saker.is, 4 giugno 2020 (trad.ossin)
 
Il crollo sistemico della società statunitense è cominciato
the saker
 
Vivo negli Stati Uniti oramai da 24 anni e, in tutto questo tempo, ho assistito a molte crisi. Ma quel che sta accadendo oggi è veramente unico e molto più serio di ogni altra crisi precedente che io ricordi. E per spiegare cosa intendo dire, comincio col dire che cosa io penso non siano i disordini cui stiamo assistendo in centinaia di città statunitensi. Questi disordini non sono provocati da:
 
Razzismo o “privilegio bianco”
Violenza della polizia
Alienazione sociale e disperazione
Povertà
Trump
I liberal che versano benzina sul fuoco
Conflittualità interna élite/Stato Profondo
 
Nessuna di quelle elencate è causa unica dei disordini, che sono provocati da tutte insieme queste criticità, e non solo.
 
Bisogna sempre saper distinguere tra “causa” e “pretesto”. E se è vero che i fattori prima elencati sono tutti reali (almeno in una certa misura e senza guardare alla distinzione tra causa ed effetto), nessuno di essi è la vera causa di quello cui stiamo assistendo: sono al massimo dei pretesti, dei detonatori magari, ma la vera causa di ciò che sta succedendo oggi è il crollo sistemico della società statunitense.
 
L’altra cosa che dobbiamo tener presente è che la correlazione non equivale sempre a causalità. Prendete, per esempio, questo articolo della CNN intitolato “La diseguaglianza tra bianchi e meri negli Stati Uniti in 6 crudi grafici”, che confonde completamente i due concetti e include la seguente frase:  “Queste disparità esistono a causa di una lunga storia di politiche che hanno escluso e sfruttato i Neri statunitensi, ci ha detto Valerie Wilson, direttore del programma su razza, etnicità ed economia dell’Istituto di Politica Economica, un gruppo di sinistra”. L’espressione “a causa” indica con chiarezza un nesso di causalità, ma la sua esistenza non è assolutamente dimostrata da nulla nell’articolo e nei dati riportati. I media statunitensi sono pieni di questo tipo di confusione tra correlazione e causalità, che però molto raramente viene denunciata.
 
Perché una società, qualsiasi società, possa funzionare, devono essere presenti alcuni fattori che costituiscono il contratto sociale. Quali siano tali fattori dipende da ciascun paese, ma certamente dovranno comprendere una qualche forma di consenso sociale, l’accettazione da parte della maggior parte delle persone della legittimità del governo e delle istituzioni, spesso un’ideologia comune o, almeno, dei valori comuni, la presenza di una classe media stabile, la ragionevole speranza di una “vita sociale” funzionante, istituzioni educative, ecc. Infine (e cinicamente), è sempre di aiuto alle élite al potere poter fornire alla maggior parte delle persone sufficiente panem (cibo) et circenses (TV). Ciò è vero anche per le cosiddette società autoritarie/totalitarie che, al contrario del mito liberale, di solito godono del sostegno di un ampio segmento di popolazione (non fosse altro perché questi regimi sono spesso più capaci di provvedere ai bisogni fondamentali della società).
 
Al momento, direi che il governo USA ha perso quasi completamente la capacità di consolidare questi fattori e di agire per porre rimedio alla rottura del contratto sociale. Ciò che infatti possiamo vedere è esattamente il contrario: la società statunitense è fortemente divisa, così come lo è la classe al potere (cosa persino più importante). Non solo: da quando Trump è stato eletto, tutti gli scatenati odiatori di Trump hanno lavorato per minare la legittimità non solo di Trump stesso, ma anche del sistema politico che ha reso possibile la sua elezioni. Lo ripeto da anni che, dicendo “Trump non è il mio presidente, gli odiatori di Trump hanno delegittimato anche il potere esecutivo in quanto tale".
 
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[Nota a margine. E’ un fenomeno assolutamente sorprendente: mentre da quasi quattro anni Trump sta distruggendo l’Impero statunitense all’esterno, gli odiatori di Trump lo stanno da altrettanto tempo distruggendo dall’interno! Se guardiamo oltre le (in gran parte apparenti) differenze tra i Repubblicani e Democratici, possiamo vedere che si comportano come una sorta di squadra di demolizione e, detestandosi con passione, contribuiscono entrambi alla distruzione dell’Impero e degli Stati Uniti. Tutto ciò sarebbe facilmente prevedibile per chiunque avesse studiato dialettica, ma, ahimè, la dialettica non viene più insegnata, di qui lo sguardo attonito da “gatto abbagliato dai fari” presente oggi sul viso della maggior parte delle persone]
 
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Infine, è piuttosto chiaro che, nonostante le precisazioni di sostegno nei confronti dei soli “manifestanti pacifici” e la condanna dei “saccheggiatori di fuori città”, gran parte dei media statunitensi (compresi quelli alternativi) è completamente incapace di dare una valutazione morale/etica di ciò che sta succedendo. Quello che intendo dire è:
 
Ripetendo il mantra della “legittimità della rabbia dei neri”, i media liberal statunitensi stanno sostanzialmente ponendo un sigillo di approvazione alla violenza e ai saccheggi. Dopo tutto, se la “rabbia” dei Neri è legittima e se è reale il “privilegio dei Bianchi”, allora è piuttosto “comprensibile” che questa “rabbia” “qualche volta” “trabocchi” e porti a “deplorevoli” “eccessi”. Guardate questa foto di Biden che si inginocchia davanti a un manifestane di colore:
 
 
Naturalmente, Biden e i suoi sostenitori diranno che stava solo inginocchiato davanti a una graziosa bambina e a suo padre che protestava pacificamente; se però tutto questo si somma agli attacchi contro la retorica “legge e ordine” di Trump da parte di Biden e dei suoi sostenitori (inclusi i precedenti presidenti degli Stati Uniti), con questo tipo di foto si comunica un messaggio molto diverso: continuate a “protestare” perché noi siamo dalla vostra parte. Cosa che, detta da un tipo come Biden, rappresentante perfetto di quell’1% dell’élite ed esempio del “privilegio bianco”, dimostra proprio che l’ipocrisia dei politici non conosce davvero alcun confine o limite.
 
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[Nota a margine: devo anche osservare che queste rivolte rappresentano anche un pericolo potenziale per entrambe le fazioni del monopartito al potere: per il Democratici, i tumulti rappresentano probabilmente l’ultimissima possibilità di impedire una rielezione di Trump ma, se si mostrano troppo esplicitamente a favore delle sommosse, allora potrebbero rischiare un effetto contrario e alienarsi la simpatia di tutti i tipi “legge e ordine”, spaventati dai loro comportamenti. Ma se non sostengono le sommosse, allora i Democratici perderanno il sostegno del loro nocciolo duro elettorale (un miscuglio di varie “minoranze” che promuovono la loro limitata agenda di identità politica). Allo stesso modo, per Trump questa è un’opportunità per mostrare la sua fedeltà a “legge e ordine” e promettere alla gente bianca e ai relativamente meno numerosi Neri della sua base che lui li proteggerà. Ma se lo fa in maniera troppo diretta e se promuove ciò che potrebbe essere considerato da molti come una forza ingiusta ed eccessiva (e ce n’è già stata anche troppa), allora Trump rischia di spingere molti Repubblicani moderati verso i Democratici (o, almeno, a negargli il voto). In altre parole, entrambe le fazioni del monopartito sentono che le rivolte sono un’opportunità ma anche una minaccia, ed è la ragione per cui nessuna delle due fazioni ha osato parlare onestamente delle cause reali dei disordini].
 
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Lo stesso messaggio di debolezza e perfino di impotenza sottomessa viene dato, io credo, ogni volta che un poliziotto si inginocchia di fronte ai manifestanti, anche se pacifici, come in questa foto. Benché possa essere percepito come un messaggio di comprensione (e forse anche di scuse), l’unica cosa che i manifestanti vedranno è un potente segno di resa da parte delle autorità locali, e lo trovo estremamente pericoloso.
 
Sì, negli Stati Uniti ci sono molti poliziotti razzisti, violenti, o almeno incompetenti. E, sì, molti dei miei amici di colore mi hanno riferito di sentirsi isolati e trattati in maniera sgarbata dai poliziotti. Avendo però viaggiato molto per il mondo, vi voglio assicurare che i poliziotti statunitensi non sono i peggiori. Credo infatti che la maggior parte dei poliziotti siano persone per bene. E, cosa ancora più importante, questi poliziotti sono la “sottile linea blu” che separa la società dai criminali. Anche se credo che i poliziotti statunitensi dovrebbero essere meglio formati, addestrati, guidati e meglio comandati, mi rendo anche conto che nel medio termine non esiste alcuna alternativa a loro. E’ bello sognare dei poliziotti istruiti, pacifici e non razzisti ma non è possibile fare a meno delle attuali forze di polizia (la Guardia Nazionale o le forze armate regolari non sono qualificate e non hanno comunque il corretto addestramento per gestire dei civili), specialmente in quegli Stati che sono riusciti a uccidere il Secondo Emendamento attraverso ciò che io chiamo la “morte per i mille tagli normativi” (tra cui New York e New Jersey).
 
Poi c’è quello che Solzhenitsyn chiamava il “declino del coraggio” dell’Occidente: la stragrande maggioranza dei politici statunitensi ha fondamentalmente perso la capacità di criticare i Neri, anche se è piuttosto ovvio che molti degli attuali problemi della popolazione di colore degli Stati Uniti sono creati da loro stessi: penso alla “cultura rap”, davvero volgare, oscena e soprattutto disgustosa, con cui oggi viene “educata” fin dalla prima infanzia la maggior parte della gioventù nera, o a come a questa gioventù venga fatto il lavaggio del cervello fino a farle considerare che i banditi delle gang e le prostitute di strada siano la misura dell’essere “cool”, per quanto riguarda il modo di vestire, il linguaggio e il comportamento in generale. Io credo che sia piuttosto chiaro a chiunque abbia vissuto negli Stati Uniti che i Neri siano molto spesso (principalmente?) la causa del loro squallore: vi posso dire che i miei amici giamaicani e sub-sahariani (che vivono negli Stati Unti) mi hanno detto tante volte che a) loro pensano che i Neri statunitensi abbiano opportunità che non avrebbero mai avuto in Africa o in Giamaica e che b) i Neri del luogo spesso sono infastiditi dai Neri africani e giamaicani perché questi ultimi riescono molto meglio di loro nella società statunitense. Posso anche testimoniare di aver visto molti sentimenti anti-latini da parte dei Neri statunitensi. Per quanto riguarda i sentimenti che spesso i Neri nutrono verso gli Asiatici, basta ricordare i disordini di Los Angeles del 1992. Infine, credo davvero che negli Stati Uniti molte (la maggior parte?) persone sappiano che la più forte e frequente forma di razzismo sia quello anti-bianco, specialmente da parte dei Neri impegnati politicamente.
 
Posso testimoniare personalmente che c’è moltissimo razzismo anti-bianco negli Stati Uniti. Non solo l’ho sperimentato di persona (ho vissuto a Washington DC dal 1986 al 1991) ma è stato anche ampiamente documentato da parte di persone come Colin Flaherty, i cui libri “White Girl Bleed A Lot: The Return of Racial Violence to America and How the Media Ignore It” (La ragazza bianca sanguina molto: il ritorno della violenza razziale in America e come i media lo ignorino) e “Knockout Game a Lie?: Awww, Hell No!” (Il gioco del pugno in faccia è una bugia? Eh, certo che no!) sono degli eccellenti manuali sulla violenza e sul razzismo dei Neri verso i Bianchi. Eppure, chiunque osi suggerire che gli stessi Neri statunitensi siano almeno parzialmente responsabili dei loro guai, viene immediatamente etichettato come “razzista”.
 
A coloro che vivono fuori dagli Stati Uniti raccomando questo semplice esperimento: prendetevi 20-30 minuti e guardate i video delle “proteste pacifiche” e quelli dei “violenti disordini”, esaminate attentamente, non solo quello che indossano le persone nei video, ma anche come parlano, come si comportano, ciò che dicono e come lo dicono, e fatevi una semplice domanda: assumereste uno di questi tipi e gli paghereste un salario decoroso? Dubito fortemente che molti di voi lo farebbero. Francamente, molti di questi manifestanti sono poco raccomandabili e il “razzismo” non ha nulla a che vedere con questo.
 
Il fatto è quella che talvolta viene definita “cultura MTV” è, in realtà, nient’altro che una sistematica esaltazione del caos criminale. Mettete da parte hit rap come le famose “Fuk Da Police” o “Kill d’White People”, direi che il 99% del rap è una esaltazione dei peggiori problemi delle comunità nere degli Stati Uniti (droga, violenza, sesso promiscuo, mercificazione delle donne, alcolismo, esaltazione del comportamento criminale nelle strade e nelle prigioni, ecc.). Eppure la maggior parte dei politici statunitensi sembra essere paralizzaai e sente che deve far finta di essere assolutamente affascinata dalla cosiddetta “cultura nera”. Ma è anche peggio di così.
 
Prendete un sistema di governo evirato che non osa chiamare le cose con il loro nome e che promuove una (finta) “cultura” che celebra la violenza e l’odio contro tutti i non-criminali, inclusi i Neri rispettosi della legge che vengono chiamati “Tom”, e che sono anche presi di mira in questo “bel” rap che include i seguenti “versi”: “Allora hai i negri più neri della notte, che corrono in giro per la città dicendo che i loro migliori amici sono bianchi, i negri come quelli si devono impiccare ad un albero, bruciarli vivi e farlo vedere a tutti” (ascoltate questa “bella” canzone rap a questo link e, per una lettura veramente affascinante, cliccate qui per il testo completo). Buttateci poi dentro uno Stato completamente disfunzionale, posseduto e sfruttato da una minuscola banda di osceni bastardi narcisisti (di tutte le razze, compresi molti Neri), aggiungete la totale assenza di ogni reale opportunità sociale, mescolate con la pandemia Covid e con la peggiore recessione della storia degli Stati Uniti e il più alto livello di disoccupazione anche tra coloro che potrebbero essere assumibili (gente coi pantaloni calati, tatuaggi esagerati, precedenti penali e un’attitudine complessivamente non professionale non otterrebbero un lavoro nemmeno se ci fosse il boom economico). Infilateci poi una relativamente localizzata “scintilla” (come l’uccisione di George Floyd da parte di una banda di arroganti imbecilli in uniforme) ed ecco che si innesca un incendio che si propagherà  istantaneamente in tutto il Paese, tanto più che ci sono tanti altri gruppi oltre ai Neri che vogliono “cavalcare l’onda” e aggiungere la loro personale agenda a quella del movimento Black Lives Matter e Antifa (Mi riferisco ovviamente alla vera cornucopia di odiatori di Trump che non ha mai accettato la sua elezione).
 
Conclusione 1: non è la versione statunitense dei Gilet Gialli!
 
Qualcuno potrebbe pensare che quanto stiamo vedendo negli Stati Uniti sia la versione statunitense dei Gilet Gialli francesi. Vi assicuro che non è così. Per prima cosa, i Gilet Gialli avevano un programma politico piuttosto chiaro, mentre i rivoltosi statunitensi non ce l’hanno. Poi, i Gilet Gialli erano per lo più pacifici, e gran parte della violenza è stata provocata dalle forze di polizia francese (inclusa l’infiltrazione di falsi manifestanti). Se sicuramente negli Stati Uniti ci sono dei manifestanti pacifici, né il movimento Black Lives Matter né Antifa hanno denunciato realmente le sommosse (e perché dovrebbero farlo dato che nemmeno i media e i politici statunitensi hanno il coraggio di farlo?). Infine, la classe governante e i media francesi non hanno mostrato il tipo di “comprensione” delle rivolte che c’è stato negli USA, nonostante Macron abbia posato con due “gangster” nel tentativo di avere un’aria “cool” (ed ha fallito).
 
 
Conclusione 2: non è una rivoluzione o una guerra civile
 
Qualcuno ora sta fantasticando che oggi stiamo assistendo ad una rivoluzione o a una guerra civile. Io sono convinto che non sia nessuna delle due.
 
Per fare una rivoluzione ci vuole una forza capace di cambiare, non la o le persone al potere, ma in modo fondamentale il regime, il sistema di governo e sostituirlo con un altro. Dichiarare che le “Vite dei Neri sono importanti”, saccheggiare dei negozi o persino pretendere che alla polizia siano tolti i fondi, non ha quel tipo di capacità potenziale.
 
Per una guerra civile, ci vogliono almeno due parti, ciascuna dotata di un programma politico chiaramente riconoscibile. Dato che negli Stati Uniti il vero potere è nascosto e sconosciuto al grande pubblico, non è possibile una guerra civile statunitense tipo “il popolo contro i governanti”. Non è nemmeno possibile una guerra civile “Destra/conservatori contro Sinistra/liberal”, perché sia la Destra statunitense che la Sinistra sono di fatto controllate dal Deep State, che non è né liberal né conservatore. Infine una “rivincita” tra Nord e Sud nemmeno è possibile, anche perché i moderni Stati Uniti non sono più realmente divisi secondo la linea Nord/Sud. In termini geografici, c’è una sorta di divisione “Grandi città contro campagna”, presente sia al nord che al sud del Paese. Invece, quello che osserviamo negli Stati Uniti è una disgregazione sociale in “zone”, alcune delle quali fanno molto meglio di altre (le grandi città con una forte presenza di popolazione nera se la passano peggio, gran parte delle piccole città bianche se la passano meglio, cosa vera anche all’interno dello stesso Stato). In alcune di queste zone, vedremo molti più atti di auto-protezione di questo tipo:
 
 
Questo tipo di scontri, anche se non sono violenti, sono comunque un altro esempio di come lo Stato sia semplicemente incapace di farsi carico della protezione delle persone.
 
Conclusione 3: questa è un’insurrezione che ha dato il via al crollo sistemico della società statunitense
 
La definisco insurrezione: una violenta rivolta o ribellione contro le autorità in quanto tali. Quando dai fuoco ad un distretto di polizia non stai “protestando” contro le azioni di alcuni poliziotti, no, stai cacciando i poliziotti dal tuo quartiere (lo so per esperienza personale: in Argentina vivevo in un sobborgo di Buenos Aires in cui la stazione di polizia è stata attaccata così tante volte che ha dovuto chiudere e non è mai stata riaperta). E dal momento che in una società civilizzata lo Stato dovrebbe avere il monopolio dell’uso (legale) della forza, si sta, in definitiva, contestando l’autorità e la legittimità dello Stato che gestisce le forze di polizia. E’ molto improbabile che questa insurrezione rimuova Trump dal suo incarico (non è quindi un colpo di Stato o una rivoluzione) ma la fazione anti-Trump delle élite al potere ora ha chiaramente adottato la strategia del “tanto peggio, tanto meglio”, semplicemente perché ha capito che queste rivolte sono probabilmente la sua ultima possibilità di dare tutta la colpa a Trump (e alla Russia, perché no?) e forse, solo forse, di sconfiggerlo a novembre.
 
In questo momento tutto ciò che vediamo può essere definito solo un “governo della massa” (oclocrazia è il termine tecnico). Ma le masse, non importa quanto violente, riescono raramente a raggiungere risultati politici concreti dal momento che agiscono “contro qualcosa” e non “per qualcosa”. Questo è il perché la reale classe che governa (dietro le quinte) ha bisogno di strumentalizzare a proprio vantaggio politico questa insurrezione indotta dalla massa. Direi che finora né i Democratici né il Repubblicani hanno avuto successo in questo. Ma ci aspetta un’estate molto lunga e potenzialmente estremamente pericolosa, e ci potrebbero essere benissimo dei cambiamenti.
 
A prescindere dal fatto che una delle due fazioni riesca a strumentalizzare le rivolte, ciò a cui stiamo assistendo oggi è un crollo sistemico della società statunitense. Questo non significa affatto che scompariranno gli Stati Uniti. Ma proprio come all’Unione Sovietica ci sono voluti dieci o più anni per crollare completamente (all’incirca dal 1983 al 1993), agli Stati Uniti ci vorranno molti anni per crollare completamente. E proprio come alla fine una Nuova Russia ha cominciato a prendere forma nel 1999, dall’attuale crollo usciranno i Nuovi Stati Uniti. I crolli totali e finali sono molto rari, più spesso danno solo il via ad un processo di trasformazione lungo e potenzialmente molto pericoloso, il cui risultato è quasi impossibile da prevedere.
 
Ma proprio come i Russi hanno dovuto smettere di prendersi in giro con sciocchi sogni di “democrazia”, e hanno dovuto affrontare i problemi reali della Russia, così le persone degli Stati Uniti devono trovare il coraggio di affrontare i loro problemi reali, in maniera diretta e consapevole. Se falliscono in questo, è molto probabile che semplicemente il Paese si disintegri ulteriormente in numerose e reciprocamente ostili entità.
 
Ce lo dirà il tempo.
 
 
Ossin pubblica articoli che considera onesti, intelligenti e ben documentati. Ciò non significa che ne condivida necessariamente il contenuto. Solo, ne ritiene utile la lettura
 
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