Jeune Afrique, 26 gennaio 2017 (trad.ossin)
 
Marocco: il processo per i fatti di Gdeim Izik rinviato a marzo 
Jeune Afrique con AFP
 
La Giustizia marocchina ha rinviato al 13 marzo il processo contro i 25 Saharawi accusati di avere assassinato alcuni elementi delle forze dell’ordine marocchine nel 2010, in un accampamento nei pressi di Laâyoune. Un processo molto teso che interviene alla vigilia del rientro del Marocco nell’Unione Africana
 
Il campo di Gdeim Izik, smantellato con la forza l'8 novembre 2010
 
La Corte d’Appello di Salé, nei pressi di Rabat, che ha dichiarato la propria competenza, ha accolto, mercoledì 25 gennaio, l’istanza della difesa di sottoporre gli imputati ad una perizia medica, ma ha respinto la richiesta di libertà provvisoria. Ha inoltre accolto la richiesta di ascoltare i testimoni indicati dalla difesa e i verbalizzanti della gendarmeria, secondo quanto si apprende in un comunicato del Procuratore del Re.
 
Si tratta della quarta udienza dopo il rinvio alla giurisdizione civile, deciso dalla Corte di Cassazione nel luglio scorso, di questo affaire sensibile che vede la presenza di molti osservatori internazionali.
 
I 25 Sahrawi sono accusati di avere assassinato 11 elementi delle forze di sicurezza marocchina durante la sommossa scatenata dalla decisione delle autorità marocchine di smantellare con la forza, nel novembre 2010, il campo di Gdeim Izik, vicino Laâyoune, nel Sahara occidentale.
 
Pesanti condanne
 
Il Marocco e il Polisario, che rivendica l’indipendenza del Sahara Occidentale, si scambiarono all’epoca reciprocamente l’accusa di avere provocato questi scontri sanguinosi. All’esito di un feuilleton giudiziario assai mediatizzato, i 25 Saharawi vennero condannati, nel 2013 da un tribunale militare, a pene che vanno dai 20 anni di reclusione all’ergastolo.
 
Ma il processo è stato ritenuto «iniquo» da alcune ONG internazionali (scarica in questa pagina il rapporto di OSSIN), essendo fondato su «confessioni ottenute con la tortura», e, a luglio scorso, la Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo, questa volta dinanzi una giurisdizione civile.
 
Le famiglie chiedono giustizia
 
I familiari dei poliziotti uccisi chiedono dal canto loro «un processo giusto ed equo per onorare la memoria dei martiri». Si sono costituiti parte civile per difendere i loro diritti. Non poterono farlo dinanzi il tribunale militare, perché non era consentito nella procedura militare.
 
Immagini prese il giorno dello smantellamento del campo e diffuse da una televisione privata mostrano alcuni poliziotti linciati e uccisi, Gli assalitori ne hanno approfittato per saccheggiare la città di Laâyoune.
 
Un processo molto politico
 
Il processo interviene alla vigilia del rientro del Marocco nella Unione Africana (UA), che dovrà essere finalmente sancito a fine gennaio, nel corso di un summit dei capi di Stato, e in vista del quale il re Mohammed VI ha compiuto molti viaggi in Africa negli ultimi mesi. Obiettivo: consolidare le alleanze storiche e neutralizzare i governi che ancora sostengono il Polisario.
 
 
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