertà ha senso solo se serve agli interessi dei padroni dell’economia mondiale. Quaranta anni fa, lo ricordiamo, era la democrazia a minacciare i profitti delle imprese statunitensi. Una democrazia che il popolo cileno non ha saputo usare (1).
Ne ha pagato il prezzo, e Victor Jara pure, per avere cantato a un ritmo che poteva risultare sgradito alle orecchie dei criminali.

Lo stadio Cile, trasformato in centro di tortura a cielo aperto di migliaia di militanti socialisti, sarà teatro di una delle scene più simboliche della lotta tra la libertà e la tirannia. Una scena raccontata in una canzone, “Lettre à Kissinger”, il John Kerry del Dipartimento di Stato dell’epoca, scritta da Julos Beaucarne nel 1975.
La lettera descrive il martirio di Jara: “Gli fecero mettere la mano sinistra/su una tavola e un ufficiale/con un sol colpo d’ascia/gli troncò le dita/un altro colpo tagliò/anche le dita della destra e Jara/cadde…”



 

Non è andata proprio così, perché le mani del cantante vennero maciullate, a causa del fatto che avevano pizzicato le corde di una chitarra ribelle, prima che il suo corpo fosse crivellato di colpi. “Guarda le mie mani, guarda le mie mani… me le hanno fracassate perché non possa mai più suonare una chitarra”, ebbe il tempo di gridare al giornalista Sergio Gutierrez, un co-detenuto, un miracolato dal massacro. Con lui altri tremila compagni furono freddamente giustiziati, senza che la Casa Bianca o la “comunità internazionale” trovassero qualcosa da ridire.

Così è morto un uomo la cui unica arma era la sua voce. Un artista sublime, un concentrato di quella umanità che non è quella difesa dagli “amici”, tanto in voga, dei “popoli oppressi” dalle “dittature” e dai “dirittidell’uomisti” scelti con cura.

Una voce che continua a sfidare i suoi carnefici, non gli esecutori dell’orribile misfatto, ma quelli che credono ancora e sempre che riusciranno a convincere la specie umana a rassegnarsi alla loro dominazione e ad accettare lo stato servile.

Ed è stato solo 36 anni dopo la sua morte, che Jara ha potuto essere seppellito dal “popolo” per il quale ha composto e cantato. L’inizio di dicembre 2009, per tre giorni, i suoi funerali hanno coinvolto l’intera capitale cilena, Santiago, con le migliaia di Cileni che lo hanno seguiti fino al cimitero.


Oggi il suo ricordo e la sua memoria fanno ancora fremere tutti i popoli dell’America Latina. Il crimine non ha prodotto gli effetti sperati. Non si può uccidere l’idea di giustizia e il grido di un poeta.

L’esempio di Victor Jara può testimoniare che essi sono radicati nell’animo di tutti gli uomini liberi.



Lettre à Kissinger (Lettera a Kissinger)

Il y a des centaines de silences qui assassinent
Pendant des siècles et des siècles
Nos oreilles sont là pour nous tenir éveillés
Il y a des réveille-matin qui sonnent comme des clairons
Il y en a peu qui chantent des berceuses
      
Ci sono centinaia di silenzi che uccidono
Nei secoli dei secoli
Le nostre orecchie servono a tenerci desti
Ci sono sveglie che suonano come trombe
Alcune poche cantano come ninna-nanne


Je veux te raconter, Kissinger,
L'histoire d'un de mes amis
Son nom ne te dira rien
Il était chanteur au Chili


Voglio raccontarti, Kissinger
La storia di un mio amico
Il suo nome non ti dirà niente
Era cantante in Cile


Ça se passait dans un grand stade
On avait amené une table
Mon ami qui s'appelait Jara
Fut amené tout près de là


E’ successo in un grande stadio
Avevano portato una tavola
Il mio amico che si chiamava Jara
Fu portato vicino ad essa


On lui fit mettre la main gauche
Sur la table, et un officier
D'un seul coup avec une hache
Les doigts de la gauche a tranchés


Gli fecero mettere la mano sinistra
su una tavola e un ufficiale
con un sol colpo d’ascia
gli troncò le dita


D'un autre coup, il sectionna
Les doigts de la dextre et Jara
Tomba, tout son sang giclait
Six mille prisonniers criaient


Un altro colpo tagliò
anche le dita della destra e Jara
cadde, il sangue zampillò
Seimila persone gridarono


L'officier déposa la hache
Il s'appelait p't-être Kissinger
Il piétina Victor Jara
"Chante !" dit-il "Tu es moins fier"


L’ufficiale posò l’ascia
Si chiamava forse Kissinger
Schiacciò col piede Victor Jara
“Canta – gli disse – adesso che sei meno superbo”


Levant les mains vides des doigts
Qui pinçaient hier la guitare
Jara se releva doucement
"Faisons plaisir au commandant"


Alzando le mani private delle dita
Che pizzicavano ieri la chitarra
Jara si alzò dolcemente
“Accontentiamo il comandante”


Il entonna l'hymne de l'U
De l'Unité Populaire
Repris par les six mille voix
Des prisonniers de cet enfer


Intonò l’inno dell’U
Dell’Unità Popolare
Ripreso dalle seimila voci
Dei prigionieri di quell’inferno


Une rafale de mitraillette
Abattit alors mon ami
Celui qui a pointé son arme
S'appelait peut-être Kissinger


Una raffica di mitraglia
Abbatté allora il mio amico
Quello che ha puntato l’arma
Si chiamava forse Kissinger


Cette histoire que j'ai racontée,
Kissinger, ne se passait pas
En quarante-deux mais hier
En septembre septante-trois


Questa storia che racconto,
Kissinger, non si è svolta
nel 1942 ma ieri,
nel settembre del 1973




(1) Henry Kissinger, allora consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente Richard Nixon, dichiarò nel corso di una riunione del Consiglio di Sicurezza sul Cile, il 27 giugno 1970: “Non vedo perché dovremmo restare senza fare niente quando un paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo”


 



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