Diplomatie, agosto settembre 2019 (trad. ossin)
 
Daesh: un «proto-Stato» fondato su una economia criminale?
Alain Rodier
 
Dalla sua creazione ufficiale nel 2013/2014, Daesh ha sempre cercato di funzionare con fondi propri, per non dover dipendere dai «generosi donatori» tanto spesso citati dai media. L’organizzazione salafita-jihadista non ha realmente innovato in questo; già prima di lei, Al Qaeda «canale storico» traeva parte delle sue entrate da profitti criminali. Provenivano in particolare dalla coltivazione del papavero in zona afghano-pakistana (AfPak), da diversi traffici nel Sahel (ricordiamo Mokhtar Belmokhtar, quel jihadista della prima ora soprannominato «Mister Marlboro» dai Servizi algerini), dai rapimenti a scopo di estorsione e dal racket delle popolazioni, come era praticata nell’Iraq del Nord dal ramo locale della nebulosa, Al-Qaeda in Iraq (AQI), guidata da Abou Moussab al-Zarqaoui. Alla morte di quest’ultimo, nel 2006, Abou Omar al-Baghdadi ne ha raccolto l’eredità e ha fondato lo «Stato Islamico di Iraq» (SII), del quale è diventato emiro. I proventi delle attività criminali ammontavano all’epoca a decine di milioni di dollari al mese.
Ma, dopo la morte dell’emiro del SII, nel 2010, il suo successore, Abou Bakr al-Baghdadi, si è spinto molto più oltre nelle attività che possono considerarsi di carattere mafioso, estendendo considerevolmente il campo operativo dell’organizzazione. A partire dal 2014, ha avuto a sua disposizione i mezzi del «Califfato», edificato a cavallo tra Siria e Iraq, per operare in qualsiasi settore potesse portare denaro contante.
 
 
Le spese di Daesh
 
Bisognava pure far funzionare questo «proto-Stato», pagare i combattenti e i «funzionari» e soprattutto assicurare la vita della popolazione (da 6 a 8 milioni di persone) che era sotto il suo controllo. Daesh si è quindi applicata a praticare la zakat (l’elemosina), il terzo pilastro dell’islam, per attirarsi le simpatie delle popolazioni sunnite più povere. Tutto ciò costava molto caro. Nel 2015, alcuni esperti statunitensi hanno stimato le spese del Califfato in circa 80 milioni di dollari al mese. Al-Baghdadi aveva messo su una struttura statale molto ispirata al modello sovietico, con tutte le pesantezze amministrative del caso (1) ed era necessario far funzionare questo vero e proprio mare di complicazioni. Per contro, gli attentati realizzati all’estero si sono rivelati particolarmente economici. Secondo il Centro di analisi del terrorismo (CAT), quelli del novembre 2015 a Parigi non sarebbero costati più di 82 000 euro !
Ovviamente le azioni poste in essere a iniziativa di individui senza rapporti diretti con Daesh non sono costati proprio niente all’organizzazione.
 
Le entrate in denaro del Califfato
 
Oltre i importanti apporti venuti dal saccheggio delle banche delle città conquistate, specialmente Mosul (un miliardo di dollari confiscato nel marzo 2013), la prima fonte di entrate era allora il khoms, qualcosa di simile ad una imposta. Ma nel caso di Daesh, giacché era tassato tutto (gli abitanti, l’agricoltura, i trasporti, i movimenti di persone, ecc) questo poteva essere più esattamente definito racket (2). Anche le multe imposte dalla polizia religiosa in caso di violazione delle regole islamiche portavano soldi.
Daesh si è anche impegnata in vari traffici. Per esempio, l’arrivo di volontari stranieri aveva un prezzo e anche la partenza – quando era autorizzata - (1000 dollari). Le donne e i bambini catturati erano ridotti in schiavitù e venduti in mercati molto apprezzati dai combattenti stranieri, che potevano in tal modo liberamente soddisfare le loro passioni sessuali offrendosi una o diverse amanti, e perfino dei bambini, nella misura in cui disponessero del denaro necessario (talvolta inviato dalle famiglie che non ne conoscevano la destinazione) (3). Meno noti sono i traffici di merci contraffatte, di monete false e di false medicine …
Tutte le ricchezze delle terre conquistate venivano sfruttate, particolarmente gli idrocarburi, le antichità recuperate nei siti o nei musei archeologici (4).
Infine, e forse soprattutto, Daesh si è servita (e ancora si serve) del Net come nessuna altra organizzazione terrorista aveva mai fatto prima. Se ufficialmente Daesh è ostile alla modernità del mondo occidentale, che accusa di essere amorale, decadente e ingiusto, non disdegna per niente l’uso dei mezzi tecnici propri di queste società che pure odia tanto. Il suo primo obiettivo nell’utilizzazione del Net è stata la propaganda che ha messo in campo con un successo prodigioso giacché questo movimento salafita-jihadista ha avuto una eco planetaria. Per ottenere questo, ha messo in moto un meccanismo di attrazione-repulsione. I video di assassinii girati da Daesh assomigliano a quelli prodotti da anni dai cartelli della droga messicani, ma questi ultimi li utilizzano solo per ribadire la loro autorità. Internet ha anche fornito un eccellente strumento di comunicazione ai leader terroristi, che così hanno potuto comunicare coi loro simpatizzanti sparsi per il mondo (5). Infine Daesh ha fatto del Net un’arma usata da qualche hacker particolarmente dotato e votato alla causa per operazioni fraudolente collocabili nel campo del cybercrimine.
 
Un commercio che utilizza reti criminali 
 
In campo commerciale, Daesh si è preoccupata di trovare clienti e intermediari interessati a trovare prezzi più bassi di quelli di mercato.
Quanto al petrolio, esso era commercializzato a circa 20 dollari al barile. Per quanto i dettagli siano piuttosto oscuri, sembra che il governo siriano, in mancanza di meglio, si sia rifornito ampiamente di idrocarburi da Daesh.
In Iraq, i Curdi hanno fatto lo stesso, salvo che il petrolio non era maggioritariamente destinato al loro consumo personale, ma all’esportazione verso la Turchia vicina, attraverso reti gestite da organizzazioni mafiose curdo-turche considerate molto performanti – e vicine all’estrema destra - (una delle figure controverse del crimine organizzato turco è Sedat Peker, che si proclama erede dei «Lupi grigi»). La sua numerosa diaspora gli assicura reti in tutta l’Europa occidentale.
Queste mafie avrebbero giocato un grande ruolo nel contrabbando verso la Siria. Questa non è una novità, perché esse sono sempre state un attore tradizionale della regione tra la Turchia e i paesi limitrofi del Sud-est. Verso la Siria transitavano armi, veicoli, volontari e beni di prima necessità (ma anche prodotti elettronici di largo consumo, al punto che il Nord della Siria tenuto dai ribelli è stato per un periodo chiamato il «Club Med del Jihad»), nell’altra direzione, il petrolio, le antichità e tutto quanto era possibile rubare sul campo.
 
2016 : la fine di un sistema e la nascita di un altro
 
Però, il periodo felice del Califfato si è esaurito a partire dal 2016 con la progressiva chiusura della frontiera da parte dell’esercito turco, accompagnata dagli attacchi violenti dell’operazione «Inherent Resolve» promossa nel giugno 2014 da Washington.
Daesh è progressivamente passata alla clandestinità, ma in modo organizzato, giacché Al-Baghdadi si era reso ben conto che non avrebbe potuto resistere indefinitamente contro i 14 paesi della coalizione internazionale più la Russia (a partire da settembre 2015) e l’Iran — senza contare le forze governative siriane e irachene.
L’importante bottino accumulato nel corso degli anni passati è stato quindi accuratamente ripartito e nascosto in modo da poterlo utilizzare al momento opportuno.
Gli attivisti non sono stati più pagati da un «governo centrale», essendo state attivati organismi molto più locali che devono trovare il modo di autofinanziarsi.
Pure si è registrata l’attività di diversi «corrieri», che trasportavano denaro liquido destinato ad aiutare alcune cellule particolarmente isolate. Ma oggigiorno il trasferimento di denaro viene generalmente fatto con mezzi più rapidi e sicuri, come le carte bancarie prepagate ricaricabili. Talvolta si è anche ricorsi a società di trasferimento di denaro, come in occasione degli attentati a Parigi del 13 novembre 2015.
Le province estere sono conseguentemente cresciute di importanza, e hanno raddoppiato gli sforzi di autofinanziamento. Il caso della Nigeria, gestita dalla wilaya dell’Africa dell’Ovest, che ingloberebbe oramai lo Stato Islamico del Gran Sahara, (SIGS) (6) è rivelatore.
A dimostrazione della crescita di Daesh nel continente africano, una nuova provincia estera – denominata la wilaya dell’Africa centrale, ricomprendente la Repubblica democratica del Congo, è stata istituita nella primavera del 2019. I principali traffici gestiti dalle organizzazioni criminale transnazionali (OCT) — di cui la Nigeria è un vivaio — che attraversano il continente africano sono quelle della droga (7), degli esseri umani, degli idrocarburi, delle materie prime, delle pietre preziose, delle specie protette … Altri traffici hanno una dimensione locale, quelle delle armi, dei veicoli, del petrolio e dei beni di prima necessità.
Tutti partecipano, in modo più o meno importante, a queste attività, assicurandosi una percentuale. I gruppi che dipendono da Daesh (e da Al Qaeda) non si sottraggono alla regola, anche se si limitano a garantire la sicurezza dei traffici nei territori sotto il loro controllo, cooperando coi capi locali. Da notare che, se dovunque Daesh è in conflitto con Al Qaeda, non sembra che sia così in Sahel. Ciò si spiega forse con l’immensità del territorio, che consente a ognuno di avere il suo posto. Il punto di passaggio privilegiato resta la Libia, la cui situazione caotica favorisce le attività criminali.
 
Un’alleanza di circostanza con le organizzazioni criminali europee?
 
Fino ad oggi, le autorità si sono mantenute molto prudenti a proposito del coinvolgimento di organizzazioni criminali europee, come «ultimo anello della catena» di questi traffici. Una rete che collega degli imam, come quello di Olbia in Sardegna e di Brescia in Lombardia, al crimine organizzato è stata scoperta nell’aprile del 2015. Gestiva l’arrivo di migranti afghani e pachistani verso l’Italia e, poi, verso l’Europa del Nord. In Italia, alcuni imprenditori complici fornivano falsi contratti di lavoro o certificati falsi che consentivano ai clandestini di regolarizzare la loro situazione. Si tratta solo della punta dell’iceberg, giacché le Organizzazioni criminali europee (mafie italiane, albanesi, turco-curde, gruppi criminali dei ex paesi dell’est, irlandesi, ecc) sono molto potenti e intrattengono buoni rapporti coi loro omologhi stranieri.
Tuttavia la maggior parte degli esperti ritengono che le Organizzazioni Criminali europee e Daesh sono tra loro dei «perfetti sconosciuti, i cui interessi (specifici) talvolta si incrociano». In fondo, a parte le mafie turco-curde, le altre non vogliono che le autorità le sospettino di avere rapporti regolari coi salafiti-jihadisti. Infatti il buon andamento degli affari richiede discrezione. Le Organizzazioni criminali non hanno alcun interesse a suscitare l’attenzione dei Servizi Segreti di tutto il mondo. Vi può essere una convergenza di interessi momentanea e specifica tra questi due mondi, che divergono molto anche sul piano delle idee politico-religiose.
 
 
Note:
 
(1) Cosa che ha costituito una fonte di informazioni preziosa per i Servizi, quando sono stati sequestrati gli archivi. Molti jihadisti stranieri che si erano recati in Siria hanno potuto in tal modo essere identificati.
(2) Anche fuori dai confini del Califfato, alcune personalità e imprese erano vittime di racket, per non subire ritorsioni: une specie di «assicurazione» cui ricorrono frequentemente le organizzazioni criminali. Bersagli principali era la gente del Libro (ebrei e cristiani), che dovevano eseguire la djizya per non essere assassinati.
(3) Secondo un documento attribuito a Daesh e autentificato dall’ONU, dopo essere state proposte a peso d’oro a ricchi acquirenti del Medio Oriente, le ragazze yazide o cristiane tra 1 e 9 anni venivano offerte ai combattenti per 150 euro, quelle tra i 10 e i 20 anni a 110 euro, quelle tra 40 e 50 anni, meno di 40 euro… (Cfr. Olivier Bories, «La sinistre liste de prix des esclaves de Daech», Le Point, 7/08/2015).
(4) Questi traffici prosperavano anche nelle province estere come la Libia e l’Egitto.
(5) L’applicazione Telegram è stata più volte utilizzata per la sua messaggeria criptata.
(6) Il SIGS è apparso nel 2015 dopo la fuoriuscita dal katibat Al-Mourabitoune. Al-Baghdadi ne ha accettato la promessa di fedeltà un anno e mezzo dopo. Il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (GSIM) è una coalizione formatasi nel 2017 tra Ansar Dine, la provincia sud di Al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQMI), e le katibat Macina e Al-Mourabitoune.
(7) L’Africa è il crocevia della cocaina che viene dall’America Latina (sulla costa ovest) e dell’eroina che viene dall’Afghanistan e dal Triangolo d’oro in Estremo Oriente (sulla costa est)
 
 
 
 
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