ProfileIntervento, 4 aprile 2020 - La “Stampa” era un tempo il “giornale di Torino”, dunque di proprietà della Fiat. Oggi è ancora della Fiat (che nel frattempo ha cambiato nome), ma assomiglia al “giornale di Tel Aviv”, piuttosto che al “giornale di Washington”, tanto è allineato con le più retrive posizioni anglo-sioniste...    

 

RT, 3 aprile 2020 (trad. ossin)
 
I veleni antirussi della "Stampa"
Danielle Ryan
 
La “Stampa” era un tempo il “giornale di Torino”, dunque di proprietà della Fiat. Oggi è ancora della Fiat (che nel frattempo ha cambiato nome), ma assomiglia al “giornale di Tel Aviv”, piuttosto che al “giornale di Washington”, tanto è allineato con le più retrive posizioni anglo-sioniste
 
© Ministero della Difesa russo / Alexey Ereshko / Tramite REUTERS
 
La risposta dell'UE alla crisi italiana di Covid-19 è stata talmente vergognosa, che essa stessa ha poi sentito il bisogno di chiedere scusa quando altre nazioni, tra cui la Russia, sono intervenute su richiesta di Roma. Adesso, ci sono “giornalisti” che cercano di infangare tali aiuti come "un'operazione di influenza". Il capo della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ammesso giovedì che "di fronte alla necessità di una risposta europea comune" alla pandemia, troppi paesi dell'UE "hanno pensato solo ai propri problemi". Bruxelles ora "si mobiliterà al fianco dell'Italia ", ha detto. Con quasi 14.000 morti, sicuramente è giunto il momento.
 
La decisione di istituire un fronte europeo unito è arrivata solo dopo che la Russia aveva inviato medici, dispositivi di protezione individuale e 600 ventilatori e altre forniture all'Italia, che ha subito più casi di covid-19 e morti rispetto a qualsiasi altro paese in Europa. Anche Cina e Cuba hanno inviato forniture essenziali per aiutare l'Italia a combattere l'epidemia – e, onore al merito, anche alcune nazioni europee tra cui Germania e Francia, che avevano però in precedenza tentato di bloccare l'esportazione di forniture essenziali ai loro vicini bisognosi, in previsione di carenze interne. La conclusione è che non vi è stata certamente una risposta europea "unita", del tipo che gli italiani avrebbero potuto aspettarsi.
 
Di fronte a un tale disastroso fallimento, ci si sarebbe aspettati che lo sdegno suscitato si sarebbe rivolto contro Bruxelles per avere praticamente giocato mentre Roma bruciava. Al contrario, vi sono “giornalisti” più propensi a scandalizzarsi del fatto che sia stato consentito un aiuto russo, pur in assenza di quello europeo. E che sembrano non poter resistere alla tentazione di bollare gli aiuti di Mosca esclusivamente come una trovata pubblicitaria e un complotto per " minare " la NATO.
 
L' ultimo di questi tentativi viene da Coda Story, un'organizzazione che, per inciso, è così focalizzata sulla pubblicazione di storie sulla Russia che ha dovuto (in modo abbastanza comico) chiarire sul suo sito web che " non si occupa della Russia " esclusivamente.
 
L'articolo di Coda Story è arrivato sulla scia di una storia del quotidiano italiano La Stampa che affermava che l'80% degli aiuti russi era "inutile" - un giudizio largamente e allegramente ripreso dai giornalisti occidentali sui social media, ma assolutamente mai confermato dai responsabili italiani. Una tale ondata di giornalisti che si affrettano a marchiare le forniture russe come inutili potrebbe portare i lettori a sospettare giudiziosamente che sia proprio questa campagna mediatica anti-Mosca ad essere un'operazione di influenza. Nel frattempo, se lo vuoi sapere, è stato riferito che gli Stati Uniti abbiano dirottato aerei carichi di forniture dirette all'Europa, offrendo grandi quantità di denaro ai funzionari di un aeroporto di Shanghai. 
 
Ma torniamo ai cattivi russi, vero? Mosca, continua Coda, ha "colto una opportunità per esercitare il soft power", inviando rifornimenti a nazioni colpite duramente, e "facendo propaganda" attraverso i media. La Russia, dice, sta portando avanti una campagna di influenza "inimmaginabile" e sta usando la situazione per raccogliere informazioni. 
 
Non trascuriamo la sbalorditiva comicità di simili affermazioni.
 
Coda Story è "supportata” da European Endowment for Democracy (EED), che a sua volta è una sorta di spin-off del famigerato National Endowment for Democracy (NED) con sede oltreoceano - un'organizzazione di soft-power che distribuisce secchi di denaro del governo USA per pagare campagne di influenza pro-USA in tutto il mondo usando i media servili per dare una mano a Washington. Se Mosca stava effettivamente usando cinicamente una crisi per guadagnare un po' di simpatia all'interno dell'UE in un momento di crisi - e non c'è dubbio che offrire aiuti all'Italia sia una buona mossa di pubbliche relazioni - ha imparato dai migliori.
 
Coda ci dice anche che la Russia sta cercando di rafforzare i "sentimenti anti-UE" - un'impresa che l'inazione di Bruxelles ha già realizzato abbastanza facilmente (e che difficilmente può essere incolpata a Mosca). Infatti, Jacques Delors, ex presidente della Commissione europea, ha già parlato del "pericolo mortale" che la recente mancanza di solidarietà rappresenta per la sopravvivenza dell’Unione Europea. 
 
Nathalie Tocci, direttrice dell'Istituto italiano per gli affari internazionali, lo ha affermato bene quando ha detto al Guardian che la fiducia italiana nella UE "dipende più da ciò che fa l'Europa che da quello che fanno Cina e Russia".
 
Tuttavia, l'articolo di Coda Story sembra essere andato bene tra i think tank anti-Russia e ha rapidamente fatto il giro dei social media. La vista di esperti militari russi che guidano lungo l'autostrada "in pieno giorno" dovrebbe essere "l'immagine duratura dell'umiliazione dell'Europa" , ha twittato Euan Graham, un ricercatore in tema di sicurezza Asia-Pacifico presso l'Istituto Internazionale di Studi Strategici. 
 
 
Infine, Coda Story critica i media russi che "amplificano" gli sforzi del loro governo per aiutare l'Italia in una crisi di proporzioni storiche. Anche questo è assai comico, dato che i giornalisti dei media occidentali agiscono regolarmente come ragazze pompon per esaltare gli sforzi del loro governo all'estero, anche se discutibili.
 
La reazione di giornalisti e think-tank impegnati esclusivamente nella promozione di narrazioni approvate dall'Occidente è stata di una prevedibilità deprimente. Perché concentrarsi sui propri fallimenti, quando è possibile invece trasformarli in un'opportunità per criticare la Russia?
 
Non è la visione degli esperti militari russi che "vanno in giro per l'Italia" (come ha affermato un ex funzionario della NATO) ad essere vergognoso, lo è in primo luogo il fatto che l'inazione dell'UE ne ha creato la necessità.
 
 
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