L’Humanité, 27 novembre 2007


Gli eurodeputati di sinistra mobilitati per i diritti dei militanti saharawi


L’ex prigioniera politica Aminatou Haidar è in sciopero della fame da quasi due settimane per ottenere di poter ritornare a casa, nel Sahara Occidentale occupato dal 1975 dal Marocco.


Aminatou Haidar, militante saharawi, è in sciopero della fame dal 15 novembre. Arrestata il 13 dalle Autorità marocchine al suo arrivo all’aeroporto di Laayoune, la più importante città del Sahara Occidentale, poi illegalmente espulsa in Spagna, pretende dalle Autorità di Madrid di essere rimandata nella sua patria, il Sahara Occidentale. Patria occupata, fin dal 1975, dal Marocco, che trascina dal 1991 la tenuta del referendum di autodeterminazione reclamato dalle Nazioni Unite. L’arresto di Aminatou Haidar, i cui due figli vivono a Laayoune, è avvenuto al termine di una tournée internazionale, nel corso della quale la militante ha ricevuto, tra l’altro, il premio del coraggio civile della Train Fundation.
L’8 ottobre, le autorità marocchine avevano già fatto arrestare sette militanti saharawi, tra cui Brahim Dahane, presidente dell’Association saharaouie des victimes des violations des droits de l’homme (ASVDH), che doveva ricevere un premio dal governo svedese. Di fronte ad un tale precipitare degli eventi, trenta parlamentari europei socialisti, Verdi e della Sinistra Unita Europea (GUE) hanno lanciato un appello alle autorità marocchine particolarmente perché sia “permesso (…) il ritorno di Aminatou Haidar alla sua famiglia”, perché siano rispettati i diritti civili e politici dei sette militanti imprigionati, perché siano consentiti “libertà di ingresso e di circolazione nei territori per gli osservatori internazionali” e diritto di associazione per i Saharawi, perché sia “permesso ai difensori saharawi dei diritti umani di raccogliere e diffondere le informazioni (…) senza timore di essere incriminati”. Tra i firmatari francesi compaiono, tra gli altri, il deputato del Fronte della sinistra Patrick Le Hyaric, i deputati verdi Pascal Canfin, José Bové, ecc.
L’Unione Europea ha assunto un ruolo estremamente ambiguo a proposito della questione dell’autodeterminazione del popolo saharawi. Bruxelles ha firmato un accordo di associazione col Marocco che, come Israele, occupa dei territori al di fuori della legalità internazionale. Ciò non impedisce alla Commissione europea di ritenere, nel suo documento strategico 2007-2013 sui legami col Marocco, che il “nuovo piano di soluzione del conflitto proposto dalle Nazioni Unite nel maggio 2001 non ha ancora incontrato l’approvazione di tutte le parti”, non dandola vinta né a Rabat né al Fronte Polisario, l’organizzazione politica dei Saharawi. Peraltro la risoluzione del problema saharawi non compare tra gli obiettivi dell’Unione Europea, che privilegia gli accordi commerciali. Così Bruxelles cerca di stabilire accordi per lo sfruttamento delle acque pescosissime del Sahara Occidentale.


Gael de Santis



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