ProfileIntervento, 19 dicembre 2017 - In realtà i due personaggi si somigliano moltissimo, molto più di quanto siano forse disposti ad ammettere. Entrambi, prima di essere un sindaco o uno scrittore, sono uno “storytelling” (nella foto, Gloria Swanson in una scena di "Viale del tramonto")  

 

Corriere del Mezzogiorno (Editoriale), 19 dicembre 2017

 

Saviano e De Magistris sul Viale del Tramonto
Nicola Quatrano
 
Gloria Swanson in una scena del film di Billy Wilder, "Viale del Tramonto"
 
C’è qualcuno che sappia dirmi cosa sono davvero le famose “fake news”? Sì, lo so, sono informazioni false o esagerate, confezionate dai Russi (comunisti o meno, i Russi continuano a mangiare i bambini, sarà per questo che hanno gravi problemi demografici) e che mirano a destabilizzare l’Occidente. Ad esse si deve l’elezione di Trump e la sconfitta di Renzi al referendum. Tutti ne parlano e straparlano, ma nessuno fa degli esempi concreti e, se li fanno, è sempre e solo il falso video di Elena Boschi e Laura Boldrini al funerale di Riina (e  poco altro). Insomma cosucce, e nemmeno prodotte in Russia, insuscettibili francamente di sconvolgere la vita di una nazione. Niente a che vedere con le vere “fake news”, tipo le armi di distruzione di massa di Saddam, raccontate all’ONU da Colin Powel con tanto di falsa bottiglietta di antrace, che, quelle sì, hanno portato alla distruzione dell’Iraq e di altri paesi.
 
Colin Powel propina all'ONU la fake news delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein
 
Qualcosa del genere succede anche coi ripetuti litigi tra Luigi de Magistris e Roberto Saviano. I giornali ne parlano e vi dedicano titoli degni di miglior causa. Nei social, un popolo che ha rinunciato alla cittadinanza per trasformarsi in follower ci si appassiona e clicca diligentemente i suoi “i like”, oppure insulta l’uno o l’altro, magari tutti e due. Ma, alla fine, non si riesce bene a capire di che cosa litigano.
 
A gennaio di quest’anno, Roberto Saviano (nella foto a destra) ha criticato il sindaco perché parla del turismo e non delle “stese”, De Magistris ha risposto che l’altro racconta di una Napoli che è solo camorra, trascurando i segni di rinascita. Stesso copione a inizio di questo mese, quando lo scrittore ha accusato De Magistris di avere “per anni negato l’esistenza delle paranze”, e il sindaco gli ha risposto a muso duro che dice “bugie”. 
 
Fin qui, potrebbero anche mantenere un certo aplomb, e invece subito si scivola negli insulti personali (almeno stando a quanto riferiscono i media). Saviano - sospetta De Magistris - trae profitto dai mali di Napoli, specula e si “arricchisce” sulla pelle dei napoletani. Mentre lo scrittore accusa il sindaco di essere un “populista”, “infastidito da una realtà” che contraddice la sua narrazione, un vomerese cui le periferie fanno “schifo”. 
 
Una virulenza di toni francamente eccessiva, che colpisce soprattutto perché per nulla circostanziata. Lo scrittore non fa esempi, non contesta specifiche scelte dell’amministrazione, sembra voler criticare il sindaco come persona. Idem De Magistris, che pure potrebbe agevolmente rimproverare allo scrittore, che so, l’improbabile pioggia di cadaveri cinesi dai container nel porto, con cui si apre il suo primo romanzo, o le recenti avventate dichiarazioni sulla regia camorrista degli incendi estivi. E’ una polemica che trasuda antipatia personale, ed è un’occasione per parlare di sé e sparlare dell’altro. Così De Magistris si vanta dei “prezzi alti, altissimi” pagati per avere contrastato “mafie e corruzioni fino ai vertici dello Stato”, dice di ispirarsi a Borsellino che restò a Palermo anche a rischio della vita. E lo scrittore mette avanti la sua scorta, le minacce ricevute e, quasi a prevenire la domanda sul perché mai sia ancora sotto protezione, si paragona a Falcone, accusato di farsi da sé finti attentati.
 
In realtà i due personaggi si somigliano moltissimo, molto più di quanto siano forse disposti ad ammettere. Entrambi, prima di essere un sindaco o uno scrittore, sono uno “storytelling” (come si dice oggi) abilmente costruito, dei “simboli” mediatici. Parlare di loro, è esprimere un giudizio sulle loro storie mitizzate, più che sulle loro azioni. E si può farlo solo cliccando (o non cliccando) sul “mi piace”. 
 
Il problema vero è che però queste storie sono molto simili, si nutrono della stessa retorica, la concorrenza è inevitabile. E, poi, uno storytelling senza vera sostanza va bene finché il post resta virale. Così funziona. Mentre attualmente entrambi sono un po’ in affanno. Il sindaco (nella foto a sinistra) alle prese con un fallimento politico e contabile, che non è detto possa evitarsi grazie al tanto sospirato emendamento del PD, e lo scrittore incapace di ripetere, nemmeno alla lontana, la performance del suo primo romanzo. Logico quindi che siano un po’ allarmati, e anche un po’ gelosi l’uno dell’altro.
 
Dispiace dirlo, per quello che tutti e due hanno significato per Napoli,  ma oggi rischiano di assomigliare alla patetica figura di Norma Desmond, protagonista del film di Billy Wilder “Viale del tramonto”, una diva del muto che non si rassegna ai nuovi tempi e coltiva la speranza di tornare un giorno al successo e alla fama. Quando uccide il suo amante, e i cinegiornali assediano nuovamente la sua casa per filmarne l’arresto, il maggiordomo pietoso le fa credere che siano venuti per documentare il suo ritorno alle scene. E’ a questo punto che, scendendo teatralmente le scale, pronuncia la frase che sembra ossessionare anche Saviano e De Magistris: “Eccomi, sono pronta per il mio primo piano”. 
 
Le scene finali del film di Billy Wilder
 
 
 
 
 
 
 
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