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Segregazione – All’apparenza viu sono molte diversità tra il regime di apartheid in Africa del Sud e la politica di occupazione israeliana in Palestina. Tuttavia, secondo l’analisi del giurista sud-africano John Dugard, finiscono col somigliarsi. Nel peggio.

(John Dugard è un giurista sud africano e insegna nei paesi Bassi. Attualmente è il relatore ufficiale – giornalista – sulla Palestina per la Commissione dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite. Testo scritto il 1 dicembre 2006)


ISRAELE BANTOUSTANIZZA I TERRITORI



Come sud africano ed ex militante contro l’apartheid, che si reca regolarmente nei territori palestinesi per esaminare la situazione dei diritti umani per conto della Commissione ONU, sono molto interessato al tema del paragone con l’apartheid sud africana.
A primo acchitto, i due regimi sono assai differenti. L’apartheid era un sistema di discriminazione razziale istituzionalizzato che mirava a conservare il predominio della minoranza bianca dell’Africa del Sud sulla maggioranza nera. Si caratterizzava per la negazione dei diritti politici ai neri e con la frammentazione del paese in settori bianchi e neri (chiamati Bantoustan), imponendo ai neri misure restrittive concepite per ottenere la separazione razziale, la superiorità dei bianchi e la loro sicurezza. E’ stato rigorosamente applicato il sistema del “lascia-passare”, che tendeva ad impedire la libera circolazione dei neri ed a limitare il loro ingresso nelle città. I neri erano trasferiti d’autorità e non era loro consentito l’accesso alla maggior parte delle funzioni pubbliche e a molti tipi di lavoro. Il sistema era mantenuto da un apparato di sicurezza brutale nel quale giocava un ruolo significativo la tortura.
I territori palestinesi – Gerusalemme est, la Cisgiordania e Gaza – sono sotto occupazione militare israeliana dal 1967. Sebbene ciò sia tollerato e recepito dal diritto internazionale, questa situazione resta ugualmente insopportabile e dovrebbe cessare al più presto.



DOPO L’OCCUPAZIONE, LA COLONIZZAZIONE

Da circa quaranta anni le Nazioni Unite hanno condannato l’occupazione militare israeliana, così come il colonialismo e l’apartheid, reputandoli lesivi dell’ordine pubblico internazionale. In linea di principio l’obiettivo dell’occupazione militare è diverso da quello dell’apartheid. Non viene concepito come un regime oppressivo a lungo termine, ma come una misura provvisoria che mantiene la legge e l’ordine nel territorio dopo un conflitto armato e in attesa di un accordo di pace. Non è però quest’ultima la natura dell’occupazione israeliana della Palestina.
Dal 1967 Israele ha imposto, dietro la facciata dell’occupazione, il suo controllo sui territori palestinesi non diversamente da una potenza colonizzatrice. Si è definitivamente impossessata dei luoghi più ambiti della regione - le città sante di Gerusalemme est, Hebron e Betlemme; i fertili terreni lungo la frontiera occidentale e nella valle del Giordano – e ha installato suoi coloni ebrei dovunque. L’occupazione israeliana dei territori palestinesi ha molti caratteri propri della colonizzazione. Nello stesso tempo anche i peggiori dell’apartheid.
La Cisgiordania è frammentata in tre settori: il nord (Jenina e Nablus), il centro (Ramallah) e il sud (Hebron), che assomigliano sempre di più ai Bantoustan dell’Africa del Sud. Le restrizioni alla libera circolazione imposte da un rigido sistema di autorizzazioni, rinforzato da crica 520 check points (posti di controllo militare, ndt) e blocchi stradali, assomigliano al sistema del “lascia-passare” dell’apartheid, ma applicato con una severità che va molto al di là. E l’apparato di sicurezza ricorda quello dell’apartheid, con più di 10.000 Palestinesi nelle prigioni israeliane e frequenti denunce di torture e trattamenti inumani.
Molti aspetti dell’occupazione israeliana superano quelli del regime di apartheid. Si può citare la distruzione in larga scala da parte israeliana delle case palestinesi, lo spianamento dei campi coltivati, le incursioni militari e gli omicidi mirati dei Palestinesi…. Nessun muro è stato eretto per separare Neri e Bianchi in Africa del Sud.
Dopo la mobilitazione mondiale contro l’apartheid, ci si sarebbe dovuti aspettare che un uguale impegno internazionale concertato si fosse opposto al trattamento ripugnante dei Palestinesi operato da Israele. Invece la comunità internazionale si divide tra l’occidente e il resto del mondo. Il Consiglio di sicurezza è paralizzato dal veto degli USA e dall’astensione dell’Unione Europea. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea, in accordo con l’ONU e la Federazione russa hanno invece imposto sanzioni economiche ai Palestinesi, colpevoli di avere democraticamente eletto un governo ritenuto inaccettabile da Israele ed Occidente.

 

DIRITTI DELL’UOMO DIMENTICATI
Ci si è dimenticati che occorre porre termine all’occupazione, alla colonizzazione e all’apartheid. In tali circostanze gli Stati Uniti non dovrebbero stupirsi se il resto del mondo comincia a perdere fiducia nel suo impegno per il rispetto dei diritti dell’uomo. Alcuni nord-americani si lamentano con ragione del fatto che altri paesi non si preoccupino delle violenze in Sudan che dilaniano la regione del Darfur e di altre situazioni simili nel mondo: Ma siccome gli USA adottano una politica di “due pesi e due misure” nei confronti dei Palestinesi, non possono pretendere la cooperazione di altri paesi nella lotta in difesa dei diritti dell’uomo.

John Dugard

 
  
 
   
 
 

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