Le Grand Soir, 10 novembre 2013 (trad. ossin)



Sahara Occidentale e Palestina : la stessa indifferenza degli

occidentali


Chems Eddine Chitour



“Dhrabni ou bka, sbakni ou chka” (« Mi ha picchiato e ha pianto, mi ha sopravanzato  e si lamenta di me”). Questo proverbio della campagna maghrebina spiega meglio di mille discorsi la “sortita” del Regno del Marocco, che ha richiamato “per consultazioni” il suo ambasciatore, come rappresaglia per dei fatti dei quali, in definitiva, è esso stesso responsabile. Se è frequente di questi tempi prendersela con un simbolo di sovranità come la bandiera, basta vedere quello che periodicamente succede alla bandiera statunitense, vittima della rabbia degli arabi e in genere dei mussulmani, ciò non toglie che si tratti di un precedente che non ci garantisce per niente dal pericolo di recidiva

Tutto è cominciato dall’attualità della settimana, segnata da due avvenimenti importanti. Per prima, la conferenza di Abuja sulla causa saharawi e le sue conseguenze indirette sulle relazioni dell’Algeria col Marocco, poi la sceneggiata dei negoziati israelo-palestinesi delimitati dalla costruzione di migliaia di edifici di colonizzazione sui territori occupati dal 1967.


I simboli dello Stato algerino profanati in Marocco
In meno di una settimana, i simboli dello Stato algerino nel Regno del Marocco sono stati oltraggiati. Il secondo incidente ha avuto luogo la vigilia del 1° novembre (anniversario dell’ indipendenza algerina, ndt). La duplice aggressione contro l’ambasciata di Rabat e il consolato di Casablanca costituisce qualcosa di inaccettabile perché gravido di conseguenze.


L'assalto al Consolato algerino a Casablanca
 

Non si può per contro non restare perplessi di fronte all’assenza di reazioni da parte delle autorità consolari che non hanno mosso un dito quando l’intruso è entrato lentamente scalando il muro di cinta, si è arrampicato lungo la grondaia, si è soffermato davanti ad una bandiera che non si lasciava prendere. Quando qualcuno entra in casa senza essere invitato, il minimo che si possa fare è di farlo uscire con qualsiasi mezzo.
Gli Algerini ritengono che l’attacco alla nostra bandiera nazionale, specialmente un 1° novembre, non sia un gesto isolato. E’ possibilissimo che fosse un atto programmato.


Ricordiamo, come ha già fatto Tayeb Belghiche del giornale El Watan, che in un discorso pronunciato lo scorso 11 ottobre davanti alle Camere riunite, il re Mohammed VI aveva chiaramente dato il semaforo verde per il passaggio all’azione: “Piuttosto che attendere gli attacchi dei nostri avversari per rispondere, bisogna costringerli alla difensiva prevenendoli, anticipando le mosse e rispondendo in maniera positiva”, aggiungendo poco dopo:


“Vi esorto dunque tutti, ancora una volta, ad una forte mobilitazione, ad una vigilanza continua e ad iniziative efficaci al livello interno e internazionale per contrastare i nemici della nazione dovunque si trovino e per sventare gli illegittimi stratagemmi cui fanno ricorso” (1)


Tayeb Belghiche si interroga sull’espansionismo marocchino che – dice – “tiene in ostaggio il Grande Maghreb. Fino a quando? L’alternativa è chiara, e tutti i Maghrebini in buona fede e di buona volontà debbono convenirne e anche sostenerla: facciamo il Maghreb con quelli che ci stanno (…)

L’Algeria non può continuare a dare prova di moderazione quando l’arroganza del governo marocchino non ha limiti. Non si tratta solo di un incidente diplomatico del quale occorre monitorare i danni collaterali , aggiunge ancora, perché si tratta piuttosto del futuro di tutti i popoli maghrebini” (2).


Una dichiarazione del Ministero degli affari esteri ha sollecitato all’ambasciatore del Regno del Marocco la “richiesta urgente”, formulata venerdì scorso all’incaricato d’affari dell’ambasciata, di immediate spiegazioni circostanziate riguardo alla “inaccettabile violazione dei locali consolari a Casablanca e l’imperdonabile profanazione dell’emblema nazionale, proprio nel giorno dell’anniversario dell’inizio della gloriosa rivoluzione del 1° novembre” (…)

Hamid Enaanaa, il protagonista del gesto scandaloso, ha agito solo ed è attualmente agli arresti, in attesa di essere tradotto, il 20 novembre, dinanzi al procuratore. Sufficiente ciò a raffreddare la rabbia in Algeria? Non è certo (…) Il Ministero degli Affari esteri ha chiesto ufficialmente all’ambasciatore marocchino che le autorità algerine siano associate, “secondo una formula appropriata e conformemente alla pratica internazionale”, all’inchiesta per accertare i fatti e assicurarsi che siano state assunte le misure appropriate dopo questo incidente “particolarmente grave”.

Si è ricordato all’ambasciatore che l’Algeria non condivide la tesi “dell’incidente isolato” e ancor meno del “fatto di cronaca” (3).


Giustamente ad Abuja la Conferenza africana di solidarietà con la lotta del popolo saharawi  ha segnato la conclusione dei lavori con una dichiarazione piuttosto “hard” nei confronti del Marocco, ma anche… dell’Unione africana.


Il presidente di Ossin, Nicola Quatrano, alla Conferenza di Abuja

 

Preso atto dell’incapacità della UA a fare intendere ragioni al Marocco, che continua a occupare il Sahara Occidentale e a reprimere il suo popolo, sindacati, ONG e società civili hanno deciso di andare in prima linea. Si è deciso quindi di organizzare un movimento di solidarietà per l’indipendenza del Sahara (Asmows) che si farà carico di portare avanti una lotta multiforme per la decolonizzazione di questo territorio.

Questo movimento africano di solidarietà si propone anche di collaborare coi suoi omologhi d’Europa, America Latina e Australia per la promozione della causa saharawi. La Conferenza ha peraltro espresso il suo sostegno alle posizioni dei governi dell’Africa del Sud, di Algeria e della Nigeria in relazione alla causa saharawi, e ha espresso la volontà di fare in modo che queste posizioni vadano nel senso di un “isolamento” del Marocco, come era stato già fatto col sistema dell’apartheid” (4).


Peraltro si fa avanti una presa di coscienza in Europa e perfino negli Stati Uniti. Si sa che la lobbie marocchina, aiutata dalla lobbie sionista, è riuscita fino ad ora a bloccare le prerogative della MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum in Sahara Occidentale, ndt) in ciò che concerne la missione di controllo sul rispetto dei diritti umani nei territori saharawi occupati.

D’altra parte si apprende che il presidente del Coordinamento dei comitati e delle associazioni europee di sostegno al popolo del Sahara occidentale (EUCOCO), Pierre Galand, ha affermato che il rapporto Charles Tannock, recepito recentemente dal Parlamento Europeo (PE), è “chiarissimo” per ciò che concerne la violazione dei diritti umani nei territori saharawi occupati e la spoliazione delle ricchezze naturali del Sahara Occidentale, sottolineando che il rapporto “è chiaro anche nella parte che riguarda la spoliazione da parte del Marocco delle risorse naturali del Sahara Occidentale”.

Ricordando le decisioni adottate dal PE in relazione alla sospensione degli accordi nel settore della pesca col Marocco a proposito delle violazioni dei diritti dei Saharawi nei territori occupati, si è detto “scioccato” nel constatare che la “Spagna ha firmato un pre-accordo sulla pesca con Rabat”. “E’ scioccante, tanto più che esso è sopraggiunto proprio quando l’opinione pubblica internazionale ha appena appreso della scoperta di una fossa comune di vittime saharawi e che Madrid era al corrente di ciò”, ha sottolineato il sig. Galand (5).


La sceneggiata del dramma palestinese
L’analogia tra Saharawi e Palestinesi è sconvolgente. Si è detto tutto del dramma palestinese che dura da quasi un secolo. Ecco una causa per la dignità di un popolo che accetta di vivere su un quinto della sua terra di origine e che vede ogni giorno la prospettiva di uno Stato palestinese allontanarsi. Un nuovo round di negoziati senza futuro si svolge sotto i nostri occhi. Israele costruisce sulle terre palestinesi, pur dichiarando di negoziare (6).


Un dispaccio dell’AFP informa che Israele ha proposto che, a base delle discussioni di pace, venga posto il tracciato della barriera di separazione (il muro dell’apartheid, ndt) e non il confine del 1967, come reclamano i Palestinesi. I negoziatori israeliani hanno proposto ai loro omologhi palestinesi che questa barriera, il cui tracciato è per l’85% in Cisgiordania, isolando il 9,4% del territorio palestinese, Gerusalemme est compresa (dati ONU), sia il punto di partenza dei negoziati, secondo il quotidiano Yediot Aharonot e la radio pubblica israeliana.

In più Israele vuole conservare alcune colonie ebraiche isolate in Cisgiordania – Beit El, Psagot e Nokdim, secondo le stesse fonti.


Intervistato, il portavoce del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non ha confermato queste informazioni, allegando di non voler commentare i negoziati in corso, sui quali il segretario di Stato USA, John Kerry, ha imposto alle due parti un black out mediatico.

E’ stata affrontata anche la questione di Gerusalemme. Intervistato sul punto, un alto responsabile israeliano ha detto, sotto copertura di anonimato, che Israele ha detto con chiarezza ai Palestinesi che Gerusalemme resterà unificata sotto la sovranità israeliana (7).


La costruzione di nuove unità abitative nelle colonie israeliane della Cisgiordania occupata, anche nella città di El Qods (Gerusalemme, ndt), prosegue senza tregua.

Lo Stato ebraico ha pubblicato domenica nuove offerte pubbliche di appalto per la costruzione di circa 2000 nuove unità abitative nei Territori palestinesi occupati dal 1967; secondo “La Pace adesso”, una organizzazione non governativa israeliana che si oppone alla costruzione di colonie nella Palestina occupata, questi appalti riguardano 1859 unità abitative in Cisgiordania, 828 delle quali a Gerusalemme est, El Qods, occupate, ma anche annesse da Israele nel 1967.

 


Il segretario di Stato USA, John Kerry


“La Pace adesso” critica le pratiche del governo israeliano. “Ogni volta che Netanyahu fa un piccolo passo verso la pace, ne fa due più grandi per fare in modo che sia più difficile giungere alla pace”, ha deplorato l’ONG (8).


Che cosa fa Abou Mazen? Protesta per la millesima volta. Durante una riunione del Comitato esecutivo dell’OLP, giovedì a Ramallah, nella Cisgiordania occupata, è stata decisa una reazione ferma alla prosecuzione della colonizzazione. Intanto “la coperta” – oggetto dei negoziati – si fa più corta, ma gli affari dei dirigenti politici sono più che mai prosperi…


La realtà del potere marocchino e il Gran Maghreb
 E’ un fatto che il potere marocchino si trova in una congiuntura difficile: il popolo soffre il martirio, si impoverisce sempre di più mentre il re si arricchisce sempre di più. Due bravi giornalisti, Catherine Graciet e Eric Laurent, hanno analizzato in un saggio la predazione reale. Dopo la sua incoronazione nel 1999, scrivono, Mohammed VI ha assunto il controllo dell’economia del Marocco in modo assolutamente arbitrario. Una strategia di accaparramento marcato dalla corruzione sfrenata dei suoi amici.

“In Marocco, nel 2012, la Monarchia impone ancora il silenzio e il segreto sui suoi intrighi, e ciò ha reso la nostra inchiesta spesso difficile. La monarchia marocchina ha instaurato nelle sue élite una vera e propria ‘cultura della docilità’. Ma soprattutto fa paura: quando si abbatte su qualcuno, la disgrazia reale condanna socialmente ma anche finanziariamente e professionalmente” (…)

“In Marocco la Monarchia resta l’unico potere. Continua a prosperare perché ha avuto la buona idea di trasformare, da decenni, la vita pubblica e le istituzioni in un teatro di ombre. Gli eccessi del re vengono protetti da una omertà che noi abbiamo deciso di rompere con questo libro” (9).


“Nel luglio 2009, il periodico statunitense Forbes ha sorpreso tutti (…) il re del Marocco, Mohammed VI, faceva una sorprendente apparizione al settimo posto, con una fortuna valutata in 2,5 miliardi di dollari. Sopravanzava rivali apparentemente più riccamente dotati, come l’emiro del Qatar (…) la cui fortuna, secondo Forbes, era sei volte inferiore a quella del sovrano marocchino.

Nel 2009 la crisi finanziaria mondiale sopraggiunta un anno prima aveva colpito in pieno tutti i redditi, anche quelli dei più fortunati. Ciononostante, Mohammed VI, la cui fortuna era raddoppiata in cinque anni, sembrava misteriosamente sfuggire a questi alea…

Nel rapporto mondiale sullo sviluppo umano elaborato dal Pnud, l’agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo, relativo al periodo 2007-2008, il Marocco viene classificato al 126 posto (su 177 Stati) dal punto di vista dello “sviluppo umano” e il tasso di povertà del paese tocca il 18,1%.

Per completezza, nel 2008, il debito pubblico del Marocco è cresciuto del 10% in un anno, per raggiungere 11,9 miliardi di euro, vale a dire il 20% del PIL. La classifica di Forbes sollevava pudicamente solo un lembo del velo sull’ampiezza di una fortuna reale in realtà ben più importante. Soprattutto taceva o ignorava i mezzi messi in campo per raggiungere una simile ricchezza” (10).


L’utopia dell’Unione maghrebina basata su malintesi
In simili condizioni come si può parlare di Unità maghrebina quando mancano le condizioni minime. Per il re, “i nemici della nazione” non sono altro che gli Algerini. D’altronde, da quando è salito al trono, ha sviluppato un discorso estremamente aggressivo nei confronti dell’Algeria, un discorso che, invece di esortare alla calma, tende invece a creare un clima di tensione.


“Fin dalla sua creazione nel febbraio 1989 a Marrakech, i paesi membri (dell’UMA) hanno firmato tra loro solo 37 trattati e accordi. Ebbene, l’Algeria ne ha ratificati 29, la Tunisia 28, la Libia 27, la Mauritania 25 e il Marocco solo 8. Sono queste le cifre che sottolineano chiaramente il disinteresse del regno per la costruzione maghrebina. Vive principalmente perseguendo un sogno medioevale: il Grande Marocco e il suo corollario, l’espansionismo coloniale.
(…)
Il regime di Rabat deve fare la sua scelta e definitivamente. Vuole il “Grande Marocco” o il “Grande Maghreb”? (11)


Ne va dell’avvenire della regione. I popoli devono capire che la loro salvezza è nell’unità. Condividiamo molti valori. Nel mondo attuale se si resta divisi, finiremo col diventare polvere di Stati. L’arroganza del Marocco che si crede intoccabile non è casuale, essa deriva dall’appoggio incondizionato della Francia che ha fatto del Marocco la sua riserva.

Sotto ogni aspetto svolge il suo ruolo attraverso una politica inumana, una repressione senza fine, come un secondo Israele nella regione: non ha forse costruito con l’aiuto di esperti israeliani un muro di apartheid (il muro di sabbia che divide la popolazione saharawi, ndt)? E’ vero che la sua impunità internazionale lo colloca al di sopra del diritto internazionale, fregandosene delle aspirazioni del popolo saharawi e, più in generale, del popolo marocchino a vivere libero nella dignità.



Note:


[1] Provocazioni marocchine contro l’Algeria : Le Roi veut-il la guerre ? El Watan le 05.11.13


[2] Provocazioni marocchine contro l’Algeria : Le Roi veut-il la guerre ? El Watan le 05.11.13


[3] L’ambassadeur du Maroc convoqué au MAE...El Watan le 04.11.13


[4] Hassan Moali : La Conférence d’Abuja El Watan le 02.11.13


[5]
http://www.elwatan.com/international/territoires-occupes-pierre-galand...


[6] C.E. Chitour : Le calvaire du peuple palestinien. Editions Casbah 2013


[7] Israël propose la barrière de séparation comme base des discussions de paix le 05.11.13


[8]
http://www.elwatan.com/international/2000-nouveaux-logements-en-cisjor...


[9] Catherine Graciet, Eric Laurent. Le Roi prédateur Editions du Seuil p.5-7 marzo 2012


[10] Catherine Graciet, Eric Laurent. Le Roi prédateur Editions du Seuil p.5-7 marzo 2012


[11] Provocazioni marocchine contro l’Algeria : Le Roi veut-il la guerre ? El Watan le 05.11.13

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