Arrestato il capo del cartello dei Los Zetas
Alain Rodier
 
 

L’ 8 febbraio 2018, agenti della Marina messicana (SEMAR) e investigatori federali messicani hanno catturato nel frequentatissimo quartiere nella zona centro-ovest di Città del Messico – chiamato « Roma » – José Maria Guizar Valencia, alias Carlos Guizar Valencia « Charly » o « Z-43 », il capo dei Los Zetas. Questo criminale statunitense-messicano era una delle 122 persone più ricercate dal governo  federale messicano. Nato in California nel 1979, Guizar Valencia era anche uno degli otto latitanti più ricercati nello Stato del Chapas, e Washington aveva messo nel 2014 una taglia di cinque milioni di dollari sulla sua testa.
 
 Il primo statunitense alla testa dei Los Zetas
 
Dall’inizio degli anni 2010, I capi degli Zetas sono caduti uno dopo l’altro. Ci fu dapprima la morte di Heriberto Lazcano Lazcano – « Z-3 » – ucciso nel 2012, verosimilmente perché denunciato da Miguel Ángel Treviño Morales – « Z-40 » – con cui era in disaccordo e che sarà arrestato l’anno successivo. Sostituito dal fratello Omar Treviño – « Z-42 » -, quest’ultimo fu arrestato nel 2015. Guizar Valencia – « Z-43 » –, che occupava una posizione un po’ marginale negli Zetas per il fatto di essere di origine statunitense, prese le redini dell’organizzazione criminale particolarmente attiva negli Stati di Nuevo Laredo, Michoacan, Guerrero, Oaxaca, Yucatán, Quintana Roo, Tamaulipas, Tabasco, Veracruz e Chiapas.
 
Il Quartier Generale dell’organizzazione criminale ch’egli ha messo in campo dopo essere diventato capo dei Los Zetas era situato nel comune di Huimanguillo, nello Stato di Tabasco, nel sud del paese. Guizar Valencia vi dirigeva il traffico di droghe provenienti dall’America Latina e dirette negli Stati Uniti. E’ anche accusato di avere realizzato sequestri di persona a scopo di estorsione. Sarebbe il promotore dell’ondata di violenze che ha dilagato in queste regioni, soprattutto alla frontiera tra il Chapas e il Guatemala.
 
In quest’ultimo paese, Los Zetas hanno creato un gruppo armato al loro servizio, composto da ex elementi dell’unità anti-insurrezione delle forze armate del Guatemala, Los Kaibiles. « Z-43 » aveva sostituito, nel 2012, Mauricio Guizar Cárdenas – alias « El Amarillo » -, il rappresentante del Los Zetas in questo paese che era stato arrestato. Era dunque lui ad avere il compito di acquistarvi cocaina e droghe sintetiche da trasferire poi negli Stati Uniti, attraverso il Messico.
 
Fino a poco tempo fa, Città del Messico sembrava relativamente risparmiata dal crimine organizzato, ma il 2 maggio 2017, proprio in questa città veniva arrestato  Dámaso López – alias « El Licenciado » -, legato al potente cartello di Sinaloa – grande nemico di Los Zetas. La capitale messicana viene effettivamente considerata dai cartelli come una zona neutrale da preservare da ogni violenza, in modo che ognuno vi possa tranquillamente regolare i propri affari. L’esperienza di Acapulco, che svolgeva la medesima funzione una decina di anni fa e che è poi diventata terreno di scontri, è servita da lezione. Conviene infatti tutelare la sicurezza di alcune regioni, nelle quali si possano sviluppare contatti fruttuosi con l’estero. Ebbene Los Zetas sono in costante contatto con la mafia calabrese, la sinistra ‘Ndrangheta, con la quale commerciano la cocaina da trasportare in Europa, giacché il mercato nord americano è saturo da anni. Un dei paesi di transito privilegiati per questa operazione è il Venezuela.
 
Una guerra tra gang che si fa permanente
 
Il Massico subisce la violenza legata ai cartelli della droga che ha provocato più di 200 000 morti e quasi due milioni di sfollati dal dicembre 2006, data in cui il governo federale ha avviato l’attacco massiccio dell’esercito contro la droga.
 
Ma la nascita dei Los Zetas è anteriore al 2006. Il cartello venne infatti fondato nel  1999 da Osiel Cárdenas Guillen, che guidava all’epoca il cartello del Golfo (1). Con l’aggravarsi del clima di violenza, egli aveva bisogno di un braccio armato che si occupasse del lavoro sporco. Composti inizialmente da ex elementi delle forze speciali impegnate nella lotta antidroga, come il Grupos Aeromóviles de Fuerzas Especiales, Los Zetas hanno avuto buon gioco a fare fronte alle forze di sicurezza, delle quali conoscevano perfettamente le procedure. All’efficienza tattica, hanno aggiunto l’orrore. Ben prima che lo facessero i salafiti jihadisti (2), non hanno esitato a torturare le loro vittime spettacolarizzandone le sofferenze: decapitazioni e smembramenti sono diventati correnti in Messico. L’obiettivo era di terrorizzare le popolazioni, per dissuaderle dal cooperare con le forze dell’ordine. In ogni caso queste ultime sono molto corrotte ed è per questo motivo che il governo messicano ha impegnato nella lotta contro i cartelli le forze armate, considerate più « affidabili ».
 
Nel settembre 2009, dopo dieci anni di onorato servizio, Los Zetas si sono sentiti abbastanza potenti da potersi affrancare dalla tutela del cartello del Golfo e cominciare a volare con le proprie ali. Per fare questo, hanno dovuto conquistarsi molti territori facendo guerra al loro creatore, ma anche al cartello di Sinaloa, alla Famiglia Michoacana e anche a gente ancora più crudele di loro, i Sicarios (3) della Mara Salvatrucha (MS-13), che fungono da killer ad alcuni dei loro avversari. Sono stati comunque costretti a stringere alleanza con il cartello Beltrán-Leyva e con quelli di Tijuana e di Juárez. Tanto che il Messico si ritrova oggi diviso tra due grandi alleanze criminali, una guidata dal cartello di Sinaloa, l’altra dai Los Zetas.
 
Stando ai dati ufficiali, 25 339 assassinii – senza contare le sparizioni – sono state contabilizzate in Messico nel 2017. E’ il bilancio più pesante dopo il 1997, data in cui si sono cominciate a fare le statistiche. La grande differenza con quanto succede in Medio Oriente, è che la guerra che infiamma il Messico – ma anche il resto dell’America Latina, specialmente il Brasile dove le gang controllano le favelas e i penitenziari – resta locale e senza altra ideologia che non sia la ricerca del massimo profitto finanziario. Ma questa situazione rappresenta una sfida enorme per la sicurezza delle società del continente americano. Infatti il crimine organizzato si è diffuso a macchia d’olio senza che alcuna autorità sia in grado di contrastarlo. Per esempio, Los Zetas hanno annodato eccellenti relazioni con le gang presenti in Colombia, come Los Rastrojos, e negli Stati Uniti con la Mexican Mafia e i Latin Kings, che servono loro da “manine“ sul posto. Una delle principali ragioni del successo delle organizzazioni criminali transnazionali sta nella loro capacità di infiltrare l’economia legale per riciclare i loro profitti colossali, soprattutto utilizzando lo strumento della corruzione.
 
Conclusioni
 
L’arresto di « Z-43 » resta comunque un successo per le forze di sicurezza, in quanto seguiranno – come sempre capita – momenti di tensione e di scontro in seno a Los Zetas. Ma certamente emergerà un successore per riprendere le attività lucrative di questa organizzazione criminale, considerata come la più presente negli Stati messicani.
 
 
Note:
 
1. Cf. Note d’actualité n°472, maggio 2017, “Mexique. Le cartel de Sinaloa dans la tourmente“, www.cf2r.org.
2. Storicamente, il primo ostaggio decapitato « mediaticamente » fu Daniel Pearl, giustiziato nel 2002 da Khaled Cheikh Mohammed, che è ancora detenuto a Guantanamo.
3. Killer addestrati fin da giovanissimi ad assassinare i loro coetanei. Originari del Salvador, sembra che lavorino un po’ per tutti, con preferenza per quelli che offrono di più.
 
 
 
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