Chronique de Palestine, 24 novembre 2017 (trad.ossin)
 
Legge anti-BDS : l'Hasbara all'offensiva in Italia
Ramzy Baroud e Romana Rubeo 
 
Si prepara una proposta di legge al Parlamento italiano per criminalizzare il boycott di Israele. In passato, una simile iniziativa sarebbe stata impensabile...
 
 
Ahimè, l'Italia, un paese che ha avuto simpatie storiche per la causa palestinese, ha cambiato posizione in maniera drammatica negli ultimi anni. La cosa che più sorprende, però, è che adesso la sinistra è ansiosa di compiacere Israele, a detrimento dei diritti dei Palestinesi.
 
La triste realtà è questa: l’Italia si schiera per davvero nel campo israeliano. Non solo per quanto riguarda l'allineamento politico, ma anche nella riconfigurazione del discorso. Le priorità israeliane, come enunciate nella hasbara sionista (propaganda ufficiale), fanno oramai parte del lessico quotidiano dei media e della politica in Italia. Riassumendo, il programma sionista fa oramai parte integrante del programma politico italiano.
 
L’antifascismo, l'opposizione all'occupazione militare e il passato rivoluzionario dell'Italia sono stati gettati alle ortiche da politicanti concentrati sui loro interessi personali e diventati sempre più sensibili alle pressioni di una lobby filo-israeliana in pieno sviluppo.
 
Riscrivere la storia
 
Durante la cosiddetta « Prima Repubblica » (dal 1948 al 1992), l’Italia era considerato il paese dell'Europa occidentale più sensibile alla lotta dei Palestinesi, non solo per il generalizzato sentimento di solidarietà degli Italiani, ma anche per l'ambiente politico che prevaleva in quel tempo.
I dirigenti italiani erano allora consapevoli della pozione unica del paese nello spazio mediterraneo. Pur volendo dare dimostrazione di lealtà nei confronti dell'Alleanza Atlantica, avevano egualmente stabilito buone relazioni con il mondo arabo. Mantenere questo equilibrio non era sempre facile ed esso viene oggi percepito come una  « posizione radicale » disconosciuta e criticabile.
 
La tendenza filo-israeliana è attiva da anni. In una celebra intervista rilasciata al giornale israeliano Yediot Aharonot nel 2008, l’ex-presidente italiano Francesco Cossiga dichiarava: « Cari Ebrei italiani, vi abbiamo venduti ».
 
Cossiga si riferiva al « Lodo Moro », un accordo ufficioso che sarebbe stato firmato negli anni 1970 dal Primo Ministro italiano Aldo Moro e i leader del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (PLFP). Esso avrebbe consentito al gruppo palestinese del FPLP di coordinare la sua attività dall'Italia, assicurando in cambio di mantenere il paese fuori dal campo delle sue attività.
 
Il « Lodo Moro » viene spesso strumentalizzato nella hasbara israeliana, per dimostrare un supposto fallimento dell'Italia in passato e per continuare ad associare i Palestinesi al terrorismo.
 
Nella stessa intervista, Cossiga si spingeva ancora oltre, associando il gruppo palestinese alla strage di Bologna, un attentato terrorista che devastò la stazione di Bologna nel 1980, uccidendo 85 persone. Le parole di Cossiga hanno forse riempito di gioia Israele, ma erano senza fondamento. L'attentato fu opera di una organizzazione neofascista italiana.
 
Purtroppo non si trattava delle uniche assurde accuse. Era espressione di un mutamento generale di atteggiamento nei confronti della Palestina e di Israele, che si fonda su di una riscrittura della storia.
 
Allora e oggi
 
Nel 1974, il governo italiano ha sostenuto la partecipazione del leader palestinese, Yasser Arafat, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nel 1980, si è impegnata a rispettare la Dichiarazione di Venezia della CEE, che riconosceva il « diritto all'autodeterminazione » dei Palestinesi e alla quale, molto verosimilmente, erano fortemente contrari Israele e gli Stati Uniti.
 
Lungo tutti gli anni 1980, l’atteggiamento del governo italiano è stato apertamente filo-palestinese, cosa che comportava spesso scontri diplomatici con Israele e i suoi sponsor statunitensi, in particolare durante la cosiddetta crisi di Sigonella del 1985.
 
In un discorso al Parlamento italiano, il Primo Ministro socialista, Bettino Craxi, giunse a difendere il diritto dei Palestinesi alla resistenza armata.
 
Nel 1982, il presidente italiano Sandro Pertini ha lungamente parlato dell'orrore del massacro di Sabra et Chatila nel suo tradizionale discorso di fine d'anno alla nazione.
 
Mentre le forze politiche di centro-sinistra appoggiavano la Palestina per mantenere buone relazioni coi paesi arabi, quelle della sinistra erano prima di tutto motivate dalla lotta anti-imperialista che aveva allora grande eco nei circoli intellettuali italiani.
 
Ma le cose sono cambiate perché l'Italia vive attualmente in una « era post-ideologica », nella quale la morale e le idee sono flessibili e possono essere rimodellate secondo il bisogno, per conformarsi agli interessi politici.
 
Oggi i partiti di sinistra non sentono il bisogno di difendere le nazioni oppresse. Dipendono troppo dai diktat della mondializzazione e sono quindi spinti da ragioni egoiste che, naturalmente, li avvicinano agli Stati Uniti e ad Israele.
 
Quando la politica neo-liberale ha devastato una gran parte dell'Europa negli ultimi anni, l'Italia ha dimostrato di non essere per niente un'eccezione.
 
A ottobre 2016, l’Italia si è astenuta nella votazione sulla risoluzione dell’UNESCO che condannava l'occupazione israeliana della Gerusalemme est palestinese.
 
Perfino un atteggiamento così sommesso ha irritato Israele, e l'ambasciatore in Italia ha protestato. Il Primo Ministro italiano ha subito reagito e si è affrettato a rassicurare Israele.
 
Matteo Renzi ha allora duramente criticato la proposta dell’UNESCO. « Non è possibile continuare con queste risoluzioni all'ONU e all’UNESCO che mirano ad attaccare Israele », ha detto.
 
Un anno prima, Renzi aveva ufficialmente riaffermato l'impegno dell'Italia verso Israele alla Knesset israeliana, affermando: « I fautori di boycott ‘stupidi’ tradiscono il loro futuro ».
 
Nel suo discorso di investitura, l'attuale presidente italiano Sergio Mattarella ha evocato la « minaccia del terrorismo internazionale » ricordando l'attacco alla Grande Sinagoga di Roma nel 1982. Le sue parole « hanno profondamente toccato gli Ebrei italiani », secondo il  Jerusalem Post, giornale della destra israeliana.
 
Influenza sionista crescente
 
I gruppi sionisti italiani tentano costantemente di influenzare l'opinione pubblica italiana. La loro strategia si fonda su due punti di forza: infondere il senso della vittimizzazione di Israele (come l’immagine del povero piccolo Israele che lotta per la sua sopravvivenza tra una moltitudine di Arabi e di mussulmani) e accusare di antisemitismo chiunque contesti il discorso israeliano.
 
La strumentazione della hasbara funziona, in quanto la politica italiana e anche la cultura (attraverso i media) si identificano sempre di più con Israele. Peggio ancora, il sentimento filo-israeliano è oramai completamente accettato nei partiti politici della sinistra.
 
Secondo Ugo Giannangeli, un avvocato penalista eminente che ha dedicato molti anni alla difesa dei diritti dei Palestinesi, il Parlamento italiano ha in cantiere diverse leggi, con l'unico obiettivo di guadagnarsi l'approvazione di Israele. Una di esse è il progetto di legge 2043 (legge anti-discriminazione), che dovrebbe essere chiamato « Legge Anti-BDS » . I firmatari paragonano il boycott di Israele ad un « antisemitismo travestito ».
 
Tra i firmatari figura Emma Fattorini, membro del Partito Democratico e anche membro del « Comitato per la protezione e la promozione dei diritti dell'uomo ». I diritti dei Palestinesi, ovviamente, non interessano al momento Fattorini, in quanto non compaiono in alcun punto del suo programma di « diritto dell'uomo »…
 
Un altro firmatario è Paolo Corsini, che ha abbandonato il Partito Democratico ed è passato al partito di sinistra MDP-Articolo 1. Corsini è stato relatore dell'accordo tra Italia e Israele sulla sicurezza pubblica, già ratificato dal Parlamento italiano. L’accordo rafforza le relazioni tra i due paesi in modo più efficace, in cambio della condivisione da parte di Israele di informazioni sulle questioni dell'ordine pubblico e sul modo di controllare le manifestazioni di massa.
 
Solo poche voci si sono levate contro la subordinazione politica e culturale dell'Italia verso Israele. L’uomo politico italiano Massimo D’Alema,  ex ministro degli Affari esteri, ha criticato l'evoluzione della politica italiana. In una intervista all' Huffington Post, ha criticato l'Italia e l'Europa per il loro atteggiamento compiacente verso Israele. Ha invitato la sinistra a riprendere il suo ruolo storico di sostegno al popolo palestinese.
 
Vi è qui una lezione per i militanti e i politici progressisti che può essere tratta dall'esperienza italiana: la solidarietà con la Palestina comincia a casa propria, opponendosi fermamente ai tentativi di criminalizzare la campagna BDS, resistendo alla hasbara israeliana, che ogni giorno di più condiziona le società.
 
 
 
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