Haaretz, 12 settembre 2020 (trad. ossin)
 
Dodicesima settimana di manifestazioni contro Netanyahu
Nir Hasson, Bar Peleg e Noa Shpigel
 
Irritati dalla gestione governativa della crisi COVID-19, i manifestanti a Gerusalemme e in tutto Israele chiedono al `` primo ministro che non sta facendo il suo lavoro '' di dimettersi
 
Manifestanti antigovernativi vicino alla residenza del primo ministro a Gerusalemme, 12 settembre 2020. Foto Emil Salman
 
Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza sabato a Gerusalemme e in tutto Israele, per la 12a settimana consecutiva, chiedendo al primo ministro Benjamin Netanyahu di dimettersi, tra accuse di corruzione e l’imminenza di un nuovo lockdown per il coronavirus.
 
I manifestanti, in numero inferiore rispetto alle settimane precedenti, si sono riuniti vicino alla residenza del primo ministro a Gerusalemme, accusando il governo di cattiva gestione della crisi del COVID-19, e Netanyahu di preoccuparsi solo dei processi a suo carico.
 
La polizia si è scontrata coi manifestanti, arrestando nove persone.
 
Manifestazioni si sono svolte anche vicino alla residenza privata di Netanyahu a Cesarea, e nei principali incroci e ponti di tutto il paese. Secondo quanto riferito, gli ispettori della città di Netanya hanno rimosso i cartelli e le bandiere dei manifestanti, invocando il rispetto dei regolamenti cittadini.
 
I critici di Netanyahu hanno sostenuto che il nuovo lockdown ha lo scopo di mettere a tacere l'opposizione popolare e ridurre i numeri delle manifestazioni, giunte oggi alla 12° settimana di fila.
 
Manifestanti anti-Netanayhu a Gerusalemme, 11 settembre 2020. Foto Ohad Zwigenberg
 
Yoel Adami, uno degli organizzatori, ha detto che la gestione della crisi del coronavirus da parte del governo "dimostra quanto sia giustificata la nostra protesta: abbiamo un primo ministro che non sta facendo il suo lavoro perché è preoccupato solo per i suoi problemi [legali]".
 
Mor, residente nella città settentrionale di Tivon, ha partecipato ad una piccola manifestazione di protesta su un ponte dell'autostrada nella sua zona. Netanyahu, ha affermato, "promuove misure antidemocratiche", riferendosi specificamente alla iniziativa di un nuovo lockdown di due settimane: "Non servirà, e non lo sta facendo per difenderci dal coronavirus, ma solo per i suoi interessi personali."
 
Domenica, in occasione della partenza di Netanyahu per Washington, per partecipare alla cerimonia della firma degli accordi di normalizzazione con Emirati Arabi Uniti e Bahrain, sono previste manifestazioni dinanzi all’aeroporto internazionale di Israele. "Alla vigilia del nuovo lockdown, invece di affrontare il disastro che ha creato, Netanyahu scappa per quattro giorni di campagna elettorale negli Stati Uniti", hanno detto gli organizzatori in un comunicato. "Un vero leader sarebbe rimasto a prendersi cura del suo popolo."
 
Il movimento anti-Netanyahu ha preso slancio durante la crisi del coronavirus. Israele è ora in cima alla classifica mondiale per numero di nuovi casi di COVID-19 pro capite, ma molti si oppongono al lockdown che entrerà in vigore martedì, in attesa dell'approvazione del governo. Molti israeliani di tutto lo spettro politico credono che un altro blocco non farà che aggravare la situazione economica e che ci siano modi meno dirompenti per gestire la pandemia.
 
La scorsa settimana, migliaia di persone si sono radunate a Gerusalemme e almeno 12 manifestanti -  tra cui il famoso artista e attivista Zeev Engelmayer - sono stati arrestati. 
 
 
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