Stati Uniti: «Portati dal vento» !
 
Chi si ricorda del famoso romanzo di Margaret Mitchell «Via col vento» ("Gone with the wind", 1936), nella versione cinematografica del 1939 di Victor Fleming e magistralmente interpretato da Vivien Leigh e Clark Gable ?
 
 
Ammirevole sul piano estetico, questa opera racconta, sullo sfondo della Guerra di Secessione, la fine del modello di vita e dei «valori» del Sud bianco, razzista e schiavista.
 
Martin Luther King, Jr. I Have A Dream Speech (28 agosto 1963)
 
Un mondo che credevamo per sempre travolto dal vento del cambiamento, insieme agli Stati confederali e poi, in seguito, spazzato via da un Movimento per i diritti civili guidato da un illustre pastore che diceva: «I have a dream».
 
Ma i recenti fatti di Charlottesville hanno rivelato al mondo che questo mondo non era ancora totalmente sepolto. Un vento del sud soffia su Washington,  portando con sé fetori pestilenziali, soprattutto dopo che un certo Donald Trump si è accomodato nell’ufficio ovale.
 
Durante una manifestazione di estrema destra organizzata in questa città della Virginia (uno Stato confederato!), è scoppiata la violenza tra suprematisti bianchi, neonazisti ed elementi del Ku Klux Klan (KKK) da una parte e, dall’altra, militanti antirazzisti che avevano organizzato una contro-manifestazione.
 
La brutalità ha raggiunto il culmine quando un neonazista, membro di un gruppo di suprematisti bianchi, si è deliberatamente lanciato con la sua vettura sui contro-manifestanti, provocando la morte di una manifestante anti-razzista.
 
Un neonazista si lancia con la sua auto sulla folla dei manifestanti (Charlottesville, 12 agosto 2017)
 
Questa tragedia ha disvelato l’esistenza, negli Stati Uniti, di una moltitudine di gruppi di estrema destra che predica l’odio e l’intolleranza [i].  D’altronde uno studio dimostra che il loro numero cresce progressivamente dall’inizio del nuovo millennio, eccezione fatta per il periodo tra il 2012 e il 2014. Dopo l’elezione di Trump, ha ricominciato a crescere vorticosamente[ii].
 
Consistenza dei gruppi che incitano all'odio negli Stati Uniti (1999-2016)
 
Di fronte a queste violenze, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha, come al solito, cinguettato in rete. Nel suo tweet, si leggeva:
 
«Dobbiamo TUTTI restare uniti e condannare tutto quello che significa odio. Non c’è posto negli USA per questo tipo di violenze».[iii]
 
 
La risposta del campo dell’odio non si è fatta attendere. Si è espressa attraverso un  tweet di David Duke, un ex leader del KKK :
 
«Le suggerisco di guardarsi allo specchio e ricordare che sono stati gli Statunitensi bianchi che l’hanno portata alla presidenza, non certo i radicali di sinistra».[iv]
 
 
Qualche giorno dopo, Trump cambiava idea e rilasciava una nuova dichiarazione che attribuiva la responsabilità della violenza a entrambi i campi contrapposti:
 
«Io ho condannato i neonazisti. Ma non tutte le persone che stavano lì erano neonazisti o suprematisti bianchi, tutt’altro. C’erano brave persone in entrambi gli schieramenti».[v]
 
Cosa che ha rallegrato David Duke[vi] e scatenato la rabbia di un’ampia frangia della classe politica [vii].
 
 
La reazione di Donald Trump non avrebbe tuttavia dovuto stupire, se si considerino la natura della sua base elettorale [viii], le sue relazioni con l’estrema destra [ix] e anche quelle di suo padre col KKK[x].
 
Il senatore John McCain è tra quelli che non hanno apprezzato la dichiarazione del presidente statunitense.
 
«Non si possono collocare sullo stesso piano i razzisti e gli Statunitensi che si battono contro l’odio e il settarismo. E’ quello che il presidente degli Stati Uniti dovrebbe dire».[xi]
 
 
Pare evidente che il senatore dell’Arizona non apprezzi i neonazisti che turbano la tranquillità dei cittadini statunitensi e investono le ragazze con le loro auto. Ma che cosa faceva allora in Ucraina durante l’Euromaidan? Non ha forse aiutato i neonazisti ucraini a compiere degli assassinii, a perpetrare un colpo di Stato contro un presidente eletto e a impadronirsi del potere [xii] ?
 
Insieme, sulla stessa scena: il senatore McCain e Oleh Tyahnybok, il leader del partito neonazista "Svoboda" (Piazza Maidan, Kiev il15 dicembre 2013)
 
Il presidente Obama, dal canto suo, ha scritto un tweet passato alla posterità riprendendo una citazione di Nelson Mandela. Vero segno dei tempi, questo cinguettio è diventato il più «likkato» della storia[xiii].
 
Ma nei fatti, Obama non era il presidente degli Stati Uniti durante l’Euromaidan ?
 
E non era forse la sua sotto-segretaria di Stato per l’Europa e l’Eurasia, Victoria Nuland, che distribuiva biscotti ai «gentili» ribelli neonazisti ucraini[xiv], chiamando i leader dell’Euromaidan coi loro nomignoli, mentre utilizzava un linguaggio castigato parlando degli alleati europei: «Fuck the UE !»[xv].
 
Victoria Nuland che distribuisce biscotti a Kiev (11 dicembre 2013)
 
Ma fin quando fanno casino in paesi diversi da quello dello zio Sam, i neonazisti sono simpatico, non è così?
 
Bisogna riconoscere che la connivenza tra l’amministrazione USA e i nazisti ucraini e la loro utilizzazione in programmi geostrategici utili agli Stati Uniti non è cominciata con l’Euromaidan, tutt’altro.
 
Durante la Seconda Guerra Mondiale, i nazionalisti ucraini dell’OUN-B (OUN : Organization of Ukrainian Nationalists) e il loro leader, Stepan Bandera, hanno attivamente collaborato con la Germania nazista [xvi]. Sono questi nazionalisti che sono stati implicati nel massacro e la tortura disumana di migliaia di Ebrei, soprattutto nella città di Lviv[xvii].
 
Dopo la fine della guerra, I servizi segreti USA hanno reclutato molti neonazisti, fascisti e criminali di guerra per combattere contro l’URSS[xviii]. Alcuni di loro sono stati accolti negli Stati Uniti dove hanno vissuto[xix],[xx]. Tra essi, citiamo Mykola Lebed, un intimo collaboratore di Bandera, che è stato reclutato e stipendiato dalla CIA. Stabilitosi a New York, non ha mai avuto alcun fastidio e i suoi crimini di guerra  sono stati fatti passare sotto silenzio. Per la cronaca, questo «affascinante» personaggio era stato definito «noto sadico e collaborazionista tedesco» in un rapporto dell’esercito statunitense[xxi] dell’epoca.
 
Mykola Lebed (1909 - 1998)
 
Un altro esempio edificante è quello di Yaroslav Stetsko, il numero due dell’OUN-B e uno dei responsabili del massacro antisemita di Lviv. Il 19 luglio 1983, questo noto criminale nazista venne ricevuto in pompa magna alla Casa Bianca dal presidente Reagan che gli disse: «La sua lotta è la nostra lotta. Il suo sogno è il nostro sogno»[xxii].
 
George H. W. Bush (all'epoca vice presidente degli Stati Uniti ed ex direttore della CIA) mentre stringe la mano al criminale di guerra Yaroslav Stetsko (Luglio 1983) 
 
In primo piano: Jeane Kirkpatrick (all'epoca ambasciatrice USA alle Nazioni Unite) e Yaroslav Stetsko (Luglio 1983). Tra i due: Katerina Chumachenko che sèposerà nel 1998 Viktor Iouchtchenko. Sarà quest'ultimo a diventare presidente dell'Ucraina dopo la Rivoluzione arancione (2004).

Gli Stati Uniti non ce l’hanno dunque mai avuta troppo col nazismo, col fascismo o col razzismo , a condizione che fossero funzionali ai loro interessi. L’unica differenza, come bene ha osservato un giornale francese, è che «con Trump, gli Stati Uniti razzisti sfilano e sfidano a viso aperto»[xxiii].
 
Di che far sognare ai suprematisti bianchi statunitensi un remake del film di Victor Fleming. Ma con un titolo diverso: «Portati dal vento»!
 

 

 
 
 
Riferimenti
 

[i] Emilie Tôn, Néonazis, groupes anti-musulmans, KKK... État des lieux de la haine aux États-Unis, L’Express, 16 agosto 2017, http://www.lexpress.fr/actualite/monde/amerique-nord/neonazis-groupes-anti-musulmans-kkk-etat-des-lieux-de-la-haine-aux-etats-unis_1935646.html

 
 
[iii] Le Figaro, « Violences à Charlottesville : la polémique racontée en quatre épisodes », 16 agosto 2017,
 
[iv]Valérie de Graffenried, « Le Ku Klux Klan n’est pas mort, Charlottesville vient de le prouver », Le Temps, 14 agosto 2017,
 
[v]L’Express, « Extrême droite: Trump minimise ses critiques et plonge dans la crise », 16 agosto 2017,
 
[vi]Libération, « Charlottesville : un ancien leader du Ku Klux Klan salue le «courage» de Trump pour avoir dénoncé «les terroristes de gauche »,16 agosto 2017, http://www.liberation.fr/direct/element/charlottesville-un-ancien-leader-du-ku-klux-klan-salue-le-courage-de-trump-pour-avoir-denonce-les-te_69139/
 
[vii]Jérôme Cartillier, « Trump dans la tourmente après ses propos sur Charlottesville », Le Devoir, 17 agosto 2017, http://www.ledevoir.com/international/etats-unis/505816/trump-dans-la-tourmente-apres-ses-propos-sur-charlottesville
 
[viii] L’Obs, « Ku Klux Klan, néonazis... : les soutiens gênants de Trump », 9 agosto  2017,
 
[ix] Ben Mathis-Lilley, « Depuis des années, Trump fait la promotion des suprémacistes blancs », Slate, 15 agosto 2017,
 

[x] Ben Kentish, « Donald Trump's father was arrested at a Ku Klux Klan rally, reports suggest », The Independent, 3 marzo 2017, http://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-politics/donald-trump-father-kkk-ku-klux-klan-rally-arrest-report-suggestions-a7607556.html

 
[xi] Saheli Roy Choudhury, « John McCain: 'No moral equivalency between racists and Americans standing up to defy hate' », CNBC, 15 agosto 2017, https://www.cnbc.com/2017/08/15/sen-john-mccain-criticized-trumps-response-to-white-national-rally.html
 
[xii] Ahmed Bensaada, «Ucraina: autopsia di un colpo di Stato», parte prima e seconda, www.ossin.org, marzo 2014, 
 
[xiii] L’Express, « Le tweet d'Obama sur Charlottesville devient le plus aimé de toute l'histoire », 17 agosto 2017,
 
[xiv] Asia Times, « Ukraine: Euromaidan’s godmother engages Kremlin grey cardinal », 18 gennaio 2016,
 
[xv] BBC, « Ukraine crisis: Transcript of leaked Nuland-Pyatt call », 7 febbraio 2014, http://www.bbc.com/news/world-europe-26079957
 
[xvi] Arielle Thedrel, « Lviv, confins d'Europe en quête d'avenir », Le Figaro, 21 ottobre 2009,
 
[xvii] OUN-B Live Journal, « The Lvov pogrom of 1941 », 27 luglio 2012, http://oun-b.livejournal.com/14552.html
 
[xviii] Konrad Kreft and Clara Weiss, « Nationalism and fascism in Ukraine: A historical overview », WSWS, 10 giugno 2014,
 
[xix] Paul H. Rosenberg, « Seven Decades of Nazi Collaboration: America’s Dirty Little Ukraine Secret », FPIF, 18 marzo 2014,
 
[xx] Wayne Madsen, « America’s longtime support for Ukrainian fascists », Strategic Culture, 10 giugno 2015, https://www.strategic-culture.org/news/2015/06/10/america-longtime-support-for-ukrainian-fascists.html
 
[xxi] Vedi rif. 18
 
[xxii] Russ Bellant, « Old Nazis, the New Right and the Republican Party », South End Press, Boston, 1991, p. 72
 
[xxiii] Laurence Mariaucourt, « Sous Trump, l’Amérique raciste défile et défie à visage découvert », L’Humanité, 13 agosto 2017,
 
 
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