Strategic Culture, 23 febbraio 2017 (trad. ossin)
 
L’aristocrazia inganna il pubblico a proposito dello Stato Profondo
Eric Zuesse
 
Lo «Stato Profondo» è l’aristocrazia e i suoi agenti. Wikispooks lo definisce nel modo che segue:
 
    «Lo Stato Profondo (più o meno sinonimo di governo ombra o di governo permanente) è espressione usata per non confonderlo con le strutture pubbliche che sembrano dirigere gli Stati-nazione. Lo Stato profondo è una rete intensamente segreta, informale e fluida, di politici che nell’ombra cospirano per massimizzare la loro influenza sui governi nazionali, attraverso vari «ambienti» sul modello stato profondo. L’espressione “Stato profondo” viene dal turco ‘derin devlet’, parola apparsa dopo l’incidente di Susurluk, nel 1996, che ha smascherato in modo drammatico lo Stato profondo turco».
 
 
Il loro articolo è talmente onesto che continua direttamente così:
 
    La versione ufficiale
 
    La versione ufficiale a proposito degli Stati profondi è che essi semplicemente non esistano. Essa negli ultimi tempi è mutata nel senso che non esistono qui [negli Stati Uniti, NdT]. Nel 2013, il New York Times ha definito lo Stato profondo come «un livello di governo difficile da percepire o un super-controllo che esiste indipendentemente dalle elezioni e che può contrastare i movimenti popolari o i cambiamenti radicali. Taluni affermano che l’Egitto è manipolato dal suo Stato profondo».
 
Siccome il Times (e tutti gli altri media commercialmente controllati) è più o meno sotto il controllo dello Stato profondo, una simile menzione è molto interessante.
 
Tuttavia, uno dei molti agenti dello Stato profondo, Marc Ambinder, ha pubblicato nel 2013 un libro intitolato: Deep State : Inside the Government Secrecy Industry [Lo Stato profondo: dentro l’industria del segreto governativo], libro assai apprezzato da altri agenti dello Stato profondo, come Martha Raddatz, Jeremy Scahill e Peter Bergen. Ambinder sostiene che lo Stato profondo si trovi all’interno del governo ufficiale e non al di sopra di esso per controllarlo – non quello che alcuni definiscono «il potere del denaro» e altri «l’aristocrazia» (o «l’oligarchia» come la chiamano anche – sia pure indirettamente – le uniche persone che hanno scientificamente provato che essa esiste negli USA e che controlla il paese: riconoscere pubblicamente che gli Stati Uniti sono controllati da una «aristocrazia» è vietato nelle pubblicazioni accademiche, è troppo «radicale» come verità perché si consenta di stamparla, è samizdat [espressione usata nelle ex repubbliche socialiste per indicare la letteratura vietata dallo Stato, NdT]).
 
A pagina 3 di questo pezzo di propaganda, Ambinder chiarisce cosa intende per «Stato profondo»:
 
    «Questo libro parla dei segreti governativi – come sono creati, perché trapelano, e che cosa il governo attualmente nasconde. Approfondiremo gli elementi-chiave dell’apparato statunitense del segreto, approfondimento basato sulla ricerca e un accesso senza precedenti ai legislatori, ai capi dei servizi di informazione, ai funzionari della Casa Bianca e ai gestori dei programmi […]».
 
Questo libro-spazzatura non è riuscito nemmeno ad affrontare il tema delle menzogne di George W. Bush quando ha dichiarato, nel 2002 e 2003, di possedere la prova decisiva che Saddam Hussein stava ricostituendo il suo programma di armi di distruzione di massa (WMD) – notizie che i media di «informazione» aristocraticamente controllati hanno divulgato invece di parlare del «fallimento dei servizi di informazione» dell’amministrazione Bush – cosa che ha consentito l’invasione dell’Iraq da parte del regime Bush nel 2003. Questo dovrebbe essere considerato come un enorme «fallimento dei servizi di informazione», ma il libro di Ambinder lo ignora completamente. E ci sono però ancora idioti che credono alla propaganda dell’aristocrazia (e chi fraintende anche un concetto così elementare come «Stato profondo» o «aristocrazia»).
 
Uno dei maggiori indici di propaganda dello Stato profondo è che le menzogne del governo non vengono chiamate «menzogne» (salvo nei rari casi in cui lo Stato profondo perde il controllo del governo). Al contrario, si usano espressioni come «errori di intelligence». Ma che accade quando le persone che controllano il governo deformano quanto le loro stesse agenzie di «Intelligence» dicono o non dicono per niente? La bugia viene attribuita, nei media di «informazione», solo ai nemici dell’aristocrazia. Ma come possono esistere i nemici dell’aristocrazia, quando non è ammessa l’esistenza di una aristocrazia?
 
Uno dei portavoce dello Stato profondo (lo sono praticamente tutti i giornali) è il quotidiano The Nation, che titolava il 17 febbraio 2017, «Quale è lo Stato profondo? Anche assumendo che il concetto esista, non è comunque utile considerare gli interessi concorrenti che rappresentano come fossero un monolite». Il propagandista Greg Grandin si chiede: «Quale è lo Stato profondo?» e, ignorando del tutto quanto Wikispooks dice in proposito, afferma che «il problema dell’espressione Stato profondo è che essa viene utilizzata per suggerire che vi siano degli individui senza scrupoli che sovvertono lo Stato virtuoso per loro ambizioni personali». A parte il fatto che il propagandista Grandin presuppone l’esistenza di uno «Stato virtuoso», che invece non esiste affatto in questo paese, e forse in nessun altro, egli tenta inoltre, come lui stesso afferma, di «andare oltre i limiti della teoria del complotto», come se qualsiasi struttura sociale gerarchica, aziendale o di altro tipo, non funzionasse necessariamente e sistematicamente per mezzo di cospirazioni – talune delle quali altro non sono se non strategie competitive del tutto accettabili, spesso assolutamente legali. Vorrebbe quindi andare oltre la constatazione di una simile realtà? Ma perché si devono eleggere cose così assurde e prive di fondamento? Chi potrebbe mai volere assumere giornalisti tanto imbroglioni? Forse la risposta a quest’ultima domanda (che solleva qui il problema dell’aristocrazia, perché parliamo di media di «informazione» che, in ogni paese aristocraticamente controllato, sono controllati dall’aristocrazia) è che solo dei giornalisti come lui sono disposti a fare propaganda e a nascondere le verità di cui parliamo qui (attraverso dei link documentati).
 
Niente di quanto affermiamo qui nega che esistano delle divisioni in seno all’aristocrazia (o «Stato profondo»). Nessuno sostiene che l’aristocrazia sia «monolitica». Si dice piuttosto che, nella misura in cui l’aristocrazia si ritrova unita intorno ad un obiettivo specifico, questo obiettivo sarà probabilmente istituzionalizzato, legalmente o in altro modo, dal governo – e che, altrimenti, semplicemente non sarà istituzionalizzato per niente. E’ in questi termini che si conclude l’unica analisi scientifica che sia mai stata fatta per capire se gli Stati Uniti siano controllati da una aristocrazia.
 
(E ovviamente questa è anche la ragione per la quale questo importante studio è stato ignorato dai media statunitensi, ad eccezione di un primo reportage, il mio, pubblicato sul sito poco conosciuto che è Common Dreams, e che raccolse 414 commenti di lettori nei quattro primi mesi; e poi il rapporto dell’UPI che, come il mio, è stato ampiamente distribuito a tutti i grandi media di «informazione» e rifiutato da tutti – il rapporto dell’UPI è stato pubblicato dalla stessa UPI ed ha registrato due soli commenti dei lettori. Il New Yorker ha poi criticato questo studio, affermando che sono cose che «sanno tutti i politici e lo sappiamo pure noi. L’unico motivo di discussione riguarda il limite fino al quale ci si è spinti in questo processo e la questione di stabilire se si tratti di oligarchia o di altro». Il loro propagandista ha ignorato che i ricercatori avevano notato nel loro articolo che, per quanto le conclusioni cui sono giunti siano già di per sé assolutamente incompatibili col fatto che gli Stati Uniti possano essere considerati una democrazia, queste loro conclusioni quasi certamente sottostimavano la portata del problema: «Il fallimento delle teorie di una Democrazia Elettorale Maggioritaria è tanto più sorprendente perché va in senso contrario rispetto agli effetti probabili dei nostri dati limitati, in particolare se si consideri il fatto che la nostra ‘affluent proxy’ è certamente imperfetta» e dunque che «i gruppi di interesse e le élite economiche esercitano in effetti più influenza politica di quanto siamo stati in grado di rilevare».
 
Infatti la loro «élite» non coincide con il vertice degli 0,1% rispetto alla base del 50%, ma può calcolarsi piuttosto nel 10% dei più in alto, rispetto al 50% della base, e tutte le prove empiriche mostrano che più si restringe il campo di osservazione della «aristocrazia», più è visibile l’influenza relativa di questa élite sulle politiche pubbliche. Poi, un mese dopo la pubblicazione del comunicato stampa che annunciava i risultati del loro studio, i co-autori sono rimasti talmente delusi dalla copertura insignificante ricevuta dai media statunitensi di «informazione», che hanno scritto sul Washington Post una risposta alla critica accademica del loro studio intitolata: «Alcuni critici hanno scritto contro la nostra analisi sulla diseguaglianza politica negli Stati Uniti. Ecco i loro cinque errori». E’ stata prontamente pubblicata, solo nell’edizione online, in una collocazione il meno possibile visibile, tanto che – ad oggi – si registrano due soli commenti di lettori a questa presentazione pubblica. E’ tipico di come funziona la censura dell’informazione negli Stati Uniti: la negazione totale della informazione samizdat – e non solo la soppressione dell’informazione ufficialmente top secret, come sostengono i propagandisti come Ambinder. E’ più profondo dello Stato: è lo Stato profondo, che comprende molto di più del governo ufficiale).
 
Un’altra questione che la stampa statunitense ha nascosto è la misura estrema nella quale l’unica analisi scientifica che si propone di capire se gli Stati Uniti siano una democrazia o piuttosto una aristocrazia ha dimostrato che sono una aristocrazia.
Quindi, per chiudere, citeremo direttamente la conclusione meno oscura su questo fatto, tratta dallo stesso studio:
 
    Il quadro cambia notevolmente quando le tre variabili indipendenti vengono incluse nel modello multivariato 4 e vengono testate l’una contro l’altra. L’impatto stimato delle preferenze dei cittadini medi scende rapidamente, ad un livello non significativo, vicino allo zero. Con ogni evidenza, il cittadino medio o «elettore medio», al centro delle teorie sulla Democrazia Elettorale Maggioritaria, non ha peso rispetto alle élite economiche e ai gruppi di interesse organizzati. Le previsioni principali delle teorie sulla Democrazia Elettorale Maggioritaria possono essere respinte in modo decisivo. Non solo i cittadini comuni non hanno un potere considerevole sulle decisioni politiche, ma può dirsi che essi abbiano poca o nessuna influenza sulla politica in generale. 
 
    Al contrario, si stima che le élite economiche abbiano un abbastanza consistente, assai significativo impatto indipendente sulla politica.
 
Non sono stati autorizzati a usare l’espressione «aristocrazia», neppure «oligarchia», ma hanno potuto dire almeno questo: adesso quindi lo sapete. Ma il segreto è ancora un segreto. Quello che è samizdat, resta samizdat (finché questo governo non sia rovesciato o sostituito – e forse anche dopo che il regime esistente venga sostituito).
 
 
 
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