ProfileAnalisi, settembre 2015 - Guerre civili e locali, governi rovesciati, confronto nucleare... Rapido giro del mondo delle guerre imperiali in pieno delirio (nella foto, la ormai famosissima foto del piccolo profugo siriano annegato in Turchia)

 

Strategic Culture, 24 agosto 2015 (trad. ossin)



Le follie imperiali in corso
James Petras


Il mondo è diventato più pericoloso nel 2015. Le guerre dilagano, in una escalation che vede nuovi paesi bombardati, mentre in quelli già in guerra gli scontri sono diventati più violenti. Altri ancora, nei quali sembrava che le elezioni avessero riportato la calma, sono invece sull’orlo della guerra civile.

Sono guerre senza vincitori, solo molti perdenti; guerre senza fine; guerre nelle quali una resistenza accanita tenta di bloccare le strategie imperiali.

Ondate inesauribili di immigrati sommergono le frontiere. Gente che ha perduto tutto viene imprigionata, umiliata e criminalizzata perché sopravvissuta e vittima delle aggressioni imperiali.

E adesso, in Europa e Asia, le potenze nucleari si affrontano con lo sguardo: Nato contro Russia, Stati Uniti e Giappone contro Cina. Vuoi vedere che queste ondate di sangue e queste guerre ci ridurranno ad una giungla irradiata e senza vita?


Vivere pericolosamente… la marea montante dei conflitti violenti

Senza dubbio, le guerre e le minacce militari hanno preso il posto della diplomazia, dei negoziati e delle elezioni libere come principale strumento di risoluzione dei conflitti politici. Nel corso del 2015, le guerre hanno oltrepassato le frontiere e sono cresciute di intensità.

I paesi della NATO, gli Stati Uniti, la Turchia e l’Unione Europea hanno apertamente attaccato la Siria, con azioni aeree e truppe di terra. Si parla di piani per occupare il nord di questo paese devastato, con la creazione di quello che il regime di Erdogan chiama una “zona tampone”, evacuata dai suoi abitanti.

Col pretesto di “combattere lo Stato Islamico”, il governo turco bombarda i Curdi (i civili, oltre ai combattenti) e i loro alleati siriani. Lungo la frontiera sud della Siria, le forze speciali statunitensi hanno intensificato le loro azioni, partendo dalle loro basi in Giordania, per conto dei terroristi mercenari – finanziati dalle monarchie del Golfo.

Più di 4 milioni di Siriani hanno abbandonato le loro case e più di 200.000 sono rimasti uccisi da quando la guerra ispirata e finanziata dalla coalizione Stati Uniti/Unione Europea/Turchia/Arabia Saudita contro il governo laico siriano è cominciata 4 anni fa.

Dozzine di terroristi, mercenari e/o settari, hanno smembrato la Siria in tanti feudi rivali, hanno saccheggiato le sue risorse economiche e il patrimonio culturale e ridotto la sua economia di oltre il 90%.

L’intervento militare degli Occidentali e dei Turchi ha allargato la guerra contro l’Iraq al Libano e… alla stessa Turchia – attaccando governi laici, minoranze etniche e società civili secolari.

L’Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, stati feudali e monarchici, hanno invaso lo Yemen coi loro blindati, lanciando attacchi aerei contro un paese senza difesa anti-aerea. I grandi agglomerati, come le città più piccole, ne sono devastati. Le truppe saudite hanno ucciso e ferito migliaia di Yemeniti – soprattutto civili. Il brutale blocco – aereo e navale – dei porti yemeniti da parte dei Sauditi ha provocato una crisi umanitaria, dieci milioni di Yemeniti rischiano di morire di fame, tutto questo ad opera di una monarchia grottesca e ricca al punto da essere oscena.

I resistenti yemeniti, cacciati dalle città più importanti, si preparano ad una guerriglia prolungata contro i mostri sauditi e i loro alleati. La loro resistenza si è già estesa fino all’interno del territorio saudita.

La brutale occupazione militare israeliana, con la complicità dei coloni armati, ha accelerato il furto violento delle terre palestinesi. Gli Israeliani hanno pianificato una pulizia etnica, cacciando i Palestinesi – mussulmani e cristiani – i Beduini e i Drusi, per lasciare spazio a colonie razziste, composte di soli ebrei.

Attaccando quotidianamente l’immenso campo di concentramento di Gaza, mantenendo un rigido blocco, terrestre, aereo e navale, gli Israeliani impediscono la ricostruzione delle decine di migliaia di alloggi, scuole, ospedali, fabbriche e infrastrutture che hanno distrutto durante la loro ultima guerra del 2014.

Le annessioni continue praticate da Israele, e la sua pratica delle pulizia etnica nei territori, impediscono ogni processo diplomatico; le guerre coloniali sono state e continuano ad essere la strategia israeliana nei confronti dei vicini Arabi e delle popolazioni sotto occupazione.


Le guerre in Africa, conseguenza di precedenti interventi occidentali, continuano a devastare il continente. La Somalia, il Sudan, il Kenya, la Libia sono dilaniati da conflitti sanguinosi tra regimi sostenuti dall’Occidente e movimenti di resistenza islamisti e nazionalisti.

Un po’ dovunque in Africa del Nord e a sud del Sahara, i regimi filo occidentali hanno provocato delle rivolte armate. Così in Libia, in Nigeria (Boko Haram), in Egitto (Stato Islamico, Fratelli Mussulmani e altri), in Ciad, in Niger, in Sud Sudan, in Somalia e altrove.

I dittatori egiziano ed etiope, vassalli dell’Impero, mantengono il loro paese col pugno di ferro – armati e finanziati come sono da i loro padroni occidentali.

Le guerre imperiali sconvolgono il Medio Oriente e l’Asia del sud. In Iraq, centinaia di sperimentati ufficiali baatisti, che erano stati cacciati, messi in prigione e torturati durante l’occupazione USA, fanno adesso causa comune coi combattenti dello Stato Islamico, che occupa un terzo del paese e una zona strategia in Siria.

Ogni giorno vi sono attentati che indeboliscono un po’ di più il regime di Bagdad, posto sotto l’influenza statunitense. Le avanzate dello Stato Islamico costringono gli Stati Uniti a riprendere il loro ruolo di belligeranti diretti e rimanere invischiati in una escalation militare.

L’arretramento delle truppe statunitense-irachene e la sconfitta dell’esercito iracheno addestrato dagli USA, dinanzi all’offensiva dello Stato Islamico aiutato dagli ufficiali baatisti, significa l’avvio di una nuova guerra in Iraq e in Siria, destinata a durare e ad allargarsi. Gli attacchi aerei turchi contro i Curdi in Iraq provocheranno l’intensificazione della guerra nel nord dell’Iraq e la porteranno fino al sud della Turchia.

Più vicino alla Russia, il colpo di Stato di Kiev, organizzato e sostenuto dagli Occidentali (regime change) e il tentativo di istallare laggiù una dittatura di oligarchi filo occidentali ha scatenato una lunga guerra civile, che ha devastato il paese e ha visto contrapposti i vassalli della NATO agli alleati della Russia nel Donbass.

 

Le milizie neonaziste ucraine, alleate di USA e Europa


Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Polonia e le altre potenze della NATO si sono impegnati a fondo per portare la guerra fino alle frontiere della Russia.

Si tratta di una nuova Guerra Fredda, con l’imposizione alla Russia di sanzioni economiche che toccano molti settori di attività, e l’organizzazione di esercitazioni militari di grande ampiezza da parte della NATO, ai confini della Russia. Non deve sorprendere che simili provocazioni incontrino una formidabile risposta: il riarmo della Russia. Il tentativo, operato dalla NATO, di impadronirsi dell’Ucraina ha provocato una guerra etnica locale, con una escalation giunta attualmente ad un confronto globale che potrebbe sfociare in un conflitto nucleare, mentre la Russia accoglie centinaia di migliaia di rifugiati che sfuggono ai massacri in Ucraina.

Il regime fantoccio installato dagli USA in Afghanistan deve fronteggiare nette avanzate dei Talebani in tutte le regioni, compresa la capitale Kabul.

La guerra afghana si è intensificata e il regime filo statunitense è sulla difensiva. Le truppe statunitensi possono solo mettere il naso fuori dai loro bunker.

Dal momento che i Talebani stanno vincendo sul terreno, i loro leader esigono una resa incondizionata delle marionette di Kabul e il ritiro delle truppe USA. La risposta di Washington sarà una escalation del conflitto.

Il Pakistan, facendosi forza delle armi statunitensi, deve risolvere un importante conflitto lungo la frontiera con l’India e una guerra permanente nelle province quasi indipendenti del Nord-ovest, contro le guerriglie islamiste e pashtun, sostenute da partiti locali. Questi ultimi controllano de facto l’intera regione, che costituisce così un santuario e una riserva di armi per i talebani che combattono in Afghanistan e in Pakistan.

Conflitti armati, religiosi ed etnici, proseguono nell’ovest della Cina, in Myanmar e nel Nord dell’India. Intere popolazioni si sono ribellate, nel nord-est della Tailandia, contro il regime monarchico-militare di Bangkok.

Nel XXI° secolo, nell’Asia del sud e di sud-est, come nel resto del mondo, la guerra e i conflitti armati sono diventati il mezzo più diffuso per affrontare i conflitti etnici, sociali, tribali con gli Stati: la diplomazia e le elezioni sono diventate obsolete e inefficaci.

 


L’America Latina – sul punto di cadere

In America Latina, i movimenti di estrema destra si affermano, nel tentativo di paralizzare i governi eletti di centro sinistra, scontandosi violentemente con lo Stato e i suoi sostenitori.

In Ecuador, in Venezuela e in Brasile, i gruppi di opposizione sostenuti dagli Stati Uniti hanno dato luogo a rivolte che mirano a rovesciare le istituzioni democratiche. In Ecuador, alcuni leader indigenti e delle sezioni sindacali hanno invitato alla rivolta per cacciare il presidente Correa. Non sembrano rendersi conto che coloro che si avvantaggerebbero di una simile rivolta sarebbero solo gli oligarchi di estrema destra che oggi controllano le amministrazioni delle grandi città (Guayaquil, Quito e Cuenca).

Questa destra considera questi violenti cambi di governo come la prima tappa per cancellare un decennio di riforme sociali, di organizzazioni regionali indipendenti e di politica estera sovrana.

Sarebbe indubbiamente esagerato parlare di una situazione di “guerra civile” in America Latina oggi – ma è la direzione verso la quale marciano le opposizioni sostenute dagli Stati Uniti. Per superare le difficoltà e gli ostacoli che impediscono la caduta di governi indesiderabili attraverso lo strumento elettorale, gli Stati Uniti e i loro vassalli locali hanno scelto lo spettacolo della violenza di piazza, dei sabotaggi, la legge marziale e i colpi di Stato – seguiti da elezioni senza possibili sorprese – con candidati marcati USA.

 

Le stragi della "guerra alla droga", in Messico
 

La guerra e la violenza si propagano nel Messico e la maggior parte degli Stati dell’America Centrale. In Honduras, un colpo di Stato sostenuto da Washington ha cacciato il presidente Zelaya, popolare e democraticamente eletto. Il regime che lo ha rimpiazzato ha assassinato o imprigionato centinaia di persone che manifestavano per la democrazia, e spinto migliaia di persone a scappare per sottrarsi alla violenza.

Gli accordi di pace, negoziati dagli Stati Uniti negli anni 1990 in Salvador e in Guatemala, hanno efficacemente bloccato qualsiasi riforma agraria e di redistribuzione delle ricchezze, che avrebbero permesso di ricostruire queste società. Tutto ciò ha provocato venti anni di malcontento, favorito la nascita di gang armate che reclutano più di 100.000 affiliati e una media da 6 a 10.000 omicidi all’anno. San Salvador è diventata la “capitale degli omicidi dell’emisfero nord”, secondo un calcolo pro capite. Il numero delle uccisioni avvenute durante il periodo succeduto agli Accordi di pace, supera quello dei morti annuali durante la guerra civile.

Ma la vera “capitale del massacro” nel nostro emisfero è il Messico. Più di 100.000 persone sono rimaste uccise durante la “guerra alla droga” sostenuta da Washington – una guerra che si è trasformata in una guerra dello Stato messicano contro il suo proprio popolo.

Questa guerra interna ha consentito al governo messicano di privatizzare e vendere i “gioielli della corona” dell’economia nazionale – l’industria del petrolio. Mentre migliaia di Messicani sono terrorizzati e massacrati, le compagnie petrolifere occidentali sono curiosamente risparmiate dai signori della droga. Lo stesso governo messicano, la polizia, gli alti funzionari e i militari, che collaborano coi signori della droga e si dividono i miliardi di dollari del suo traffico, proteggono le società straniere e i loro dipendenti. Alla fine del giro, i narcodollari vengono riciclati nelle banche di New York, Miami, Los Angeles e Londra per alimentare la speculazione.

 


Dalle guerre regionali alle guerre nucleari

Le guerre locali e regionali dilagano all’ombra di una guerra mondiale che le sovrasta. Gli Stati Uniti portano le loro armi, i loro aerei, le loro basi e le loro operazioni fino alle frontiere russe e cinesi.

Non vi sono mai state tante truppe statunitensi, acquartierate in basi così strategiche, spesso collocate a meno di un’ora di strada per le principali città russe.

Anche nei momenti più tesi della Guerra Fredda, gli Stati Uniti non hanno mai imposto tante sanzioni contro le imprese russe.

In Asia, Washington elabora dei trattati commerciali, militari e diplomatici diretti a escludere la Cina e indebolire la sua crescita come concorrente economico. Washington si è avventurata in provocazioni comparabili al boicottaggio e al blocco del Giappone, che hanno portato alla Guerra del Pacifico nel 1941.

Una guerra dichiarata in Ucraina, per vassalli interposti, potrebbe forse essere il primo colpo di cannone della Terza Guerra Mondiale. Il colpo di Stato a Kiev, organizzato dagli Stati Uniti e dell’Unione Europea, è sfociato nell’annessione dell’Ucraina dell’ovest. Rispondendo alle minacce contro la maggioranza etnica russofona in Crimea, e la perdita della sua base navale strategica nel mar Nero, la Russia si è annessa la Crimea.

Lungo il cammino che ha condotto alla Seconda Guerra Mondiale, la Germania si è annessa l’Austria. Allo stesso modo, gli Occidentali hanno installato un regime fantoccio a Kiev servendosi di un putsch violento, come prima tappa verso una più ampia penetrazione in Asia centrale. I preparativi militari comportano anche l’istallazione di basi offensive in Polonia.

Andrzej Duda, il nuovo presidente polacco proveniente dall’estrema destra dura, ha proposto che la Polonia diventi la base operativa della NATO e la linea del fronte in una guerra contro la Russia.

 


Sempre più guerre… e ogni volta ondate di rifugiati

Le guerre imperiali, statunitensi ed europee, hanno sconvolto la vita e le condizioni di vita di milioni di persone nel Sud dell’Asia, nel Sahara e nell’Africa del nord, in America centrale, in Messico, nei Balcani e adesso in Ucraina.

 

 

Il muro "anti-migranti" alla frontiera tra Stati Uniti e Messico


Quattro milioni di rifugiati siriani si sono aggiunti ai milioni di Afghani, Pachistani, Iracheni, Yemeniti, Somali, Libici, Palestinesi e Sudanesi che sono scappati dalle bombe euro-statunitensi, dai droni e dai mercenari che devastano i loro paesi.

Milioni di rifugiati cercano di trovare condizioni di sicurezza nell’Europa dell’ovest, aggiungendosi ai milioni che sono sfuggiti alla miseria provocata dalle economie liberali in Lituania, Lettonia, Estonia, Bulgaria, Romania, Polonia, Balcani e altri satelliti dell’Unione Europea.

Tra le popolazioni dell’Europa dell’ovest comincia a montare il panico, quando centinaia di migliaia di migranti attraversano il Mediterraneo, il mar Egeo e i Balcani.

Centinaia di rifugiati muoiono ogni giorno. Decine di migliaia vengono rinchiusi nei centri di detenzione, I mercati del lavoro locali sono saturi, e i servizi sociali stracarichi.

Gli Stati Uniti costruiscono muri e campi di detenzione per i milioni che tentato di sottrarsi alle conseguenze terribili dell’imposizione di una economia liberale in Messico, alla dominazione delle gang dei narcotrafficanti e ai fraudolenti “accordi di pace” che alimentano la violenza in America centrale.

E più le guerre occidentali avanzano, più si moltiplicano i rifugiati senza speranza. E tentano di scalare le porte del mondo imperiale gridando: “Ci avete cacciato dalle nostre terre a colpi di bombe, ora siete voi a doverci ospitare”.

Fomentare guerre di classe tra i rifugiati e gli abitanti dei paesi occidentali non è forse una previsione attuale, ma comunque l’avvenire è buio per le società europee e statunitensi.

Nel frattempo altre guerre, ancora più gravi, si profilano all’orizzonte e milioni di altri civili stanno per essere scacciati dalle loro case e saranno costretti a scegliere tra morire di fame, scappare con le loro famiglie o combattere contro l’Impero. Sperimentati ed esasperati, essi andranno a ingrossare i ranghi dei resistenti,. Come in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Yemen, in Ucraina e altrove.

Gli Stati Uniti e l’Unione europea stanno diventando cittadelle assediate. La polizia statunitense si comporta con le classi popolari emarginate come se fosse un esercito di occupazione, aggredendo i Neri, gli immigrati e quelli che protestano – mentre tormenta i poveri .. e protegge i ricchi.

 


Conclusioni

La guerra è dovunque, e si allarga: nessun paese, nulla, è al riparo dal contagio.

Le guerre imperiali hanno sparso i semi delle guerre locali… provocando la fuga di intere popolazioni in un ciclo senza fine. Non si registrano successi diplomatici! Non si registrano accordi per una pace stabile e durevole!

Qualche commentatore potrebbe contestare questa analisi: qualcuno definisce il recente riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba come un successo. Dimenticano però, a proposito di questo, che gli Stati Uniti proseguono nel tentativo di rovesciare il governo del principale partner commerciale di Cuba, il Venezuela; che i vassalli degli Stati Uniti nella regione reclamano il rovesciamento dei governi degli alleati di Cuba, dell’Ecuador, del Brasile, della Bolivia, e che Washington alimenta la pressione contro le alternative per Cuba, come la Russia e la Cina. L’immagine della bandiera USA sventolante sull’ambasciata a La Havana non può nascondere il pugno d’acciaio col quale Washington minaccia gli alleati di Cuba.

Altri citano l’accordo che suggella la pace tra gli Stati Uniti e l’Iran come un grande successo. Essi ignorano però che gli Stati Uniti sostengono la sanguinosa invasione dello Yemen da parte dei Sauditi e il massacro delle comunità sciite; che gli Stati Uniti hanno donato a Israele una precisa descrizione del sistema di difesa dell’Iran e che gli Stati Uniti e i paesi europei bombardano senza pietà la Siria, alleata dell’Iran.

Cosa pensare di questi accordi tra Stati Uniti, Cuba e Iran: sono strategici e destinati a durare, o solo una tattica per preparare una aggressione di ampiezza ancora maggiore?

L’epidemia guerriera non si affievolisce.

I rifugiati continuano a scappare; non hanno più casa o una comunità dove poter tornare.

Il disordine e la disgregazione continuano a crescere, e non a ridursi, non si è previsto nulla per ricostruire queste società fatte a pezzi, niente per Gaza, niente per il Donbass, niente per Guerrero in Messico, niente per Aleppo.

L’Europa è lambita dalle prime fiamme di un incendio enorme.

Gli Statunitensi continuano a credere che i loro due oceani li proteggeranno. E’ stato loro detto che istallare i missili della NATO vicino alle frontiere della Russia, mantenere le navi dell’US Navy di fronte alle coste cinesi, costruire muri elettrificati e svolgere filo spinato lungo il Rio Grande li proteggerà. Sono ancora fino a questo punto manipolati dai loro politicanti e i loro propagandisti.

Quante menzogne! Missili balistici intercontinentali possono tranquillamente piovere su New York, Washington e Los Angeles.

E’ tempo di risvegliarci

E’ tempo di arrestare questa corsa sfrenata verso la Terza Guerra Mondiale, guidata dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.

Da dove cominciare? La Libia è stata definitivamente distrutta; è troppo tardi. La Siria, l’Iraq e l’Afghanistan sono in fiamme. Noi sprofondiamo sempre più nella guerra, mentre ci parlano di ritiro. L’Ucraina chiede ancora più canoni e mercenari.

 


Come possiamo avere una pace sincera con l’Iran se non siamo in grado di controllare il nostro governo, che continua a farsi guidare dalla propaganda israeliana? E Israele vuole la guerra – vuole che noi facciamo la guerra per conto suo! Come ha detto un giorno a dei sionisti statunitensi inquieti l’ex generale criminale di guerra e primo ministro Ariel Sharon: “Credete che abbiamo dei problemi con gli Stati Uniti? No, noi li meniamo per il naso!”

Guardate solo i volti di queste famiglie terrorizzate che fuggono dai massacri in Medio oriente e in Messico.

Che dobbiamo fare?

Quando la faremo finita e quando ci liberemo di questi guerrafondai – sia all’estero che a casa nostra?

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