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ProfileIntervento, luglio 2017 - Altro che i mostri camorristi partoriti dalla fantasia di Roberto Saviano, i roghi che stanno distruggendo il patrimonio boschivo italiano sono frutto di un fenomeno molto più allarmante: tanti piccoli gesti irresponsabili e inconsapevolmente assassini (nella foto, uno dei roghi di questa estate)

 

 
I roghi e la banalità del male
Nicola Quatrano
 
 
L’immagine del Vesuvio che brucia, il fumo che si leva alto nel cielo come fosse un’eruzione, visibile da ogni parte, da Posillipo al Vomero, da Portici a Sorrento. È un’immagine stavolta più angosciosa, ma tutt’altro che inedita. Si ripete più o meno ogni anno, porta caldo al caldo, angoscia e senso di smarrimento, rilanciata ogni anno da redazioni estive a corto di notizie, destinata a spegnersi con lo spegnersi delle fiamme. Fino all’anno successivo. Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, vorrebbe essere rassicurante: «Faremo di tutto per prendere i colpevoli». Ma non ci dice cosa è stato dei colpevoli dell’anno scorso. E di quelli degli anni precedenti. Né chi sono in realtà questi colpevoli. A vedere i pochi che hanno beccato, quasi ci deludono: solo semplici agricoltori, intenti a bruciare le sterpaglie, o rom che danno fuoco all’immondizia.
 
Roberto Saviano non si fa incantare da simili dettagli. Per lui ci sono solo mostri (è il suo brand) e anche i roghi sono opera della camorra che impone il pizzo sulle aree edificabili e, se non paghi, brucia tutto. Peccato che sulle falde del Vesuvio non siano tante le aree edificabili, e che distruggere del tutto l’oggetto dei propri potenziali guadagni assomiglia un po’ troppo al proverbiale marito che si taglia i cosidetti per fare dispetto alla moglie. Stavolta però c’è chi è stato più fantasioso: la bufala dei gatti incendiati, lanciati nei boschi per diffondere il fuoco, è già al top delle classifiche. Ma ha davvero senso questa ricerca di trame e complotti, questo immaginare piovre coi tentacoli armati di fiammiferi? La ragione di questa tragedia non potrebbe essere più semplice, più banale e, proprio per questo, ancora più drammatica?
 
È vero, gli incendi possono essere un affare. Ci vogliono uomini e mezzi per spegnerli, e quindi appalti, assunzione di stagionali ecc. E poi bisogna pensare al rimboschimento, e quindi altri appalti, altre assunzioni di stagionali, altro denaro pubblico che entra in circolo. Negli anni scorsi c’era chi giurava che gran parte degli incendi in Calabria e in Sicilia fossero opera degli stessi forestali per scongiurare i rischi di riduzioni del personale. E poi ci sono le discariche abusive, qualcuna certamente gestita dai clan, ma tante altre frutto perverso dei costi elevati degli smaltimenti legali. C’è insomma un «clima» che favorisce gli incendi. A ciò si aggiunga il pessimo stato di manutenzione dei boschi, i decreti sbagliati, i ritardi clamorosi, gli scarsi mezzi, le operazioni assurdamente interrotte di notte, il caos provocato dall’assorbimento del Corpo forestale dello Stato da parte dei Carabinieri, e infine il caldo torrido di questi giorni, la siccità. C’è veramente bisogno di trovare altre cause? Di immaginare disegni perversi, entità spaventose e impalpabili, l’uomo nero o il babau che tessono le fila di improbabili complotti? Non si finisce in questo modo per concedere alibi e giustificare una ancora più spaventosa ragnatela di omissioni, inerzie, incompetenze, irresponsabilità, gretti interessi?
 
È la banalità del male. Agricoltori irresponsabili se ne infischiano dei divieti e appiccano il fuco alle sterpaglie per ripulire il campo; piccole imprese sversano illegalmente i rifiuti per evitare i costi dello smaltimento legale; turisti e cacciatori disseminano i sentieri di immondizia, proprietari di abitazioni abusive tentano di evitarne l’abbattimento. Dall’altro lato, funzionari incompetenti, politici e amministratori irresponsabili omettono di predisporre i mezzi per lo spegnimento, non provvedono alla manutenzione dei boschi, fanno errori organizzativi e scelte urbanistiche irragionevoli. E così via, in un circolo vizioso di gesti banali suscettibili di conseguenze disastrose. Non è progetto criminale, piuttosto indifferenza, somiglia a quella dei rappresentanti istituzionali locali, assenti in questi giorni perché forse impegnati a disegnare gli scenari delle prossime elezioni, a collocarsi e ricollocarsi per conservarsi un ruolo, a perseguire il proprio interesse più immediato, proprio come il contadino che brucia le sterpaglie senza curarsi delle conseguenze.È la banalità del male, come nel crollo di Torre Annunziata, tanti piccoli gesti di assassini inconsapevoli.
 
 
 
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