Wiesenthal Center criticato aspramente per le accuse rivolte ad un museo irlandese di custodire refurtiva nazista
Dopo la condanna per la diffamazione nei confronti del Comitato di Beneficenza e soccorso ai Palestinesi e dopo le invenzioni sul presunto antisemitismo di Hugo Chavez, scoperta un'altra bufala del centro Wiesenthal, che questa volta ha accusato gli anziani fondatori di un  museo irlandese di avere acquistato illegalmente opere d'arte appartenute ad ebrei. Ma il tribunale li ha prosciolti e l'esperta d'arte Lynn Nicholas ha chiarito in modo definitivo che gli eredi del cacciatore di nazisti hanno un'altra volta lanciato accuse senza fondamento.

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Wiesenthal Center criticato aspramente per le accuse ad un museo irlandese di custodire refurtiva nazista.

 

By The Associated Press

 

Venerdì sono stati ufficialmente prosciolti i fondatori di un museo irlandese, accusati di essere stati spie naziste e di aver acquistato opere d’arte da commercianti che trafficavano oggetti rubati agli ebrei.

Il rapporto dell’esperta statunitense Lynn Nicholas, pubblicato dalla Royal Irish Academy, in seguito a due indagini svolte nell’arco di tre anni, ha definito le accuse del Simon Wiesenthal Center “estremamente scorrette”.

Slogan_Svastica_01.jpgNicholas non trovò nulla che provasse che John e Gertrude Hunt, gli anziani fondatori di uno dei più amati musei d’ Irlanda, l’ Hunt Museum di Limerick avessero fatto qualcosa di male. L’esperta richiese un ulteriore studio sui pezzi da museo, alcuni dei quali erano privi dei necessari documenti.

Nicholas, che vive a Washington, è autrice di “ Lo stupro dell’ Europa” e di altri scritti che trattano dell’arte durante la Seconda Guerra mondiale, ha criticato duramente il Wiesenthal Center, il maggiore centro di interesse per la ricerca dei nazisti, per aver fornito accuse ingiuriose basate su prove molto deboli.   

“E’ ovviamente importante recuperare e riconsegnare oggetti sottratti illegalmente durante la Seconda Guerra mondiale, ma è nello stesso tempo d’obbligo, per il perseguimento della giustizia, proteggere le persone e le istituzioni da accuse infondate”, ha detto Nicholas.

Nicholas ha riferito che il primo documento utilizzato per formulare l’accusa è stato un dossier appartenente all’intelligence dell’esercito irlandese riguardante Gertrude Hunt, che era tedesca. Furono compilati dossier come questi con il nominativo di almeno 500 tedeschi nazionalisti che sono aperti al pubblico in un archivio di Dublino.

L’esperta ha definito il direttore delle relazioni internazionali con sede a Parigi, Shimon Samuel, un irresponsabile per non aver reso noto da subito che questa era la sua fonte.

Nel 2004, in una lettera pubblica indirizzata al Presidente irlandese Mary McAleese e durante una serie di interviste sui media irlandesi, Samuels accusò gli Hunt di essere delle presunte spie naziste e di aver acquistato oggetti d’arte appartenenti alle vittime dell’Olocausto. Rifiutò di rivelare le fonti.

Nicholas ha affermato che il fascicolo contiene anche tre lettere che vanno dall’aprile 1944 al novembre 1946 indirizzate agli Hunt e scritte da Alexander von Frey, un commerciante residente in Svizzera, che entrò in possesso del malloppo nazista. Secondo l’esperta, dalle lettere si evince che i tre parlarono, ma non c’è alcuna prova che gli Hunt abbiano comprato alcunché da nessuno, tanto meno opere d’arte legate all’Olocausto.

“Il fatto che i commercianti un tempo si conoscessero ed avessero rapporti d’affari, non è la prova che abbiano avuto le stesse idee politiche o che abbiano partecipato al saccheggio”, spiega nel suo rapporto.

“E’ impossibile comprendere come mai il Wiesenthal Center non rivelò subito la sua documentazione,” si dice. “La decisione di sfidare le autorità irlandesi ad una specie di ricatto è stata estremamente scorretta.”

Samuel ha rifiutato l’accusa di ricatto definendola “quasi diffamatoria”. Si è, inoltre, lamentato del fatto che la sua organizzazione sia stata completamente esclusa dal processo di investigazione ed ha gettato il dubbio sulle conclusioni di Nicholas.

“Non mi convince sull’innocenza dell’Hunt Museum,” ha detto Samuels in riferimento al rapporto, dopo aver letto la storia raccontata dall’Associated Press. “Ritengo che la ricerca non sia stata né esaustiva, né completa, soprattutto perché ci è stato negato l’accesso all’archivio e all’intero processo.”

Il verdetto è giunto troppo tardi per il maggiore sostenitore del museo. Si tratta del figlio degli Hunt, John Jr., che lottò affinché i suoi genitori riconquistassero la loro buona reputazione, ma morì meno di un anno dopo le accuse, all’età di 47 anni.

“Questo è uno degli elementi più tragici di questa storia”, ha detto la direttrice del museo, Virginia Teehan. La donna ha affermato che le accuse del Wiesenthal Center “furono un duro colpo per John. …E’ davvero un peccato che lui non possa essere qui oggi per leggere questo rapporto”.

Nel 2005, Teehan si sforzò di esporre su un sito Web tutti i pezzi d’arte del museo ed invitò gli spettatori a riferire qualunque sospetto avessero sul fatto che essi potessero essere stati rubati dalle famiglie ebree durante la guerra.

La direttrice riferì che il sito registrò più di 250.000 visitatori e che non fu sollevato alcun dubbio sugli oggetti contenuti nella collezione.

Teehan sostiene che il Wiesenthal Center dovrebbe scusarsi. “Hanno insultato profondamente la memoria di John e Gertrude Hunt. Uno si aspetterebbe che essi siano persone stimabili, ha detto”.

Samuel ha risposto che non ha intenzione di scusarsi e che per quanto gli riguarda, “non è ancora finita”.

 

Traduzione a cura di Francesca Pollastro (Ossin.org)

 

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