Tra meno di un mese ci saranno le elezioni americane e Lance Selfa ha lanciato un libro intitolato “The Democrats: A Critical History” (I Democratici: una storia critica) che affronta criticamente la questione del “cambiamento reale”.
Il Partito Democratico ha costituito per il movimento dei lavoratori un ostacolo decisivo sin dal lontano 1890, in occasione dell’emersione del Movimento Populista.

Selfa racconta l’ascesa di Obama a partire dai fatti del 9/11, durante gli otto anni di Bush e del collasso del Partito Repubblicano. Mette l’accento sulla natura di classe del Partito Democratico che a differenza di altri partiti nel resto del mondo da più peso alla piattaforma che al candidato. Dimostra che il Partito Democratico è un partito capitalistico, e spiega nei dettagli da chi i suoi membri ricevono fondi, di quali think-thank seguono i consigli, con chi organizzano le loro campagne, infine cita le loro opinioni in materia legislativa e di politica estera.

A quanto pare i Democratici non differiscono molto dai Repubblicani in fatto di guerre, sembra infatti che nelle principali guerre del XX secolo furono proprio politici democratici a schierarsi per la guerra e a impegnare il paese nella belligeranza.

Come si fa a definire un partito che ha trascinato gli Stati Uniti nelle due principali guerre mondiali, che ha fatto ricorso alla bomba atomica, che ha teorizzato la Guerra Fredda, che ha scatenato la guerra di Corea e la guerra del Vietnam, a definirsi meno guerrafondaio della controparte repubblicana?

Ciò che rende il Partito Democratico diverso da quello repubblicano sta nel fatto che il PD è composto anche dalle frange deboli della società (donne, neri, gay, sindacati) che ne sono subordinati, ma che gli danno un’immagine presentabile. Con questa propaganda il Partito Democratico dà l’idea di essere il “partito della gente”, di essere amico del “lavoro”, in contrapposizione all’immagine affarista del partito repubblicano.

Il terzo capitolo è dedicato ai “New Democrats”, quali Bill Clinton e la pro business Democratic Leadership Council che governò il partito a partire dagli anni ’90.

Negli altri capitoli del libro Selfa analizza il rapporto tra Partito Democratico e i movimenti sociali, i sindacati e le organizzazioni di sinistra. Cita il caso dei mezzadri del Movimento Populista, che in lotta contro la crescente potenza dei “baroni” locali, commisero il fatale errore di allearsi con i Democratici. Si spiega come alle ribellioni di classe del 1930, grazie alle quali si ottenne la previdenza pubblica (base per il sogno americano), furono tarpate le ali e gli fu impedito di sfociare in un partito dei lavoratori stile europeo (artefice delle riforme sociali descritte dal film di M.Moore, Sicko). I Democratici frenarono questi movimenti e solo quando erano troppo impetuosi promossero qualche riforma. I Democratici erano attivissimi nel privare il movimento dei lavoratori di linfa vitale; si cita a proposito la promessa che fece Robert Kennedy ai lavoratori: “se la smettete vi prometto che vi taglierò le tasse”. Allo stesso tempo i Democratici si impegnarono nel incorporare nelle macchine governative i capi del movimento. In molti casi purtroppo la strategia funzionò. Per esempio Jesse Jackson accettò di appoggiare il democratico (conservatore) Michael Dukakis che mise nel Democratic National Committee nomi segnalati da Jackson tra cui lo stesso figlio.

L’episodio è emblematico per mostrare come gli attivisti che decidono di entrare in relazione il Partito Democratico alla fine ne vengono cambiati, ne vengono assorbiti e quindi neutralizzati.

Il libro termina facendo un resoconto di tutte le opportunità che si sono sprecate per formare una forza alternativa, che in genere il Partito Democratico ha sempre osteggiato. La storia più triste è quella del Partito Comunista durante gli anni ’30 e ’40. Il Partito Democratico soffocò innumerevoli scioperi e innumerevoli attivisti furono emarginati con l’accusa di essere comunisti. Nonostante ciò il Partito Comunista appoggiò sempre Roosvelt, anche quando questi veniva accusato di aver tradito alcune istanze rivendicate dai lavoratori. Per maggiori informazioni circa questa vicenda si veda Subterranean Fire di Sharon Smith.

Si giunge alla fine a 2 conclusioni: 1) il Partito Democratico è parte del problema, non parte della soluzione; 2) i cambiamenti provengono dai movimenti popolari indipendenti. Anche la strategia meno diabolica sarà sempre un disastro, è necessaria una strategia “non-diabolica”.

Selfa dimentica che la parola democratico è comunque impropria riferita a questo partito in quanto il 40% dei voti per vincere la Convention Democratica sono controllati da grandi elettori che possono votare liberamente e senza alcun rapporto con la volontà espressa dagli elettori del proprio distretto. Questo sistema fu ideato dopo la sconfitta di McGovern nel 1972 contro Nixon con l’esplicita intenzione di frenare l’emersione di candidati di sinistra. In ogni caso, per sostenere i costi di una Convention Democratica, bisogna essere miliardari o comunque essere sostenuto da loro.


by Pham Binh


source:Monhtly Review Mrzine

Traduzione a cura di Ossin.org

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