ProfileAnalisi, gennaio 2016 - "Vendete tutto, a parte i titoli sicuri come i buoni del tesoro più affidabili". Più che un avvertimento, quello degli analisti di Royal Bank of Scotland, sembra una vera e propria profezia...
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"Vendete tutto, a parte i titoli sicuri come i buoni del tesoro più affidabili". Più che un avvertimento, quello degli analisti di Royal Bank of Scotland, sembra una vera e propria profezia. In una nota la banca ha messo in guardia i propri clienti spiegando che è in arrivo "un anno catastrofico", con i listini che cadranno fino al 20% e il petrolio che scenderà fino a 16 dollari al barile. Per questo bisogna attrezzarsi per tempo: "Non si tratta del rendimento sul capitale investito, ma di rientro del proprio capitale. In una sala affollata, le uscite di emergenza sono strette" (Huffington Post, 13 gennaio 2016)
 
 
The Guardian, 12 gennaio 2016 (trad.ossin)
 
 
Un’altra crisi finanziaria in arrivo. Si salvi chi può!
Larry Elliot
 
 
Agli avvertimenti della Royal Bank of Scotland (RBS), si aggiunge adesso il monito di Albert Edwards (analista di Société Générale, ndt) sul prossimo crash provocato dalla caduta del prezzo del petrolio e dalla deflazione indotta dai paesi emergenti, che sommergerà le banche centrali, farà oscillare i mercati e affonderà la zona euro
 
Uno dei grandi “permabear” della City di Londra avverte che il mondo sta avviandosi verso una crisi finanziaria grave quanto quella del 2008-2009, che potrebbe provocare l’affondamento della zona euro.
 
Albert Edwards, analista strategico della Société Générale, dice che l’Occidente è alla vigilia di un’ondata di deflazione proveniente dai mercati emergenti e che le banche centrali sono inconsapevoli del pericolo che corrono. La sua valutazione segue quella degli analisti della Royal Bank of Scotland (RBS) che consigliano agli investitori di vendere tutto prima dell’arrivo imminente del crollo delle borse.
 
“L’andamento dell’economia globale porta gli Stati Uniti verso la recessione – ha dichiarato Edward durante una conferenza sugli investimenti a Londra – La crisi finanziaria si sta risvegliando. Sarà tremenda almeno come quella del 2008-2009, e rischia di essere anche peggio”.
 
I timori per una seconda crisi finanziaria seria in meno di dieci anni sono accresciuti dalle turbolenze dei mercati dall’inizio dell’anno. I prezzi delle azioni sono rapidamente calati e il crollo di quelle del petrolio ha fatto scendere il barile del Brent appena sopra i 30 dollari.
 
“Potrebbe andare ancora peggio? Certamente sì”, dice Edward, il più eminente dei “bear” del mercato – si tratta di quegli analisti che ritengono che le azioni siano sopravvalutate e che il loro prezzo debba scendere. “Le divise dei mercati emergenti sono ancora in caduta libera. Il settore privato statunitense è schiacciato dalla sopravvalutazione del dollaro.
 
L’analista della SocGen afferma che l’economia statunitense si trova in condizioni peggiori di quanto la banca centrale del paese, la Riserva Federale, non riesca a capire. “Negli Stati Uniti vi è stata una espansione massiccia del credito. Ma non è servita a finanziarie una vera attività economica, ma solo al riacquisto delle proprie azioni da parte delle società (per sostenerne il valore, ndt).
 
Edward critica ciò che definisce “l’incredibile presunzione” dei banchieri centrali, che non hanno imparato la lezione della bolla immobiliare che ha provocato la crisi finanziaria ed economica del 2008-2009.
 
“Non hanno compreso il sistema e non capiscono che rovinano tutto. La deflazione ci attende al varco e la banca centrale non se ne accorge”.
 
Edward dice che il dollaro si è rivalutato quanto lo yen giapponese negli anni 1990, un movimento ascendente che ha trascinato il Giappone nella deflazione e provocato problemi di solvibilità per le banche asiatiche del paese. Aggiunge che uno dei segnali della crisi è il crollo della domanda di credito in Cina.
 
“Cose del genere accadono quando la gente perde fiducia negli uomini politici. E’ quanto sta accadendo in Europa e negli Stati Uniti”.
 
L’Europa ha mostrato dei timidi segnali di ripresa l’anno scorso, ma Edward sostiene che gli sforzi fatti dalla Banca centrale europea per svalutare l’euro e aumentare la crescita non serviranno a niente in caso di rapido ritorno della tendenza al ribasso. “Se l’economia globale torna alla recessione, sarà la fine per la zona euro”.
 
Paesi come la Francia, la Spagna e l’Italia non accetteranno più maggiore disoccupazione accompagnata da un’altra recessione, dice. “L’euro è stato un vero disastro. E’ una macchina apocalittica in favore dell’economia tedesca”.
 
La previsione di Edward giunge in un momento di bonaccia per le Borse, dopo le tempeste che non hanno cessato di scuoterle dall’inizio dell’anno. Il FTSE è cresciuto di 57 punti, chiudendo a 5.929, mentre il Dow Jones Industriale è aumentato di 10 punti nelle prime ore a New York.
 
L’umore dei mercati è migliorato per l’intervento della Banca popolare cinese, che ha sostenuto lo yuan la scorsa notte e ha provocato un movimento in salita della moneta cinese sui mercati di cambio esteri.
 
La caduta del prezzo del petrolio è continuata, con il barile del Brent che ha perso un ulteriore 3,5% chiudendo a Londra a 30,45 dollari. Il petrolio non scendeva al di sotto dei 30 dollari dal 2003.
 
 
Edward scherza sul fatto che, dopo essere stato per anni il solo a pronosticare questo genere di cose, adesso anche altre istituzioni stanno diventando sempre più pessimiste, a proposito delle proiezioni economiche mondiali.
 
Allude al consiglio di RBS agli investitori, che dovranno aspettarsi un anno catastrofico nel corso del quale le Borse potrebbero scendere di più del 20% e il petrolio potrebbe crollare a 16 dollari al barile.
 
In una nota ai suoi clienti, la banca consiglia: “Vendete tutto, a parte i titoli sicuri come i buoni del tesoro più affidabili. Non si tratta del rendimento sul capitale investito, ma di rientro del proprio capitale. In una sala affollata, le uscite di emergenza sono strette". Dice ancora che la situazione attuale ricorda quella del 2008, quando il fallimento di Lehman Brothers ha trascinato con sé la crisi finanziaria mondiale. Questa volta è la Cina che potrebbe essere il punto di rottura, secondo RBS.
 
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