ProfileAnalisi, giugno 2016 - Il seguito non è scritto. Ma un formidabile ribaltamento dei rapporti di forza si è delineato il 23 giugno 2016. Suggeriamo a tutti i progressisti di valutarne la portata.E il senso
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Le Grand Soir, 24 giugno 2016 (trad. ossin)
 
Quarta spernacchiata a Bruxelles in meno di un anno
L’Unione europea è morta
Pierre Levy
 
Brexit ! L’avvenimento è letteralmente storico. Per le élite mondializzate, supera i peggiori incubi ed era, letteralmente, inconcepibile. Per coloro che seguono attentamente l’attualità europea, e sono consapevoli della crescente repulsione popolare che l’UE ispira a giusta ragione, era al contrario prevedibile
 
 
Prima di tutto c’è un fatto che appare evidente. Sicuramente una parte della borghesia inglese ha appoggiato la scelta della fuoriuscita dall’Europa. Resta però che la frattura sociale è impressionante: da un lato, le élite istituzionali e politiche (e sindacali, con qualche lodevole e sporadica eccezione), la City, le banche, i padroni delle grandi imprese (1300 di questi avevano lanciato un ultimo appello due giorni prima del voto) – e gli ambienti urbani elitari; dall’altra, i quartieri popolari, le città operaie e le periferie abbandonate, le intere regioni de-industrializzate e all’abbandono.
 
E’ stato prima di tutto questo fossato a determinare il risultato. Basta d’altronde ascoltare i lazzi astiosi che piovono su questi «strati poveri» dotati di «un basso livello di istruzione», «irrazionali e motivati dall’odio». Questa supponenza di classe, accresciuta dall’astio per la sconfitta, la dice lunga su quale fosse la reale posta in gioco.
 
Come la dice lunga l’interminabile lista dei membri della Santa Alleanza che, per mesi, ha tentato di tutto – specialmente ricattando con la prospettiva del caos – per evitare il «cataclisma» annunciato: G7, capi di Stato e di governo, ministri dirigenti di multinazionali, banchieri, agenzie di rating, OCDE, FMI... e perfino la NATO. La palma di questa mobilitazione spetta agli USA, con una visita a Londra appositamente fatta dal presidente Obama ...
 
Naturalmente ogni paese ha la sua specifica cultura politica. Ma questa contrapposizione tra gli strati «alti» e «bassi» della società è una costante che ritorna in occasione di tutte le consultazioni sull’Europa. Perché questa spernacchiata a Bruxelles è la quarta in meno di un anno. I Greci (luglio 2015), i Danesi (dicembre 2015) e gli Olandesi (aprile 2016) avevano già fatto intendere un sonoro “NO” in referendum aventi ad oggetto l’Europa.
 
Questa geografia sociale del rifiuto dell’integrazione europea era stata particolarmente impressionante in occasione del referendum francese del maggio 2005, che respinse il Trattato costituzionale europeo (TCE). Un voto che fu in qualche modo un primo terremoto per la UE.
 
All’epoca furono proprio gli operai, e più generalmente il mondo del lavoro, gli sfruttati, i dominati, che si ribellarono contro il progetto europeo, il cui obiettivo primario può così riassumersi: sottrarre ai popoli («popoli» in senso politico, non etnico) la libertà di decidere del loro futuro. L’espressione stessa di «comunità del destino» (come si definisce l’UE) dice tutto: divieto di fare scelte differenti da quelle della «comunità»; e, soprattutto, il «destino» prescinde dalla volontà degli uomini...
 
Notiamo per inciso che la più alta onorificenza accordata dall’Unione Europea si chiama «premio Carlo Magno». Una scelta che la dice lunga sulle ambizioni imperiali di questa «costruzione», che venne, subito dopo la fine della guerra, attivamente promossa da Washington.
 
Sicuramente questa volontà di recuperare la propria libertà politica collettiva – il termine giuridico è «sovranità», un concetto spesso deriso, per quanto costituisca l’ambito stesso della democrazia reale – fa parte nella maggior parte dei casi dell’aspirazione collettiva piuttosto che delle esplicite motivazioni di ciascun cittadino. E tuttavia gli elettori britannici sicuramente non hanno dimenticato come venne aggirato il NO francese al TCE, o il modo umiliante in cui vennero trattati gli Irlandesi quando venne loro chiesto - per due volte – di ripetere il voto perché non avevano votato bene la prima volta...
 
Un simile tradimento non sarà possibile con gli Inglesi. Essi hanno lanciato un messaggio semplice: ce ne si può andare. La conseguenza è certa: l’Unione Europea è morta. E’ ignoto solo il quando e il come.
 
Nel 1989, la caduta del Muro di Berlino apriva un’era nella quale i leader occidentali hanno sperato di estendere il loro dominio sul mondo intero, privare i popoli della loro libertà, e approfittarne per imporre un arretramento sociale letteralmente senza precedenti.
 
Il seguito non è scritto. Ma un formidabile ribaltamento dei rapporti di forza si è delineato il 23 giugno 2016. Suggeriamo a tutti i progressisti di valutarne la portata.
 
E il senso.
 
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