El Watan 27 ottobre 2014 (trad. ossin)



Lo rivelano documenti confidenziali

Il Marocco perde il controllo sul Sahara Occidentale

Hassan Moali


Dire che il Marocco è molto preoccupato di perdere il controllo nella gestione del dossier Saharawi è oggi un eufemismo. Il briefing di Christophe Ross, oggi, rischia di essere cruciale

Il Palazzo reale è davvero spaventato dalla prospettiva, stavolta assai seria, di perdere il controllo della sua “qadhiya watania” (questione nazionale), costituita dal Sahara Occidentale che occupa dal 1975. E tutto ciò potrebbe cominciare da oggi, giacché l’inviato personale di Ban Ki-moon in Sahara Occidentale, Christopher Ross, ha in programma un briefing dinanzi al Consiglio di Sicurezza a proposito dell’impasse in cui si trova il processo di negoziato. Il regno teme di dover fronteggiare una “strategia insidiosa di delegittimazione del recupero del Sahara operato dal Marocco”, come evidenziato in un cablo trasmesso il 22 agosto scorso dalla missione permanente a New York al MAE marocchino.

Ross attende dall’estate scorsa il semaforo verde da parte del Regno per potere effettuare una missione nella regione. Il Makhzen (sistema di potere marocchino, ndt), che non ha apprezzato il suo ultimo rapporto, definito come una “pericolosa sbandata”, accusa anche Ross di ambiguità e non vuole assolutamente invitarlo. Il Marocco ha anche a che fare con una (pesante) donna, nella persona della nuova rappresentante speciale del Segretario generale e capo della MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale), la signora Kim Bolduc (Canada), che avrebbe dovuto assumere le sue funzioni a inizio settembre a Laayoune, in sostituzione del tedesco Wolfang Weisbrod-Weber, il cui mandato è scaduto il 31 luglio scorso. Non conoscendo il suo pedigree diplomatico, l’ha definita persona non grata, col pretesto di non essere stato consultato (?) per la sua nomina.

Un doppio veto che irrita al massimo grado il Segretario Generale dell’ONU e gli Stati Uniti, sempre più informati del fatto che è proprio il Regno a impedire l’avvio della soluzione del conflitto. Danno collaterale per Rabat: il concetto di “territorio non autonomo” del Sahara Occidentale, conformemente al diritto internazionale e alle risoluzioni delle Nazioni Unite che lo riguardano, è stato oramai pubblicamente assunto a New York. Ed è il sacrosanto principio della “marocchinità del Sahara” che è volato in pezzi.


La fine del lasciar fare statunitense?

Un colpo di intimazione per il Makhzen, che vede i suoi ex protettori abbandonarlo, uno dopo l’altro.  Meglio (o peggio), il sottosegretario aggiunto per gli affari del Vicino Oriente al Dipartimento di Stato, John Desrocher, ha dichiarato, durante la sua visita della settimana scorsa a Rabat, che “la dinamica deve proseguire” e che occorre “evitare di congelare il processo”. In parole povere, Washington ingiunge a Rabat di accogliere i due diplomatici indesiderati, Christopher Ross e la sua nuova collega, la signora Bolduc. E quando lo zio Ton alza la voce, il Makhzen si becca inevitabilmente il raffreddore.

La grande paura traspare abbastanza nella corrispondenza, “confidenziale”, che il rappresentante permanente del Regno all’ONU, l’irascibile Omar Hilal, e il suo aggiunto Abderrazzak Laassel, hanno trasmesso al Ministero degli Affari Esteri. In tutte queste decine di documenti – dei quali El Watan possiede le copie – il rappresentante di Sua Maestà attira l’attenzione del Makhzen sul fatto che il Marocco è esposto a venti contrari nei corridoi delle Nazioni unite.


Cablo catastrofici

Né Ban Ki-moon, né Christopher Ross, e, fatto nuovo, nemmeno gli Stati Uniti sono oramai sensibili alle ragioni annessionistiche del Regno. Improvvisamente, il rappresentante permanente del Marocco all’ONU si mostra come una vergine spaventata e invita il Makhzen a prospettarsi il peggio.

Il peggio, evidentemente, è che il Consiglio di Sicurezza adotti, il prossimo aprile, una risoluzione che allarghi il mandato della MINURSO alla protezione dei diritti dell’uomo. Questo scenario è più che mai probabile, secondo i cablo spediti da Omar Hilal al MAE marocchino presi al volo… Il diplomatico marocchino raccomanda di disconoscere l’inviato personale del Segretario Generale, Christopher Ross, per bloccare il processo che dovrebbe portare all’adozione di una risoluzione vincolante in aprile.

Nella nota data 2 ottobre 2014, la direzione degli affari statunitensi del MAE marocchino traccia un quadro nero dell’evoluzione del dossier saharawi nei corridoi dell’ONU: “La situazione nel suo insieme suscita interesse, solleva diversi interrogativi e lascia presagire dei periodi difficili sia in seno alle Nazioni unite che coi nostri partner statunitensi…”


Rabat-Washington, tensione al massimo

E’ scritto anche: “Il nostro paese viene presentato dal signor Ross come responsabile dell’impasse del processo politico, un’idea veicolata nei corridoi delle Nazioni Unite e tra i membri del Consiglio di Sicurezza”. La nota segreta di Rabat si inquieta soprattutto per la tensione con gli Stati Uniti. Si apprende infatti che “Washington ha già cominciato a introdurre cambiamenti nella sua posizione” all’ONU. Come? Durante l’esame del rapporto annuale del Consiglio di Sicurezza all’Assemblea generale per il periodo 1° agosto 2013-31 luglio 20104, la delegazione statunitense ha introdotto, secondo la nota, degli emendamenti nella parte che riguarda il Sahara di detto rapporto, sopprimendo ogni riferimento agli “Stati vicini”.

Per il Makhzen si tratta di un crimine di lesa maestà nel senso che gli Statunitensi dichiarano che l’Algeria non è parte nel conflitto. Rabat teme una grave crisi con l’amministrazione USA, che ha cambiato di tono e di rotta nella percezione del conflitto in Sahara Occidentale. E a ragion veduta, l’ambasciatore USA a Rabat ha espresso, il 31 luglio scorso, al MAE marocchino i propri dubbi circa la possibilità che Christopher Ross possa continuare il suo lavoro dinanzi alla opposizione di Rabat. Il sottosegretario di Stato agli affari politici, Wendy Sherman, ha reiterato il concetto in margine alla 69° sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU, come anche la sua collega sottosegretaria di Stato Anne Patterson, durante un colloquio telefonico con la ministra marocchina delegata agli Affari Esteri.

Dopo la crisi di aprile 2013, quando gli USA hanno ritirato all’ultimo minuto un progetto di risoluzione che allargava il mandato della MINURSO, il disamore ritorna tra il Marocco e il suo ex padrino, gli Stati Uniti. E il divorzio rischia anche di essere pronunciato a tutto svantaggio del Regno.


Chris Coleman, il fantasma del Makhzen

E’ marocchino e si fa chiamare Chris Coleman. E’ un hacker capace di far tremare il Palazzo rendendo pubblici documenti sensibili e confidenziali (mail, bonifici, note segrete e messaggi ufficiali). Ha di mira anche le attività ultra sensibili della Direzione Generale degli Studi e della Documentazione (DGED) che dipende dal Palazzo reale. Soprannominato lo “Snowden marocchino”, quest’uomo inonda da qualche giorno i social network con una letteratura sulfurea della quale il Makhzen avrebbe volentieri fatto a meno. E’ la prima volta che dei documenti segreti vengono portati in questo modo all’attenzione dell’opinione pubblica, tanto più quelli che riguardano la questione altamente strategica del Sahara Occidentale.

Sicuramente questo piccolo genio dell’informatica impedisce a molti alti responsabili marocchini di prendere sonno.
 




 

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