Uno dei "100 eroi dell'informazione", secondo Reporters sans frontières

Chi è Ali Lmrabet

Nicola Quatrano

 

Va a chiedere un certificato di residenza per rinnovare passaporto e carta di identità, e va proprio nel posto giusto: l’ufficio di prefettura del luogo dove abita da sempre, com’è indicato su tutti i suoi documenti di identità, ivi compresi quelli da rinnovare. “Ci dispiace – gli dicono – a noi risulta che lei risieda altrove”. Lui chiede: “Dove?”…. Silenzio…
Se pensate si tratti di una storia di ordinaria ottusità burocratica, vi sbagliare di grosso. Perché il paese in cui questo è avvenuto è il Marocco, e il protagonista è Ali Lmrabet, un “vero” giornalista marocchino, un autentico “eroe” della informazione, che il regime ha tentato e tenta in tutti i modi di mettere a tacere
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Ali Lmrabet ha oggi 56 anni, è originario di Tetouan, una città del nord mediterraneo del Marocco. Infanzia povera, suo padre tirava avanti col mestiere di portiere, è diventato uno dei “100 eroi dell’informazione”, secondo Reporters sans frontières.
E non solo perché è stato il primo giornalista maghrebino ad avere osato intervistare un leader israeliano, o per il viaggio fatto su una bagnarola di fortuna, mescolato coi migranti che entravano clandestini in Europa, per poter scrivere a ragion veduta di loro; non solo per i tanti scoop che hanno costellato la sua carriera, o per essere stato il fondatore del primo magazine della storia del Marocco. Ma, anche e soprattutto, perché proprio a lui, che è un vero giornalista, come deve essere un giornalista: onesto e coraggioso, il regime marocchino e il suo re, Mohammed VI, hanno fatto di tutto per tappare la bocca.


Il “Gulag intellettuale”

Il giorno 11 aprile 2015 è giunta al termine l’interdizione per dieci anni dalla professione giornalistica che gli era stata comminata nel 2005, insieme alla chiusura dei suoi due giornali satirici.
No, non aveva commesso alcun reato. E nemmeno atti riprovevoli come – per dire – inventato una intercettazione capace di inguaiare il presidente di una regione, né infangato la reputazione del direttore di un giornale cattolico, pubblicando notizie riservate che ne rivelavano le tendenze omosessuali… Niente di tutto questo: aveva solo definito “rifugiati” (né più né meno di come ufficialmente li considera l’ONU) i Saharawi che vivono nei campi profughi di Tindouf, sfidando la falsa e grottesca propaganda ufficiale del regime marocchino che pretende si dica che sono “sequestrati” dal Fronte Polisario.
Precedentemente, il 21 maggio 2003, Ali era stato condannato, dopo un processo durato 10 minuti, a 4 anni di prigione (in appello, bontà loro, ridotti a 3 anni), a causa di alcuni articoli e un fotomontaggio satirico delle nozze del re Mohammed VI. In realtà ha scontato solo 7 mesi e mezzo nella prigione di Rabat, per un perdono reale che Ali Lmrabet si era sempre rifiutato di sollecitare, perché sarebbe stata una “ammissione di colpevolezza”. (1)
I suoi due giornali satirici, Demain e Doumane sono stati semplicemente chiusi, senz’altra spiegazione.

 

 

Durante il periodo di interdizione dalla professione, il suo “Gulag intellettuale” come lo chiama lui, Ali Lmrabet ha lavorato come corrispondente del giornale spagnolo El Mundo. Ma finalmente, come si diceva, l’11 aprile la sanzione interdittiva, unica nel suo genere perfino in Marocco, è giunta al suo termine e Ali Lmrabet pensava di potere finalmente riaprire i suoi giornali satirici, Demain (in francese) e Doumane (in arabo).
Ma per aprire un giornale ci vogliono delle autorizzazioni, e queste si possono ottenere solo se si dispone di documenti validi, e il passaporto di Ali Lmrabet stava per scadere il successivo 24 giugno 2015, mentre la carta di identità, formalmente ancora valida, gli era stata sottratta (insieme a 200 dirham, poco meno di 20 euro) nel corso di una (strana) aggressione da parte di alcuni poliziotti marocchini nell’agosto 2012 (2)
Gli occorreva dunque un certificato di residenza, per poter chiedere il rilascio dei nuovi documenti.

 

E qui comincia la storia, che può sembrare incredibile e kafkiana solo a chi non conosca che cosa è realmente il Regno del Marocco e si lasci incantare dalla facciata di apertura e modernità che il re Mohammed VI ostenta con tanta cura.
 

Dal 20 aprile 2015 (e fino, sembra, al 28 luglio 2015), il Ministero dell’Interno marocchino, guidato da Mohamed Hassad, e la Direzione generale della Sureté nationale, diretta da Abdellatif Hammouchi, si sono ostinatamente rifiutati di rinnovare la carta d’identità e il passaporto di Ali Lmrabet.
Il sito demainonline (3) ospita il dossier completo dell’incredibile vicenda.

 

Il 20 aprile Lmrabet chiede il suo certificato di residenza alla prefettura di Tetouan, città nella quale ha sempre mantenuto la residenza appunto, nell’abitazione del padre. E’ quella che compare nel passaporto in scadenza, quella indicata nella carta di identità sottratta da ignoti poliziotti, quella usata in diversi atti legali compiuti negli ultimi tempi.
La ragione? Secondo il comunicato emesso quello stesso giorno dalla wilaya di Tetouan, perché il giornalista non risiederebbe effettivamente nell’abitazione del padre. Allora Lmrabet va a parlare col Caid (il prefetto, si potrebbe dire), il signor Khamlichi, e ci va accompagnato da Mohamed Lahbib Haji, avvocato e rappresentante dell’Associazione Marocchina per i diritti dell’uomo (AMDH). Il prefetto finisce col dire che si è trattato di un malinteso, ch’egli riteneva che Lmrabet abitasse nella Medina, in un appartamento di proprietà della moglie e in corso di ristrutturazione, ma le informazioni richieste al collega di quella circoscrizione hanno dato esito negativo. Torni dunque il giorno successivo con una fotocopia del passaporto sul quale è indicata la residenza del padre e - lascia intendere - avrà il suo certificato.

Ma Lmrabet conosce bene il mkhizene (il “potere” marocchino) e, giustamente, non si fida. All’uscita, invece di tornarsene a casa, entra nel posto di polizia situato proprio di fronte e chiede il certificato di residenza, che gli viene rilasciato immediatamente (sempre alla presenza dell’avvocato Haji). La notizia fa il giro dei siti internet e suscita delle reazioni. Il funzionario di polizia che gli aveva rilasciato il certificato contatta l’avvocato Haji e lo stesso Lmrabet, chiedendone la restituzione.


“Per favore, mi restituisca il certificato”

Penoso il colloquio, svolto alla presenza di diversi testimoni. Il commissario Mohamed Najib chiede al giornalista il favore di rendergli il certificato, “sennò sono fottuto. Mi hanno minacciato di gravi sanzioni disciplinari”.
“Ma perché?” chiede il giornalista. “Mi hanno detto in alto loco - insiste Najib - che, se lei non mi restituisce il certificato, sarò severamente sanzionato. Io sono diabetico, soffro di ipertensione e mi mancano pochi anni alla pensione. Non voglio problemi, per favore: mi restituisca il certificato”
“Mi scusi commissario, ma io ho diritto o no a questo documento? L’ho forse ottenuto fraudolentemente?”
“No, assolutamente. A noi risulta che lei risiede qui, il certificato l’ho rilasciato a ragion veduta… Però le chiedo un gesto di misericordia – implora il commissario – la mia carriera e quella del funzionario che ha rilasciato il certificato dipendono da lei. In nome del fatto che lei è collega di mio fratello, che è giornalista a Casablanca, la prego di restituirmelo… Domani gliene sarà rilasciato un altro, ne sono certo”

Per compassione, considerando il povero funzionario una “vittima collaterale” della trama che si sta ordendo contro di lui, Lmrabet decide di restituire il certificato.
Del quale aveva comunque tratto diverse copie autenticate, pubblicate nel dossier cui si fatto già cenno.

Il giorno dopo, però, il prefetto non si fa trovare e anche il commissario Najib, sazio del gesto di “misericordia” ottenuto, sembra svanito nel nulla.


Risiede a Barcellona

Lmrabet decide di rivolgersi allora al ministro della giustizia, El Mostafa Ramid, che conosce personalmente e che aveva solidarizzato con lui in passato (quando era all’opposizione). Il contatto avviene il 5 maggio. Il ministro gli promette una risposta che non arriverà mai.

 

Ali Lmrabet dinanzi all'ONU di Ginevra
 

Il 24 giugno, la data di scadenza del suo passaporto, Ali Lmrabet comincia uno sciopero della fame davanti alla sede dell’ONU a Ginevra. “Sono il primo sans papier della storia del Marocco”, dice.
Moltissimi gli attestati di solidarietà (tra i colleghi italiani, il solo presidente dell’ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli) (4)
E una nuova versione dei fatti da parte del Governo marocchino. L’ambasciatore del Marocco presso le Nazioni Unite dichiara che è tutto un malinteso, perché l’ufficio competente a rilasciare il nuovo passaporto ad Ali Lmrabet è il consolato marocchino di Barcellona, dato che il giornalista risiederebbe lì.
E tuttavia una mail inviata il 9 luglio da Lmrabet a questo consolato per avere conferma resta senza risposta.


La svolta

Il 28 luglio Ali Lmrabet interrompe lo sciopero della fame, dopo che il Ministro dell’interno marocchino, Mohamed Hassad ha ufficialmente annunciato che il consolato di Barcellona rilascerà un nuovo passaporto al giornalista, il quale potrà anche – dopo un effettivo soggiorno di tre mesi nell’abitazione del padre - ottenere un certificato di residenza e il duplicato della carta di identità sottrattagli nel 2012.

“Che significa”, chiedo ad Ali Lmrabet raggiunto al telefono a Ginevra. “Evidentemente devono salvare la faccia”. “Ma tutto questo non ha senso”, insisto. “Vero – mi dice -  ma ho deciso di stare al gioco… vedremo cosa succederà. Non smobilito, sono pronto a riprendere lo sciopero a oltranza se dovessero farmi degli scherzi….”.
Speriamo di no, anche perché Ali Lmrabet sarà in Italia il 24 agosto, a Napoli precisamente, come ospite d’onore di una manifestazione dedicata ai giornalisti “imbavagliati”. Se quel giorno non sarà in sciopero della fame, vorrà dire che il problema – almeno per il momento – si è risolto... e potremmo magari anche farci uno spaghetto insieme.


Note:

(1)    https://www.youtube.com/watch?v=1QGGJkWOtZc
(2)    http://www.ossin.org/marocco/1232-come-sono-stato-aggredito-e-derubato-da-alcuni-poliziotti-marocchini
(3)    http://www.demainonline.com/2015/07/20/refus-des-autorites-marocaines-de-renouveler-les-pieces-didentite-du-journaliste-ali-lmrabet-le-dossier/
(4)    http://www.demainonline.com/2015/07/27/lassociation-des-journalistes-de-campagnie-en-italie-se-solidarise-avec-ali-lmrabet/

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