ProfileIntervento, 6 aprile 2018 - Fino ad oggi, bisogna convenire che nessuna prova decisiva della colpevolezza della Russia in questo tentativo di omicidio è stata resa pubblica. Per il momento, tutte le accuse sono solo enunciate (nella foto, Theresa May)  

 

 
Isteria collettiva
Eric Denécé
 
La crisi diplomatica tra Occidente e la Russia cresce di intensità, con l’espulsione di quasi 150 diplomatici e « spie » russe da parte di più di venti paesi dell’Europa e dell’America del Nord (1). Le ragioni di una simile reazione sono ufficialmente quelle di dare una « riposta » al tentativo di omicidio di una ex spia russa– Sergueï Skripal (2) – e di sua figlia, a Salisbury, nel Regno Unito, il 4 marzo scorso. Ebbene, occorre segnalare che questa incredibile campagna anti-russa poggia sul niente assoluto e che le reazioni che suscita appaiono del tutto sproporzionate.
 
Il Primo Ministro britannico, Theresa May, in una posa non troppo "serena"
 
Un omicidio… senza morto e senza prove 
 
Fino ad oggi, bisogna convenire che nessuna prova decisiva della colpevolezza della Russia in questo tentativo di omicidio è stata resa pubblica. Per il momento, tutte le accuse sono solo enunciate. Consideriamo sommariamente i fatti (3) : 
– indiscutibilmente, c’è stato un tentativo di omicidio contro Skripal e sua figlia;
 
– anche un poliziotto britannico è stato contaminato (4) ;
 
– ma non c’è stato alcun morto (5) ;
 
– l’uso del Novichok non è stato formalmente dimostrato ;
 
– Il modo con cui la sostanza neurotossica sarebbe stata somministrata non è stato accertato: la polizia britannica ha parlato, di volta in volta, di un regalo avvelenato portato da Iulia Skripal, poi di un gas messo in circolo attraverso il sistema di ventilazione dell’auto di suo padre, per constatare infine che vi era una forte concentrazione di tracce del prodotto sulla porta – all’esterno – dell’abitazione della vittima.
 
Tutto ciò rende i fatti molto incerti, e non consente, allo stato attuale, di accusare Mosca di questo tentato omicidio in modo categorico (6), tanto più che sono rilevabili altre zone d’ombra :
 
– se pure il neurotossico utilizzato si rivelasse essere il Novichok, non per questo solo sarebbe dimostrato il suo impiego da parte dei servizi russi o il coinvolgimento di Mosca. Infatti, la fine della Guerra Fredda avrebbe ben potuto consentire a organizzazioni o potenze straniere di procurarsi questo prodotto dal complesso militare-industriale dell’URSS, all’epoca in totale decomposizione. Conviene dunque tenersi prudenti. Il presidente ceco Milos Zeman ha per tale ragione chiesto ai suoi servizi di informazione di verificare se il Novichok potesse essere stato fabbricato o stoccato nel suo paese (7) ;
 
– quando pure Skripal fosse stato preso a bersaglio da Russi, ancora bisognerebbe stabilire se si sia trattato della mafia, dei Servizi, di dissidenti dei Servizi, e se l’ordine sia stato dato dallo stesso Putin, come non hanno mancato di affermare perentoriamente le autorità britanniche (8).
 
E’ soprattutto difficile capire quale interesse poteva avere Mosca ad eliminare un individuo come Skripal. Questi altro non era che una delle tante ex spie russe rifugiatesi a Londra, e anche uno dei meno pericolosi. Questo ex ufficiale del genio paracadutista ha svolto la sua carriera nel campo delle relazioni internazionali a partire dagli anni 1990 : è stato attaché militare a Malta, poi a Madrid, prima di rientrare a Mosca nel 1996 per ragioni di salute (diabete). Da notare che, nel sistema russo, se gli attachés militari sono amministrativamente collegati al GRU, non necessariamente provengono da questo servizio. Ben pochi di loro conoscono i nomi degli agenti clandestini che operano nel loro paese di residenza. D’altronde la relative « mitezza » della condanna inflitta a Skripal – 13 anni di reclusione – per avere fatto la spia a vantaggio del Secret Intelligence Service britannico, dimostra che egli non era stato certo in grado di fornire informazioni strategiche ai suoi ufficiali trattanti, nel qual caso gli sarebbe stato inflitto l’ergastolo e non sarebbe stato oggetto di uno scambio, nel 2010, con altri elementi del SVR arrestati negli Stati Uniti.
 
Inoltre Skripal viveva da sette anni in Inghilterra con la sua vera identità, in modo trasparente e non svolgeva attività anti-russe (9) . [Se Skripal non ha continuato a lavorare per il SIS, alcuni ritengono che avrebbe però cooperato con diverse società di intelligence private di oltre Manica, nel mirino del Cremlino per aver lavorato sul dossier dei sedicenti rapporti russi di Donald Trump.]. Non rappresentava quindi alcun pericolo per Mosca. Non si riesce a capire quindi quale interesse avrebbe avuto il Cremlino a eliminarlo, anche se qualcuno collega la vicenda al discorso fatto da Putin a metà febbraio davanti ai membri dei Servizi. Nella sua allocuazione, il presidente russo ha infatti dichiarato che non perdonerà mai il tradimento. Pertanto alcuni commentatori hanno tratto la conclusione, quanto meno azzardata, che si trattasse di una istigazione al delitto. Tutto questo non ha alcun senso. Infatti non rientra nella tradizione di nessun paese eliminare qualcuno che si è scambiato. Del resto questi « osservatori » omettono di dire che, nello stesso discorso, il presidente russo ha espresso l’auspicio che si potesse ristabilire un dialogo coi Servizi USA (9).
 
Dunque, al momento, i Britannici non hanno fornito né ai media, né all’opinione pubblica, prove concrete delle loro accuse nei confronti della Russia… che cosa aspettano per farlo ! Se hanno la prova schiacciante, la rendano pubblica ! Evidentemente ritengono che un’accusa clamorosa e un intenso battage mediatico siano sufficienti a convincere il mondo della colpevolezza di Putin. Ma al momento i Britannici hanno solo accusato gratuitamente Mosca, ingiungendole di provare la sua innocenza, ciò che sul piano giuridico costituisce una scandalosa inversione dell’onere della prova e la cosa sembra non aver scioccato nessuno ! Londra ha anche respinto l’offerta di cooperazione dei Russi nell’inchiesta, cosa che suscita il sospetto che non abbiano interesse ad aprire il dossier ad altri soggetti (10).
 
Infine, se pure le prove fossero state prodotte (11) e fosse stato dimostrato che questa azione era stata ordinata dal Cremlino ed eseguita dai suoi Servizi, ricordiamo che Skripal è un traditore del suo paese. Se fosse stato in grado di fornire al SIS i nomi di ufficiali e di agenti russi, non sarebbe illegittimo che i parenti di coloro che sono stati vittime del suo tradimento avessero cercato di vendicarsi.
 
Non potranno essere certo gli Statunitensi a dire il contrario, loro che continuano a cercare di mettere le mani su Edward Snowden e Julian Assange, per avere rivelato informazioni dannose per la loro sicurezza nazionale. Certo i due uomini non sono stati fatti oggetto di un tentative di omicidio, ma le minacce profferite nei loro confronti e le pressioni esercitate su chi li ospita sono esplicite ; Washington non ha mai nascosto l’intenzione di fargliela pagare per il loro tradimento (Snowden) e la loro complicità (Assange [13 . Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, è rifugiato dal 2012 nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Il 27 marzo scorso, è stato definito un “miserabile vermiciattolo” da Alan Duncan, il ministro britannico degli Affari esteri, che gli ha chiesto di consegnarsi alla giustizia (https://www.reuters.com/article/us-britain-assange/uk-minister-miserable-little-worm-assange-should-turn-himself-in-idUSKBN1H31PF)]).
 
Due pesi e due misure 
 
Allo stato attuale delle cose, siamo portati a mettere in dubbio le affermazioni delle autorità britanniche, fatte proprie dagli Statunitensi, perché non dimentichiamo che i più alti responsabili di questi due Stati hanno, nel recente passato, sfrontatamente mentito al mondo.
 
Nel 2003 gli Statunitensi hanno invaso l’Iraq, sulla base di false informazioni (armi di distruzione di massa) o in parte confezionate da Donald Rumsfeld e il suo Office of Special Plans (OSP) co-diretto da Paul Wolfowitz e Douglas Feith. Nell’occasione, il Primo Ministro britannico Tony Blair, assistito dal suo Spin Doctor Alastair Campbell, in mancanza di argomenti forniti dai suoi Servizi – perché non esistevano - ha, senza vergogna, usato elementi privi di alcun valore scientifico tratti dalla tesi di uno studente che pretendeva che Saddam disponesse di missili equipaggiati con armi di distruzione di massa attivabili in meno di 40 minuti. All’epoca il direttore del SIS, Richard Dearlove, che pure era perfettamente consapevole delle menzogne dei suoi capi, non fiatò. Peggio ancora, sostenne gli Statunitensi nella loro strategia, per evitare una contrapposzione agli USA che i sudditi di sua maestà temono più di ogni altra cosa. In tal modo, il SIS si è reso pienamente complice di questo imbrogio (12) e la sua credibilità ne è stata ampiamente compromessa. Non è più possibile quindi prendere per oro colato quanto dichiarano Londra e i suoi Servizi.
 
Peraltro le accuse e le ritorsioni di cui la Russia è stata oggetto per avere violato – con questa azione e attraverso i suoi tanti ipotetici cyberattacchi – le regole del diritto internazionale, danno da pensare. E’ bene infatti ricordare che, in questo campo, gli Statunitensi e i loro alleati hanno fatto molto peggio.
 
– Nel 2003, gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq, fregandosene sia del diritto internazionale che del voto delle Nazioni Unite, confezionando le prove di cui avevano bisogno per giustificare la loro aggressione. Hanno rovesciato il regime di Saddam – che nessuno rimpiange -, creando un caos le cui conseguenze si fanno ancora sentire oggi e che ha permesso la nascita di Daesh.
 
– Ricordiamo anche che gli Statunitensi e alcuni dei loro alleati, ancora oggi operano illegamenten sul territorio di uno Stato sovrano, ancora riconosicuto dall’ONU: la Siria. In questo paese – il cui governo è stato « screditato » fino alla nausea dai media occidentali -, le uniche forze straniere presenti legalmente sono quelle cui ha fatto ufficialmente appello il governo di Damasco: Russia, Iran, Hezbollah. Tutti gli altri sono degli itrusi, che ci piaccia o no, perché non ci sono due diritti internzionali.
 
– Nel corso del suo intervento in Siria, Washington ha armato, più o meno consapevolmente, diversi gruppi jihadisti che hanno perpetrato molti attentati e massacri contro la popolazione di questo paese, e tutto questo è passato sotto silenzio nei media occidentali.
 
– Ricordiamo anche che dal 24 agosto 2016 – data di inizio dell’operazione Scudo dell’Eufrate -, anche la Turchia è entrata illegalmente in Siria per fare guerra ai Curdi, che però stanno a casa loro, provocando molte vittime civili, senza che l’Occidente né la comunità internazionale insorgano contro questa flagrante violazione del diritto internazionale e dell’integrità territoriale del paese.
 
– Allo stesso modo, l’Arabia Saudita, grande alleato regionale degli Stati Uniti, e gli Emirati arabi uniti, hanno scatenato una sanguinosa guerra contro gli Huthi in Yemen. Certo, il governo « legale » ma minoritario di Aden ha lanciato un appello all’aiuto internazionale per respingere i ribelli. Questo però non giustifica in alcun modo i massacri e le distruzioni (prendendo deliberatemente di mira la popolazione civile e le infrastrutture economiche vitali) che caratterizzano questa operazione, che si realizza con l’appoggio morale e logistico degli Statunitensi, dei Britannici e dei Francesi. Ha inoltre provocato una catastrofe umanitaria senza precedenti di cui a stento parlano i media Mainstream.
 
– Infine non possiamo dimenticare le tante vittime innocenti degli attacchi di droni statunitensi effettuti nell’ambito della Guerra contro il Terrorismo (GWOT), né gli « errori » di mira che sono consueti tra gli Statunitensi (ambasciata cinese a Belgrado nel 1999, ospedale di Medici del Mondo in Afghanistan nel 2015, ecc.)
 
Nessua di queste azioni è stata condannata dalla comunità internazionale, che pure è apertamente disprezzata dagli autori di tali atti, né ha provocato l’espulsione di diplomatici statunitensi, britannici, turchi o sauditi da parte della Russia o dagli altri Stati che si dicono indipendenti  e rispettosi del diritto internazionale… come la Francia ! Washington e i suoi ausiliari hanno imposto al mondo la loro personalissima versione del diritto internazionale, e i loro tanti alleati vi si sono piegati senza battere ciglio.
 
Un altro esempio di questa triste realtà è dato quando, nell’ambito della GWOT, gli Stati Uniti hanno moltiplicato i rapimenti extragiudiziari all’estero (Renditions) e hanno autorizzato i loro servizi a utilizzare la tortura, fino al punto di legalizzarne e formalizzarne l’uso con l’aiuto di molti giuristi. Di fronte ad una simile deriva, indegna di una democrazia e di una civiltà sedicente « evoluta », quali voci si sono levate ? Quanti hanno rotto le relazoni diplomatiche con Washington o espulso i suoi diplomatici ? Ancora dobbiamo trovarli. E lo stesso è successo quando fu rivelato che gli Statunitensi avevano intercettato l’intero pianeta, spiando perfino i suoi servili alleati europei. Venne emessa solo qualche flebile protesta, mormorii appena udibili  e ben presto dimenticati.
 
Quindi l’intensità della campagna anti russa sembra il frutto di una strategia deliberata, e non una reazione indignata ad ipotetiche violazioni delle regole internazionali dello spionaggio. Questo spiega le reazioni assolutamente sproporzionate che la vicenda ha provocato. E’ penoso, tra l’altro, il comportamento da montoni di Panurge dei paesi europei – tra cui ancora la Francia (13) -, in nome di una sedicente solidarietà europea, sulla base di prove che sarebbero state loro fornite dal governo britannico, ma di cui nessuno, fuori dai cerchi governativi, ha visto il colore. Vero è che non si richiede ai media di verificare l’informazione ma solo di rilanciarla, né alle opinioni pubbliche di riflettere, ma solo di credere ! Assistiamo quindi ad una vera e propria demonizzazione della Russia, e qualche Britannico giunge perfino a fare una penosa confusione tra la presidenza Putin e il Terzo Reich !
 
Punire la Russia… perché esiste 
 
Al di là di questo tentato omicidio contro Skripal, la riposta occidentale si iscrive in termini più generali nella volontà di reagire alle « tante aggressioni di cui la Russia è responsabile ». Citiamo a casaccio l’annessione della Crimea, l’appoggio ai separatisti del Donbass, i cyberattacchi contro la NATO, i tentativi di interferenze nelle elezioni statunitensi, il sostegno al regime di Bachar, ecc.
 
Per gli occidentali si tratta di azioni insopportabili perché, certo, loro non si sono mai resi responsabili di simili comportamenti. La CIA non ha mai tentato di influenzare gli esiti elettorali (cfr. la successione di Eltsin) né di installare dei regimi favorevoli ai suoi interessi nel mondo. Gli Stati Uniti non hanno mai sostenuto la pesudo rivoluzione ucraina del Maïdan che ha rovesciato il regime – certamente corrotto – del presidente Yanukovich, che pure era stato legalmente eletto sotto il controllo di osservatori dell’OSCE, che avevano giudicato lo scrutinio « trasparente e onesto » ! E’ noto, inoltre, che gli Statunitensi non fanno spionaggio, nemmeno nei confronti dei loro alleati europei, dei quali non intercettano mai i leader politici. Infine Washington non tenta nemmeno di destabilizzare I regimi iraniano o venezuelano. No, gli Occidentali sono irreprensibili !
 
Vero è che da due decenni, i Servizi russi – e soprattutto cinesi – hanno potenziato le loro reti di intelligence, tanto più facilmente in quanto i servizi di sicurezza occidentale avevano, a partire dal 2002, trascurato il controspionaggio per focalizzarsi sulla lotta all’estremismo islamico. Ma quando si accusa Mosca di spionaggio – ciò che è una realtà – bisogna ricordarsi che, se Skripal e altri ex ufficiali dei Servizi russi sono oggi rifugiati nel Regno Unito e negli Stati Uniti, questa è la prova che i paesi occidentali spiano anch’essi allegramente il loro rivale russo… cosa di cui nessuno sembra risentirsi (14).
 
Questo tentato omicidio del transfuga russo è un’occasione insperata per gli Stati Uniti. Infatti, da quasi due anni, i membri dell’Establishment USA – sia repubblicani che democratici – tentano in ogni modo di far cadere il presidente Trump, che è estraneo al loro mondo e non condivide i loro interessi di classe. Per far ciò continuano ad agitare l’argomento dei rapporti illeciti che lui e il suo entourage avrebbero intrattenuto col Cremlino. Tutto ciò senza prove. Ma questi attacchi a ripetizione contro l’inquilino della Casa Bianca consentono en passant di nascondere le malversazioni di cui si è resa colpevole Hillary Clinton nel tentativo di fregare l’investirura democratica a Bernie Sanders durante le ultime elezioni presidenziali, gli intrallazzi giudiziari e finanziari dei Clinton e di Obama, che saranno forse un giorno oggetto di inchiesta da parte della Giustizia di oltre Atlantico, e le gravi disfunzioni della « democrazia » statunitense che vive sotto la costante minaccia dello Shut Down, a causa delle querelle politiche interne (15) . Rilanciare la Guerra Fredda, in una forma o un’altra, è dunque la sola soluzione che gli amministratori d’oltre Atlantico hanno saputo immaginare per risolvere i loro gravi problemi interni e ricostituire l’unità di un paese le cui classi dirigenti si scannano tra di loro.
 
Paradossalmente questa caccia alle streghe contro la Russia non sembra affatto incontrare il favore di Donald Trump. In occasione di questa crisi, il presidente statunitense si è mostrato assai meno categorico della maggioranza dei deputati USA. Le felicitazioni che ha indirizzato a Vladimir Putin in occasione della sua rielezione sono state quindi criticate dai grandi media statunitensi, che lo hanno accusato di non voler criticare frontalmente il suo omologo russo.
 
La legittima reazione di Mosca 
 
Queste costanti provocazioni contro Mosca (16), nonostante la stupefacente prudenza di cui Putin dà prova, hanno spinto i Russi a reagire, facendo loro malgrado il gioco degli Statunitensi e aiutandoli nella loro machiavellica strategia.
 
Ricordiamo che, alla fine della Guerra Fredda, un certo numero di impegni vennero assunti dagli occidentali nei confronti del nuovo regime russo (trattato di limitazione degli armamenti, impegno di non estensione della NATO, ecc.). Nessuno di essi è stato rispettato e Washington ha continuamente tentato di indebolire Mosca. Eppure la Russia ha dato il suo appoggio alle operazioni antiterroriste statunitensi in Afghanistan (2002) mettendo a disposizione alcune sue basi aeree e cooperando in materia di intelligence. Gli Stati Uniti non si sono mai dimostrati riconoscenti.
 
Poi, in occasione delle sedicenti « rivoluzioni arabe » (2011), gli Occidentali sono andati sistematicamente oltre le risoluzioni dell’ONU cui i Russi si erano associate, soprattutto in Libia (risoluzione 1973), per provocare cambiamenti di regime, più o meno fortunati e durevoli.
 
Dinanzi a questi imbrogli e umiliazioni a ripetizione, la Russia non poetva restare all’infinito senza reagire. In un primo momento (2014), Mosca ha deciso di non abbandonare la popolazione russofona del Donbass e ha tratto profitto del caos creato dalla « rivoluzione » ucraina – pilotata da gruppi di estrema destra sostenuti dall’Occidente – per « recuperare » la Crimea con mezzi altrettanto irregolari di quelli che avevano portato al rovesciamento di Yanukovich. Poi i Russi continuano a sostenere gli abitanti dell’Ucraina orientale, che Kiev cerca di rimettere al passo con le armi.
 
In un secondo momento, Vladimir Putin ha deciso di intervenire in Siria a richiesta legale del governo di Damasco (2015). L’entrata in campo delle forze russe ha significativamente contribuito a salvare il regime di Bachar El-Assad, e anche le minoranze cristiane, druse, alauite e i sunniti che le sostengono, che vivono dal 2011 sotto la minaccia costante di una barbarie islamica infinitamente peggiore di un regime autoritario.
 
In fin dei conti, questo ritorno della Russia a un rango di primo piano nella geopolitica mondiale sembrava più un effetto delle ripetute provocazioni dell’Occidente – in realtà degli Stati Uniti – contro di essa, che di una volontà pianificata di rilanciare urbi et orbi una potenza decaduta. Ma appena questo ritorno vi è stato, gli apprendisti stregoni che avevano fatto di tutto per provocarlo hanno gioito, perché la minaccia inconsistente che evocavano prendeva infine forma, dando loro ragione… ma secondo quale stratagemma machiavellico !
 
Resta meno sconcertante il fatto di ritenere che Mosca minacci gli Occidentali. Ricordiamo che il budget della Difesa russa è nove volte inferiore a quello degli Stati Uniti e che è anche due volte inferior a quello della Francia, del Regno Unito e della Germania messi insieme. Rappresenta solo 1/13 di quello della NATO… Bisognerebbe chiedersi chi minaccia chi? Tanto più che dopo la sua rielezione, il 18 marzo scorso, Vladimir Putin ha confermato la sua intenzione di ridurre i crediti militari nel 2018 e 2019, per disincentivare qualsiasi nuova corsa agli armamenti (17).
 
Tutto sembra dunque orchestrato per far risorgere una minaccia russa, tanto per ragioni di politica interna che per spingere gli Occidentali a fare blocco con Washington. Così, l’affaire Skripal giunge al momento giusto per lanciare una nuova manovra di demonizzazione della Russia.
 
Mosca ha in un primo momento protestato, ritenendo che la decisione dei paesi europei di espellere diplomatici russi era un gesto provocatore in nome di una pretesa solidarietà con Londra e che questo dimostrava una chiara volontà di scontro. Poi, il 29 marzo, la Russia ha risposto espellendo sessanta diplomatici statunitensi e annunciando la chiusura del consolato statunitense a San Pietroburgo. Sanzioni sono state anche decise contro i paesi europei (18), a titolo di reciprocità.
 
Conclusioni 
 
Anche se la storia non si ripete mai in modo identico, la situazione attuale non può non far pensare a quella del 1918 e alle pesantissime sanzioni imposte alla Germania, che furono in parte all’origine del sentimento di rivalsa germanica, dell’arrivo di Hitler al potere e della Seconda Guerra Mondiale.
 
Stiamo dunque andando verso una nuova Guerra Fredda? E’ ancora troppo presto per dirlo. Giacché, per quanto possa sembrare paradossale, al momento entrambi i « campi » sembrano trarre benefici dalla situazione. Auguriamoci solo che questa « strategia della tensione » non monti troppo. Perché il problema con gli apprendisti stregoni che regolarmente gli Stati Uniti producono, è che non si sa mai come andrà a finire. La storia ha dimostrato che le loro strategie avventuriste raramente hanno prodotto buoni risultati. Gli Iracheni possono testimoniarlo.
 
La cosa più grave in queta vicenda è che l’Europa si è deliberatemente collocata ancora un po’ di più nell’orbita degli Stati Uniti. Ciò facendo non si rende conto fino a qual punto stia perdendo ogni rispetto e credibilità sul piano internazionale. Infatti l’Occidente sotto dominazione USA pretende sempre di dispensare lezioni di morale e di diritto… ch’esso non rispetta mai. Tante menzogne, malafede, violazioni delle leggi internazionali e degli impegni assunti hanno quasi distrutto il magistero morale che un tempo esercitava. Per molti paesi degli altri quattro continenti, l’Europa non è più autonoma e l’Occidente non costituisce più l’esempio da seguire. Esso è diventato un elemento perturbatore come gli altri, perfino peggio forse. E molti oramai ne diffidano, a giusta ragione.
 
Note: 
 
1.Gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, la Norvegia, l’Ucraina e sedici paesi europei – tra cui la Francia – e anche la NATO, hanno annunciato l’espulsione di diplomatici russi. Nemmeno al culmine della Guerra Fredda vi era mai stata una simile massiccia serie di espulsioni. 
 
2.Venne reclutato come agente doppiogiochista dai Servizi britannici nel 1995.
 
3.Per maggiori precisazioni, rinviamo all’eccellente analisi di Alain Rodier, « Royaume Uni : l’enquête sur la mort du transfuge russe se complique », Note
 
4.Notiamo tuttavia che è stato rapidamente dimesso dall’ospedale, cosa di cui la stampa non ha quasi parlato. 
 
5.Le condizioni di salute di Iulia Skripal, « migliorano rapidamente », ha comunicato l’ospedale nel quale è ricoverata con suo padre.
 
6.Non possiamo evidetemente scartare la possibilità che il governo britannico disponga di informazioni ottenute atraverso intercettazioni, o una fonte collocata all’interno del sistema russo che cerca di proteggere. La mancata produzione di prove, tuttavia, indebolisce molto l’atto di accusa pubblico.
 
 
8.Alcuni specialisti della Russia pensano ad una operazione orchestrata da una frangia conservatrice e panslavista dell’apparato di sicurezza russo. 
 
10.Il Regno Unito respinse l’offerta di cooperazione da parte delle autorità russe anche nell’inchiesta sulla morte di Litvinenko (2006), vicenda simile nella quale la responsabilità dei Servizi russi non è mai stata provata.
 
11.E non può scartarsi l’ipotesi che siano state « fabbricate ». 
 
12.Vedi in proposito Gordon Corera, MI 6 : Life and Death in the British Secret Service, Weidenfeld & Nicholson, Londres, 2012, pp. 357 à 397.
 
13.Ricoriamo che il nostro paese è sempre più dipendente per le operazioni all’estero (soprattutto Barkhane) dall’appoggio logistico statunitense e che parte delle nostre truppe e dei nostri equipaggiamenti vengono trasportati in Sahel da compagnie aeree ucraine. Si sa quanto questo paese detesti la Russia. Si può scommettere che i termini del « negoziato » siano stati assai chiari.
 
14.Cinquantatre ufficiali trattanti e 386 agenti di Servizi stranieri sono stati smascherati in Russia nel 2016. 
 
16.Oltre-Atlantico, la discussione sul budget è il tema principale di scontro tra i partiti. Dunque, in assenza di un accordo durevole, il budget dello Stato federale viene deciso di tre mesi in tre mesi, e dà luogo a costanti dibattiti e a minacce di blocco (Shut Down).
 
17. Immaginiamo quale sarebbe stata la reazione di Washington se il Messico o la Giamaica fossero entrati nel Patto di Varsavia, o se Mosca avesse sostenuto una « rivoluzione deomcratica » in Canada… 
 
18.Questa riduzione delle spese militari era stata già annunciata dal presidente russo nell’agosto 2017. E nel 2016, a causa delle sanzioni economiche e della riduzione del prezzo del petrolio, Mosca aveva già ridotto le sue spese militari di 2,7 miliardi di dollari. 
 
19.Mosca ha anche annunciato l’espulsione di 23 diplomatici britannici e ordinato la chiusura del British Council e del consolato britannico di San Pietroburgo.
 
 
 
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