ProfileLe schede di Ossin, ottobre 2017 - Nomi e sorte dei principali protagonisti dell'avventura tarrorista in Siria. Quelli dei loro padrini politici, da Hillary Clinton a François Hollande, li conoscete già (nella foto, Abu Bakr al-Baghdadi a Mosul, quando proclamò il Califfato)

 

En point de mire, 28 giugno 2017 (trad. ossin)
 
Vita e morte dei protagonisti dell’avventura terrorista in Siria e Iraq
René Naba
 
L’uccisione di Abou Bakr Al Baghdadi nel corso di un raid russo su Raqqa, nel nord della Siria, il 25 maggio 2017, se confermata, segnerebbe la completa eliminazione del Circolo di Tall ‘Affar, il nucleo turcomanno fondatore dello Stato Islamico
 
Abu Bakr al-Baghdadi a Mosul, quando proclamò il Califfato
 
Fulcro di Daesh, ultimo sopravvissuto del Circolo di Tall’Affar e del campo di Bucca, nel sud dell’Iraq, la scomparsa del Califfo Ibrahim sarebbe importante per la sua portata simbolica. Ma non sarà questo disastro a mettere fine al progetto di restaurazione del Califfato islamico, nonostante le gravi disfatte subite dall’organizzazione jihadista, nonostante le gravi perdite in vite umane, nonostante la sua politica suicida nei confronti delle minoranze che vivevano nei territori da esso occupati, i Cristiani e gli Yazidi che ha spaventato perseguitandoli invece di cercare di guadagnarsene la simpatia.
 
La probabile caduta di Mosul, molto verosimilmente, darà nuovo vigore alle tensioni inter comunitarie, esacerbate da una estrema frammentazione della società irachena dopo quindici anni di guerre intestine. Potrebbe spingere Daesh a compensare la perdita territoriale del suo Califfato in terra araba con più operazioni  in territorio europeo. Un «ramo europeo» di Daesh sarebbe d’altronde già stato creato a questo scopo, forte di 5.000 volontari che hanno fatto esperienza di guerra in Siria e Iraq.
 
1 – Il Circolo di Tall’Affar
 
Il Circolo di Tall’Afar, nocciolo duro di Daesh, era diretto da Abou Ali Al Anbari, dal suo vero nome Ala’ Qodrache, Turcomanno originario di Tell’Afar.
Il «Circolo di Tall’Afar» prende il suo nome dalla città del nord-ovest iracheno che ospitava, durante l’embargo internazionale contro l’Iraq (1990-2003), uno dei siti del sistema di difesa anti aerea contro gli arerei delle forze della coalizione dell’operazione «Northern Watch 1», che avevano il compito di far rispettare le zone di esclusione aera imposte con l’embargo deciso dall’ONU.
 
Posta a 45 km a ovest di Mosul, nella provincia di Ninive e a 60 km dalla frontiera con la Siria, ha una popolazione di circa 170.000 anime, arabi sunniti, curdi, turcomanni e sciiti. Il sito era posto sotto la responsabilità dei Turcomanni del «Circolo di Tell’Afar», diretti da Abou Ali Al Anbari, che ne controllava le principali diramazioni.
 
I quadri iracheni hanno giocato un ruolo determinante nella definizione di questa ideologia, derivante da un doppio imperativo: Disporre di un giacimento umano sunnita adatto a combattere, contemporaneamente mantenendo la coesione di un gruppo eteroclita attraversato da correnti eterogenee.
 
A – I più importanti membri del Circolo
 
SAMIR Al KHALFAOUI (Hajji Bakr), insieme ai suoi compagni del partito Baas, erano laici ma cercavano di trarre la propria legittimazione da Dio. «Il governo dei popoli deve essere esercitato da una élite ultra-minoritaria, perché ha l’obiettivo di servire gli interessi superiori… A tal fine, deve trarre la propria legittimazione da Dio o dalla grandezza della Storia». Disse questo ex dirigente baasista.
 
Partendo dal principio che le credenze religiose estremiste non siano di per sé sole capaci di forgiare la vittoria, la sintesi dottrinaria si è impegnata a conciliare le tendenze contraddittorie presenti nel gruppo, giungendo alla formulazione della teoria dello «Stato Islamico».
 
La fretta di proclamare il Califfato rispondeva alla preoccupazione di tagliare i ponti e impedire ogni ritorno indietro. Durante la loro detenzione, per tre anni (2005-2008), tra i prigionieri dei campi statunitensi si sono svolti intensi conciliaboli finalizzati prima di tutto a conoscersi, poi a misurare le proprie potenzialità, a prendere confidenza e, infine, a ridurre le divergenze.
Tra i partecipanti a questo insolito cenacolo carcerario, figuravano due generali, otto colonnelli, due comandanti, oltre a Cheikh Ibrahim Awad Al Badri, il futuro Califfo.
 
Due generali: Adnane Al Bibaloui e Ibrahim Al Habbani. Otto colonnelli: Samir Ben Hamad Al Khalfaoui, Adnane Najm, Fahd Al Afari, Assi Al Obeidi, Fadel Al Ayssawi, Mohannad Al Latif Al Soueidy, Nabil Al Mouayin. Due comandanti: Mayssara Al Joubouri e Adnane Al Hayali. Infine anche Cheikh Ibrahim Awad Al Badr.
 
Dopo tre anni di conciliaboli, i partecipanti hanno deciso di ritrovarsi una volta scarcerati, per proseguire le loro azioni in modo concertato.
 
2 – Il campo di Bucca
 
Il campo di Bucca, nel sud dell’Iraq, era un centro di detenzione costruito dagli Statunitensi per ospitare i loro avversari e nemici durante l’occupazione dell’Iraq. Comprendeva 24 baracche, ogni baracca ospitava 1.000 prigionieri, per un totale di 24.000 prigionieri.
Diciassette dei venticinque dirigenti di Daesh, a capo delle operazioni in Iraq e in Siria, vi hanno soggiornato tra il 2004 e il 2011. Ibrahim Awad Al Badri, alias Abu Bakr Al Baghdadi, vi è stato detenuto dal 2006 al 2008.
 
Situato nei pressi del porto di Oum Qasr, nel sud dell’Iraq, il campo di Bucca era stato costruito dagli Statunitensi durante la 1° guerra d’Iraq (1990-1991). Sarà ancora utilizzato come campo di prigionia a partire dal 2003 dalle forze britanniche in Iraq.
 
Dopo lo scandalo della prigione di Abou Ghraib nel 2004, le condizioni di detenzione sono migliorate. Chiuso nel 2009, se ne progetta la trasformazione in polo di sviluppo economico, con l'apertura di hotel e di depositi per l’industria petrolifera.
 
Samir Al Khalfaoui, alias Hajji Bakr, detenuto dal 2006 al 2008 nel campo di Bucca, poi trasferito alla prigione di Abou Ghraib, è stato ucciso a Tall Rifaat, ad Aleppo, nel gennaio 2014. Egli ha trasfuso nel jihad l’esperienza acquisita durante il regime di Saddam Hussein, forgiando ISIS sul modello dell’apparato di sicurezza baasista, copiato da quello della STASI, la polizia della ex Repubblica Democratica Tedesca.
 
I documenti manoscritti scoperti nell’abitazione di Samir Al Khalfaoui, quando morì, rivelano la sua idea che lo Stato Islamico non fosse un gruppo religioso ma securitario. Nazionalista, come lo ha definito il giornalista iracheno Hachem Al Hachem, Samir Al Khalfaoui era un ex ufficiale della base aerea irachena di Habbaniyah, esperto in logistica.
 
Il generale Adnane Biblaoui è l’autore del piano di conquista di Mosul. Rimasto ucciso durante l’assalto, la conquista di Mosul è stata dedicata a lui e la battaglia porta il suo nome, in sua memoria.
 
La biografia dei principali dirigenti dello Stato Islamico (Abou Mouss’ab Al Zarkaoui, Abou Omar Al Baghdadi, Abou Bakr Al Baghdadi, Adnane Biblaoui, Hajji Bakr.) Su questo link: http://www.madaniya.info/2014/09/15/daech-des-hijras-illusoires-aux
 
 
Discorso di un capo di Daesh: «Ci eravamo accordati per ritrovarci dopo la scarcerazione. La nostra forma di collegamento era semplice. I nostri CV erano trascritti sugli elastici dei nostri indumenti intimi. C’era tutto, il numero di telefono, l’indirizzo. Siamo stati tutti scarcerati nel 2009. Abbiamo quindi ripreso I nostri conciliaboli». Fine della citazione (Cf. «Les conditions d’allégeance et de gouvernance». Centro di studi dei movimenti islamici (Al Harakate Al Islamiyah lil Dirassate).
 
Gli Arabi avevano piena autorità sulla informazione, soprattutto i siriani come Taha Sobhi Falaha (Abou Mohamad Al Adanani), nella sua qualità di portavoce dello Stato Islamico. Nonostante la fusione realizzata tra arabi e stranieri, l’elemento iracheno è però rimasto sempre predominante nei posti più elevati e più sensibili.
 
Ibrahim Al Badri, alias Abou Bakr Al Baghdadi, è riuscito ad ammodernare il suo gruppo appoggiandosi, sul piano militare, sul blocco degli ex ufficiali dell’esercito iracheno, soprattutto Samir Al Khalfaoui e Abdel Rahman Al-Biblaoui. Il ramo militare è così diventato un forte esercito regolare coerente e professionale.
 
Il capo dello Stato Islamico è inoltre riuscito a trarre profitto dalle professionalità degli Arabi e degli stranieri, soprattutto le persone originarie del Golfo, come i sauditi Omar Al Qahtani e Osmane Nasser Al Assiry, il bahrenita Turki ben Moubarak, alias Turki Al Benghali e il ceceno Abou Omar Al Shishani oltre che Abou Hammam Al Atrabi.
 
Nonostante questa infrastruttura e l’organigramma di cui si era dotato, il gruppo non ha mai cessato di comportarsi come una organizzazione di tipo miliziano, dove regnavano disordine e clientelismo.
 
Lo Stato Islamico era suddiviso in 18 circoscrizioni amministrative distribuite tra la Siria e l’Iraq, ma questa pianificazione del territorio non ha peraltro evitato le disfunzioni, tanto le province e anche le amministrazioni erano disorganizzate.
 
Il capo di Daesh riuscirà comunque a compensare queste insufficienze affidando i posti chiave a uomini di fiducia che riusciranno a mantenere la coerenza del gruppo, nel caso di specie, il blocco degli ex ufficiali dell’esercito iracheno, che saranno piazzati a tutti i livelli di responsabilità, in tutti i campi (sicurezza, militare, organizzazione, elaborazione di nuovi metodi di combattimento e la pianificazione di nuovi raid).
 
3- Ibrahim Awad Al Bakri: Abou Bakr Al Baghdadi, una usurpazione di identità
 
L’identità presa in prestito autoproclamandosi Califfo (in arabo, il successore) comporta una usurpazione di legittimità: Abou Bakr Al Baghdadi Al Husseini Al Qoraychi si declina così:
 
Abou Bakr è il nome del primo Califfo del 632. Il più fedele compagno di Maometto riposa al fianco della tomba del profeta a Medina. Baghdadi, colui che è originario di Baghdad, evoca la stirpe dei califfi Abbasidi (discendenti da Abbas, lo zio di Maometto). Husseini, evoca il martirio del nipote del Profeta, caduto nel 680 a Karbala in Iraq, venerato dagli sciiti.
 
Sul piano rituale, il nuovo califfo Ibrahim, col suo nome di guerra Abu Bakr Al Baghdadi, cumula potere politico e spirituale con autorità su tutti i mussulmani del pianeta. Una posizione che lo colloca al rango di superiore gerarchico del Re d’Arabia, il guardiano dei luoghi santi dell’islam La Mecca e Medina, di Ayman Al Zawahiri, il successore di Osama bin Laden a capo di Al Qaeda, del presidente della confederazione mondiale degli ulema sunniti, Youssef Al Qaradawi, il tele predicatore della NATO.  
 
Nato nel 1971, nella città di Samarra, si è unito a 32 anni alla insurrezione in Iraq dopo l’invasione USA del 2003. Catturato, imprigionato e torturato nella più grande prigione statunitense in Iraq, il Campo Bucca, nel sud del paese per cinque anni, verrà dato per morto, nell’ottobre 2005, dalle forze statunitensi. Ma, con sorpresa generale, Abu Bakr al-Baghdadi riapparirà, nel maggio 2010, a capo dello Stato Islamico in Iraq. Dal 2011, è classificato come «terrorista» dagli Stati Uniti.
 
4 – La galassia Daesh (ISIS)
 
Presente in Siria e in Iraq, il gruppo islamista ultra-radicale «Stato Islamico in Iraq e nel Levante (ISIS in inglese), il cui acronimo in arabo è Daesh, è stato fondato nel 2013 sull’originario Stato Islamico in Iraq (ISI), grazie ai combattimenti in Siria e alle derive jihadiste.
 
La galassia era stata messa in orbita, nel 2006, con la fusione di diversi gruppi jihadisti iracheni e di tribù Sunnite, sotto la guida del Principe Bandar Ben Sultan, ex capo dei servizi di informazione sauditi, e di Izzat Ibrahim ad Doury, ex vice-presidente del Consiglio della rivoluzione irachena e successore di Saddam Hussein alla testa del partito Baas, dopo il suo ingresso nella clandestinità.
 
Al di là dei baasisti, Izzat ad Douzy, capo dell’Esercito della via di Nakchabandi, una confraternita sufita i cui adepti sostengono di avere baciato i compagni del Profeta e anche il primo califfo. La narrative è tuttavia ingannevole, perché sei i sufiti sono teoricamente pacifici, i Nakchabandi iracheni hanno fornito temibili ufficiali dei servizi di informazione civili e militari, durante il regno di Saddam Hussein. Dopo la caduta di quest’ultimo, hanno regolarmente partecipato ad operazioni congiunte con Al Qaeda.
 
Secondo le stime degli esperti, ISIS contava tra i 5000 e i 6000 combattenti in Iraq e tra i 6000 e i 7000 in Siria. La sua zona di influenza si estendeva dal nord della Siria, in particolare il suo quartier generale di Raqqa, fino all’Iraq centrale.
 
5- La strategia di ISIS
 
L’ISIS intende soprattutto fondare uno Stato Islamico in Medio Oriente basato sulla Sharia (legislazione islamica) e cancellare in tal modo le frontiere fissate dal colonialismo franco-britannico con gli accordi di Sykes Picot. L’ISIS si è però soprattutto insediata nei territori in cui sono presenti i giacimenti di petrolio siriano e iracheno.
 
Nell’aprile 2013, Abu Bakr al-Baghdadi, allora capo dello Stato Islamico in Iraq, ha annunciato la fusione del suo gruppo con il Fronte al-Nosra, un ramo di Al Qaeda attivo in Siria, per creare lo Stato Islamico. Il Fronte al-Nosra ha però ripudiato questa alleanza e, nel febbraio 2014, il capo di Al Qaeda, Aymane Al-Zawahiri, renderà ufficiale la sua rottura con ISIS chiedendogli di lasciare la Siria. I due gruppi operano da allora in modo separato, facendosi perfino la guerra in Siria.
 
Il gruppo jihadista si finanzia attraverso tre fonti principali, il petrolio, il rapimento di ostaggi, un commercio più lucrativo del petrolio potendo raggiungere diverse decine di milioni di dollari a riscatto, e infine le donazioni del principi del Golfo, principi che appoggiano il gruppo sunnita contro gli sciiti e gli atei.
 
6- I combattenti in Siria e in Iraq
 
In Siria vi erano da 100.000 a 120.000 jihadisti, di cui da 7000 a 10.000 stranieri, ripartiti tra un migliaio di formazioni combattenti, secondo una declinazione etnico religiosa tribale, riflesso delle divisioni politico sociali del paese e dei rispettivi padrini, operanti agli ordini di un comando congiunto, ma su uno sfondo di violente rivalità e di una opposizione instabile, secondo il giudizio della prestigiosa istituzione «The Brookings Institution», il cui centro regionale è a Doha (Qatar), «Brookings Doha Center Report» pubblicate a metà maggio 2014 nel suo rapporto periodico: «Syria Military Landscape Mai 2014», a firma di Charles Lester.
 
La ripartizione di questi jihadisti per nazionalità e provenienza è stata accertata da Soufan Group, un centro di studi turco, vicino alla Confraternita dei Fratelli Mussulmani ed è consultabile in questo link: http://www.soufangroup.com/foreign-fighters-in-syria/
 
7- Le ruolo controproducente dell’opposizione off shore petromonarchica
 
Una opposizione instabile e cupida: «La concorrenza per accaparrarsi i sussidi, soprattutto delle associazioni caritatevoli petro monarchiche, ha favorito divisioni e dispersione. Lo stile di vita degli oppositori in esilio ha suscitato scherno per la loro rimproverata predilezione per gli hotel a cinque stelle, in spregio alla dura realtà siriana, riferisce il rapporto Brookings Doha Center Report del quale qui sono ci sono degli estratti.
 
…..«Il capo dell’Esercito Siriano Libero, in questo periodo, ha assunto un ruolo di «Public Relations» e il fallimento dell’opposizione off shore filo occidentale ha favorito la diffusione dell’estremismo, del quale i Fratelli Mussulmani costituivano la forza più moderata.
 
Col «Manifesto di Aleppo», il 24 settembre 2013, undici tra le più importanti organizzazioni hanno rifiutato la tutela della coalizione della opposizione siriana, sostenuta dai paesi occidentali e dalle petro monarchie arabe. Cinquanta gruppi, riuniti sotto l’autorità di Mohamad Allouche, fondarono allora «Jaych Al Islam», assumendo un ruolo assiale in Siria.
 
Il Fronte Islamico
 
Sette gruppi federati in questo fronte disponevano di 60.000 combattenti e costituivano la più importante formazione militare del paese. Tre di questi gruppi -Ahrar As Cham (gli uomini liberi del Levante), Soukour As Cham (Le Aquile del Levante) e Jaych al Islam (l’Esercito dell’Islam)- operavano in stretto coordinamento con Al Qaeda, attraverso Jobhat al Nosra.
 
«Il Fronte Islamico è un attore decisivo nella dinamica dell’opposizione a causa della sua capacità di dare impulso all’orientamento ideologico della ribellione. Subentra propriamente ad Al Qaeda sul piano ideologico e il suo fine ultimo è la creazione di uno Stato Islamico in Siria, punto di partenza della guerra per la liberazione di Al Qods (Gerusalemme) e della Palestina.
 
8 – Le disfatte militari e lo sfondo di una ecatombe dei capi jihadisti
 
Ma l’annientamento del nocciolo turcomanno non ha messo in discussione il progetto di restaurazione di un califfato islamico, nonostante le gravi disfatte subite sul campo, e le perdite in vite umane.
 
A – Le disfatte militari di Daesh
 
Dall’inizio del 2015, Daesh ha subito importanti sconfitte sia in Iraq che in Siria, sotto i colpi violenti congiunti, ma non coordinati, da un lato, dell’alleanza occidentale e dei loro alleati curdi tanto in Siria che in Iraq, e, dall’altro lato, delle forze governative siriane e irachene e dei loro alleati, in Siria –la Russia, l’Iran e Hezbollah libanese–, in Iraq, Al Hachd Al Cha’abi, la mobilitazione, una milizia in maggioranza sciita.
 
Sotto una cronologia dei rovesci
 
Gennaio 2015, l’antica città di Palmira è stata riconquistata dall’esercito siriano. In quindici mesi, secondo I calcoli dello IHS Conflict Monitor, le perdite territoriali di Dash supereranno il 25%, il 40% secondo le stime statunitensi. Palmira segna l’inizio della fine di Daesh sul piano militare.
26 gennaio 2015: Kobané. Lo Stato Islamico viene cacciato da questa città sulla frontiera con la Turchia dalle Unità di protezione del popolo curdo (YPG).
31 marzo 2015: Tikrit. Riconquista di questo bastione dell’ex presidente Saddam Hussein, a 160 km a nord di Baghdad. Teheran e Washington si sono impregnate in questa battaglia e nella riconquista del capoluogo a maggioranza sunnita.
6-13 novembre 2015: Sinjar: L’IS controllava questa città dall’agosto 2014, abbandonandosi a diverse atrocità contro la minoranza yazida, che costituisce la maggioranza della popolazione della città.
8 dicembre 2015: Ramadi. Città sunnita a 100 km a ovest di Baghdad, Ramadi è il capoluogo della grande provincia di Al-Anbar, sulla frontiera con la Siria. Era stata conquistata il 17 maggio 2015 da IS dopo un’ampia offensiva e una caotica ritirata delle forze irachene.
24 marzo 2016: Mosul: L’esercito siriano, con l’appoggio a terra di Hezbollah libanese e delle forze speciali russe e, dall’alto, dell’aviazione russa, entra nell’antica città di Palmira, 205 km a est di Damasco, ripresa da IS il 21 maggio 2015. Dall’altro lato della frontiera, l’esercito iracheno, appoggiato da milizie e dall’aviazione della coalizione internazionale, lancia un’offensiva per riprendere Mosul, seconda città del paese (nord).
27 marzo 2016: Palmira. L’esercito siriano riprende la totalità della città di Palmira dopo diversi giorni di combattimento. I jihadisti ripiegano verso le loro roccaforti di Raqqa e Deir Ezzor più a nord.
21 Dicembre 2016: Il bastione jihadista di Aleppo cade nelle mani delle forze governative siriane, dando un  serio colpo ad ogni progetto di divisione della Siria.
 
Oltre ai membri del Circolo di Tall affar, decimato, 10 delle principali figure di maggior spicco della nebulosa jihadista sono state eliminate in sei anni di guerra in Siria e in Iraq. Ecco il conto:
 
Zohrane Alllouche, capo di Jaych Al Islam, ucciso in un raid dell’aviazione siriana , il 25 dicembre 2015.
Hassan Abboud, (Abou Abdallah Al Hamaoui), fondatore di Ahrar Al Cham (gli uomini liberi del Levante), il cui movimento è stato decapitato con l’eliminazione di 40 dei suoi capi nel corso di un oscuro attentato nell’autunno 2014.
Omar Al Shishani, il responsabile militare di Daesh.
Djamil Raadoun, capo del Soukour Al Ghab (I falchi della Foresta), assassinato proprio in Turchia, l’altro paese che ha patrocinato il jihadismo salafita.
Abdel Rahman Kaddouli (il suo nome di guerra Hjaji Imam), N°2 di Daesh e suo ministro delle Finanze, ucciso in un raid aereo statunitense in Iraq il 25 marzo 2016.
Abou Hayjja Al Tounsi, dirigente militare di Daesh, ucciso il 31 marzo 2016, da un drone USA a Raqqa (Siria)
Abou Firas Al Soury (dal suo vero nome Radwane Al Nammous), portavoce di Al Nosra
Due capi di primo piano di Daesh: Abou Mohammed Al-Adnani e Waêl Adil Hassan Salman Fayad. Unico siriano nella direzione di Daesh, Al-Adnani, nato nel 1977 nella provincia di Idlib, era considerato il «ministro degli attentati» del gruppo e il capo delle operazioni all’estero.
Veterano del jihad e portavoce del gruppo terrorista, Taha Sobhi Fallaha (il vero nome di Al Adanani) è stato ucciso durante un raid aereo sulla città di Al Bab, l’ultimo bastione di IS nella regione di Aleppo, il 30 agosto 2016. Quanto a Waêl Adil Hassan Salman Fayad, ministro dell’informazione del gruppo Stato Islamico, è stato ucciso nel corso di un attacco aereo della coalizione anti-jihadista il 7 settembre vicino a Raqqa, in Siria, vale a dire una settimana dopo il suo compare Al Adnani.
 
Infine I capi del «Fronte del Fatah Al Cham», la nuova versione di Jabhat Al Nosra (Al Qaeda):
 
Abou Omar Saraqeb, capo militare di questo gruppo e il suo aggiunto Abou Mouslam Al Chami, uccisi a metà settembre del 2016, nel loro posto di comando mentre preparavano un piano per la riconquista di Aleppo. Quando era capo di Jabhat Al Nosra, Abou Omar Saraqeb aveva conquistato all’inizio della Guerra Idlib e Jisr Al Choughour.
 
Quanto all’ecatombe politica degli istigatori della Guerra in Siria, sul versante occidentale, impressionante – da Hillary Clinton a David Cameroun, a François Hollande, Laurent Fabius, Manuel Valls, all’Emiro del Qatar e Bandar Ben Sultan, il capo delle tenebre jihadiste–, è da leggere su questo link:
 
 
E l’ecatombe degli intelletualoidi francesi, «gli utili idioti del terrorismo» su questo link:
 
 
Per approfondire
 
 
 
 
 
 
 
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