ProfileAnalisi, 17 febbraio 2018 - Se si vuole tentare di comprendere le ragioni delle attuali tensioni tra Stati Uniti e Russia, c’è un gruppo che merita di essere osservato con maggiore attenzione, quello degli ebrei statunitensi (nella foto, Vladimir Putin)   

 

Le saker francophone, 15 febbraio 2018 (trad.ossin)
 
Gli ebrei russi negli USA e le relazioni russo-statunitensi
Dmitry Orlov
 
Se si vuole tentare di comprendere le ragioni delle attuali tensioni tra Stati Uniti e Russia, c’è un gruppo che merita di essere osservato con maggiore attenzione, quello degli ebrei statunitensi. E’ il gruppo di popolazione più importante che i due paesi hanno in comune: sui 5 o 6 milioni di ebrei che vivono attualmente negli Stati Uniti (le cifre variano a seconda di come si misura la « giudaicità »), circa un milione è immigrato negli Stati Uniti dalla ex Unione Sovietica, o direttamente o dopo un soggiorno in Israele. Il governo degli Stati Uniti li ha accettati volentieri, accordando loro lo statuto di rifugiati; sono quindi entrati nella società statunitense con una identità politicizzata, nettamente anti russa, e il loro atteggiamento anti russo ha influenzato l’opinione di molti ebrei non russi e anche di altri Statunitensi.
 
Vladimir Putin
 
Gli ebrei russi sono di gran lunga il gruppo più istruito di immigrati negli Stati Uniti. Si sono integrati benissimo nella società USA e molti di loro, e anche i loro figli, hanno potuto avviare una carriera professionale. L’esperienza della vita in Russia ha  permesso loro di posizionarsi come esperti in tutto quello che concerne il russo e, in larga misura, ha permesso a questo gruppo relativamente ristretto di influenzare negativamente l’atteggiamento di 322 milioni di Statunitensi nei confronti dei 144 milioni di Russi della Federazione russa, e verso quella trentina di milioni di Russi che risiede all’estero. E’ uno sfortunato accidente della storia che circa un milione di persone abbia, più o meno inavvertitamente, inasprito le relazioni tra un mezzo miliardo di persone.
 
Ci sono tanti pezzi complicati in questa storia. Parte di questa eredità è l’eredità della Guerra Fredda, che ha provocato molta inerzia istituzionale negli Stati Uniti, che hanno continuato a considerare la Russia come un nemico. Altra parte è l’influenza stranamente sproporzionata degli ebrei israeliani, e degli ebrei in generale, sulla politica USA. Ulteriore pezzo del puzzle riguarda i vantaggi ricavati dagli ebrei russi emigrati negli Stati Uniti per il fatto di aver detto di essere vittime del governo sovietico o dell’antisemitismo russo. Un ultimo aspetto, particolarmente delicato, concerne la natura dell’identità ebraica e il modo in cui essa si è scontrata, e continua a scontrarsi, con quel che significa essere un ebreo russo.
 
Tratterò partitamente ciascuna di queste questioni, ma prima di tutto voglio precisare che cosa mi consente di scrivere su questa questione. Io sono nato e cresciuto in Russia negli anni 1960 e 1970, poi sono emigrato in una ondata di emigrazioni soprattutto ebraiche, sono entrato negli Stati Uniti come rifugiato e mi sono naturalizzato dopo cinque anni. Uno o due parenti israeliani fittizi figuravano nella nostra richiesta di visto di uscita, anche se non avevamo nessuna intenzione di andare in Israele. Io ho molti parenti ebrei, ma non abbastanza da fare di me un ebreo. Noi siamo tutti cristiani ortodossi russi, e lo siamo da molto tempo, da 3 a 40 generazioni (a seconda del ramo genealogico). A casa nostra abbiamo sempre parlato solo in russo. Siamo tornati in Russia il prima possibile – nel 1989, quando gli emigrati hanno cominciato a ottenere i visti di ingresso – e da allora facciamo la navetta. Tutto questo fa di me un esperto di questi fatti.
 
Si è già scritto molto sull’inerzia della Guerra Fredda USA, mi limiterò quindi a poche battute. Gli Stati Uniti sono ostaggio di una burocrazia militare ipertrofica, inefficace e di solito incompetente, la cui solo vera capacità è quella di estorcere somme di denaro esorbitanti per i suoi progetti, molti dei quali si risolvono in fallimenti. Perché queste estorsioni si possano fare, c’è sempre bisogno di poter dire che vi è un nemico dal quale bisogna difendere il paese. Durante la Guerra Fredda, il nemico era, assai comodamente, l’URSS. Quando l’URSS è crollata, vi è stato un periodo di incertezza, durante il quale si è molto insistito sulla « mafia russa », giusto per mantenere viva l’immagine di un nemico. Ma una nuova e « felice » occasione si è presentata dopo gli attentati terroristi dell’11 settembre (che molti ritengono siano stati effettuati proprio per questa ragione) facendo del terrorismo internazionale il nuovo nemico. Questo trucco non è più utile perché attualmente i terroristi servono molto, ed è tempo quindi di tacere sul terrorismo e tornare al piano A : coltivare la russofobia (mettendoci insieme anche la Cina, crepi l’avarizia!). Vero è che la Russia, dopo essersi ripresa dal disastro del crollo sovietico, è oggi un nemico un po’ più temibile di quanto non fosse all’epoca della « mafia russa », ma la russofobia è sempre essenziale e richiede un flusso costante di nuove storie e commenti negativi sulla Russia. E’ qui che gli ebrei russi, alcuni dei quali vivono negli Stati Uniti mentre altri vanno e vengono tra la Russia e gli USA, sono contenti di dare una mano, perché essi sono indubbiamente degli esperti su tutto quanto concerne la Russia.
 
L’influenza stranamente sproporzionata degli ebrei israeliani, e degli ebrei in generale, sulla politica statunitense è anch’essa un argomento scottante di discussione, e quindi anche qui mi limiterò a brevi note riassuntive. Prima di tutto l’evidenza : Israele non fa parte degli Stati Uniti; è una nazione sovrana separata e un membro dell’ONU. E tuttavia i politici statunitensi possono giurare fedeltà a Israele senza essere arrestati e processati per tradimento. Molte doppie cittadinanze statunitensi e israeliane circolano attraverso le istituzioni USA e israeliane, e nessuno si preoccupa di capire chi di essi faccia la sia e per conto di chi. Negli Stati Uniti, Israele e egli ebrei in generale ricevono un trattamento speciale: chiunque osi criticare Israele viene più o meno automaticamente accusato di antisemitismo e condannato all’ostracismo. E’ inoltre vietato boicottare prodotti o imprese israeliane, cosa che molte persone vorrebbero fare per sostenere la causa palestinese. Alcuni analisti giungono perfino a dire che Israele ha colonizzato gli Stati Uniti, proprio come la Gran Bretagna aveva colonizzato l’India, con qualche migliaio di Britannici che controllavano tutto il sub continente a proprio vantaggio.
 
Israele è destinataria di diversi miliardi di aiuti militari statunitensi e questo la rende una parte integrante del grande racket militar-industriale USA. Ciò significa che gli ebrei e/o gli Israeliani negli Stati Uniti (la distinzione tra ebrei e israeliani non è particolarmente utile, perché è facile per un ebreo ottenere un passaporto israeliano) devono parlare della « minaccia russa » per fare soldi con l’esercito USA, ed è quello che fanno. Ma in Israele la situazione è un po’ differente. Circa un terzo della popolazione ebraica di Israele è composta da ebrei russi. Molti di loro sono dei veri cittadini della Federazione russa; la maggior parte degli altri, potendo, potrebbero rivendicare la cittadinanza russa come diritto di nascita. Molti di loro vanno e vengono tra la Russia e Israele, per lavoro, per cure mediche, per fra visita a parenti, in vacanza, ecc. Un flusso costante di Israeliani torna in Russia, principalmente perché la Russia è in qualche modo più prospera di Israele, dove le possibilità di promozione sociale sono sempre più limitate. Le relazioni tra Russia e Israele sono amichevoli e improntate alla cooperazione. Quando il ministro della Difesa israeliano va a Mosca per colloqui, non porta con sé un interprete perché di fatto è un russo.
 
Attualmente le relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia sono in uno stato penoso. Nello stesso tempo, le relazioni tra Russia e Israele sono più calorose che mai. « Russia e Israele possono essere fieri del nostro elevato livello di partenariato, di cooperazione fruttuosa e di contatti commerciali di grande ampiezza » ha dichiarato  Vladimir Putin accompagnando il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu al Balletto del Bolshoi. Nonostante tutte le complessità del Medio Oriente – il conflitto israelo-palestinese, la guerra in Siria, la crescente influenza dell’Iran, il tradimento consueto della Turchia, gli strani avvenimenti in Arabia Saudita – le relazioni russo-israeliane si ampliano sempre di più.
 
Volendo fare qualche ipotesi cospirativa, si potrebbe forse vedere Israele come il cavallo di Troia della Russia negli Stati Uniti. Con quali obiettivi? Che gli Stati Uniti continuino a sprecare denaro preso a prestito in avventure militari fallimentari? Certo, e fino a che sia stato speso tutto! Spingere gli Stati Uniti verso lo stesso dirupo dal quale l’URSS è precipitata nel 1990 ? Evidentemente! Ma non infiliamoci nella teoria del complotto e diciamo solo che l’asimmetria tra le relazioni statunitensi-russe, statunitensi-israeliane e israeliano-russe è molto importante e ha bisogno di una spiegazione. E’ uno sgabello a tre gambe che traballa, un rompicapo geometrico.
 
La parte del puzzle che riguarda i vantaggi tratti dagli ebrei russi negli Stati Uniti, parlando della loro vittimizzazione da parte del governo sovietico o dell’antisemitismo russo, è ugualmente piena di contraddizioni. Tenete conto che gli ebrei russofoni sono di gran lunga il gruppo più istruito che è emigrato negli Stati Uniti. Inoltre la Russia è uno dei paesi meno antisemiti, con ebrei ben collocati in tutte le professioni e a tutti i livelli di governo, con un giudaismo fiorente e rispettato, senza problemi sociali che tocchino specificamente o in modo sproporzionato gli ebrei.
 
La ragione per cui gli ebrei russi erano tanto istruiti, e pronti a cominciare una lucrosa carriera più o meno a partire dallo stesso momento in cui sono atterrati negli Stati Uniti, è che erano già molto istruiti e agiati già prima di lasciare la Russia. Molto oppressi sotto il regime prerivoluzionario, gli ebrei hanno giocato un ruolo determinante nella Rivoluzione russa del 1917, e i loro figli e loro stessi hanno tratto immensi vantaggi dalla partecipazione alla Rivoluzione russa del 1917. Infatti gli ebrei si sono talmente ben piazzati in URSS, da togliere ai Russi un bel po’ di impieghi di alto livello: per quanto rappresentassero solo l’1,5% della popolazione negli anni 1950, più della metà dei direttori di molti istituti, centri di ricerca e laboratori dell’Accademia sovietica delle scienze erano ebrei. Gli ebrei erano un terzo dell’Unione degli scrittori sovietici; un quarto di tutti i professori di università, ecc.
 
Anche alcuni della mia famiglia hanno seguito questa strada. Mio nonno è cresciuto in uno shtetl (insediamento dell’Europa centrale a prevalente presenza ebraica, ndt), ha parlato yiddish con sua madre, si è trasferito a San Pietroburgo dopo la Rivoluzione, si è iscritto al Partito comunista ed è diventato professore di letteratura russa, con un grande appartamento che dava su una piazza, e una villa piena di opere d’arte e antichità, una governante, una balia e una limousine privata con autista. Ebrei come mio nonno hanno cacciato la vecchia aristocrazia e sono diventati la crema della crema della società sovietica.
 
Ecco un aneddoto affascinante: riconoscendo che gli ebrei sono una nazione senza territorio e desiderosa di risolvere questo problema, l’URSS è stato l’unico paese del mondo a offrire spontaneamente agli ebrei una loro patria – la Regione autonoma ebraica, strategicamente posta sulla frontiera con la Cina. La maggior parte dei suoi residenti sono adesso emigrati in Israele, lasciando dietro di loro degli edifici pubblici con le insegne in due lingue: il russo e l’yiddish.
 
Col tempo, i Russi hanno cominciato a reagire violentemente contro la presenza massiccia degli ebrei nelle università e nelle professioni liberali. Qualcuno dei trucchetti usati per respingere gli assalti incessanti dei loro figli ben preparati era, diciamo, non troppo kosher; per esempio uno dei miei parenti ebrei non è stato ammesso all’Università di Stato di Mosca perché gli venne dato un problema irrisolvibile all’esame di ammissione in matematica e, orrore degli orrori, ha finito di diventare invece architetto. Molti ebrei hanno visto in questo ritorno di fiamma un segno di antisemitismo nascente, e molti di essi hanno pensato che i pascoli sarebbero stati più verdi dall’altro lato dell’oceano.
 
Questo spiega in maniera evidente perché, al loro arrivo negli Stati Uniti, gli ebrei russi abbiano dipinto l’URSS e la Russia con un largo pennello intinto in colori foschi: oppressione, antisemitismo, pogrom, più un ritardo mentale, l’ubriachezza e l’orrore in generale. Se avessero resistito alla voglia di passare per vittime, il loro racconto avrebbe potuto diventare qualcosa del genere: « Noi abbiamo distrutto la Russia, l’abbiamo risistemata a nostro comodo, fatto affari d’oro e poi affondato la barca, e adesso siamo qui negli Stati Uniti, coi nostri beni preziosi, i parenti anziani e gli animali di compagnia, pretendendo di essere rifugiati e pronti a ricominciare ».  Adesso non vi sembrano più del poveri migranti, vero? Aggiungete a questo che si possono fare molti soldi negli Stati Uniti attaccando la Russia, e il forte desiderio di lasciarsi andare al « Russian bashing » diventa irresistibile.
 
L’aspetto finale, e particolarmente delicato, di questa storia concerne la natura dell’identità ebraica, e il modo con cui essa si è scontrata storicamente, e continua a scontrarsi, con quello che significa essere russo. L’identità ebraica è piuttosto strana e variegata e, per chiarire questo punto, risulta più facile paragonare gli ebrei non tanto a un gruppo che ha le sue radici, come gli Irlandesi o gli Italiani, ma ad un altro gruppo itinerante: gli Zigani. Io ho conosciuto qualche Gitano, e li ho anche studiati durante una ricerca sulla disgregazione culturale (e la resistenza ad essa) nel mio libro « Le cinque tappe della disgregazione ».
 
La parola « zigano » deriva da « egiziano », cosa che i Gitani non sono affatto, provenendo dal nord dell’India in un certo momento più di mille anni fa. (Incidentalmente sono gli ebrei, secondo la loro mitologia biblica, ad essere usciti dall’Egitto attraversando magicamente il mar Rosso, e dunque forse dovrebbero gli ebrei essere chiamati gli « Zigani »). Quel che gli Zigani sono, ed è anche il modo in cui essi stessi si chiamano, è che sono dei Rom, e la loro lingua è il romani.
 
I Rom hanno molti punti di somiglianza con gli ebrei. Entrambe sono nazioni organizzate in diaspora, senza territorio (ad eccezione di un pezzo di Palestina internazionalmente riconosciuto); al contrario essi colonizzano diversi paesi, migrando di paese in paese nel corso del tempo. Gli ebrei e i Rom sono tradizionalmente xenofobi: l’espressione ebraica che indica i non ebrei è « goy » (plurale « goyim »). In romani, è « gadjo » (plurale « gadje »). Gli ebrei e i Rom hanno dei tabù e dei rituali di purificazione specifica, e piuttosto curiosi, come mezzo per resistere alla contaminazione o alla corruzione che gli stranieri possono trasmette, la maggior parte dei quali hanno carattere simbolico più che fisico. Ed entrambi sono stati vittime dell’Olocausto; un quarto della popolazione rom dell’Europa è stata annientata, ma con una differenza: mentre gli ebrei sono stati rimborsati per le atrocità naziste subite, non è avvenuto lo stesso coi Rom. Solo nel 1979 il Bundenstag della Germania ovest ha riconosciuto che le persecuzioni naziste contro i Rom avevano avuto carattere razzista, cosa che ha aperto la strada a un indennizzo, ma in quel momento la gran parte delle vittime era già deceduta.
 
Le identità rom ed ebraica sono in qualche modo segrete. I Rom si mascherano generalmente adottando nomi che abbiano un suono locale; nei paesi anglo-sassoni, usano nomi con un suono inglese, come Bob Jones o Cathy Smith ; in privato si chiamano coi loro nomi esotici, come Ruslan o Zemfira. E poi ogni Rom ha il suo nome segreto, conosciuto solo da lui e da sua madre.
 
In diversi momenti della storia, anche gli ebrei hanno trovato più comodo mascherare la propria identità dietro nomi che avessero un suono locale. Un altro mio nonno ne è un esempio tipico. Nacque a Jitomir, in Ucraina. Quando, all’epoca della Rivoluzione russa, i suoi genitori e le sue sorelle se la filarono a Brooklyn, lasciandolo a casa, vide che sarebbe stato bene cambiare il proprio nome con il comunissimo nome russo di Alexander Orlov, facendo credere a tutti di essere un orfano russo. Ha vissuto una buona e lunga vita, prima a Kiev e poi a Leningrado, con una identità fittizia, ma poco dopo essere andato in pensione ha improvvisamente scioccato i suoi figli, rivelando loro di essere ebreo, che il suo nome non era Alexander ma Abraham, e che se ne sarebbe andato in Israele dove faceva più caldo e c’era più sole. Ha anche incontrato una delle sue sorelle, ma questa poi è stata tenuta alla larga da tutta la famiglia essendo diventata Testimone di Geova. E non è che l’altra sorella, o il resto della famiglia, fossero meno religiosi; a un certo punto hanno provato il rito di Pessach (Pasqua, ndt), a nostro beneficio suppongo. Ma era un tale travestimento che mi fece piangere (Ero giovane e impressionabile all’epoca, oggi probabilmente ne riderei).
 
Le identità rom ed ebraica sono matrilineari: non si può essere Rom o ebreo, se non si abbia una madre rispettivamente rom o ebrea. (A proposito, io non sono ebreo, tra l’altro, per questo motivo: da parte di mia madre il lignaggio è russo). Questo è stato un vantaggio per loro nelle società che colonizzano, che sono tutte patrilineari. I Rom non sembrano sposarsi facilmente coi locali, a causa del loro atteggiamento molto negativo verso i « gadjes ». La considerevole frequenza dei matrimoni misti ebraici è facilitato dal loro aspetto: i Rom hanno spesso l’aspetto di chi viene dal nord dell’India, mentre gli ebrei europei (ashkénazes) sembrano più europei degli Arabi e delle altre tribù del Medio Oriente. Essi non sono esattamente una razza o un gruppo etnico; la metà dei cromosomi X (femmina) possono essere di origine ebraica, ma i cromosomi Y (maschi) possono provenire da altri gruppi (e ciò accade spesso). Dato che il cromosoma Y è un fattore di evoluzione, questi contributi genetici attribuiscono un vantaggio considerevole per quel che concerne il valore selettivo.
 
Dunque nei matrimoni misti, le donne ebree fanno un po’ come gli uccelli « cuculi » che posano le loro uova nei nidi di altri uccelli, costringendoli ad allevare dei cuculi pulcini insieme ai loro. Lo « shiketz » (un marito « goy ») può illudersi che i suoi figli faranno parte della sua tribù, ma si inganna. Le donne ebree possono pensare di dare una mano a colonizzare le società sposando uomini non ebrei e facendo loro allevare degli ebrei (in segreto se necessario) a loro spese. Questo particolare saliente non è sfuggito a tutti; in particolare i cosacchi, che pattugliavano i confini dell’Impero russo e rapivano e sposavano donne persiane, turche e caucasiche e poi le battezzavano e le russificavano, non volevano avere niente a che fare con le donne ebree. D’altronde, fino a poco fa, portarsi a casa una « shiksa » (una donna « goy ») era fortemente disapprovato nelle famiglie ebraiche, perché i figli di una tale unione non potevano essere considerati degli ebrei.
 
Se gli ebrei non sono una razza né un gruppo etnico, sono una religione? Di fatto, tra di loro, non c’è libertà religiosa: secondo la gran parte degli ebrei, non si può essere ebreo mussulmano o ebreo cristiano. Ma più della metà degli ebrei degli Stati Uniti e di Israele sono atei, e ci sono molti più atei tra gli ebrei statunitensi che tra la popolazione tutta. Il rito della circoncisione viene generalmente richiesto come condizione per l’ammissione sociale, ma non ha molto significato religioso in una società che (chissà perché) tenta di circoncidere tutti i neonati maschi indipendentemente dalla religione dei genitori.
 
Se gli ebrei non sono né una razza/etnia né una religione, che cosa sono allora? Per un processo di eliminazione, sono come i Rom: una casta nomade. Molti degli elementi che segnalano l’appartenenza ad una casta sono gli stessi: la xenofobia inerente all’uso di espressioni come « goy » / « gadjo » ; l’insistenza sulla matrilinearità anche in società generalmente patrilineari; la tendenza a coltivare una identità segreta; e la tendenza a spostarsi ed a colonizzare nuovi paesi quando le condizioni lo permettano.
 
Gli ebrei possono funzionare come una casta nomade negli Stati Uniti, che sono un paese pieno di passioni e divisioni sociali di clan e culto, basato sulla nozione di classe, segregazione per razza, reddito e religione e da molte altre distinzioni sociali intorno alle caste. Potevano funzionare come una casta nella Russia pre-rivoluzionaria, essendo ammessi e tollerati ma anche tenuti separati perché non veneravano la Santa Trinità e la Croce Santa in un paese dove il cristianesimo ortodosso era condizione indispensabile per la cittadinanza piena. Ma la Russia post-rivoluzionaria non è troppo propizia alla preservazione della casta ebraica.
 
Prima di tutto un Russo ha il diritto di scegliere tra la nazionalità di ciascuno dei suoi genitori (la Federazione della Russia è composta da 160 nazionalità, ognuna con la sua propria lingua), quella standard (che è la russa) o di non dichiararne nessuna. E dunque le leggi religiose o di altro genere che interferiscano con questa libertà di scelta costituiscono una violazione di questo diritto. In secondo luogo, un Russo ha diritto di praticare qualsiasi religione, indipendentemente dalla scelta di nazionalità che abbia fatto. E dunque anche le leggi religiose o di altro tipo che leghino una certa religione ad una certa nazionalità sono lesive di un diritto. In terzo luogo, si ritiene generalmente che l’identità russa impregni di sé tutte le altre. C’è una distinzione linguistica tra « Rossiysky » (appartenente al paese) e « Russky » (che riguarda la nazionalità), ma in pratica le due parole vengono usate in modo intercambiabile. Dunque un ebreo russo è prima di tutto un Russo (linguisticamente, culturalmente, socialmente, eventualmente religiosamente) e poi un ebreo. Essere ebreo è come tenere una rosa tra i denti: un accessorio di moda interessante e idiosincratico.
 
Se pensate che si tratti di dettagli di poco conto, dovreste vedere le reazioni isteriche e xenofobe che riesco a provocare più o meno a volontà in quasi tutti i gruppi di ebrei, semplicemente dicendo che io sono ebreo avendo due nonni ebrei. Certo, mia madre è russa, ma io sono un ebreo russo, e in Russia la nazionalità può essere trasmessa dal padre, ed è il caso più frequente. Oh, e poi io sono Cristiano, quindi le leggi ebraiche a me non si applicano. La dissonanza cognitiva di doversi confrontare col fatto che gli ebrei sono una casta deve essere assai penosa per i suoi membri. Quindi va bene, non sono ebreo; non ho nessuna rosa tra i denti. Di fatto sbaglio a provocare gli ebrei con disinvoltura dicendo che potrei essere ebreo, perché non sento in me il minimo piccolo atomo di giudaicità e sono perfettamente in pace con me stesso per il fatto di essere russo.
 
Ho detto tutto questo per spiegare che non dovete mai ascoltare quello che gli ebrei statunitensi dicono della Russia. Tutto quello che possono darvi in questo campo sono prodotti contaminate e adulterati. E’ assolutamente essenziale per la sicurezza di tutto il pianeta che gli Stati Uniti e la Russia intrattengano buone relazioni di cooperazione, di professionalità e di amicizia fondati sui fatti piuttosto che sulle falsità, sui fanatismi, le insinuazioni o su storie stantie. E’ incredibilmente autodistruttivo utilizzare le menzogne diffuse sulla Russia come una scusa per continuare ad alimentare il mostro militare statunitense-israeliano. Se gli Statunitensi hanno bisogno di un perfetto esempio di buone relazioni con la Russia, eccone uno: si chiama Israele.
 
 
 
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