ProfileAnalisi, settembre 2016 - Alcuni conoscenti della mia generazione si interrogano sulla sparizione della sinistra statunitense. Si ricordano del tempo in cui, nonostante la situazione più clemente, la sinistra esisteva e si levava contro ciò che non andava
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Strategic-Culture, 21 agosto 2016 
 
Che fine ha fatto la sinistra?
Paul Craig Roberts
 
Alcuni conoscenti della mia generazione si interrogano sulla sparizione della sinistra statunitense. Si ricordano del tempo in cui vi erano molto meno guerre, molto meno rapina da parte dei monopoli capitalisti, una élite meno ricca e potente, meno violenza poliziesca contro i civili, minore militarizzazione, meno privatizzazioni e deregolamentazioni, minore pressione sulle reti di sicurezza sociale, meno propaganda da parte dei media e in cui però, nonostante la situazione più clemente, la sinistra esisteva e si levava contro tutto questo
 
 
Da quindici anni, e ancor più se risaliamo alla distruzione della Jugoslavia da parte del regime Clinton, gli Stati Uniti si sono impegnati in guerre contro i popoli in sette paesi – otto, se contiamo anche la Jugoslavia/Serbia – provocando milioni di morti, feriti e sfollati. Si è affermato uno Stato poliziesco, la Costituzione degli Stati Uniti è stata spogliata delle sue norme protettrici, e crimini di massa sono stati realizzati in nome sia del diritto USA che di quello internazionale da tre amministrazioni. Crimini che includono la tortura, operazioni realizzate con tutta evidenza sotto falsa bandiera, la manifesta aggressione (un crimine di guerra), lo spionaggio senza mandato e l’uccisione di cittadini statunitensi. Però la voce della sinistra è appena udibile.
 
Con tutta evidenza ai miei conoscenti comincia a mancare l’opposizione che la sinistra garantiva in passato. So che cosa sentono. Noi tendiamo a ragionare per pregiudizi e stereotipi, e la sinistra era là per evitarci di cadere in trappola. Oggi, noi siamo vittime della propaganda e non c’è nessuno che faccia da contrappeso, salvo qualche voce in internet.
 
Ricordo di aver detto al pubblico, durante il dibattito che seguì il mio intervento alla conferenza Frank M. Engle del 1992, di non essermi mai reso conto di quanto ci sarebbero mancati i giudici Brennan e Marshall della Corte Suprema.
 
Oggi abbiamo tanto più disperatamente bisogno di una sinistra di quando ne avevamo una. Oggi i governi ritenuti democratici hanno i poteri di una dittatura. Negli Stati Uniti, per esempio, l’habeas corpus è stato cancellato sia nelle leggi che nella Costituzione. Peggio ancora, i responsabili della Casa Bianca possono redigere liste di persone da assassinare senza alcuna procedura legale. Questi sono poteri di un dittatore. E tuttavia questi attributi di una dittatura sono oggi istituzionalizzati e passano inosservati.
 
Ci si sarebbe immaginato che i lavoratori statunitensi diseredati, i cui posti di lavoro e la sicurezza economica sono stati dislocati fuori dal paese e offerti agli stranieri, protestassero nelle piazze come fanno i Francesi. Ma nemmeno una parola. Quando il candidato alla presidenza Ross Perot avvisò i lavoratori statunitensi di quanto stava per succedere, questi ultimi non hanno avuto abbastanza fiducia da votare per lui. E i lavoratori statunitensi diseredati non hanno nemmeno preso sufficientemente coscienza – o forse il problema è una mancanza di direzione – per votare oggi a favore di Trump, che riconosce che la perdita di posti di lavoro compromette il futuro dei 99 %. Se Trump poi non avesse intenzione o fosse incapace di mantenere le promesse, sarebbe anche meglio perché non mantenere le promesse accresce la coscienza delle persone.
 
Dal punto di vista della sinistra, le condizioni degli Stati Uniti di oggi sono ottimali per lei. Quindi dove sta la sinistra?
 
Ecco la mia risposta a questa domanda. La sinistra ha subito un colpo terribile quando l’Unione Sovietica è sparita. Il crollo sovietico ha privato la sinistra dell’idea che esistesse una alternativa al “capitalismo democratico” statunitense. Questo crollo ha demoralizzato la sinistra, anche perché ha eliminato qualsiasi contrappeso all’unilateralismo di Washington. Con la Cina che si è liberata di Mao ed ha traslocato nel campo capitalista, non c’era più nessuno che alimentasse la fiamma.
 
La gente si chiede perplessa perché la sinistra non contesta la verità ufficiale su quelli che sembrano essere attentati terroristi realizzati sotto falsa bandiera. Se persone non politicizzate, come architetti, ingegneri, fisici, nano-chimici, pompieri, soccorritori, piloti di aerei commerciali e militari, contestano il rapporto ufficiale sui fatti dell’11 settembre sulla base di prove, perché invece la sinistra difende il rapporto di un governo di cui diffida al 120% in altre questioni? La sinistra sa che l’incidente del Golfo del Tonchino venne orchestrato per potere entrare in guerra, che Saddam Hussein non aveva armi di distruzione di massa, che l’Iran non possedeva armi nucleari. La sinistra sa che il governo racconta tante bugie, dunque perché considera inverosimile la tesi del complotto di governo a proposito dell’11 settembre?
 
La risposta, io credo, è che, ripudiato il marxismo, l’unica speranza della sinistra è che i popoli oppressi dall’Occidente si ribellino. La sinistra trova grande soddisfazione emotiva nell’11 settembre, considerandola la risposta dell’oppresso contro l’oppressore. E’ per questo che si aggrappa alla versione ufficiale. E a quelle di altri eventi terroristi, come Orlando e Nizza, nonostante l’assenza di prove a sostegno.
 
Ricordo il tempo in cui, se alla sinistra statunitense fosse stato raccontato che un grosso camion che viaggiava – come è stato detto – a 56 miglia all’ora (poco più di 90 km, ndt) aveva falciato 185 persone e le si fosse immediatamente dopo mostrato un camion privo di qualunque traccia di sangue, di frammenti di abiti e carne umana, o anche solo di qualche piccola ammaccatura, essa avrebbe immediatamente respinto questa storiella manifestamente falsa.
 
Chiedete a qualcuno che abbia investito un cane a 56 miglia all’ora del sangue e i danni riportati dalla vettura. Chiedete a qualcuno che abbia investito un cervo e la cui auto è stata distrutta. Chiedete a degli specialisti, se un grosso camion investe una persona a 56 miglia all’ora, se il corpo possa restare intatto e sia possibile vederlo giacere sulla strada senza danni apparenti né sangue.
 
Non avete alcun bisogno di chiederlo, vero? Capite quale è il problema. La forza di un grosso camion che viaggia a 56 miglia all’ora e che investa un essere umano inevitabilmente imbratta tutta la strada davanti a lui. Però le foto di Nizza non mostrano niente di tutto questo.
 
Ricordo il tempo in cui la sinistra statunitense, se un responsabile della polizia di Nizza le avesse detto che il ministro dell’interno a Parigi aveva ordinato alle autorità nizzarde di non diffondere e di distruggere immediatamente tutti i video del presunto attentato terrorista ripresi dalle telecamere di sicurezza poste lungo la strada dove si afferma che 185 persone siano state falciate da un camion e, inoltre, di manipolare il rapporto di polizia sui fatti, questa sinistra avrebbe chiesto la testa di queste autorità e non avrebbe trattato quelli che chiedevano spiegazioni come dei complottisti.
 
Oggi la sinistra statunitense vuole mettere a tacere coloro che sollevano dubbi su questo genere di strani avvenimenti che vedono un paio di Sauditi incapaci di pilotare un aereo prevalere sul sistema di sicurezza dello stato USA e 185 persone asseritamente falciate da un grande camion, ma le foto mostrano qualcosa di diverso e i responsabili di Parigi ordinano la distruzione delle prove registrate e la manipolazione del rapporto.
 
La versione ufficiale dell’11 settembre ha giustificato le guerre. E’ difficile opporsi alle guerre quando se ne accettino le ragioni invocate a loro giustificazione. Accettando la versione del governo sui fatti dell’11 settembre, la sinistra ha ucciso il movimento anti-guerra.
 
Perché la sinistra si fida del governo proprio sulle questioni che il governo utilizza per giustificare la guerra e la creazione di uno Stato poliziesco? La risposta è che coloro che contestano la versione ufficiale privano la sinistra della soddisfazione emozionale che le deriva dall’idea che i popoli oppressi siano capaci di rispondere, e lo facciano. Alexander Cockburn me l’ha spiegato un giorno. Mi ha detto che, quando riporto i dubbi sollevati dagli esperti circa la versione ufficiale sull’11 settembre, io privo gli oppressi della loro dignità, presumendo che essi non rispondano ai loro oppressori. Alex non riusciva ad accettare la verità, perché essa comporterebbe che gli oppressi siano acquiescenti verso il loro oppressori.
 
Io capisco il suo punto di vista. Capisco l’importanza di qualsiasi movimento di speranza e mi dispiace che la sinistra reagisca a fatti che tolgono la speranza, negando i fatti.
 
Io offro alla sinistra, o al simulacro che ne resta, una speranza differente: affidarsi al potere della verità. Non difendete l’oppressore, attaccatelo, e quanto più lo attaccate, più sarete forti. Le persone non sono idiote per sempre. Viene il momento in cui la loro situazione personale si porrà in contraddizione con le storielle che vengono loro offerte. Ma se non vi è direzione politica, la presa di coscienza non può da sola trasformarsi in rivolta.
 
L’Occidente ha bisogno di un forte movimento di sinistra capace di contestare le menzogne che trascinano il mondo verso una guerra che estinguerà la vita. Io preferirei una sinistra riformista ad una sinistra rivoluzionaria, ma ciò non vuol dire che una sinistra rivoluzionaria non sia preferibile alla situazione attuale, che è di un neoconservatorismo rivoluzionario senza l’opposizione di una forza capace di contrastarlo.
 
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