Analisi, dicembre 2013 - Ci sono in effetti due Stati canaglia nel Medio Oriente, ricorrono all'aggressione e al terrorismo e fanno a gara nel violare il diritto internazionale: gli Stati Uniti e il loro Stato cliente, Israele. Un intervento di Noam Chomsky sull'annosa trattativa in tema di "nucleare iraniano"








Le Grand Soir, 19 dicembre 2013 (trad. ossin)



Stati canaglia in azione nel in Medio oriente - Stati uniti e Israele

Noam Chomsky



Un accordo interinale sulla questione del nucleare iraniano è stato annunciato il 24 novembre 2013. Consentirà di dare il via a un periodo di sei mesi di negoziati.


Michael Gordon, reporter del New York Times, scrive: "Secondo il portavoce del governo statunitense. è la prima volta dopo quasi dieci anni che si perviene ad un accordo internazionale per far cessare l'essenziale del programma nuclare iraniano e per ostacolarne alcuni aspetti".


Gli Stati uniti hanno immediatamente dopo imposto delle severe penalità ad una azienda svizzera che ha violato il regime delle sanzioni imposte dagli Stati uniti. "Il timing dell'annuncio di queste penalità sembra destinato a far intendere che il governo Obama ritiene ancora che l'Iran sia sottoposta a sanzioni economiche", spiega Rick Gladstone sul New York Times.


"L'accordo storico" include infatti significative concessioni da parte dell'Iran - niente di comparabile a quelle degli Stati Uniti, che si impegnano soltanto a limitare temporaneamente le sanzioni contro l'Iran.


E' facile immaginare le concessioni che potranno fare gli Stati Uniti. Per menzionarne solo una: gli Stati Uniti sono l'unico paese a violare direttamente il Trattato di non proliferazione nucleare (oltre, ed è più grave, la Carta delle nazioni unite) mantenendo la minaccia di ricorso alla forza contro l'Iran. Gli Stati uniti potrebbero così premere sul loro cliente, Israele, perché si astenga dal violare il diritto internazionale - esempio tra gli altri.


Nel discorso dei media dominanti, si considera come naturale che solo l'Iran debba fare delle concessioni. Dopo tutto nella comunità internazionale gli Stati uniti sono il Cavaliere Bianco che si sforza di contrapporsi alla minaccia iraniana - considerata come la più grave minaccia contro la pace del mondo - e di impedire a questo paese di compiere aggressioni, atti terroristici e altri crimini.


Le cose potrebbero essere presentate in modo differente. Non se ne sente affatto parlare, ma vale la pena di dirlo. Bisogna cominciare col respingere l'affermazione degli Stati uniti, secondo cui l'accordo giunge dopo un periodo di dieci anni durante i quali l'Iran ha rifiutato di affrontare la questione della sua supposta minaccia nucleare.


Invece dieci anni fa l'Iran si era offerta di risolvere i punti di disaccordo con gli Stati Uniti a proposito del suo programma nucleare, e anche di affrontare tutto il contenzioso. Il governo Bush, irritato, respinse l'offerta prendendosela col diplomatico svizzero che l'aveva trasmessa.


L'Unione Europea e l'Iran avevano allora cercato un accordo in base al quale l'Iran avrebbe sospeso l'arricchimento dell'uranio e l'Unione Europea avrebbe garantito che gli Stati Uniti non avrebbero attaccato. Come ha scritto Selig Harrison nel Financial Times, "L'Unione Europea, su pressione degli Stati Uniti..., ha rifiutato di discutere le questioni di sicurezza", e il processo è stato così sacrificato.


Nel 2010 l'Iran accetta una proposta della Turchia e del Brasile perché il suo uranio arricchito venga inviato in Turchia per essere stoccato. Come contropartita l'Occidente avrebbe fornito degli isotopi necessari per la ricerca medica all'Iran. Il presidente Obama ha inveito furiosamente contro il Brasile e la Turchia, accusandoli di avere infranto la disciplina, e subito ha imposto delle sanzioni durissime. Il Brasile, irritato, ha reso pubblica una lettera di Obama nella quale egli stesso aveva proposto una identica soluzione, certamente pensando che l'Iran avrebbe rifiutato. L'incidente è stato presto dimenticato.


Sempre nel 2010, i membri del Trattato di non proliferazione hanno proposto una conferenza internazionale per valutare una proposta molto antica, formulata dai paesi arabi, perché venisse stabilita una zona libera da armi nucleari in Medio Oriente. La conferenza avrebbe dovuto tenersi a Helsinki nel dicembre 2012. Israele ha rifiutato di parteciparvi. L'Iran ha aderito senza porre condizioni.


Gli Stati Uniti, dando voce alle obiezioni israeliane, hanno allora annunciato che la conferenza era annullata. Gli Stati arabi, il Parlamento europeo e la Russia hanno chiesto di conseguenza la fissazione di una nuova data per la conferenza, mentre l'Assemblea Generale delle Nazioni unite votava, con 174 voti (contro 6) per chiedere a Israele di aderire al Trattato di non proliferazione e di aprire le sue istallazioni alle ispezioni. Il voto contrario è venuto da Stati Uniti, Israele, Canada, Isole Marshall, Micronesia e Palau - un risultato che si presenta come un'altra concessione da parte degli Stati Uniti.


Un simile isolamento degli Stati uniti sulla scena internazionale è abbastanza abituale, su molte questioni.


Per contro il Movimento dei Paesi Non Allineati - la maggior parte dei paesi al mondo - durante il summit di Teheran ha nuovamente vigorosamente sostenuto il diritto dell'Iran, quale firmatario del Trattato di non proliferazione, ad arricchire l'uranio. Gli Stati Uniti repingono questo argomento, affermando che questo diritto è subordinato all'esito delle ispezioni, ma questa condizione non è prevista nel Trattato.


Gran parte degli Arabi sostiene il diritto dell'Iran di proseguire il suo programma nucleare. Gli Arabi sono ostili all'Iran, ma nella stragrande maggioranza ritengono che siano Stati Uniti e Israele le minacce principali con le quali debbono confrontarsi. E' quanto afferma una volta di più l'ultimo sondaggio d'opinione arabo.


"Le autorità occidentali sembrano disorientate" dal rifiuto dell'Iran di rinunciare al suo diritto ad arricchire l'uranio, osserva Frank Rose sul New York Times, che offre poi una spiegazione psicologica di questo fatto. Altre più convincenti spiegazioni potrebbero affiorare se solo ci si allontanasse un po' dal pret-à-penser.


Gli Stati Uniti possono essere considerati come leader della comunità internazionale solo se si definisca questa comunità nel modo seguente: Gli Stati Uniti e tutti quelli che sono d'accordo con gli Stati Uniti, spesso col ricorso all'intimidazione, cosa che talvolta viene pacificamente ammessa.


Quelli che criticano il nuovo accordo, come scrivono David E. Sanger e Jordi Rudoren sul New York Times, mettono in guardia contro "gli intermediari che giocano d'astuzia, i Cinesi attirati dalle risorse energetiche e gli Europei che desiderano tornare ai bei tempi antichi, quando l'Iran era un partner commerciale importante. Ma essi potrebbero vedere le loro opportunità svanire".


Insomma essi accettano attualmente gli ordini degli Stati Uniti solo per paura. E infatti la Cina, l'India e molti altri paesi hanno trovato il modo di aggirare le sanzioni statunitensi imposte all'Iran.


Una versione alternativa rimette in discussione la versione ufficiale degli Stati Uniti, se si consideri che da 60 anni, senza interruzione, gli Stati Uniti torturano gli Iraniani. Questa punizione è cominciata nel 1953, quando un colpo di Stato organizzato dalla CIA ha rovesciato il regime parlamentare iraniano e ha istallato al potere lo Scià, tiranno alleato degli Stati Uniti, che ha battutto tutti i peggiori record mondiali in materia di diritti umani.


Quando a sua volta lo Scià è stato rovesciato nel 1979, gli Stati Uniti hanno subito sostenuto Saddam Hussein quando ha avviato la sanguinosa invasione dell'Iran. Gli Stati Uniti si erano anche direttamente coinvolti prestando le loro bandiere alle navi del Kuwait, alleato dell'Iraq, consentendo loro di rompere il blocco imposto dall'Iran. Nel 1988 un aereo iraniano è stato abbattuto da una nave statunitense nello spazio aereo civile, provocando 290 morti. Tornando negli Stati Uniti, gli autori di questo atto hanno ricevuto gli onori presidenziali.


Quando l'Iran è stato finalmente costretto a capitolare, gli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appoggio al loro amico Saddam Hussein. Ingegneri nucleari iracheni erano stati anch'essi invitati negli Stati Uniti per essere formati nella produzione di armi. Dopo di ché il governo Clinton impose delle sanzioni contro l'Iran, che sono diventate sempre più severe negli ultimi anni.


Ci sono in effetti due Stati canaglia nel Medio Oriente, ricorrono all'aggressione e al terrorismo e fanno a gara nel violare il diritto internazionale: gli Stati Uniti e il loro Stato cliente, Israele. L'Iran ha senz'altro commesso un atto di aggressione: ha conquistato tre isole arabe all'epoca del regime dello Scià, che era sostenuto dagli Stati Uniti. Ma tutti gli atti di terrorismo attribuiti all'Iran fanno una magra figura se paragonati a quelli degli Stati canaglia.


E' comprensibile che questi Stati canaglia si oppongano risolutamente all'esistenza di un contrappeso nella regione ed è normale che si lancino in una campagna per impedire l'esistenza di una forza di resistenza.


Fin dove si spingerà il piccolo Stato canaglia per eliminare la forza di resistenza tanto temuta col preteso che essa rappresenti "una minaccia per la sua esistenza"? Taluno teme che si spingerà molto lontano. Micah Zenko, del Coinsiglio degli affari internazionali (Council of Foreign Relations) segnala nella rivista Foreign Policy che Israele potrebbe ricorrere alla guerra nucleare. Lo specialista delle relazioni internazionali Zbigniew Brzezinski chiede a Washington di ammonire Israele che l'aviazione statunitense la fermerebbe se tentasse di effettuare dei bombardamenti.


Quale di queste contraddittorie prosepttive è la più vicina alla realtà? Rispondere a questa domanda è più che un utile esrecizio. Dalla risposta derivano conseguenze importanti per la politica internazionale.



 

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